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Nonostante il momento molto delicato che attraversa la sanità calabrese e nonostante l'attenzione a livello nazionale su un sistema sanitario molto compromesso che presenta tante lacune all'Asp di Cosenza  si continua a conferire incarichi da parte della Commissaria Simonetta Cinzia Bettelini, nonostante la stessa sia in funzione di prorogatio e quindi, conseguenzialmente, possibilitata solo alla ordinaria amministrazione. A denunciare una situazione alquanto anomala è il segretario regionale della Fedir (Sezione sanità della Federazione Dirigenti e Direttivi Enti Territoriali e Sanità), Elisa Petrone. "La Commissaria dell’ASP di Cosenza, Dott.ssa Simonetta Cinzia Bettelini, è cessata dall’incarico di Commissario Straordinario già in data 6 novembre 2020. Il nuovo Decreto Calabria bis ( D.L. n. 150 del 10.11.2020) nulla dice in tema di prorogatio, il che lascia supporre -afferma la Segretaria regionale Fedir, Elisa Petrone - che trovi applicazione, nel silenzio della legge, ciò che era stato previsto dal precedente Decreto Calabria  D.L. n  35/2019, conv. In legge n. 60/2019, che all’art. 3 c. 3 prevede che: “fino alla nomina del nuovo Commissario straordinario, in mancanza di Direttore Amministrativo o di Direttore Sanitario, le funzioni di ordinaria amministrazione le svolge il Dirigente di UOC Amministrativa più anziano o, in subordine, il Responsabile di Struttura semplice..”. Eppure stiamo assistendo al conferimento – con procedure a tamburo battente - di UOS e, come nel caso dell’Area Legale e contenzioso, di UOC o addirittura di Direttore Dipartimento Amministrativo che di ordinario hanno ben poco. In una situazione di estrema urgenza come quella che si sta vivendo, appare strano che le priorità siano i conferimenti di incarichi che esulano l’ordinaria amministrazione. Ne è un esempio eclatante l’avviso per direttore UOC Area Legale pubblicato il 30 ottobre (poco prima della scadenza del Decreto Calabria) con scadenza al 10 novembre (Decreto Calabria già scaduto, Decreto Calabria bis non ancora entrato in vigore) e nomina del vincitore il 17 novembre. In tutto 17 giorni. Veloce come la luce!! Peccato che sia peraltro illegittimo visto che ha inopinatamente limitato la partecipazione ai soli avvocati pur essendo quell’incarico di tipo squisitamente gestionale. Ancor più veloce l’avviso per Direttore Dipartimento tecnico amministrativo pubblicato il 17 novembre,  scadenza 20 novembre 2020 e attribuzione dell’incarico con delibera n. 1188 del 24.11.2020 . In tutto 7 giorni". "Eppure sono anni che come Fedir chiediamo - conclude Elisa Petrone -  che vengano messi ad avviso – come chiede ANAC – tutti gli incarichi scaduti da oltre due anni e che continuano ad essere ricoperti illegittimamente in prorogatio ed a ricollocare i dirigenti perdenti incarico come prescrivono le disposizioni regionali.  Ed invece no: alla dott.ssa Bettelini stavano a cuore solo questi due incarichi. Come mai? Tutti gli altri possono aspettare!!".
Redazione

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I consiglieri regionali del Pd, Carlo Guccione e Domenico Bevacqua, intervengono sulla delicata situazione sanitaria che interessa la popolosa cittadina silana di San Giovanni in Fiore. Cittadina che vive un  particolare momento per il contagio della Pandemia che coincide con un sistema sanitario al collasso. "San Giovanni in Fiore il diritto alla salute non viene garantito ormai da parecchi anni. Mai, però era stato raggiunto questo livello di inefficienza: la carenza di personale medico e paramedico ha di fatto depotenziato l’ospedale. Il pronto soccorso, il laboratorio di analisi, i reparti di radiologia, medicina, oncologia, cardiologia, emodialisi, anestesia, chirurgia registrano una carenza di medici, infermieri e oss. Invece, per quanto riguarda la lungodegenza i locali sono stati ristrutturati, sono stati acquistati i presidi ospedalieri - affermano i consiglieri Bevacqua e Guccione - ma manca il personale medico e paramedico. Per non parlare del Distretto sanitario di base. Le liste di attesa sono interminabili, mancano molti medici specialisti e addirittura il servizio odontoiatrico è bloccato da due anni per la mancanza di una poltrona, indispensabile per effettuare le prestazioni. Questa situazione non è più tollerabile, soprattutto in un momento delicato come questo dove i casi di Covid stanno aumentando in maniera esponenziale anche nel paese silano. Ne abbiamo discusso ieri anche nel corso di una videoconferenza organizzata dal coordinamento cittadino del Partito democratico".
"Grave è la responsabilità di chi, come la commissaria dell’Asp di Cosenza, Simonetta Cinzia Bettelini, non ha predisposto tutto quello - continuano i due consiglieri regionali - che era già stato deciso dalla stessa Azienda attraverso la riorganizzazione della rete ospedaliera pubblica e della rete di emergenza. Siamo al paradosso: l’Asp dispone quali prestazioni deve erogare l’ospedale di San Giovanni in Fiore ma non assume né il personale necessario, né fa investimenti strutturali e tecnologici per far partire i servizi. Addirittura la commissaria dell’Asp di Cosenza con una semplice lettera fotocopia di una ordinanza generica, la numero 82/2020 a firma del dirigente Antonio Belcastro, dispone che gli ospedali territoriali potrebbero accogliere pazienti Covid non gravi, senza prevedere, però, né le risorse per ristrutturare i locali e i reparti da adibire al trattamento dei pazienti Covid, garantendo la loro sicurezza e quella del personale medico e paramedico, né percorsi dedicati e riservati esclusivamente alla gestione di questa emergenza, né vengono previste le assunzioni di personale aggiuntivo necessario. Mi chiedo, dunque, un ospedale depotenziato come quello di San Giovanni in Fiore come potrebbe accogliere e gestire pazienti Covid in queste condizioni? L’emergenza Covid-19 non è una vicenda da sottovalutare. Sono necessari provvedimenti per il potenziamento dei servizi ospedalieri e territoriali. Ad esempio, l’Aggregazione funzionale territoriale (Aft) non è mai entrata in funzione e dovrebbe essere operativa h12". "Per il rilancio dell’ospedale di San Giovanni in Fiore, dunque, si esca fuori dalla mera propaganda. Ognuno deve fare - concludono i consiglieri regionali Guccione e Bevacqua - la propria parte, il Pd è pronto a fare la sua, convinti che solo insieme e uniti si possa uscire da questa emergenza sanitaria. L’Azienda sanitaria provinciale predisponga immediatamente i bandi necessari all’assunzione del personale medico e paramedico indispensabile a garantire tutti i servizi ospedalieri, per come era, tra l’altro, già stato deciso dalla stessa Asp con atti ufficiali".
Redazione

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 "Le Monde" è un quotidiano di ispirazione progressista che, pubblicato sin dal 1944, in Francia conta circa 300.000 copie al giorno. Un quotidiano autorevole per i cugini d'Oltralpe. E su "Le Monde", a firma del noto giornalista Jéròme Gautheret, è stato pubblicato un articolo nel quale si racconta della disastrata sanità calabrese, del suo eterno commissariamento, della difficoltà di nominare un nuovo Commissario e dell'assedio della 'ndrangheta collusa con la politica che la governa e la controlla da decenni. Nell'articolo è contenuta una intervista al dott. Giuseppe Foti, direttore del reparto malattie infettive dell'Ospedale di Reggio Calabria, nella quale il dott. Foti delinea le grandi difficoltà in cui ci si dibatte per affrontare la Pandemia ed i malati Covid. "Mentre parliamo, nel mio reparto, ci sono otto pazienti - ha affermato il dott. Foti nell'intervista - i cui letti sono stati sistemati nei corridoi, in attesa di una stanza”. Il giornalista francese pone in risalto anche la differenza fra la prima e la seconda ondata sottolineando come in questa seconda ondata è interessata anche l'area del Sud dell'Italia che soffre di un sistema sanitario insufficiente e che ritrova nella sanità calabrese la punta dell'iceberg. Inoltre nell'articolo si scrive anche dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza con annessa foto dell'esterno del Pronto Soccorso ribadendo il momento in cui vi erano in fila le ambulanze con i malati Covid in attesa di un ricovero. Ancora una volta la Calabria e la nostra città diviene protagonista negativa su quotidiani nazionali di altri Paesi. Con l'Ospedale dell'Annunziata che, nonostante il sacrificio dei medici e degli operatori sanitari, presenta, soprattutto sul piano del Pronto Soccorso, limiti e deficienze mai colmate negli anni soprattutto per colpa di una classe politica regionale che ha utilizzato la sanità quale serbatoio inesauribile di voti di scambio, di clientele, di affari e di arricchimenti personali.

Link per l'articolo su "Le Monde":

https://www.lemonde.fr/planete/article/2020/11/23/covid-19-en-calabre-des-hopitaux-en-souffrance_6060779_3244.html  

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Il Commissariamento della sanità è divenuto un forte alibi per tutti coloro i quali oggi si accapigliano per affermare che tutta la colpa è dei Commissari e che la Sanità deve ritornare ad essere gestita dalle Regioni. A tal punto vi sarebbe da chiedersi ma chi ha assunto i tanti burocrati che nella sanità hanno fatto il bello e cattivo tempo se non i ras della Regione Calabria?, chi ha gestito le carriere nelle Asp?, chi ha gestito il grande affare delle cliniche private accreditate, chi ha determinato lo scioglimento per mafia di alcun Asp calabresi, chi ha gestito l'acquisto di materiale e forniture mediche pagato il triplo del loro effettivo valore, chi ha consentito il pagamento di fatture più volte e tanto, tanto altro ancora. La risposta è semplice. Lo ha consentito la Casta famelica regionale dal 1970 ad oggi, cioè da quanto è nata la Regione. Siamo al paradosso la Casta politica regionale che ha causato e determinato il Commissariamento è la stessa che oggi, contro il Commissariamento, richiede che la sanità ritorni alla Regione. E' anche vero che i Commissari non hanno avuto il coraggio di agire in profondità, di rompere i meccanismi perversi di corruzione che imperano nella sanità. Quindi anche i Commissariamenti sono fallimentari. Urge allora la costituzione di un Pool investigativo composto da giudici, finanzieri e uomini degli apparati dello Stato che possano avviare una radicale azione di pulizia e di bonifica. Magari un pool da affidare e far guidare al Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha dimostrato sinora di essere l'unico in grado di giungere anche a personaggi che sono al di sotto di ogni sospetto ma che sono ritenuti intoccabili.Il cosiddetto terzo livello che nella sanità ritrova il suo pozzo di San Patrizio, sia in termini di potere che di voti che di arricchimento personale. E tanti sono i politici che con la gestione della sanità hanno costruito carriere importanti e con ruoli di primo piano. Il tutto grazie alla gestione spregiudicata della sanità. Sulle spalle dei cittadini costretti a curarsi fuori Regione ed oggi costretti a pregare che la Pandemia non dilaghi con la sanità che ci ritroviamo.

