Il Dipartimento Antimafia, Studio e Ricerca delle Strategie, Educazione alla Legalita’ vuole essere un ulteriore tassello che rafforza la stretta sinergia tra la Federiciana Università Popolare ed il futuro della comunità civile. L’attivazione di questo nuovo dipartimento, che mira a ridelineare i confini esteriori ed interiori dell’etica e del vivere sociale, ci consente di presentare una Federiciana Università Popolare che negli ultimi sette anni ha accresciuto la sua reputazione, ha consolidato il suo posizionamento nazionale ed internazionale, si è sicuramente accreditata tra le migliori Università Popolari Italiane ed è pronta ad affrontare nuove sfide di ordine scientifico, tecnologico e culturale. Il progetto scientifico e didattico-formativo del nuovo Dipartimento consiste nel : - promuovere la cultura della legalità e della responsabilità civile attraverso lo studio delle strategie criminali, fornendo tutti gli strumenti per riconoscere e contrastare i fenomeni mafiosi sempre più insidiosi; - produrre, raccogliere, diffondere e conservare la produzione scientifica in materia; - qualificare la paternità intellettuale delle pubblicazioni scientifiche, fornire un apporto scientifico attraverso la pubblicazione dei prodotti della ricerca dei docenti e dei ricercatori del Dipartimento; - attivare nuovi corsi con strutture didattiche speciali in collaborazione con istituti di cultura ed università internazionali. L’attivazione di questo nuovo dipartimento vuole essere un processo virtuoso che nasce con l’attenta selezione delle figure professionali che svolgeranno un’ampia ed articolata attività di ricerca e di formazione al fine di : - affermare l’importanza del sapere e della cultura della legalità per il cambiamento della società, al fine di riconoscere ogni forma di criminalità organizzata e di corruzione; - ricercare ogni fenomeno scatenante nelle aree a rischio; - osservare, analizzare e studiare il ruolo della donna nella mafia; - approfondire lo studio e la ricerca sulla psicologia del fenomeno mafioso; - svolgere studi ed indagini psicologiche-cliniche sullo psichismo mafioso. A guidare il Dipartimento, il Direttore Scientifico Dott. Marcello Vitale, Presidente Emerito della Suprema Corte di Cassazione, già Magistrato Capo della Procura della Repubblica di Lamezia Terme e già Presidente della Prima Sezione Penale di Catanzaro e di Roma, il Direttore Operativo Prof. Gaetano Porcasi, Pittore Antimafia le cui opere sono caratterizzate da un forte impegno sociale e culturale volto al risveglio della coscienza dello Stato, Il Direttore di Scienze Forensi, Prof. Dott. Cosimo Lorè, già Prorettore dell’Università di Siena, il Direttore di Scienze Investigative, Dott. Graziano Perria, già Vice Questore della Polizia di Stato insignito a New York, presso il Palazzo delle Nazioni Unite, del prestigiosissimo “Premio Internazionale Joe Petrosino” per aver collaborato con l’FBI e per le sue straordinarie capacita’ professionali ed il singolare intuito investigativo dimostrati in numerose indagini che hanno permesso di assicurare alla giustizia pericolosi criminali anche di livello internazionale. Docente Onorario del Dipartimento l’Ing. Salvatore Borsellino.
Redazione

