Domani sera dalla pagina facebook di Calabria News 24 alle ore 21.00 si dicuterà di un tema particolarmente sentito in questo grave momento di Pandemia e di forte crisi economica. "S.O.S. Impresa" sarà il tema trattato con la partecipazione del Presidente della Confederazione Nazionale Artigiani C.N.A., dott. Francesco Rosa. A moderare il confronto Giancarlo Costabile, docente Unical. Parteciperà anche Gianfranco Bonofiglio, direttore di Calabria News 24.  Si discuterà con un esperto del settore, quindi, del grave momento di fortissima crisi vissuto dal mondo delle imprese e dell'artigianato, settore fondamentale della debole struttura economica della nostra Regione. Si discuterà di come affrontare con le proposte della CNA la crisi in atto e il post - covid che ci auguriamo sia il più vicino possibile e dell'attenzione che dovrebbe avere sia il Governo nazionale che quello regionale per un settore dell'economia che attraversa il periodo più cupo dal dopoguerra ad oggi.

Redazione

 
 
Si cercava disperatamente un parcheggio fra i pochi disponibili vicino alla Piazza per stare in auto in cinque o sei per ascoltare la musica "in" del tempo, i Deep Purple, i Genesis, gli Who, i Dire Streats, Neil Young, solo per citare alcuni dei mitici gruppi degli anni settanta con la loro musica rivoluzionaria, con la loro musica anticonformista, in quel grande sogno che era quello di cambiare il mondo, di distruggere tutto, di vivere nelle libertà e di abrogare ogni limite ed ogni remora del tempo. Questa era la gioventù cosentina del tempo, questi erano i "guagliuni i Piazza Kennedy", i figli di papà di una borghesia benestante che godeva di un boom economico figlio anche di una politica che in quegli anni a Cosenza aveva un peso e che riusciva anche a "sistemare" chi vantava agganci con i Riccardo Misasi, i Florindo Antoniozzi, i Cecchino Principe, i Giacomo Mancini. Altri tempi, Tempi di chiamate in massa ai Beni culturali con la cooperative costituite da Antoniozzi, dei posti alla Cassa di Risparmio per chiamata diretta, delle assunzioni con false invalidità per i posti riservati agli invalidi per chiamata diretta negli uffici cosentini dipendenti da vari ministeri. Anni in cui anche i ragazzi dei quartieri popolari volevano i mitici camperos, le fiammanti Golf Gti, e per avere gli oggetti del desiderio, del superfluo e del lusso, non esitavano ad entrare nel "giro", ragazzi diciottenni, ventenni, e molti di loro pagarono con la vita lo loro folle scelta. Solo nel 1981 furono diciannove i morti ammazzati a Cosenza nella prima guerra di 'ndrangheta. E quanti di questi, oggi chi pentito, chi morto, chi in galera, frequentava Piazza Kennedy. Quanti facevano a gara per avere la moto più bella. Il Kawasaky Gpz 1300 sei cilindri, il Vespone con gli adesivi sulle scocche di Marilyn Monroe. Si parlava di moto da cross, il Villa, il Ktm, le moto di enduro, le moto da trial, ed erano sempre gli stessi ad avere una, due, tre moto, a partecipare alle gare di motocross, a ritrovarsi i primi di settembre al bar "Leonetti" di Camigliatello o nei mesi estivi al "Castello" di Sangineto, al Clubbino di Diamante, al Tortuga di Cittadella o al Moana di Tortora. Ma il più "in" di tutti i locali della costa, per il quale si partiva con le amate due ruote anche d'inverno da Piazza Kennedy, erano le indimenticabili "Le Caravelle". Il locale che fece la storia dei figli di papà di Piazza Kennedy di mitici anni '80. Quante liti furiose alla "Caravelle", quante risse dove ognuno partecipava per non dimostrare alla comitiva di avere paura o di essere fifone. Quanta incoscienza, quanta speranza nel futuro. Quante volte ci si fermava ad ammirare Willy Valentini, il re della movida cosentina e dell'alta borghesia degli anni settanta e dei primi anni ottanta che posteggiava la sua Rolls Royce, comprata a Milano da Achilli Motors, la concessonaria più "in" del paese, con le iniziali incastonate di brillanti e incollate sulla portiera, per come era la moda di quegli anni, per andare a bere uno dei formidabili aperitivi del mitico bar "Manna", storico locale sito dinanzi la Piazza su Corso Mazzini, sempre colmo di assidui e fedeli frequentatori, accompagnato sempre da qualche biondona mozzafiato. Una grande voglia di vivere, di divertirsi, le grandi comitive, i gruppi delle gite in moto, la scampagnate al mare, le corse in Sila. Questi erano i mitici anni ottanta, questi erano i guagliuni di Piazza Kennedy che ballavano alle Caravelle con la disco - music che impazzava, con Le Chic Le Freak, con Gloria Gainor. Piazza kennedy era anche la piazza dei giovani simpatizzanti della destra, del Msi di Almirante, delle fazioni giovanili di una destra in eterna lotta con i "compagni" che stazionavano, invece, sulle scalinate del Palazzo degli Uffici, a poche centinaia di metri di distanza. Quante risse, quante scazzottate fra "camerati" e "compagni". Anni irripetibili che rimarranno sempre nel cuore e nell'anima dei cinquantenni di oggi, i ragazzi di allora. Anni che non ritorneranno più e che erano anni - luce distanti dagli anni senza gioia, senza glamour, senza ideali e senza anima che sono quelli che viviamo oggi, senza sogni e senza alcuna voglia di voler cambiare il mondo, senza la grande utopia della rivoluzione (nera o rossa, ma pur sempre rivoluzione). Ed è meglio vivere con l'illusione dell'utopia che con l'amarezza della realtà.