Redazione

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Il Sindaco Mario Occhiuto ha partecipato a Roma, nella delegazione dei primi cittadini calabresi, all’incontro con il Presidente del Consiglio Conte e con il Ministro della Sanità Speranza, sui temi riguardanti la questione della sanità in Calabria e la gestione dell’emergenza Covid. “Abbiamo sottoposto al premier Conte e al Ministro Speranza – ha dichiarato Occhiuto al termine dell’incontro - una serie di questioni ineludibili, a cominciare dalla necessità di mettere la parola fine al commissariamento della sanità in Calabria che dura da troppo tempo. Undici anni sono veramente tanti e non hanno portato nulla di buono. Sul punto – ha aggiunto Occhiuto – siamo stati rassicurati e, anche se l’emergenza in corso non potrà che essere gestita da un commissario, Conte e Speranza hanno assunto, in prospettiva, l’impegno di considerare l’esperienza commissariale assolutamente a termine. Anche rispetto alla necessità di ripianare il debito ingente accumulato durante la lunga fase del commissariamento della sanità calabrese, il governo ha assunto degli impegni che ci rassicurano. Un’altra richiesta che abbiamo avanzato con forza – ha aggiunto il Sindaco Occhiuto – è stata quella di pervenire prima possibile ad una ripartizione più equa delle risorse finanziarie destinate alle varie regioni e di rivedere i criteri sui quali si fonda l’attuale ripartizione che genera una discriminazione a tutto svantaggio della Calabria. La spesa sostenuta dal governo per la sanità in Calabria – ha aggiunto ancora Mario Occhiuto – è storicamente la più bassa di tutto il Paese. E questa  iniqua ripartizione di risorse, che non riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza, non fa altro che aggravare un quadro già abbondantemente compromesso da altri fattori, rispetto ai quali la Calabria è assolutamente carente: personale sanitario insufficiente, ospedali chiusi, indebitamento fuori controllo. Abbiamo offerto, infine – ha concluso Occhiuto - la nostra disponibilità come Sindaci a fornire supporto a chi si occupa di sanità sui territori per interagire, anche in questa delicatissima fase emergenziale, con una interlocuzione più diretta che ci metta anche al riparo da azioni che possono essere recepite come “invasioni di campo”. Il Sindaco Occhiuto si è poi soffermato lungamente sulla situazione in cui versa l’Ospedale di Cosenza e sulla gestione della sanità sul territorio ed ha vivamente ringraziato il Presidente del Consiglio dei Ministri per la celerità con la quale il Dipartimento della Protezione civile nazionale ha risposto alla richiesta avanzata dal primo cittadino di Cosenza per l’allestimento dell’Ospedale da campo a supporto dell’Ospedale dell’Annunziata.  

Redazione

 

 

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A parte il fatto che sono sempre più numerosi coloro i quali pensano e sono convinti che la sanità debba ritornare ad avere un solo centro direzionale nazionale e non più venti gestioni differenti per quante sono la Regioni, i sindaci calabresi hanno manifestato a Roma dinanzi Montecitorio per chiedere la cessazione del Commissariamento e l'azzeramento del debito sanitario. Numerosissimi sindaci con una mobilitazione notevole nonostante le problematiche del Covid di tutti i partiti e di tutte le province con la loro numerosa presenza hanno voluto ribadire e sottolineare l'importanza della richiesta. Per come era previsto una delegazione dei sindaci calabresi è stata ricevuta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. All'incontro ha partecipato anche il Ministro della Salute, Roberto Speranza. “non ci interessano le diatribe politiche. Vogliamo una buona gestione della sanità in Calabria, una sanità che sia all'altezza  - ha affermato Francesco Candia, Presidente di Anci Calabria - della Repubblica Italiana di cui siamo parte. Siamo qui a ribadirlo con le nostre fasce Tricolori”. Per Mario Occhiuto, Sindaco di Cosenza "l'importante è che la sanità ritorni ai calabresi". Per Giuseppe Falcomatà l'augurio è che "il prossimo commissario abbia in qualche modo una scadenza e che la sanità calabrese possa essere restituita alle competenze che ha il governo regionale in materia”. Ma non tutti sono convinti che la panacea di tutti i mali sia quella di un ritorno della sanità alla Regione. Non è possibile dimenticare che se la sanità è commissariata lo si deve alle infiltrazioni mafiose spesso coincidenti con interessi di politici corrotti che hanno affollato le assisi regionali. E a ribadire che la Regione oggi non è in grado di riappropriarsi della gestione della sanità è il Presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci . “La Calabria non è in grado di autogestirsi riguardo il settore sanità. Anche in riferimento al problema dello scioglimento del Consiglio Regionale - afferma Iacucci - c’è una precarietà che non finisce mai, c’è un presidente facente funzioni e c’è un tentativo di riorganizzare il dipartimento salute. Non siamo pronti, ecco perché bisogna individuare un percorso in cui il commissariamento è a tempo e deve avere due obiettivi tra cui risolvere i problemi terribili che ha la sanità in Calabria e poi quello di dare la possibilità alla Regione Calabria di riorganizzarsi ed essere pronta ad assumere la titolarità di un settore che è importantissimo. I due terzi del bilancio della Regione si basano sul settore della sanità e al di là delle risorse economiche i cittadini calabresi hanno bisogno di avere risposte sul terreno di una sanità importante e di qualità”. Al termine dell'incontro con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Ministro della Salute, Roberto Speranza, il Sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, facente parte della delegazione ricevuta ed ascoltata nell'incontro, ha riferito che "Si prenderanno qualche giorno in più” per la scelta del commissario alla sanità in Calabria avendo compreso capito che c’è grande necessità. Hanno capito l'errore che è stato fatto e vogliono scegliere un personaggio che risolva il problema della sanità”. Vi è da aggiungere, speriamo che venga individuato un personaggio che possa compiere quasi un miracolo considerando le infiltrazioni clientelari e l'endemica corruzione che caratterizza la sanità calabrese da sempre, cioè da quando, nel lontanissimo 1970, è stata affidata alla famelica Casta politica regionale. La peggiore in assoluto.

Redazione

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Dopo l'accordo con Gino Strada e la sua onlus, Emergency, sull'emergenza Covid, sull'istituzione di ospedali da campo e sui Covid - Hotel che segna comunque un passo in avanti considerata la disastrata situazione sanitaria calabrese si attende ora il nome di chi sarà chiamato a ricoprire l'incarico di Commissario ad acta per la Sanità dopo le dimissioni di Cotticelli, le dimissioni forzate e sofferte di Zuccatelli e la rinuncia di Gaudio. Una poltrona che scotta, soprattutto se i calabresi ed i media riusciranno a mantenere alta l'attenzione sul tema. Non si può dimenticare che il tutto è iniziato con una trasmissione Tv, Titolo V di Rai3 con la prima intervista al Generale Cotticelli. Fno ad allora tutto era tranquillo negli ovattati uffici regionali dove la potente ed inamovibile burocrazia legata a filo doppio alla politica alimenta il "Sistema" di corruzione ed illegalità che governa e condiziona la vita dei calabresi. Il nome più quotato fra quelli che circolano è quello di Federico Maurizio D'Andrea, 61 anni, calabrese nato a Cerchiara di Calabria e milanese di adozione, uno dei tantissimi calabresi che ha sfondato in altre Regioni. Federico  D'Andrea è entrato in Finanza a 18 anni nel 1977 e vi è rimasto sino al 2007 uscendo con il grado di Colonnello e Comandante provinciale di Bergamo, protagonista della stagione di Mani Pulite vicino a Francesco saverio Borrelli e Gherardo Colombo. Stimato da tutti, sia dal centrosinistra che dal centrodestra. E’ stato nel collegio dei “saggi” di Beppe Sala ma anche il centrodestra lo considera un uomo di garanzia. E’ stato alla presidenza di Sogei, nominato dal MEF, direttore dell’Audit di Telecom Italia, presidente di Olivetti Spa, presidente dell’ODV di MM Spa, presidente dell'organismo di vigilanza di Banco BPM e componente dell’Odv del Sole 24 Ore. un curriculum di tutto rispetto.

Redazione

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In pochi giorni, dopo la prima intervista del Generale Cotticelli rilasciata al giornalista di Titolo v su Rai 3 si è scatenato il finimondo che ha aperto uno spiraglio di luce sul mondo tenebroso, affaristico e marcio della sanità calabra. Un mondo che tutti conoscevano ed accettavano supinamente fino a quando con l'emergenza della Pandemia le croniche deficienze sanitarie sono divenute intollerabili. E dopo lo spettacolo poco edificante delle dimissioni del Generale Cotticelli, le dimissioni forzate e non volute di Zuccatelli e la precipitosa rinuncia del Prof. Eugenio Gaudio, dopo le tante proteste in piazza, dopo le denunce dei sindacati finora dormienti e la visita di Cotticelli presso gli uffici della Procura di Catanzaro, il Procuratore Capo Nicola Gratteri, ha aperto una apposita indagine sulla sanità. Ci si augura che la stessa possa essere accurata e possa determinare le responsabilità penali di chi gestendo la sanità si è arricchito ed ha accresciuto il suo potere. Una indagine spinosa e non facile perché la stessa potrebbe condurre inevitabilmente a quel terzo livello di politici, burocrati, imprenditori e professionisti che finora sono riusciti sempre a farla franca in un sistema di impunità e di corruzione anche nell'ambito di quelle istituzioni che hanno il compito ed il dovere di indagare e far applicare la giustizia. Parola da sempre molto aleatoria nelle nostri latitudini. Tanti sono i filoni che potrebbero aprirsi su anni ed anni di conclamato malaffare sulla sanità, la vera Fiat della Calabria, che assorbe un bilancio annuale di ben 4 miliardi e mezzo di euro. Uno scenario da incubo, raccapricciante che fotografa impietosamente il livello di corruzione continuata ed aggravata per anni ed anni che ha portato la collasso una sanità da terzo mondo, nonostante l'impegno di tanti bravi medici ed operatori della sanità che lavorano con passione e sono anche loro stessi vittime sacrificali di un sistema che raggruppa corruzione, incompetenza, clientelismo, carriere immeritate e tanto, tanto altro in un "Sistema" di illegalità diffusa ed ambientale che nella gestione della sanità ritrova il suo forziere più prezioso.Non per nulla vi è chi teorizza che le entrate illegali destinate alla 'ndrangheta e al suo mondo esterno di collusi e corrotti possa addirittura paragonarsi al giro d'affari proveniente dal controllo e del fiorente mercato degli stupefacenti. Un mondo tutto da esplorare sul piano giudiziario. Chissà se l'indagine del Procuratore Gratteri potrà aprire una breccia su un mondo finora impunito, cuore del "Sistema".
Redazione