Il Professore Bozzo ci ha lasciati! Se ne è andato qualche giorno fa, all'età di 101 anni, proprio in prossimità dell'equinozio d'Autunno, che indica il momento della passaggio e del "forte volere". Ed il professore Bozzo è stato un uomo dal "forte volere". Io l'ho incontrato, sulla mia strada di "scolaro", in quinta elementare, nel lontano primo ottobre del 1957.  Lo conoscevo di fama, per il suo rigore, per la sua serietà e per il suo prestigio d'insegnante, ma non avevo ancora avuto l'opportunità di averlo come maestro.  Mi avviai, allora, ad affrontare quell'ultimo anno con un certo senso di soggezione, ma appena ci trovammo l'uno di fronte all'altro fu subito simpatia ed affetto reciproco. Mi nominò capoclasse e mi volle al primo banco a fianco del più bravo della classe. Fu un anno bellissimo, un anno di conquiste e di successi. Ricordo di aver fatto anche un bell'esame di ammissione alla scuola media. Di questo e d'altro non finirò mai di essergli grato perché, in fondo, gran parte del merito fu suo. E non solo per i successi scolastici, ma anche per i valori cui mi educò e mi indirizzò. Per me e per i miei compagni, infatti, è stato non solo un bravissimo insegnante, ma anche e soprattutto un ottimo maestro di vita. In quel tempo difficile di fine anni cinquanta, se non ci siamo persi, in buona parte, lo dobbiamo a lui, ai suoi insegnamenti e ai sani principi che seppe testimoniarci e comunicarci. La scuola ed i suoi allievi, per lui, erano importanti quanto la sua famiglia. Tante generazioni di ragazzi hanno avuto il privilegio di averlo come proprio maestro. Quando mi sono laureato, in un tardo pomeriggio di novembre di tanti anni fa, la mia prima telefonata è stata per i miei, la seconda per lui, che l'ha accolta con tanta gioia quasi fosse la laurea d'un figlio. Sento tanta gratitudine e tanto affetto per lui e, ancor più, me ne rendo conto oggi che non c'è più! Gli devo veramente tanto! Mi ha sempre voluto tanto bene, come del resto a tutti i propri alunni. Anche io ho avuto ed ho per lui tanto affetto, ma non più di quanto ne ha avuto e ne ha lui per me, forse perché l'affetto degli allievi per il proprio maestro non è mai pari a quello che il maestro ha avuto ed ha per loro.  Il professore Bozzo, professore lo chiamavamo noi tutti, persona onesta e retta, a mio giudizio è stato il perfetto esempio del "buon cittadino" di pariniana memoria. "Buon cittadino, - scriveva il Parini nell'Ode "La Caduta" – al segno / Dove natura e i primi / Casi ordinar, lo ingegno / Guida così, che lui la patria estimi". E come il "buon cittadino" del Parini egli ha indirizzato il proprio ingegno verso il bene del proprio prossimo  meritando la stima della propria terra e della propria comunità. Fu Consigliere ed Assessore al Comune di Dipignano e lavorò con grande impegno, con tanta buona volontà e con intelligenza per il bene del paese. Fu anche uomo di partito, ma mai di parte. Per lui, infatti, l'esponente d'un altro partito politico non era mai un avversario, bensì l'interlocutore privilegiato con cui confrontarsi e dialogare serenamente. Nel corso della propria esistenza ha dovuto affrontare anche la prova più dura ed atroce che ad un uomo possa toccare, la morte d'un figlio. E lui l'ha vissuta con tanta sofferenza, ma altresì con tanta forza e con cristiana speranza, sapendo che un giorno l'avrebbe riabbracciato. Ed oggi padre e figlio sono di nuovo insieme, per sempre, l'uno a fianco dell'altro. Il prof. Bozzo non c'è più, ha concluso la propria missione terrena e si è avviato, con la serenità dei giusti, sui sentieri d'una nuova vita, quella vera, la vita eterna. Oggi  non è più fra noi, ma di certo è e resterà sempre presente e vivo nei  cuori di noi tutti perché è stato un'anima bella e le anime belle non muiono mai!

Eugenio Maria Gallo

La Grande e mitica Mia Martini nel 1973 seduta nella "Sala Rossa" dell'Antico Caffè Greco di via dei Condotti in Roma. Nella Sala Rossa venne scattata la foto che compare come copertina del 45 giri "Minuetto/Tu sei così". Il primo grande successo di Mia Martini con i testi di Franco Califano. L'Antico Caffè Greco è una caffè storico della "Grande Bellezza" della Città Eterna e con oltre 300 opere esposte nelle sale, è la più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico esistente al mondo.

È un caffè storico della città, fondato nel 1760, e deve il suo nome al fatto che il fondatore, un certo Nicola della Maddalena, fosse levantino. Oltre all'origine storica, il caffè è celebre per i molti frequentatori famosi avuti nel corso degli anni; è stato per molto tempo, e in parte lo è tuttora, un ritrovo di intellettuali e goliardi. Vi si riunisce, ogni primo mercoledì del mese, il "Gruppo dei Romanisti", antico cenacolo di studiosi e accademici cultori in particolare della città di Roma. Dal 1940 i loro lavori sono raccolti nel volume "Strenna dei Romanisti", pubblicato ogni anno in occasione del Natale dell'Urbe (21 aprile).