Gianfranco Bonofiglio

 
 
 
 
 
 

 
Come preannunciato l’associazione AIVEC proseguirà nel già tracciato percorso volto ad ottenere la regolamentazione delle lezioni con la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado. A tal fine, nei prossimi giorni impugnerà il DPCM pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 253 del 13- 10-2020, nella parte in cui non prevede l’attivazione della didattica a distanza e le sue modalità, peraltro, in aperto contrasto con il contenuto dell’allegato n. 21, richiamato dallo stesso DPCM nel quale si legge testualmente: “è infine noto che la carica virale di sintomatici e asintomatici non è statisticamente differente e quindi il potenziale di trasmissione è verosimilmente lo stesso. Più in generale, non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano Sars-cov2 rispetto agli adulti, anche se la carica virale di sintomatici e asintomatici e quindi il potenziale di trasmissione non è statisticamente differente. Questo non permette una realistica valutazione della trasmissione Sars-cov2 all’interno delle scuole del contesto italiano”. Si legge ancora nel ridetto allegato che non è predicibile il livello di trasmissione, concludendo che la didattica a distanza operata già nel corso dell’anno scolastico precedente è stata una modalità cardine per il contenimento della diffusione dell’infezione. Palese, pertanto, è la contraddittorietà del provvedimento in esame che si discosta visibilmente dalle direttive già impartite in via d’urgenza. Il provvedimento si basa, quindi, sul presupposto di fatti palesemente erronei. Il diritto alla salute costituzionalmente garantito non incide solo sull’individuo ma è anche a protezione della collettività alla quale deve essere garantita la sicurezza sul posto di lavoro, negli ambienti pubblici in generale e quindi nelle scuole. Il diritto allo studio dovrà essere garantito in sicurezza e l’unico attuale strumento è costituito proprio dalla didattica a distanza tanto conclamata. Il DPCM si pone in aperto contrasto con l’art. 174 paragrafo 2 del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea nonostante l’approccio precauzionale sia stato ampiamente utilizzato in politica e più in generale nella gestione dell’ambiente. In sintesi, la richiamata norma dispone che il principio di precauzione può essere invocato ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un intervento urgente o a un possibile pericolo per la salute umana, ovvero di fronte alla protezione dell'ambiente nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, come nel caso in esame. Dalla lettura del DPCM emerge, altresì, come sia stato trascurato il comparto scuola al quale non è stata prestata la giusta attenzione come per gli altri settori. AIVEC, prima che la curva dei contagi salga ulteriormente chiede una risposta istituzionale, ed è pronta ad adire la Giustizia nelle opportune sedi.
Redazione