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“Ho dovuto assumere delle decisioni importanti, quando, cogliendo il grido di dolore dei primari direttamente interessati dall’emergenza Covid e dei medici del pronto soccorso, mi sono recato più volte in Ospedale e ho constatato che c’erano delle persone che stavano lì per giorni e giorni senza cure adeguate e senza avere la possibilità di una destinazione in reparto”. Lo ha detto il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, intervenendo alla seduta della Commissione consiliare sanità, convocata dalla Presidente Maria Teresa De Marco, ed alla quale ha preso parte anche il Presidente dell’Ordine dei Medici Eugenio Corcioni. Nell’apprezzare il contributo importante e prezioso fornito in queste settimane di emergenza tanto dalla Presidente della commissione sanità De Marco, quanto dal Presidente dell’Ordine dei Medici, il Sindaco Occhiuto ha sottolineato che “gli anziani al pronto soccorso chiedevano il mio aiuto. Ho trovato una persona tre volte di seguito senza che venisse trasferita in reparto. Ho avuto la conferma – ha detto ancora il Sindaco - che in questi mesi non si è fatto nulla. Non è vero che i politici hanno delle responsabilità - come sostenuto da qualche consigliere comunale intervenuto in commissione -  Dopo l’affacciarsi della pandemia a febbraio – ha detto ancora Mario Occhiuto – siamo stati tutti colti di sorpresa, ma chi doveva agire e prevenire gli effetti negativi della seconda ondata del contagio, non ha fatto assolutamente nulla”. Occhiuto chiama in causa le responsabilità della lunga gestione commissariale. “Questi signori che per undici anni hanno gestito la sanità in Calabria – dice Occhiuto - non solo non avevano le giuste competenze, ma non sapevano neanche quello che dovevano fare. Non sapevano neanche che il Piano Covid per alcuni versi era stato già fatto da Roma e non lo hanno neanche attuato. Non sono stati realizzati i nuovi posti letto, non è stato assunto nuovo personale sanitario, né sul territorio sono statti realizzati i laboratori per processare i tamponi”. Occhiuto ha poi messo in evidenza l’attivismo del Comune. “Ci siamo riuniti a febbraio e marzo ed ho avanzato ai commissari richieste ufficiali per realizzare i posti letto negli ospedali periferici e per assumere personale. Tra l’altro – ha proseguito Occhiuto – non sono state spese le somme per l’emergenza Covid che dovevano essere utilizzate per adeguare i reparti, acquistare le attrezzature e assumere il personale. Noi – ha detto inoltre il Sindaco - abbiamo fatto tutto quello che potevamo ed anche di più. Per citare il Presidente dell’ordine dei medici Corcioni qui c’è bisogno di braccia e non solo di mura. Ecco perché ho lanciato l’iniziativa dell’Ospedale da campo che è un ospedale militare con tutti i crismi, con tutti i moduli, i laboratori, gli ambulatori, la Tac, la radiologia, e con personale sanitario adeguato che sarà disponibile anche per le vaccinazioni contro l’influenza. Abbiamo avuto dei commissari catapultati in Calabria e la cui unica competenza era l’inettitudine – ha concluso Occhiuto. Invece, all’ospedale di  Reggio Calabria c’è una dirigente di Cosenza nominata commissario, Iole Fantozzi, che ha realizzato 125 posti per malattie infettive e altri 20 posti di terapia intensiva. Noi siamo a sostegno della categoria dei medici. Stanno facendo turni massacranti, lavorando senza sosta anche di notte. Se dell’Ospedale militare non ci sarà bisogno, benissimo, perché vorrà dire che l’emergenza è cessata. Ma noi dobbiamo valutare e prevenire ogni mossa del virus e prepararci anche a scenari diversi”. I lavori della Commissione erano stati introdotti dalla Presidente Maria Teresa De Marco che dopo aver ricordato i dati calabresi sul Covid, aggiornati alla scorsa settimana, con più di 5 mila pazienti domiciliari, di cui circa il 40 per cento sintomatici, e  più o meno 2300 pazienti che vengono seguiti a casa dai medici di base, ha difeso la categoria dei medici. “Veniamo screditati – ha detto - ma senza di noi sarebbe il disastro”. E sull’ospedale da campo: “avremmo avuto la possibilità, data la carenza di personale, di far andare i medici militari a lavorare nelle nostre strutture, che potevano accogliere molti pazienti”. Ed ha citato gli esempi di Lungro e dell’Ospedale di San Marco Argentano “che, localizzato, peraltro, in un punto strategico, potrebbe benissimo – ha detto Maria Teresa De Marco - ospitare i pazienti Covid”. Ed ha ricordato anche la possibilità di utilizzare anche le strutture ospedaliere di Praia, Trebisacce e Mormanno. “Per quanto riguarda l’Ospedale di Cosenza – ha aggiunto - alcuni colleghi mi hanno fotografato la situazione che è questa : 17 pazienti non Covid che aspettano di essere trasferiti nei reparti e oltre 20 Covid che attendono una sistemazione, tutti ammassati uno accanto all’altro sulle barelle. Un altro collega mi ha informato scrivendo che quello di Cosenza viene trasformato interamente in Ospedale Covid, visto che la maggior parte dei reparti vengono chiusi. E’ stata smantellata – mi è stato riferito - persino la terapia intensiva neonatale che era stata inaugurata nel 2018. E pare che 10 giorni fa siano state fatte delle nomine a capo dipartimento chirurgia che non potevano essere fatte perché il commissario era decaduto dall’incarico”. Poi Maria Teresa De Marco ha posto, inoltre l’accento sulla necessità di completare al più presto il Mariano Santo “che – ha detto -  doveva essere il nostro Covid Hospital”. Parla di “gestione assolutamente miope, per non dire dissennata di questi settentrionali che sono venuti nel tentativo di colonizzare e di imporre soluzioni assolutamente inadatte e inadeguate” il Presidente dell’Ordine dei Medici Eugenio Corcioni. “Una gestione – ha aggiunto - che ha portato sostanzialmente all’estrema carenza di risorse, soprattutto di braccia. Questa seconda ondata di pandemia – ha sottolineato ancora Corcioni - è molto seria, ma ancora con numeri teoricamente gestibili. Siamo dai primi di marzo che chiediamo, se possibile, di rafforzare e raddoppiare l’organico della virologia che è centrale per bloccare la diffusione della pandemia perché, stranamente, non è la rianimazione che ci risolve i problemi, ma corregge gli errori, perché quando si finisce in rianimazione è un errore, perché è si parla di ritardo diagnostico e non c’è stato l’isolamento. Dobbiamo accelerare il più possibile e individuare sul territorio la pandemia e i contagi e quindi dobbiamo processare rapidamente i tamponi. Si era detto di addestrare del personale, perché il personale non si inventa. Sembra che il 19 – ha aggiunto Corcioni – si riusciranno a fare i primi tamponi a Rossano ma se non riusciamo a raddoppiare o triplicare la possibilità di processare i tamponi, ogni sforzo sarà vano. Siamo in grandi difficoltà – ha precisato ancora il Presidente dell’ordine dei medici - e i medici, gli infermieri e gli Oss  lo sono più di tutti, perché sono stati sciaguratamente ridotti di numero in conseguenza del fatto che sono state disattivate convenzioni che erano pronte con altro personale. Non si può sguarnire un pronto soccorso con otto persone facendo fare i miracoli a questi colleghi. Per fortuna che si è pensato di assumere con meccanismi semplici almeno 20 medici. Si diceva che non ci sarebbero state domande. Mi risulta invece che diverse decine di colleghi, anche in pensione, hanno proposto la loro disponibilità a rientrare. Sono d’accordo con la dottoressa De Marco quando dice che sarebbe molto meglio poter utilizzare le nostre strutture murarie per fare nuovi reparti, però anche lì noi abbiamo il grande problema delle braccia. Presumo che l’esercito per l’Ospedale da campo in allestimento a Cosenza abbia figure professionali in quantità per poterci dare una mano. Ma anche lì ci vuole qualcuno – ha aggiunto Corcioni -che diriga e coordini e che si prenda la responsabilità delle cose che dice”. Corcioni esprime contrarietà ad ogni forma di commissariamento della sanità. “Ci siamo sempre espressi, ed io per primo, con i vari Presidenti dell’Ordine delle altre province contro il sistema del commissariamento e contro il progetto di un uomo solo al comando, con poteri illimitati. Tra l’altro il decreto Calabria, se viene confermato nel testo che conosciamo, darebbe un potere assolutamente sconfinato al commissario, addirittura consentirebbe di nominare i direttori generali di tutte le aziende sanitarie anche rispettando la legge. Speriamo che il modello del commissariamento, che non ci piace, si possa correggere con una task force di operatori sanitari che lavorano in Calabria e che diano garanzia di intelligenza, di competenza e di terzietà, in modo tale da produrre effetti immediati”. E prima di concludere Corcioni invoca investimenti. “Se non facciamo questo non riusciremo a risparmiare mai e non riusciremo ad ottenere nessun risultato”. Investimenti su cosa? “Non tanto sulle strutture – dice Corcioni – ma, anzitutto, sul personale che è l’emergenza più acuta. Poi dobbiamo correggere le disfunzioni: anzitutto costruendo una vera, potente e indipendente rete territoriale. Noi potremmo, nell’autonomia regionale, riorganizzare le cose come erano organizzate prima, cioè con dei concorsi seri. Senza rete territoriale la prevenzione non si potrà mai fare. Speriamo, infine, che, per quanto riguarda l’emergenza, si possano riprendere le redini del tracciamento, altrimenti non riusciremo a bloccare questa infezione ed è fondamentale”.