Le prime notizie sul Caffè Greco sono ravvisabili nello Stato delle Anime del 1760 nel quale risulta gestore e forse anche proprietario un "Nicola di Madalena caffettiere", dato che trova riscontro anche in un documento proveniente dalla parrocchia di San Lorenzo in Lucina e conservato presso l'Archivio del Vicariato. La prima sicura testimonianza sul Caffè Greco viene attribuita a Pierre Prudhon, che ne fa menzione in una sua lettera personale a Cesare Pascarella.

All'inizio del XIX secolo il Caffè Greco divenne il ritrovo preferito di artisti e intellettuali tedeschi che si trovavano a operare in Italia. A documentazione del fatto, vi sono tra gli altri gli schizzi e ritratti a matita eseguiti da Carl Philipp Fohr in preparazione di un quadro mai realizzato a causa della morte dell'artista, annegato nel Tevere. Gli schizzi, conservati a Heidelberg e a Francoforte, sono ambientati nel Caffè Greco e raffigurano tra gli altri il tirolese Joseph Anton Koch, il poeta J.M.Friedrich Rückert, Theodor Rehbenitz, Peter Cornelius, J.F. Overbeck che gioca a scacchi con Philipp Veit, e J.N. Schaller. Altri frequentatori erano il filosofo Schopenauer ed Ernst Theodor Hoffmann.

Da allora, il Caffè divenne in generale un punto di incontro per personalità intellettuali e politiche: Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII, fu un assiduo frequentatore del Caffè, così come lo fu Silvio Pellico. Nella sala Omnibus del Caffè Greco sono esposti i medaglioni, le placchette in gesso e le miniature raffiguranti gli artisti, poeti, musicisti, che nel corso degli anni hanno frequentato il locale.

 

 






La Grande e mitica Mia Martini nel 1973 seduta nella "Sala Rossa" dell'Antico Caffè Greco di via dei Condotti in Roma. Nella Sala Rossa venne scattata la foto che compare come copertina del 45 giri "Minuetto/Tu sei così". Il primo grande successo di Mia Martini con i testi di Franco Califano. L'Antico Caffè Greco è una caffè storico della "Grande Bellezza" della Città Eterna e con oltre 300 opere esposte nelle sale, è la più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico esistente al mondo. È un caffè storico della città, fondato nel 1760, e deve il suo nome al fatto che il fondatore, un certo Nicola della Maddalena, fosse levantino. Oltre all'origine storica, il caffè è celebre per i molti frequentatori famosi avuti nel corso degli anni; è stato per molto tempo, e in parte lo è tuttora, un ritrovo di intellettuali e goliardi. Vi si riunisce, ogni primo mercoledì del mese, il "Gruppo dei Romanisti", antico cenacolo di studiosi e accademici cultori in particolare della città di Roma. Dal 1940 i loro lavori sono raccolti nel volume "Strenna dei Romanisti", pubblicato ogni anno in occasione del Natale dell'Urbe (21 aprile). Le prime notizie sul Caffè Greco sono ravvisabili nello Stato delle Anime del 1760 nel quale risulta gestore e forse anche proprietario un "Nicola di Madalena caffettiere", dato che trova riscontro anche in un documento proveniente dalla parrocchia di San Lorenzo in Lucina e conservato presso l'Archivio del Vicariato. La prima sicura testimonianza sul Caffè Greco viene attribuita a Pierre Prudhon, che ne fa menzione in una sua lettera personale a Cesare Pascarella. All'inizio del XIX secolo il Caffè Greco divenne il ritrovo preferito di artisti e intellettuali tedeschi che si trovavano a operare in Italia. A documentazione del fatto, vi sono tra gli altri gli schizzi e ritratti a matita eseguiti da Carl Philipp Fohr in preparazione di un quadro mai realizzato a causa della morte dell'artista, annegato nel Tevere. Gli schizzi, conservati a Heidelberg e a Francoforte, sono ambientati nel Caffè Greco e raffigurano tra gli altri il tirolese Joseph Anton Koch, il poeta J.M.Friedrich Rückert, Theodor Rehbenitz, Peter Cornelius, J.F. Overbeck che gioca a scacchi con Philipp Veit, e J.N. Schaller. Altri frequentatori erano il filosofo Schopenauer ed Ernst Theodor Hoffmann.
Da allora, il Caffè divenne in generale un punto di incontro per personalità intellettuali e politiche: Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII, fu un assiduo frequentatore del Caffè, così come lo fu Silvio Pellico. Nella sala Omnibus del Caffè Greco sono esposti i medaglioni, le placchette in gesso e le miniature raffiguranti gli artisti, poeti, musicisti, che nel corso degli anni hanno frequentato il locale.