Chiamami col tuo nome è un romanzo di André Aciman che vede due protagonisti intrecciarsi in una storia d'amore travagliata e complessa. Elio e Oliver, due menti evolute e intelligenti, senza freni, ma con tantissima paura che governa le loro anime. Oliver è un ragazzo adulto che dovrà trascorrere in Italia l'estate seguito dal padre di Elio, noto avvocato e rispettabile docente universitario, nella villa di famiglia. Sin dall’inizio, mediante la scrittura ardita di Aciman, si intravedono i segnali di un nodo inestricabile che diventerà poi amore puro, disinteressato, smisurato. L'incontro di due anime che si perderanno per sempre in un legame simbiotico, ma caduco. Le loro giornate saranno immerse in discorsi infiniti sulla nostalgia e su Proust, sul tempo e su Eraclito, sull'arte e su Van Gogh. E poi, tutto a un tratto, il nodo sarà brutalmente sciolto. Reciso. Oliver andrà via ed Elio resterà solo col suo dolore. Finché un giorno, quando tutto sembrava essere tornato alla mera normalità, squilla il telefono, e sarà proprio Elio a rispondere. Era il suo Oliver, quell’Oliver con cui in intimità scambiava il suo nome, quando Elio diventava Oliver e Oliver diventava Elio. Ecco, il loro gioco. Quello scambio di nomi che era personificazione concreta di scambio di identità, perché tra loro c’era stata una “full-immersion”, un'introspezione condivisa. Tutto sembrava tornato all'estate precedente, ma poi Oliver pronunciò parole aberranti e traumatiche alle orecchie di Elio: “mi sposo, volevo solo dirtelo, e dillo anche ai tuoi.” Ma può un matrimonio infelice, in fondo, porre fine a un qualcosa di così infinito? La risposta è no. È impossibile. Infatti fu esattamente il contrario: dopo anni si incontrarono a Roma, che qualche tempo prima era stata lo scenario del loro idillio. Quando si ritrovarono, le parole non servirono e non servì neppure perdersi in mille frasi fatte, tra un discorso convenzionale e l'altro. Elio, con la freddezza di chi nutre un amore impossibile e destinato a morire per poter restare vivo nell'anima, alla fine, gli donò una cartolina con una dedica: “COR CORDIUM.” E poi lo lascia con una consapevolezza: “avevamo trovato le stelle, io e te, e questo capita una volta sola nella vita.” Aciman avvicina i protagonisti del suo romanzo all'Iperuranio per poi scaraventarli brutalmente alla realtà e, assieme a loro, fa viaggiare anche il lettore, per ricordare che ciò che è astratto, asintotico, basato solo su un'idea, resterà tale per sempre.

 
Greta Palermo

La politica è l’impegno che, per antonomasia, ha coinvolto le menti di molti uomini affinché si impegnassero a fare del bene; come ci suggerisce la sua etimologia greca “πολιτεία”: “anima della città”. Essa è molto articolata, ecco perché col passare del tempo è diventato sempre più difficile essere competenti in materia. È indubbio che vi è incompetenza sia tra gli eletti che tra gli elettori. Uno Stato ignorante è lo specchio di un popolo ignorante. Nel brano “I doveri dell’uomo politico” tratto del “De Officiis” di Cicerone, si può delineare la figura ideale di politico. Un uomo che si occupa di politica ha il dovere morale di non favorire la propria famiglia, di non farsi corrompere e, soprattutto, di essere onesto. Certo è che i politici, nel momento in cui scegliessero di non “favorire” le classi sociali più emergenti e ricche, queste inizierebbero a vendicarsi ostacolando il loro lavoro ed i loro progetti per il futuro. Opporsi non è sempre semplice, specie se a detenere il potere sono i tuoi nemici. Ma la politica è lo strumento della parte più viva e attiva della società: il popolo. La politica è del popolo che elegge, perché mai si dovrebbe privare quest’ultimo di un suo diritto? Non esiste oligarchia populista, ma solo illusoria democrazia, meglio detta demagogia. Se lo Stato lo fa il popolo, è il popolo a dover detenere il potere “servendosi” di buoni rappresentati occupati ad impegnarsi per il proprio dovere senza mezze misure ma solo con coscienza e moralità.