Redazione

 

 

 

     

 

 

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Oramai è una telenovella senza fine. Dall'imitazione esilarante del noto comico Maurizio Crozza alla tragedia di una sanità allo sbando. E la telenovella si arricchisce di un nuovo colpo di scena. L'ex Rettore de "La Sapienza" il Prof. Eugenio Gaudio ha rinunciato all'incarico di Commissario ad acta per la sanità per la Regione Calabria. Eppure erano stati in tanti coloro i quali, anche tanti politici in questo periodo particolarmente silenti, a sbracciarsi e a magnificare la venuta di un grande personalità di origini calabresi in un ruolo importante come quello di Commissario per la sanità in Calabria. La motivazione è quella classica che dice tutto e nulla. "Motivi personali e familiari". La motivazione di rito. " Motivi personali e familiari me lo impediscono. Mia moglie - ha dichiarato Eugenio Gaudio a Repubblica - non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare". Una nuova grana per il Governo e per una poltrona che scotta. Siamo sinceri, è un ruolo importante e fortemente complicato. Se si vuole agire con concretezza e con coraggio senza piegarsi al "Sistema" che governa la sanità in Calabria è necessario rompere meccanismi occulti di potere collegati con la 'ndrangheta, con la politica collusa e con la burocrazia corrotta che in Calabria impera e condiziona tutto, anche il respiro dei calabresi. Con l'attenzione dell'opinione pubblica, fenomeno sconosciuto in Calabria e nato per effetto della gravità della Pandemia non sarà più possibile per chiunque verrà gestire alla chetichella facendo finta di nulla. Un bel rebus per il Governo. Cosa accadrà ?. Sarà nominato Gino Strada con ampi poteri o si opterà per qualche burocrate in odore di partito? Vedremo. La telenovella continua con continui colpi di scena. L'importante è non abbassare la guardia e l'attenzione sul disastro della sanità calabrese.

Redazione

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La Calabria è una terra difficile e la nomina di commissario ad acta per la sanità è una poltrona che scotta. Una poltrona che non ha portato fortuna a nessuno di coloro i quali l'hanno utilizzata. Com quella di Presidente della Regione. Tutti i Presidenti della Regione dopo aver espletato tale ruolo politicamente hanno spento la loro luce. Da Scopelliti a Mario Oliverio, tanto per citarne alcuni. Tutto è maledettamente difficile in Calabria. Ed ancora deve iniziare il tandem tanto strombazzato dai media locali e regionali che già lo stesso tandem, Strada - Gaudio, è stato clamorosamente smentito da Gino Strada. Infatti in un posto della sua pagina facebook Gino Strada ha affermato "Apprendo dai media che ci sarebbe un tandem Gaudio-Strada a guidare la sanità in Calabria. Questo tandem semplicemente non esiste. Ribadisco di aver dato al presidente del Consiglio la mia disponibilità a dare una mano in Calabria, ma dobbiamo ancora definire per che cosa e in quali termini. Sono abituato a comunicare quando faccio le cose - a volte anche dopo averle fatte - quindi mi trovo a disagio in una situazione in cui si parla di qualcosa ancora da definire. Ringrazio il Governo per la fiducia e rinnovo la disponibilità a discutere di un possibile coinvolgimento mio e di Emergency su progetti concreti per l’emergenza sanitaria che siano di aiuto ai cittadini calabresi". quindi ancora tutto da definire per Gino Strada. E non basta. Anche in relazione alla nomina di Eugenio Gaudio in tanti quotidiani anche nazionali hanno posto in evidenza l'indagine che lo coinvolge rispetto ad un presunto concorso truccato tenuto a Catania. Si tratta solo di un coinvolgimento in una indagine nella quale non vi è neanche una richiesta di rinvio a giudizio e per la quale gli stessi avvocati dell'ex Rettore si dicono fiduciosi nell'attendere l'archiviazione. Ma già questo basta per scatenare una campagna stampa. Una poltrona che brucia, da sempre.
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Le nomine effettuate dalla Presidenza del Consiglio al termine della riunione del Consiglio dei Ministri per la sanità calabrese, quella dell'ex rettore del La Sapienza, Eugenio Gaudio, e del noto medico delle onlus, Gino Strada, hanno destato entusiasmo e speranza. A dichiararsi compiaciuta e fiduciosa su tali nomine la già deputata Stefania Covello di Italia Viva. "Finalmente dopo la notte buia cominciamo a intravedere la luce alla fine del tunnel. La nomina di Eugenio Gaudio e di Gino Strada quali commissari delegati per la gestione dell'emergenza sanitaria in Calabria da parte del Governo e' un raggio di sole. Un calabrese importante - afferma Stefania Covello - con un curriculum in campo medico e accademico di primo piano a livello internazionale, e il campione delle emergenze sanitarie nei luoghi piu' difficili della terra. Due uomini di specchiata onesta' e liberi da condizionamenti. Con loro la politica dovra' fare necessariamente un passo indietro perche' non ammetteranno intromissioni di alcun genere ne' ingerenze inopportune". "Ognuno nel proprio ambito dovra' supportarli al massimo e rendere piu' agevole un compito immenso - conclude Stefania Covello -  che siamo pero' certi Eugenio Gaudio e Gino Strada sapranno svolgere al meglio nell'interesse esclusivo della salute dei calabresi Sono certa che faranno un ottimo lavoro. Calabria,forza!".

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La nomina dell'ex Magnifico Rettore de "La Sapienza",Eugenio Gaudio,  Rettore fino a pochi giorni fa, nel ruolo di Commissario ad acta per la sanità in Calabria è stata fortemente voluta dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Anche gran parte del Pd ha caldeggiato il nome dell'ex Magnifico Rettore che può vantare un curriculum scientifico di grande valenza. Non ha sortito gli effetti sperati la sponsorizzazione di Matteo Renzi per la nomina di Gino Strada e non è stata neanche presa nella benché minima considerazione la proposta fatta al Governo dal Presidente facenti funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che aveva indicato il nome di Francesco Bevere, attuale direttore generale del dipartimento salute della Regione. Eugenio Gaudio, 64 anni, nato a Cosenza,  è stato Rettore della Sapienza dal 1° novembre 2014 sino all'elezione nei giorni scorsi della nuova Rettrice de "La Sapienza", la prima donna dalla nascita della prestigiosa Università, Antonella Polimeni, anch'essa di origini calabresi. Del suo sterminato curriculum ne pubblichiamo solo una piccola parte. Dal 20 aprile 2020 è Consigliere del Ministro dell'Università e della Ricerca per la formazione nell'area sanitaria e per i rapporti con il Servizio sanitario nazionale. Da ottobre 2019 a marzo 2020 è stato Presidente di Civis - A European Civic University, la nuova università europea che riunisce quasi 400.000 studenti e 55.000 tra docenti e personale tecnico amministrativo. È autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche, la gran parte delle quali edite sulle più importanti riviste internazionali del settore, su temi di Epatologia sperimentale e clinica e di Microcircolazione degli organi. È autore di 12 libri di testo e atlanti di Anatomia umana per gli studenti dei Corsi di laurea in Medicina e chirurgia; è membro dell’Editorial Board delle riviste internazionali Hepatology, Digestive & Liver Disease, World Journal of Gastroenterology. È reviewer per le riviste internazionali Anatomical Record, J Anatomy, Gastroenterology, American Journal Physiology, J Clinical investigation, Am J Pathology; è membro dell’International Advisory Board del “The Netter Collection of Medical Illustrations”; è direttore della collana “Netter Atlante di Anatomia, Fisiopatologia e Clinica”. È titolare di un brevetto internazionale del 2011 dal titolo “Multipotent Stem Cells from the Extrahepatic Biliary Tree and Methods of Isolating Same” e di un brevetto del 2014 dal titolo “Method of Treating Pancreatic and Liver Conditions by Endoscopic-Mediated (or Laparoscopic-Mediated) Transplantation of Stem Cells into/onto Bile Duct Walls of Particular Regions of the Biliary Tree”. Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra cui il titolo di Socio onorario dell'Accademia delle Scienze di Bologna, di membro della.European Academy of Sciences and Arts e di Professore onorario della Moscow State University of Medicine and Dentistry, la medaglia d'oro "Al Merito della Sanità Pubblica" e il titolo di Commendatore dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana".
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Alla fine dopo un bombardamento mediatico senza precedenti il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha telefonato al Commissario ad acta per la sanità, Giuseppe Zuccatelli, in attesa della notifica della nomina o della telefonata del Ministro, per chiedergli di dimettersi. A quel punto il Commissario Zuccatelli non avendo più alcuna possibilità di permanere nel suo ruolo non solo si è dimesso da Commissario ad acta ma si è dimesso anche da Commissario del Mater Domini di Catanzaro.  "Mi dimetto. lascio la Calabria. Speranza mi ha telefonato. Se non sono adatto - ha affermato Zuccatelli - per fare il Commissario ad acta, non lo sono neanche per gestire due aziende così delicate e importanti come quelle di Catanzaro" Quindi Zuccatelli lascia tutto e ritorna a Cesena. Certamente con grande amarezza avendo probabilmente confidato nella strenua difesa ad oltranza del Ministro Speranza del quale è anche compagno di partito. Ma evidentemente le pressioni sono state talmente forti che lo stesso Ministro non ha potuto fare altrimenti. Ora è in corso un Consiglio dei ministri convocato ad hoc per nominare il nuovo Commissario ad acta. Una scelta non facile. Italia Viva con Matteo Renzi si è pronunciata a favore della nomina di Gino Strada, il Pd vorrebbe la nomina di Nicola Mostarda, manager legato a filo doppio a Nicola Zingaretti, quindi riproponendo la solita vecchia logica di manager sponsorizzati dalla politica, usanza che nel Pd è durissima a morire, ancora altri vorrebbero la nomina dell'ex Rettore de "La Sapienza", il Prof. Eugenio Gaudio, calabrese nato a Mendicino e figlio del senatore democristiano Gaudio, mentre una parte dei 5 Stelle vorrebbe il nome di Gino Strada minacciando addirittura di non votare il decreto Calabria in aula ed una parte vorrebbe la nomina di un calabrese eccellente come lo è il Prof. Eugenio Gaudio. Vedremo come finirà