 

 
 



 


Il fatto che si possa collegare il ridente e bellissimo borgo di Longobucco con il leggendario pilota di Formula 1, Ayrton Senna Da Silva può sembrare una vera e propria fake news. Invece è una storia vera, una di quelle storie belle da raccontare anche se difficili da credere. Il legame ed il punto centrale della storia si snoda con la capacità imprenditoriale ed ingegneristica di Giovanni Parrilla, nato a Longobucco il 21 ottobre 1911. Un vero alfiere che ben rappresenta quel genio italico e meridionale capace di grandi imprese. Giovanni Parrilla, giunge a Milano nel 1927 e dopo aver lavorato con la Bosch nel 1946 diviene costruttore ed imprenditore. La sua prima moto è la Sport monoalbero che chiamerà "Moto Parilla" con una sola "r" per motivi fonetici. Nasce una grande casa di produzione motoristica che rimane nella storia di chi ha fatto grande il mondo delle corse. Giovanni Parrilla con i suoi figli, Angelo ed Achille, che lo hanno seguito nella stessa passione, hanno professionalmente collaborato con grandi costruttori come Enzo Ferrari, con grandi piloti come Juan Manuel Fangio, Ascari, Iarno Trully ed il grande ed eterno Ayrton Senna. Nel 1959 dalla capacità costruttiva di Giovanni Parrilla in collaborazione con l'ingegnere Cesare Bossaglia, nasce il primo motore al mondo a valvola rotante per Go-Kart. Motore che commercializzato in America con il nome "Thunderbolt" (in italiano, saetta) ottiene un grande successo. E la grande leggenda dell'automobilismo Ayrton Senna, inizia la sua carriera automobilistica con le gare di Go-Kart alla guida di un "Parilla 100" cominciando nel 1973 a soli 13 anni a Interlagos grazie al primo istruttore Lucio Pascual (detto Tsche), vincendo all'esordio e conquistando nello stesso anno il Campionato Junior. Nel 1977 e nel 1978 vinse il Campionato Sudamericano di categoria e dal 1978 per quattro volte consecutive quello brasiliano. Sbarcato in Italia, a Milano, con i colori della Dap, società fondata da Achille ed Angelo Parrilla, fu protagonista dei campionati mondiali del 1979 e del 1980, sfiorando entrambe le volte il titolo. "I go-kart sono stati - ha affermato più volte Ayrton Senna - la mia migliore scuola. Lì ho imparato tutti i trucchi del mestiere, dai più semplici ai più complessi". Fondamentale quindi per Ayrton Senna fu la sua esperienza da giovanissimo maturata con i Go Kart targati "Parilla". Achille Parrilla, ancora oggi conserva gelosamente il Go Kart con il quale corse ed affinò le sue capacità di pilota un giovanissimo Arton Senna, concedendo ai tanti giornalisti ed appassionati di poterlo vedere. Questo, quindi, il legame fra il mitico Ayrton Senna ed il longobucchese Giovanni Parrilla che con le sue spiccate capacità imprenditoriali fondò la "Moto Parilla", azienda che venna poi portati avanti dai suoi figli. Ed oggi a Longobucco è possibile visitare Il Museo "Giovanni Parrilla" nel fantastico scenario dell'ex convento dei Francescani al centro del paese. Nel Museo sono esposte due magnifiche motociclette, la 175 cc. che nel 1957 ha vinto il giro motociclistico nazionale e la 125 cc. ’Olimpia  presentata nel 1960 come moto leggera da turismo caratterizzata dal motore montato sotto il telaio. Inoltre nel Museo  "G. Parrilla", si possono ammirare alcuni bellissimi e rarissimi esemplari di tricicli d' epoca di fine ' 800. Mentre il simbolo "Moto Parila" che ancora esiste è oggi utilizzato da giovani imprenditori che costruiscono le e-byke elettriche più costose e più belle del mondo, le vere Rolls Royse, delle bici elettriche tanto amate dagli sciecchi di Dubai. E nei programmi futuri uscirà sul mercato mondiale anche la "Moto Parilla" elettrica che sicuramente sarà sulla falsa riga delle già tanto apprezzate E-byke che per i loro prezzi proibitivi sono destinate solo ad una clientela di nababbi sparsi per il Mondo. Continua, quindi, a girare per il mondo il glorioso nome di Giovanni Parrilla, ingegnoso imprenditore nato a Longobucco nei primi del '900.