Greta Palermo

Primo consiglio di Corso di Studio, nella veste di Coordinatore di Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, per Mario Caligiuri, professore ordinario di Pedagogia della Comunicazione all’Università della Calabria. Alla presenza del Direttore del Dipartimento di Culture Educazione e Società Roberto Guarasci, si è tenuto in via telematica, il consiglio di insediamento del nuovo Corso di Studio che ha eletto il direttore del Master in Intelligence alla guida dell’importante struttura didattica, che ha oltre mille iscritti. Nel corso dei lavori di insediamento, Caligiuri ha provveduto a nominare vicecoordinatore Monica Lanzillotta, docente di Letteratura italiana contemporanea, e suo delegato per la comunicazione Giancarlo Costabile del Laboratorio didattico di Pedagogia dell’Antimafia. Caligiuri ha inoltre insediati i componenti del Comitato di Indirizzo del Corso di Studio nelle figure di Maria Teresa Calvosa, Provveditore agli Studi della Calabria; Sonia Tallarico, Direttore Generale Istruzione della Regione Calabria; Francesco Greco, Presidente Associazione Nazionale Docenti; Antonello Giannelli, Presidente Associazione nazionale Presidi;Liberato Gerardo Guerriero, Provveditore delDAP Calabria; Sara Mele, Responsabile di Settore della Regione Toscana per le Politiche della Prima Infanzia e Teresa Chiodo, Presidente del Tribunale dei Minori di Catanzaro (che potrà accettare la carica solo quando sarà autorizzata al CSM). Il Comitato di Indirizzo nasce dall'esigenza di sviluppare competenze coerenti con i bisogni del mercato del lavoro in costante evoluzione. Infatti, Caligiuri ha richiamato la complessità del mercato del lavoro calabrese, insistendo sulla necessità di costruire percorsi didattici in grado di innovare la formazione degli educatori e dei pedagogisti del Corso di Studio in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche. Tra i numerosi progetti oggetto di una preliminare discussione, oltre all'ampliamento dell'offerta didattica, anche la valutazione sull'opportunità di costituzione di un polo pedagogico unico nell'ateneo di Arcavacata, con l'obiettivo di lavorare in modo organico sulla formazione degli insegnanti e degli educatori professionali, elemento fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico della Calabria. La prossima riunione dell'organo accademico è prevista per la fine di ottobre.

Redazione

 

 

In una famosa intervista che il grande maestro del giornalismo, Enzo Biagi, fece al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sulla lotta al terrorismo, pubblicata dal settimanale “Epoca” nell'edizione del 28 febbraio 1981, fra le tante domande poste, una di queste recitava: “Lei fece accerchiare l'Università della Calabria. Ripeterebbe oggi quella operazione? E quali risultati diede? “Accerchiare per modo di dire - rispose il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che qualche anno più tardi cadde sotto il piombo dei corleonesi a Palermo- perché se si considera che in poche ore si risolsero 25 perquisizioni che si riferivano all'abitato di Cosenza, all'abitato di Rende e all'intero complesso universitario, io credo che non si possa parlare di accerchiamento. Per quanto riguarda i risultati essi sono ancora al vaglio della magistratura che allora soppesò e diede l'autorizzazione preventiva per quelle 25 perquisizioni.

Ripeterei l'operazione se la magistratura confermasse di essere d'accordo”. E da fedele servitore dello Stato il Generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa non poteva che dare questa risposta ad Enzo Biagi. Correva la notte fra il 27 ed il 28 giugno del lontano 1979. Era trascorso appena un solo anno dal 16 marzo 1978, quando le Br sequestrarono Aldo Moro e da quando “cattivi maestri” come Franco Piperno, docente dell'Unical, esaltarono la “geometrica potenza” dei brigatisti, descrivendo l'azione del sequestro nel quale in pochi attimi vennero uccisi cinque uomini della scorta. L'espressione "geometrica potenza", Franco Piperno la scrisse sul giornale "Metropolis" nel tentativo di fare delle Brigate Rosse il braccio armato dell'Autonomia Operaia (la frase originale era: «combinare la geometrica potenza delle Brigate Rosse alla straordinaria bellezza del 12 marzo»). Rivista che uscì in un solo numero e che venne sequestrata dopo appena un giorno, con la teoria secondo la quale nel fumetto contenuto nella rivista si potevano intravedere nella trasposizione fumettistica elementi utili per gli inquirenti che indagavano sul caso Moro. che riguardavano il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro. E l'Università della Calabria, guidata dall'allora Magnifico Rettore, Prof. Pietro Bucci, salì agli onori della cronaca nazionale.