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Sempre più numeroso il coro di chi chiede con forza le immediate dimissioni delle Commissari dell'Asp di Cosenza, Simonetta Bettelini,  e della Commissaria dell'Azienda Ospedaliera, Giuseppina Panizzoli, che hanno dimostrato ampiamente la loro inadeguatezza a sostenere un momento così difficile e complicato per l'avanzare della Pandemia. Non è più il tempo dei manager voluti e sponsorizzati dalla politica. E' giunto il tempo dei manager che hanno realmente le qualità per esserlo e non i tanto decantati curriculum costruiti solo ad hoc e dovuti alla fedeltà e all'appartenenza degli sponsor politici che sono il vero tumore della sanità calabrese ed italiana. A chiedere con vigore le dimissioni della Commissaria dell'Asp di Cosenza, Simonetta Bettelini, è Giuseppe Mazzuca membro dell’assemblea nazionale Partito democratico. "La gestione della commissaria dell’Asp di Cosenza Simonetta Bettelini ha compresso l’offerta di sanità pubblica e in un momento di grave emergenza determinato dalla pandemia da Sars Covid 2, l’inadeguatezza dimostrata nel prendere decisioni rapide e calibrate alle necessità del territorio, ha aggravato di molto la situazione già gravemente deficitaria dell’Asp di Cosenza. Niente di personale contro la manager  ma non possiamo più tacere le sue enormi responsabilità. Basterebbe ricordare che Bettelini - afferma Giuseppe Mazzuca -  non ha approvato il bilancio consuntivo, non ha regolarizzato i pignoramenti presso il tesoriere, non ha adottato il Piano Covid territoriale, non ha adottato l’atto aziendale, non ha attuato le prescrizioni del Piano operativo, non ha sviluppato ciò che era stato indicato nel Dcs n.91/2020, non ha realizzato le Usca contribuendo in modo determinante ad intasare i reparti di Pronto soccorso, non si è posta il problema di potenziare il laboratorio di Virologia che processa i tamponi per il Covid. Insomma, sono molteplici e gravissime le problematiche che non sono state neanche affrontate dal momento del suo insediamento che per altro è avvenuto senza che la manager avesse chiarito se ha o meno i requisiti per ricoprire l’incarico di commissario dell’Asp, dal momento che risulta titolare di struttura semplice e non, come prevede la norma, di struttura complessa". "Difronte a questo scenario devastante  ci chiediamo come sia possibile che il commissario Bettelini si sia presa la libertà di minacciare ritorsioni ai lavoratori che “osano” parlare con la stampa. Una censura in piena regola. Un balzo indietro nel tempo che riporta alla memoria momenti infausti della nostra storia. Una vergogna per chi ha pensato di poter riproporre la riduzione al silenzio all’interno di un rapporto di lavoro. Non lasceremo che i cittadini vengano ulteriormente danneggiati  da chi ha dimostrato di non avere una visione del comparto sanitario organizzato in funzione delle necessità dei pazienti e non ha contezza del momento di emergenza che stiamo attraversando e delle gravi conseguenze che derivano da omissioni, ritardi e decisioni sbagliate". "Se queste sono le premesse  è doveroso chiedere le dimissioni dell'ennesimo commissario straordinario che ha dimostrato di non conoscere la sanità del nostro territorio e di non avere contezza degli interventi da mettere in atto per riorganizzare i servizi e rispondere efficacemente alla domanda di salute dei cittadini. Al ministro della Sanità, Speranza, chiediamo - conclude Giuseppe Mazzuca dell'assemblea nazionale Pd - di nominare al più presto un commissario aziendale che sia garanzia di competenza, legalità, rigore ed affidabilità. Questa è la posizione ufficiale del Partito democratico, inutile che la manager cerchi inesistenti sponde politiche per conservare la poltrona. Faccia un favore  resti dov’è senza fare la fatica di tornare a Cosenza dopo il fine settimana. A queste latitudini, i suoi servigi, non sono più graditi". Inoltre tante le organizzazioni sindacali di base hanno anche rimarcato che l'Asp di Cosenza, in un moento così delicato e drammatoco sul piano sanitario, ha addirittura autorizzato la riqualificazione del personale amministrativo quando invece il DPCM del 3 novembre scorso in modo chiarissimo e lampante ha sospeso tutte le procedure concorsuali sia esterne che interne di tutti gli Enti pubblici tranne tutte le procedure concorsuali ad eccezione dei concorsi per il personale medico,infermieristico e tecnico di laboratorio escludendo con chiarezza e senza possibili interpretazioni di comodo tanto in uso dell'Asp cosentina e dei suoi dirigenti. Anche per questo alcuni sindacalisti di base chiedono la revoca immediata dell'avviso di riqualificazione del personale amministrativo, avviso già in passato revocato e poi riproposto, e chiedono anche loro le dimissioni della Commissaria Bettelini.

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In tanti polemizzano per la prossima apertura di Ospedali da campo militari auspicando, invece, l'utilizzo delle tante strutture ospedaliere semivuote, chiuse ed alcune abbandonate sparse nella provincia. In pratica tutti gli ex ospedali che poi sono stati chiusi per esigenze di razionalizzazione della spesa sanitaria. Obiettivo fra l'altro mai raggiunto. Ed in merito alla richiesta di utilizzare per l'emergenza Covid i tanti ospedali chiusi è opportuno ricordare anche per il tempismo della richiesta stessa l'appello che il 7 marzo, quindi all'inizio della pandemia, venne inoltrato dal Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Lo riproponiamo, per come lo ha riproposto lo stesso Sindaco Occhiuto, sulla sua utenza facebook. “Ho lanciato un appello alle autorità sanitarie e a quelle politiche regionali. A breve si potrebbe profilare la necessità di avere a disposizione ulteriori posti in terapia intensiva, cosa che si può ottenere solo nelle strutture esistenti. Lo stesso vale per i posti letto in isolamento. È urgente ricollocare pazienti affetti da altre patologie di più facile gestione, per creare gli spazi necessari (all’interno del nosocomio cittadino) alle nuove esigenze indotte dal coronavirus che si dovessero manifestare. La ricollocazione dei pazienti di più agevole gestione potrebbe avvenire in ospedali semivuoti come Rogliano, San Marco Argentano, Rossano, Cetraro, Praia e Lungro. Basterebbe poco poi per riattivare qualche reparto e creare posti all’Annunziata e al Mariano Santo per i pazienti affetti da coronavirus. Appare questa la cosa più sensata da fare”. 
"Avevo già dato questa idea il 7 marzo, ad inizio pandemia, ma non è stata accolta. Quindi oggi - scrive ancora Mario Occhiuto -  faccio quello che posso (anche l’impossibile) per fronteggiare l’emergenza e salvare se possibile vite umane nella città di cui sono sindaco. Io sono il sindaco di Cosenza (non di Rogliano, Cetraro, ecc), non sono un Commissario della sanità né un amministratore regionale, e non ho neanche competenze attribuite dalla legge in materia sanitaria. Non posso disporre in alcun modo di posti letto nell’ospedale di Cosenza, figuriamoci in altre città. Ho emanato una Ordinanza costringendo l’Azienda alle assunzioni necessarie, ma persino il prefetto mi ha fatto rilevare nell’atto presunti vizi legati ad un “eccesso di potere” (che a mio avviso non esistono, considerando la grave situazione sanitaria in atto). Oggi non abbiamo più tempo.

La gente può morire per mancanza di cure precoci. E quindi io faccio direttamente e personalmente tutto ciò che è in mio potere. L’Ospedale militare in caso di emergenza è quanto di meglio si può avere visto che è attrezzato e gestito anche da personale sanitario e da medici bravissimi. Oggi non c’è solo una questione di posti letto ma di personale sanitario e di attrezzature mediche che mancano. Con l’Ospedale da campo sarà possibile mitigare anche queste difficoltà perché all’Annunziata si allenterà la pressione. Inoltre i medici militari porteranno anche gli ambulatori e i laboratori che potremo installare in seguito e che consentiranno anche altri servizi sanitari di cui oggi hanno bisogno i cittadini. Le persone ammalate di Covid che oggi si recano in ospedale sono costrette a restare in fila nelle ambulanze e per giorni e giorni in barella in una sala unica dedicata del Pronto Soccorso, con medici e personale sanitario che si prodigano al massimo ma che non ce la possono fare in queste condizioni. La malattia ha un punto di criticità che può apparire all’improvviso e bisogna intervenire con cure precoci per salvare vite umane". "Ecco perché oggi c’è necessità di un Ospedale militare - conclude Mario Occhiuto - che è quanto di meglio si possa avere in situazione di emergenza perché è attrezzato, riscaldato, e con operatori e medici bravissimi. Ringrazio di cuore e moltissimo il generale Antonio Battistini, comandante della Sanità militare, e i vertici della protezione civile nazionale per aver accolto il mio appello e per essere immediatamente venuti in soccorso di tutta la provincia cosentina".

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L’Ospedale da campo che il Sindaco Mario Occhiuto ha richiesto alla Protezione civile nazionale sarà realizzato a Cosenza, nell’area di Vaglio Lise, e già da lunedì 16 novembre inizieranno le operazioni preliminari per l’allestimento. Arriverà direttamente dal Libano, intorno al 20 novembre, e dovrebbe essere pronto entro fine mese. Una tabella di marcia stilata questa mattina a Palazzo dei Bruzi nel corso di un vertice tenuto dal Sindaco Mario Occhiuto alla presenza del team operativo inviato in città dal generale Antonio Battistini, Capo della Sanità militare dell’Esercito, con il quale il primo cittadino di Cosenza ha avuto nei giorni scorsi una proficua interlocuzione. Al vertice ha partecipato anche il Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cosenza, dottor Eugenio Corcioni. L’incontro di questa mattina, presenti il Colonnello Alfonso Zizza, direttore dell'ospedale militare di Messina, il Colonnello medico Stefano Astorino (dell’Ospedale militare del Celio di Roma), il colonnello Tassi e il Comandante del I Reggimento Bersaglieri di Cosenza, Massimo Scotti,e, inoltre, il Dirigente della Protezione civile regionale Fortunato Varone, è stato utile per discutere sulle modalità di funzionamento dell’Ospedale da campo. Alla luce anche della interlocuzione con il Presidente dell’ordine dei medici, si è convenuto che la migliore allocazione, tra quelle prese in esame, è risultata essere quella del sito accanto alla stazione di Vaglio Lise, nell’area delle Ferrovie dello Stato con cui il Comune di Cosenza ha in essere una convenzione. L’Ospedale da campo potrà ospitare una quarantina di pazienti, dando la precedenza a coloro che stazionano, in attesa di cure, al Pronto soccorso, e potrà essere ampliato fino ad ospitare ambulatori e laboratori per le analisi. All’incontro a Palazzo dei Bruzi erano presenti, per il Comune, anche il Vicesindaco e Assessore alla riqualificazione urbana, Francesco Caruso, l’Assessore alla protezione civile Carmine Vizza e la Dirigente del settore Protezione civile del Comune Antonella Rino.  