Si è spento all’età di 94 anni Elio Chiappetta., fra i padri fondatori e indiscutibile protagonista del sindacato cosentino e calabrese. Ben presto messo da parte l’insegnamento elementare, ha rivestito le cariche di segretario provinciale, regionale e nazionale di diverse sigle sindacali, che ha diretto con fervida passione e crescente dedizione. Tra i primi eletti in Italia nel CNPI (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione), alla fine degli ‘80 ha partecipato attivamente alla stesura della legge 148/90 di riforma della Scuola elementare che ha introdotto i moduli didattici. Nel corso della sua lunga attività, ha organizzato importanti convegni con la presenza di personaggi di spicco del mondo sindacale e politico nazionale. Negli anni ‘90, ha offerto il suo prezioso apporto al Provveditorato agli studi di Cosenza per la razionalizzazione delle scuole della Provincia. Personalità forte, ha unito alla sua enorme competenza un grande cuore, che gli faceva prendere in carico i problemi e le istanze di chi, insegnanti, personale ATA e lavoratori della scuola, si rivolgeva a lui. Disponibile all’ascolto, a tutti offriva la speranza di poter trovare una soluzione giusta e ponderata.  Da questo momento la scuola, il sindacato, la comunità cosentina e calabrese sono in lutto per la perdita del “grande vecchio”. A lui va un ricordo carissimo di un maestro sincero e di un amico affettuoso.