Il giorno dopo del blitz coordinato dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel quale sequestrarono qualche copia della rivista Metropoli e finanche le fotocopie di un libro scritto da Toni Negri “Dall'operaio di massa all'operaio sociale”, l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sollecitato dall'On. Giacomo Mancini, chiese dei chiarimenti su quanto accaduto e se vi fossero le condizioni reale per un simile spiegamento di forze all'allora Ministro degli Interni, Virginio Rognoni. Vennero effettuate 25 perquisizioni che interessarono anche gli alloggi di alcuni docenti. Fra questi, Cesare Pitto, ex compagno di Università a Trento di Renato Curcio, Camillo Daneo, Carlo Amirante, Giordano Sivini, Giovanni Polara ed Osvaldo Piperno, fratello dell'allora latitante Franco Piperno. Particolarmente dura e sdegnata fu la reazione del Rettore Pietro Bucci che organizzò per il 30 giugno una apposita conferenza stampa nella quale criticò il modo nel quale si svolse il blitz senza avere alcun esito di qualche rilevanza. In piena notte con porte sfondate, case mese a soqquadro, con uno spiegamento di forze impressionante. “Sembrava di essere tornati ai tempi in cui la Gestapo - affermò Pietro Bucci - faceva le retate per arrestare gli antifascisti o gli ebrei”. Queste le dure parole del Rettore Bucci che destarono non poche polemiche anche sul piano nazionale.

E la notizia del blitz che rimbalzò su tutti i giornali nazionali con i quotidiani locali che gli preservarono la prima pagina fu oggetto di numerose interrogazioni parlamentari ed anche di uno scontro all'interno della stessa sinistra con una posizione più rigida di alcune aree del Pci ed una posizione a difesa dell'Unical da parte del Psi e dell'area mancinania. Nell'assemblea che venne organizzata dalla sinistra nel salone conferenze della Camera di Commercio a Cosenza su quanto accaduto all'Unical si registrarono degli scontri anche fisici fra alcuni esponenti del Pci più intransigenti e, fra questi spiccava il giovane deputato comunista Franco Ambrogio ed esponenti socialisti. Si registrò anche uno scontro fisico fra l'allora segretario regionale dei giovani comunisti ed il segretario dei giovani socialisti.

Il deputato del Pci, Franco Ambrogio, arrivò a sostenere “che alcune forze politiche - con chiara allusione ai socialisti manciniani - non hanno mai smesso di offrire coperture politiche all'area dell'eversione”. Sul blitz di Arcavacata si tenne anche una tavola rotonda nel carcere romano di Rebibbia con la partecipazione di Negri, Scalzone, Vesce, Ferrari, Bravo e Zagato, personaggi dell'area eversiva che vennero arrestati il 7 aprile 1979 con l'accusa di voler sovvertire lo Stato con il progetto “Metropoli”. La famosa inchiesta sulla quale tanto impegno e tante battaglie portò avanti il deputato socialista Giacomo Mancini. Battaglie che lo stesso Mancini descrisse minuziosamente in un libro edito dalla Lerici Edizioni dal titolo “7 aprile – eclissi del diritto”. Una storia simbolo che interessò un particolare periodo storico dell'Italia e che coinvolse anche la nostra città, allora simbolo anche di fervida discussione politica e di laboratorio. Altri tempi ben lontani rispetto alla decadenza e allo squallore di oggi con una città in declino priva di ogni fermento culturale e politico.

Redazione

Editoriale del Direttore (2)