“All’Ospedale dell’Annunziata – ha detto il Sindaco Occhiuto a margine della riunione -l’emergenza non si è affatto fermata. Anche oggi 45 persone, tutti pazienti Covid, sostano in attesa di ricovero tra la sezione Covid del Pronto soccorso, le ambulanze in sosta all’esterno e le tende montate dalla protezione civile comunale. E’ una situazione esplosiva, resa ancora più tale dal fatto che l’Ospedale di Cosenza è l’unico ospedale Hub della provincia e quindi qui si riversano gli ammalati da tutto il territorio provinciale. A questo si aggiunga l’atavica carenza di personale sanitario alla quale si sta cercando di porre rimedio anche a seguito della mia ordinanza contingibile ed urgente per il reclutamento di nuove risorse umane. Molte cose – ha aggiunto Occhiuto - si potevano fare, tra la prima e la seconda ondata di contagi, e non sono state fatte. Tutte ragioni, queste, per le quali ho nei giorni scorsi lanciato l’idea dell’Ospedale da campo che ho richiesto formalmente alla Protezione civile nazionale. Dopo una telefonata con i vertici militari e, in particolare, con il numero uno della Sanità militare, il generale Antonio Battistini, questa mattina è arrivato in città il team operativo dell’esercito con il quale abbiamo avuto un incontro molto proficuo e che, se tutto andrà secondo quanto ci è stato assicurato, dovrebbe far guardare al futuro con maggiore fiducia”.

Il Sindaco Occhiuto, sentito il Presidente dell’Ordine dei medici Corcioni, ha richiesto ai militari anche la TAC, 3 posti di terapia intensiva e 4 posti di terapia sub intensiva. Complessivamente, l’Ospedale militare da campo avrà a disposizione 40 posti letto e tra personale sanitario e tecnici, appartenenti all’esercito, potrà contare su 50 unità. Il Sindaco Occhiuto ha, infine, rivolto un ringraziamento particolare al Generale Battistini e ai militari presenti per aver dato seguito in tempi brevissimi alla richiesta indirizzata alla Protezione civile nazionale. “La disponibilità del generale Battistini, in un momento così difficile per la nostra comunità – ha detto Occhiuto - è stata eccezionale e non posso che esprimergli la mia più profonda gratitudine per una sensibilità che va anche oltre i rapporti istituzionali”. Occhiuto ha tenuto ancora a sottolineare che si metterà in contatto con il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Giuseppina Panizzoli “per tutte le operazioni indispensabili di interconnessione dell’Ospedale militare da campo con la nostra struttura Hub dell’Annunziata”. 

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Il dramma della sanità calabrese continua a tenere banco. E proprio nel momento peggiore sembra che ai verti decisori della stessa sanità si trovino dirigenti non idonei ad affrontare le problematiche urgenti che una sanità già al collasso determina. Basti citare il caso di Cottarelli e di Ziccatelli che sono divenuti i personaggi del momento dei mass - media dell'intero Paese. Ma anche a livello cosentino i problemi non mancano. Ad intervenire con durezza e determinazione il segretario regionale della Fismu (Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti), Claudio Picarelli che arriva a chiedere le dimissioni immediate della Commissaria dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza, la bergamasca Giuseppina Panizzoli. “La misura è colma. Medici e pazienti travolti dal Covid19 e dall’immobilismo della Commissaria Giuseppina Panizzoli. La pazienza ha un limite, è giunto il momento di cambiare rotta. Il responsabile della Fismu, quindi, auspica la rimozione o le dimissioni "della dott.ssa Panizzoli, per diverse e fondate ragioni. È rimasta sorda ad ogni confronto con i medici e con i sindacati. E quando ancora c’era il tempo per prepararsi alla seconda ondata della pandemia non si è fatto nulla. Oggi i medici a gran voce chiedono al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro della salute, Roberto Speranza, oltre che al nuovo commissario regionale, quando si insedierà, che venga nominato con urgenza una nuova governance alla guida dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Un(a) dirigente competente e con capacità organizzative adeguate al particolare momento. Siamo stanchi del pericoloso immobilismo in cui viviamo da mesi in Ospedale, grazie ad una gestione superficiale e distratta nessun aumento di posti letto, assunzioni ridotte all’osso che neanche coprono i vuoti lasciati dai pensionamenti, approvvigionamento di DPI assolutamente inadeguato, nonostante i necessari finanziamenti siano stati da tempo stanziati" "I cittadini e gli operatori non possono aspettare oltre! Chiediamo - conclude Claudio Picarelli - che ancor prima dei 30 giorni previsti dal nuovo decreto Calabria sia nominato un nuovo vertice, prima che sia troppo tardi per far fronte a una epidemia che peggiora di ora in ora”.
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Il pronto soccorso di Cosenza: l'Inferno sulla terra. Circa una cinquantina di malati  Covid in attesa di essere ricoverati, lamentele, disperazione, abbandono. Il video che circola ripreso da un cellulare anonimo è devastante. Ma da quanti anni si discute di potenziare il Pronto Soccorso? Quante promesse dei soliti noti che hanno saccheggiato la sanità?. Oggi si paga il prezzo di anni ed anni di malagestione. I numeri della Pandemia hanno raggiunto nella città di Cosenza cifre notevoli anche se vi è anche fra rappresentanti delle Istituzioni chi ne sminuisce la portata. Colui il quale, invece, è perfettamente consapevole della gravità del momento è il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. "La situazione è talmente grave da essere insostenibile. "Vi sono una cinquantina circa di pazienti positivi - ha affermato il Sindaco di Cosenza - ammassati nei locali del Pronto Soccorso e nelle ambulanze". "E' necessario trovare - continua Mario Occhiuto -  delle soluzioni. I medici mi segnalano gravissime difficoltà e rintengo che sia necessario l'intervento dell'Esercito con l'allestimento di un Ospedale da campo".
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La disastrata e tragica situazione in cui versa la sanità a Cosenza impone oggi più che mai anche una sentita e partecipata mobilitazione popolare che possa contribuire a creare le condizioni per affrontare
con la dovuta decisione problematiche da troppo tempo sottovalutate e non risolte.. Ed in questa ottica che nasce a Cosenza, in un momento particolarmente delicato dovuto al diffondersi della Pandemia,
l'associazione denominata "Movimento Popolare per il nuovo Ospedale di Cosenza". L'associazione regolarmente costituita ha eletto alla presidenza della stessa il giornalista Gianfranco Bonofiglio. A farne
parte anche l'avv. Antonio Gerace, il dott. Franco Pichierri, il dott. Stefano Tenuta, Enzo Perri, il dott. Armando Pagliaro, il Prof. Ferdinando Veraldi, il dott. Silvio Sammarco, il dott. Pino Benvenuto, Fulvio Campanaro e l'avv. Salvatore Pichierri. Nel nutrito parterre dei soci costituenti del Movimento molti vantano anni ed anni di esperienza in ruoli apicali e dirigenziali nel mondo della sanità e delle professioni. L'obiettivo principale del Movimento è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgere la partecipazione popolare per il raggiungimento di un obiettivo non più procrastinabile: quello di avviare concretamente la costruzione di un nuovo Ospedale. Del resto è bene rammentare che si discute della costruzione di un nuovo Ospedale a Cosenza sin dalla fine degli anni '70 e nonostante la discussione sia stata avviata oramai da più di 40 anni non si è ancora giunti ad una decisione unanime su dove costruirlo. Non si è ancora scelto il sito dove edificarlo, nonostante i finanziamenti per la costruzione tramite soprattutto l'utilizzo dei fondi Europei siano a disposizione da tempo. Inoltre il grave momento di pandemia vissuto a Cosenza è la chiara dimostrazione di come l'attuale nosocomio dell'Annunziata non sia più nelle condizioni di offrire un livello di sanità in grado di dare risposte reali ai cittadini - utenti. Da anni il dramma del Pronto soccorso rimane insoluto per non discutere della gravità di un personale sempre più esiguo e molto al di sotto delle reali esigenze. Nonostante vi siano fondi certamente non trascurabili già affidati per nuove assunzioni. Basti accennare come addirittura l'attuale Commissario, la dottoressa Giuseppina Panizzoli, abbia utilizzato tali fondi per compensi destinati a straordinario e ad ore aggiuntive dello scarsissimo personale esistente oberato da un aggravio di lavoro insopportabile e fortemente stressante. E'  giunta l'ora di una mobilitazione popolare che supplisca l'assenza delle istituzioni. Per tutto questo Il Movimento Popolare per il nuovo Ospedale di Cosenza farà sentire la propria voce promuovendo non solo iniziative di denuncia ma anche e soprattutto iniziative di dialogo e proposte con il fine di contribuire al miglioramento di una sanità che sia degna di questo nome e che possa offrire all'utente- cittadino il sacrosanto ed inviolabile diritto alla salute.

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La situazione in cui versa il Pronto Soccorso di Cosenza è semplicemente drammatica ma sembra che qualcosa inizi a smuoversi. Infatti dall'Azienda Ospedaliera di Cosenza  è stato emanato un avviso pubblico di manifestazione di interesse per la formazione di un elenco di medici disponibili a prestare attività assistenziale presso l'Azienda Ospedaliera di Cosenza in relazione all'emergenza epidemiologica da CovidSars 2. Il contratto avrà durata di sei mesi rinnovabile. Un passo in avanti che raccoglie anche l'invito dell'ordinanza del Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, che sollecitava all'ufficio del Commissario Straordinario l'assunzione di personale con procedure d'urgenza, considerata la mancanza cronica di personale soprattutto presso il Pronto Soccorso. Ed in merito ai medici del Pronto Soccorso è da segnalare che giovedì alle 10.00 dinanzi agli uffici della Direzione generale dell'Azienda Ospedaliera in Via San Martino si terrà un sit - in di protesta dei lavoratori del Pronto Soccorso, medici, infermieri e lavoratori del 118, per chiedere un incontro immediato con il Commissario, Giuseppina Panizzoli, per discutere di come affrontare nel miglior modo possibile le tante urgenze e le tante problematiche da tempo irrisolte ed oggi ancora più aggravate dalla Pandemia.
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Emergono sempre più pesantemente i limiti di una sanità impreparata, disorganizzata e malgestita con l'avanzare tumultuoso del contagio Covid. Il numero sempre più alto di tamponi eseguiti ha condotto l'unico laboratorio di virologia accreditato che è quello dell'Azienda Ospedaliera che con l'immane sacrificio  di chi vi lavora sottoposti anche addirittura a turni notturni si riesce a giungere a circa 450 tamponi analizzati al giorno. Cifra ovviamente insufficiente. E su tale urgenza interviene la task force dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza guidata dal dott. Mario Marino. La Regione deve autorizzare nel minor tempo possibile la possibilità di inviare i tamponi anche fuori regione oltre ad identificare un laboratorio "idoneo, secondo le vigenti indicazioni ministeriali e regionali”. Il tutto al “fine di ridurre i tempi di attesa dei referti che, ad oggi, vanno mediamente dai 7 ai 10 giorni“. E ad oggi i tamponi in attesa di essere processati sono circa 2.000. Una cifra altissima che se non processati con urgenza potrebbero pregiudicare il tracciamento ed il tempestivo e conseguente intervento per bloccare i focolai. Inoltre considerata la situazione di emergenza  il direttore del dipartimento Mario Marino ed il responsabile delle Usca Sisto Milito, hanno inoltre richiesto all'Asp di non attendere la comunicazione formale del Dipartimento Tutela della Salute e di iniziare da subito l'invio dei campioni in territorio extraregionale.