Addio Elio
Francesco Chiappetta

Si cercava disperatamente un parcheggio fra i pochi disponibili vicino alla Piazza per stare in auto in cinque o sei per ascoltare la musica "in" del tempo, i Deep Purple, i Genesis, gli Who, i Dire Streats, Neil Young, solo per citare alcuni dei mitici gruppi degli anni settanta con la loro musica rivoluzionaria, con la loro musica anticonformista, in quel grande sogno che era quello di cambiare il mondo, di distruggere tutto, di vivere nelle libertà e di abrogare ogni limite ed ogni remora del tempo. Questa era la gioventù cosentina del tempo, questi erano i "guaglioni i Piazza Kennedy", i figli di papà di una borghesia benestante che godeva di un boom economico figlio anche di una politica che in quegli anni a Cosenza aveva un peso e che riusciva anche a "sistemare" chi vantava agganci con i Riccardo Misasi, i Florindo Antoniozzi, i Cecchino Principe, i Giacomo Mancini.
Altri tempi, tempi di chiamate in massa ai Beni culturali con la cooperative fatte da Antoniozzi, dei posti alla Cassa di Risparmio per chiamata diretta, delle assunzioni con false invalidità per i posti riservati agli invalidi per chiamata diretta negli uffici cosentini dipendenti da vari ministeri. Anni in cui anche i ragazzi dei quartieri popolari volevano i mitici camperos, le fiammanti Golf Gti, e per avere gli oggetti del desiderio, del superfluo e del lusso, non esitavano ad entrare nel "giro", ragazzi diciottenni, ventenni, e molti di loro pagarono con la vita lo loro folle scelta. Solo nel 1981 furono diciannove i morti ammazzati a Cosenza nella prima guerra di 'ndrangheta. E quanti di questi, oggi chi pentito, chi morto, chi in galera, frequentava Piazza Kennedy.
Quanti facevano a gara per avere la moto più bella. Il Kawasaky Gpz 1300 sei cilindri, il Vespone con gli adesivi sulle scocche di Marilyn Monroe. Si parlava di moto da cross, il Villa, il Ktm, il Simonini, l'Swm, le Honda, le moto di enduro, le moto Fantic da trial, ed erano sempre gli stessi ad avere una, due, tre moto, a partecipare alle gare di motocross, a ritrovarsi i primi di settembre al bar "Leonetti" di Camigliatello o nei mesi estivi al "Castello" di Sangineto, al Clubbino di Diamante, al Tortuga di Cittadella o al Moana di Tortora. Ma il più "in" di tutti i locali della costa, per il quale si partiva con le moto, i "Vesponi, le "Cagiva", i Kawasaky 1300 sei cilindri, le Honde 600 Cb, le Yamaha Xt 500, anche d'inverno da Piazza Kennedy, erano le indimenticabili "Le Caravelle".
Il locale che fece la storia dei figli di papà di Piazza Kennedy dei mitici anni '80, gli anni del Boom economico, gli anni dove i soldi giravano a fiumi, gli anni della "Milano da Bere", gli anni degli "Yuppes" in Ferrari. Quante liti furiose alla "Caravelle", quante risse dove ognuno partecipava per non dimostrare alla comitiva di avere paura o di essere fifone. Quanta incoscienza, quanta speranza nel futuro, Quante volte ci si fermava ad ammirare Willy Valentini, il re della moda cosentina degli anni settanta e dei primi anni ottanta che posteggiava la sua Rolls Roice, comprata a Milano da Achilli Motors, la concessionaria più "in" del Paese, con le iniziali incastonate di brillanti e incollate sulla portiera, per come era la moda di quegli anni, per andare a bere uno dei formidabili aperitivi del bar "Manna" accompagnato sempre da qualche biondona mozzafiato.
Una grande voglia di vivere, di divertirsi, le grandi comitive, i gruppi delle gite in moto, la scampagnate al mare, le corse in Sila. Questi erano i mitici anni ottanta, questi erano i guaglioni di Piazza Kennedy che ballavano alle Caravelle con la disco - music che impazzava, con Le Chic Le Freak, con Gloria Gainor. Anni irripetibili che rimarranno sempre nel cuore e nell'anima dei cinquantenni di oggi, i ragazzi di allora. Anni che non ritorneranno più e che erano anni - luce distanti dagli anni senza gioia, senza glamour e senza anima che sono quelli che viviamo oggi, senza sogni e senza alcuna voglia di voler cambiare il mondo, senza la grande utopia della rivoluzione. Ed è meglio vivere con l'illusione dell'utopia che con l'amarezza della realtà. Meglio morire con l'illusione di una grande idea, della rivoluzione, che vivere una vita intera da pecora, rassegnato e senza speranza, senza l'illusione di una grande sogno, anche di quelli che non si realizzeranno mai. Meglio morire con l'illusione che l'isola che non c'è, possa, invece, esserci nell'idea di chi inguaribilmente preferisce vivere nel sogno e nell'utopia anche se, in fondo in fondo, è, forse consapevole che la realtà non cambierà mai.

Gianfranco Bonofiglio

Lo stile degli abiti da sposa e l'arte dei gioielli di Claudio Greco in uno spettacolo unico in Italia. Si è tenuto il 4 agosto lo spettacolo-evento, primo in Italia, con una location d'eccezione: il più grande peschereccio del Meridione,il Maria Margherita, capitanato da Domenico Zolle e dai suoi 15 uomini. Una sfilata di abiti da sposa, ricreati da tessuti degli anni ’70 ed impreziositi dell'arte nei gioielli di Gerardo Sacco, in collaborazione con la gioielleria Scintille Montesanto. Un evento unico, reso possibile dall’amministrazione comunale di Cariati, nella persona del Sindaco Filomena Greco, ma anche di tutti i cittadini che hanno contribuito all'ottima realizzazione dello spettacolo, verso i quali va il ringraziamento dello stilista. "Sono emozionatissimo, è stato anche molto più bello di quanto mi aspettassi, perché ho sentito il calore del popolo di Cariati - ha dichiarato Greco – tengo a ringraziare anche il Comandante della Guardia Costiera di Cariati e la splendida modella e influencer Bina Forciniti" .

 

A dare il via all'evento è stato proprio il fashion designer, che a bordo di una scialuppa e mascherato da Dio Nettuno, ha raggiunto le sue modelle e l’equipaggio dando così inizio alla sfilata, accompagnata dai tipici dolci di Cariati e dagli inconfondibili liquori “Calabro” di Roberto Maiorano. Tra gli applausi del pubblico presente, a far brillare il Mar Ionio sono stati stile e arte del made in Calabria.
Redazione

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