Che la Calabria sia stata un crocevia di misteri e di trame è stato sempre risaputo ma che la Calabria sia stata anche la Regione nella quale siano stati intessuti forti legami fra esponenti della strategia della tensione degli anni settanta ed ottanta ed esponenti della criminalità calabrese è un aspetto inquietante sul quale vi sarebbe ancora molto da scrivere, considerando, che, oggi, a tanti anni di distanza, potrebbe essere utile far luce su tanti fatti caratterizzati da tanti interrogativi irrisolti.

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Il quotidiano on line "fanpage.it, fra i primi quotidiani on line con più visite quotidiane sul piano nazionale, oltre un milione (Fonte prima Comunicazione), è ritornato con uno speciale dedicato alla morte del Capitano De Grazia sulla vicenda delle "Navi dei Veleni sulla quale tanto si è discusso ma senza mai giungere ad alcuna verità.
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Nel biennio '92 - '94 si consumano una serie di vicende storiche che sanciscono la fine della Prima Repubblica e l'inizio della Seconda e come in tutti i momenti più importanti di cambiamento e di nuove fasi storiche fra i poteri forti coinvolti non poteva mancare un ruolo da parte delle organizzazioni criminali che volevano e tentavano di condizionare gli eventi e gli equilibri che si andavano formando.

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Il laboratorio di Wuhan P4 nasce nel 2004 nell'ambito di una alleanza fra Cina e Francia con l'obiettivo di consolidare una alleanza scientifica nel combattere epidemie come la Sars. Tale alleanza non suscitò grandi entusiasmi in Francia, infatti l'allora direttore degli affari strategici afferente al Ministero degli esteri, Gerard Araud, ha rimembrato che in un rapporto del Ministero degli Esteri si leggeva " I cinesi cercano di sviluppare come altri un programma di ricerca sulle armi batteriologiche". Nel 2003 la Francia cercava di aprire sponde diplomatiche con Mosca e Pechino ed infatti finanzia l'addestramento dei ricercatori cinesi tenutosi a Lione per gestire un laboratorio di questo tipo denominato P4 (laboratori che trattano i virus ad alto tasso di contagio e mortalità). L'inaugurazione del laboratorio con cerimonia ufficiale si tiene il 23 febbraio 2017. Ben 13 anni dopo l'accordo siglato fra i due Paesi. Ad approfondire l'argomento il giornalista Antoine Izambard, giornalista di Challenge, che nel 2019 ha pubblicato un libro che si addentra sui rapporti fra Francia e Cina. Ma l'alleanza non sembra aver dato buoni frutti soprattutto per i francesi che rimarcano che nella costruzione del P4 vi sia stata poca trasparenza da parte della Cina. "in principio le intenzioni erano buone ma - ha affermato il giornalista Izambard - la politica sanitaria e biologica della Cina è poco trasparente". Ovviamente non vi è prova alcuna che il Coronavirus possa essere uscito accidentalmente da un laboratorio cinese ed ancor meno che possa essere coinvolto il laboratorio di Wuhan ma è bene sottolineare una affermazione dello stesso giornalista di Challenge " Che cosa si fa esattamente nel P4 non si sa. E' ovvio che nascano sospetti”. E come se non bastasse nel maggio 2018, un solo anno dopo l'inaugurazione, in un recente articolo del Washington Post del 14 aprile scorso, i servizi segreti americani vengono avvertiti che il "Laboratorio di Wuhan presentava falle tecniche e nelle procedure di sicurezza", altro elemento che fomenta ulteriori sospetti. Probabilmente una azione di verità e trasparenza da parte della Cina potrebbe fugare ogni dubbio. Certamente la cooperazione fra Francia e Cina. Del resto l'accordo iniziale fra Cina e Francia prevedeva anche la presenza di ricercatori francesi nel laboratorio. Presenza che poi non si concretizzò in alcun modo. L'unico scienziato francese che è entrato nel laboratorio è stato l'infettivologo Renè Courcol a il suo rapporto è top secret. "Le Monde", noto quotidiano francese, che ha dedicato un reportage di due pagine sul laboratorio P4 di Wuhan con notizie e interviste, ha richiesto una intervista anche all'infettivologo Renè Corurcol che ha declinato l'invito preferendo di non rilasciare alcuna dichiarazione.
Redazione

Editoriale del Direttore (2)