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L'Ospedale di Cosenza versa in condizioni disperate e la più grave deficienza, fra le tante, è sicuramente quella della carenza del personale. Al punto tale che il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, è stato costretto ad emanare una specifica ordinanza per imporre alla Commissaria dell'Azienda Ospedaliera, la bergamasca Giuseppina Panizzoli, nominata dal Governo a luglio 2019, a promuovere con urgenza le procedure per l'assunzione di personale per l'emergenza Covid-19.  Infatti sembra che i Fondi Covid destinati dal mese di Aprile 2020 a nuove assunzioni siano stati destinati, in parte, a pagare ore aggiuntive di lavoro per personale già in servizio. Un personale sempre più esiguo. Basti citare che al Pronto Soccorso dove risultano otto medici che, fra turni ed eventuali assenze, non sono mai più di due o tre. Una cifra ridicola e irrisoria che costringe gli stessi medici a lavori estenuanti e determina attese per i pazienti e fomenta un clima di sofferenza e di difficoltà oggettive. Eppure l'oramai famoso ex Commissario, il Generale Cotticelli, nella verifica fatta ai sensi del Decreto Calabria sull'attività del Commissario Straordinario, Giuseppina Panizzoli, dal 9 settembre 2019 al 9 giugno 2020, lodava e promuoveva con una verifica "positiva" il lavoro svolto dalla stessa Commissaria dell'Ospedale dell'Annunziata. Valutazione positiva contenuta in un decreto firmato da Cotticelli ed anche dall'altrettanto famosa ( sempre per merito dell'intervista) sub Commissaria, dottoressa Maria Crocco. L'istruttoria sul raggiungimento degli obiettivi da parte della dottoressa Panizzoli, obiettivi raggiunti nonostante la stessa sia presente presso l'Ospedale solo per tre giorni la settimana, è stata effettuata da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che in questi casi è da supporto all'Ufficio del Commissario ad acta per la Sanità. Nessuno può obiettare nulla sul raggiungimento dei risultati che evidentemente saranno stati anche raggiunti, ma permane il fatto che le difficoltà del Pronto Soccorso non sono state affatto risolte e che non si è proceduto a nuove assunzioni che oggi, come allora e più di allora, sono necessarie e vitali per dare maggiore sostegno a chi, affetto da Covid, è costretto a rivolgersi alle cure dell'Ospedale dell'Annunziata.
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La Calabria è stata sempre una terra difficile, litigiosa caratterizzata da una forte indole individualista nella quale imporre delle leadership è difficilissimo se non impossibile. In tale contesto con problematiche mai risolte lungo è l'elenco dei Commissari venuti da altre Regioni. Una storia antica con Commissari di tutte le forme. Nella Prima Repubblica la figura preminente era il "Commissario" di partito. Nelle segreteria regionali e provinciali dei vecchi partiti della Prima Repubblica, la Dc, il psi, il Pci, il Psdi, il Pri e tutti gli altri era solito assistere a lotte intestine e senza quartiere fra le varie componenti del partito stesso, cioè le vecchie "correnti" che non erano certamente "correnti" di pensiero ma gruppi organizzati facenti capo ad un capo- corrente che dispensava favori, assunzioni, posti di potere e tutto ciò che era necessario per gestire il potere. Leggendarie le guerre nel vecchio Psi fra i gruppi facenti capo ai fratelli Gentile, Pino e Tonino, fra Giacomo Mancini, Gaetano Mancini, Salvatore Frasca, Cecchino e Sandro Principe, la componente di sinistra con a capo Pino Iacino e tante altre. Liti furiose che determinavano l'invio da parte della sede romana di partito di Via del Corso di un "Commissario" di partito. Ma chi veniva scelto per fare il "Commissario"? Sempre personaggi che invece di pore ordine fagocitavano altri problemi. Chi può dimenticare fra chi ha militato negli anni '80 nel vecchio Psi i Commissari Giusy La Ganga ed Emanuele Pecheux, ambedue deceduti, che fallirono clamorosamente nel loro obiettivo. E la stesso vale nella Seconda Repubblica per i tanti Commissari giunti dal Nord. Soprattutto nel campo della sanità. Basti pensare al Generale Cotticelli e al neoCommissario Zuccatelli o ai tanti Commissari delle Asp e delle Aziende Ospedaliere che, venute dal Nord, hanno puntualmente brillato per inerzia e immobilismo. La Calabria, luogo privilegiato per i Commissariamenti, ha avuto sempre la sfortuna di conoscere Commissari magari con buoni curriculum costruiti ad arte perchè gli sponsor politici ne hanno consentito la possibilità, ma che poi, messi alla prova, hanno offerto risultati semplicemente disastrosi. Anche perchè difficilmente chi è veramente in grado di smuovere le acque in una realtà difficile sapendo a quali difficoltà deve andare incontro ne accetta le responsabilità ed il rischio. Rischio, in alcuni casi, come quello della sanità, che può giungere anche all'incolumità personale e familiare, considerando che nella sanità gli interessi della 'ndrangheta sono talmente consolidati al punto tale che chiunque voglia porre concretamente rimedio deve mettere in conto anche il rischio della propria esistenza.

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Il Sindaco Mario Occhiuto ha emanato un’ordinanza contingibile ed urgente con la quale, facendo ricorso ai suoi poteri in materia sanitaria, ha intimato al legale rappresentante pro tempore dell’Azienda Ospedaliera, di provvedere, immediatamente, al reclutamento, a tempo determinato, di personale sanitario (medici, infermieri, Oss, Tecnici di laboratorio e tecnici di radiologia), per far fronte alla situazione di grave emergenza che sta vivendo in queste ore l’Ospedale della città di Cosenza, che, alla luce della sempre maggiore diffusione dei contagi da Covid-19,  non riesce più, con le risorse umane in organico, a soddisfare il bisogno di cure dei pazienti ricoverati, ed alla situazione, di altrettanta gravità, in cui versa il Pronto soccorso dello stesso Ospedale dove stazionano in corsia numerosi pazienti in attesa di ricovero in reparto. L’ordinanza, con la quale Occhiuto ha anche chiesto la più celere conclusione delle procedure di reclutamento nei termini massimi di pubblica evidenza di sette giorni, in considerazione della assoluta eccezionalità della situazione attuale di grave pericolo che coinvolge l’intera collettività locale, è stata firmata dal Sindaco dopo il sopralluogo che questa mattina il primo cittadino ha effettuato presso l’Azienda Ospedaliera incontrando il personale sanitario. Nel corso del confronto con i medici sono emerse criticità di assoluto rilievo che rendono non più rinviabile il reclutamento di:

-          20 medici, anche in possesso della mera abilitazione all’esercizio della professione;

-          30 infermieri;

-          40 Oss;

-          7 tecnici di laboratorio;

-          3 tecnici di radiologia.

Nell’ordinanza del Sindaco viene ribadita la necessità che le procedure per il reclutamento siano snelle e semplificate e senza pregiudizio per eventuali graduatorie a tempo indeterminato in modo da non distogliere dal partecipare i professionisti potenzialmente interessati. Sull’argomento il Sindaco ha consultato il Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cosenza, dott.Eugenio Corcioni, che ha manifestato la massima disponibilità nel supportare l’Azienda Ospedaliera al fine di sensibilizzare i propri iscritti alla partecipazione alle procedure straordinarie di reclutamento. Il provvedimento del Sindaco è stato, inoltre, preventivamente comunicato al Prefetto, come previsto dall’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000. L’ordinanza del Sindaco è un atto unico nel panorama nazionale al quale Occhiuto ha fatto ricorso ai sensi dell’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000, che prevede espressamente che “Il Sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Nella motivazione del provvedimento con il quale ha intimato all’Azienda Ospedaliera l’assunzione immediata di nuovo personale sanitario, Occhiuto fa riferimento alla  necessità di contenere la diffusione del coronavirus “che ha comportato, finora, - scrive il Sindaco - l'emanazione di numerosi provvedimenti, sia a livello nazionale che regionale, che non hanno sortito gli effetti sperati, considerato che siamo in presenza, ormai, della cosiddetta “seconda ondata”, altrettanto, tragicamente, problematica quanto la prima. Addirittura, a differenza della “prima ondata”, durante la quale sembrava che la Calabria fosse meno attinta dal virus, la regione è stata classificata “zona rossa”, con conseguente regime giuridico di massima allerta e di profonde restrizioni alla mobilità ed alla libertà di iniziativa economica. Questa classificazione estrema – sottolinea Occhiuto nel suo provvedimento - promana non tanto da una rilevanza dei numeri in senso assoluto, palesemente più contenuti che in altre zone d’Italia, ma da carenze strutturali del sistema sanitario regionale che non è capace di fronteggiare nemmeno i numeri attuali. Negli ultimi giorni – scrive ancora il Sindaco -si è assistito ad un vergognoso susseguirsi di eventi, che hanno avuto rilevanza mediatica non solo nazionale, che hanno comprovato l’assenza di competenza e di senso di responsabilità delle strutture verticistiche sanitarie titolari della governance in Calabria, rispetto alla quale il giudizio di profondo biasimo non può limitarsi solo a tale livello, ma anche a chi ha operato certe scelte scellerate. Nonostante la formale presenza di un Piano Covid regionale- si legge ancora nelle motivazioni dell’ordinanza del Sindaco Occhiuto - lo stesso, per ciò che è emerso sui media nazionali, è da considerarsi mero adempimento formale/burocratico, ma di fatto palesemente inattuato e lettera morta. La Sanità in Calabria è commissariata da circa 11 anni senza alcuna efficacia, , traducendosi, il commissariamento, sostanzialmente in una occupazione e usurpazione di prerogative costituzionalmente sancite, con il risultato di creare solo rimpalli deresponsabilizzanti e confusione di competenze, nonché una perenne conflittualità tra Stato e Regioni, sì da poter sostenere il paradosso che se così è si abbia il coraggio di modificare la costituzione e abolire il regionalismo. Già a marzo – scrive ancora Occhiuto - per l’ incapacità gestionale degli organi preposti, fui costretto ad emettere un’ordinanza contingibile ed urgente, disponendo “di destinare l’intero immobile di malattie infettive alla sua funzione originaria al fine di sopperire al prevedibile aumento di necessità di cure infettivologiche; (…) , chiedendo, infine, di provvedere a ridurre la carenza di personale saitario nei punti di cura di terapia intensiva e infettivologia”.  L’Azienda Ospedaliera di Cosenza è centro HUB e, come tale, deve soddisfare le richieste di tutto il territorio provinciale. Inoltre, essa è unico Centro di riferimento regionale per alcune attività di altissima specializzazione che necessitano un impegno in termini di personale ed attrezzature assai elevato. Quotidianamente – prosegue l’ordinanza di Occhiuto - arrivano nuovi casi (a fronte di un numero inferiore di dimissioni) che stazionano nel Pronto Soccorso, aumentando l’emergenza di posti letto attrezzati e di personale sanitario dedicato. Ormai i nuovi casi vengono stabilmente e giornalmente rubricati, dai siti dedicati di raccolta dati, come “nuovo record”, con conseguente ovvia previsione di una implosione della struttura ospedaliera sia per i malati di covid che per le altre patologie. Tutto questo ha  comportato lo spostamento del personale sanitario dalle proprie precipue mansioni verso l’utilizzo dello stesso in materia di emergenza covid, distogliendo forza lavoro a tutte le altre attività e prestazioni ospedaliere proprie di altre patologie, che non certo si sospendono per la presenza della pandemia.

L’attuale dotazione di personale – sottolinea ancora Occhiuto nell’ordinanza - è sottodimensionata rispetto alla pianta organica, con conseguente necessità ed urgenza di dotare l’Azienda ospedaliera di Cosenza del personale necessario a garantire il rispetto dei requisiti minimi previsti dalla normativa Regionale vigente, al fine di consentire l’erogazione delle prestazioni sanitarie come previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La cronica carenza di personale, che si è andata accentuando negli anni, ha determinato:

● problematiche organizzative che hanno inciso in maniera preoccupante sull’aumento della “sinistrosità” ospedaliera.

● aumento dei casi di allerta e/o allarme mediatico.

● incremento delle richieste di risarcimento per presunti casi di “malasanità” che ha indotto in tutto il personale un senso di insicurezza e demotivazione.

A fronte delle risorse impegnate ed assegnate all’Azienda Ospedaliera di Cosenza dalla Regione Calabria (Euro 2,8 mln) sono state utilizzate solo Euro 557.000,00;

-come da comunicato istituzionale del 27 ottobre 2020, la Regione ha impegnato la ulteriore cifra pari a Euro 45 mln per acquisto macchinari ed implementazione delle risorse;

-gli ulteriori 54 mln di euro previsti dal Decreto Rilancio possono essere gestiti direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere, individuate come soggetti attuatori dei singoli interventi.

Considerato che le attività dei reparti ospedalieri non possono essere depauperate senza le immaginabili conseguenze per la salvaguardia della pubblica incolumità della città di Cosenza e del territorio provinciale, è necessario porre rimedio a questa Emergenza Sanitaria, essendo urgente la necessità di anteporre la salute dei cittadini, inclusi gli operatori dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, a qualsiasi altra diversa esigenza.

Già nel luglio del 2014 il Sindaco Occhiuto aveva emanato un’ordinanza contingibile ed urgente, analoga a quella di oggi, con la quale aveva ordinato, all’allora Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera, di provvedere immediatamente, nelle more ed anche in assenza del superamento del temporaneo blocco del turn-over che il primo cittadino di Cosenza ha sempre contestato, al reclutamento di personale medico per il Pronto Soccorso e per l’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione per far fronte ai picchi di criticità che si manifestavano nel periodo estivo dinanzi ad una domanda di accessi enorme ed alla quale l’azienda ospedaliera rispondeva con grande difficoltà. Anche in questo caso un atto senza precedenti in Italia per dire basta a situazioni che mettono in serio pericolo la salute pubblica e l’intera collettività locale. All’epoca l’ordinanza del Sindaco Occhiuto fu rigettata dal TAR, ma oggi siamo di fronte ad una pandemia e i Sindaci hanno visto rafforzarsi il loro potere di ordinanza come massime autorità sanitarie sul territorio.

Redazione

 

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Giuseppe Zuccatelli, neo commissario della sanità calabrese, e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno dichiarato che la contestata intervista a Zuccatelli nella quale si esprimeva contro l'uso della mascherina risale al primo periodo del contagio da Covid-19. Ma il gruppo FEM.IN. Cosentine in lotta ha rivelato su Facebook che quell'intervista era del 27 maggio, quando era già finito il primo lockdow. Secondo lei Zuccatelli e il ministro Speranza dovrebbero dimettersi?
"Su Zuccatelli e Speranza farei due considerazioni diverse: Zuccatelli ha fatto delle dichiarazioni molto superficiali che compromettono la sua credibilità specialmente per il ruolo così delicato che dovrà ricoprire nel campo della sanità. Speranza ha fatto una scelta sulla base di una fiducia che evidentemente nutre nei confronti del nuovo commissario ad acta. Immagino valuterà a breve se sarà il caso di lasciarlo al suo posto o meno dopo averlo visto al lavoro".  
Nella maggioranza c'è stato uno scontro sulla nomina di Zuccatelli, secondo lei come sono andate le cose? Si tratta di una vittoria della sinistra di LeU e di una sconfitta del M5S?
"Mi auguro che nella scelta del commissario non siano state seguite logiche politiche e di partito ma soltanto istruttorie sulla base dei curricula".
L'ex commissario ad acta per la Sanità in Calabria, generale Saverio Cotticelli, ha affermato: "Davo fastidio alla Massoneria. Volevano eliminarmi, non potendo uccidermi mi hanno screditato". Che idea si è fatto del suo siluramento? Motivi politici?
"Cotticelli ha rilasciato una serie di dichiarazioni confuse e contraddittorie per non dire farneticanti. Sarebbe stato più onesto a chiedere direttamente scusa per il lavoro non fatto senza accusare altri e sospettare teorie complottiste di vario genere".
Che cosa chiede Italia Viva al governo e al ministro Speranza per risolvere il caso Calabria?
"Italia viva chiede un impegno concreto affinché la sanità calabrese venga liberata da gestione di commissariamento perenne che va avanti da quasi 11 anni. In Calabria così come in altre regioni Italiane in cui la sanità è al collasso non servono interventi d’emergenza per risolvere i problemi dell’ultimo minuto ma la predisposizione di un vero e proprio piano sanitario per scongiurare il rischio di assistere davvero alla distinzione tra pazienti di serie A e di serie B. C’è bisogno di una gestione dello Stato centrale in materia di sanità, in questo senso la modifica del titolo V ha creato molti problemi di organizzazione burocratica e controllo".
Articolo di Alberto Maggi

Fonte: www.affaritaliani.it

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Ancora una volta, tristemente, la Calabria assurge a notorietà nazionale per vicende poco edificanti e per spettacoli a dir poco raccapriccianti. Ancora una volta un "Sistema" di controllo delle nomine nella sanità che rispondono solo all'appartenenza a partiti e sponsor politici trova in una terra difficile come la Calabria la sua eterna apoteosi. In Calabria è necessario l'intervento di personaggi autorevoli, competenti e, soprattutto, coraggiosi nel tentare di arginare tutti quei tentacoli che decenni di controllo mafioso del territorio hanno radicato ovunque. E' ovvio che tali qualità non possono albergare in chi deve la propria carriera all'appartenenza politica e alla capacità di lecchinaggio che oramai è il vero criterio per arrivare al successo. Lo spettacolo penoso offerto dall'intervista del Generale Cotticelli, dai video del dott. Zuccatelli ed anche dalla difesa malriuscita da parte dello stesso Generale Cotticelli nell'ambito della trasmissione TV su La7 "non è l'Arena" condotta da Massimo Gilletti con la partecipazione della giornalista Myraim Merlino, ex moglie del manager Arcuri, timidamente citato dallo stesso Generale in trasmissione, sono divenuti uno spettacolo televisivo amplificato dai social che, ancora una volta, forniscono della Calabria un'immagine deleteria e negativa che, seppur reale, sovrasta quella parte positiva che, nonostante tutto, esiste e resiste con coraggio, determinazione ed in silenzio. Goffi e privi di valide motivazioni le difese dei due personaggi. Cotticelli che afferma di indagare su se stesso ed afferma di non riconoscersi nell'intervista. Il dott. Zuccatelli che adombra nel video nel quale afferma delle macroscopiche sciocchezze sottovalutando il Covd-19 chissà quale complotto e quale fine strategia per delegittimarlo, anche se confortato dalle parole del Ministro Speranza che gli avrebbe riferito "I video e le polemiche passano, i buoni risultati restano". Sarebbe opportuno chiedere al deludente giovane ministro della Salute a quali buoni risultati si riferisca dato che nella gestione apicale della sanità i calabresi di buoni risultati ne disconoscono l'esistenza. Uno spettacolo penoso figlio di una spartizione ed intromissione della politica nella sanità sia a livello di Governo nazionale con il Governo, sia di politica regionale che per decenni ha massacrato una sanità sempre più inquinata da infiltrazioni di 'ndrangheta e da interessi tangentistiche ed affaristiche di tanti politici professionisti calabresi che in pochi decenni hanno costruito immense fortune economiche gestendo gli affari della sanità e dove non si è mai indagato in quel patto tacito tra 'ndrangheta, politica, imprenditoria e istituzioni corrotte, che nella sanità ritrova i suoi maggiori interessi economici e clientelari.  

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Il video del neoCommissario per la Sanità, Giuseppe Zuccatelli, nel quale afferma che la mascherina non serve e che per contagiarsi è necessario baciarsi per almeno 15 minuti è divenuto virale ed è stato trasmesso da tutti i canali nazionali della Rai, oltre che da tutte le altre Tv. Anche nella seguita trasmissione su Rai3 "Mezz'ora in più" condotta da Lucia Annunziata è stato trasmesso il video con ospite della trasmissione il Ministro della Salute, Roberto Speranza, dello stesso partito, Liberi e Uguali, nelle quali liste nel 2018 si è candidato alla Camera Giuseppe Zuccatelli anche per la sua quarantennale amicizia con Pierluigi Bersani al quale deve la sua carriera di burocrate della sanità. Il Ministro Speranza con un candore disarmante ha dichiarato che il video è "inopportuno" ma che non si può disconoscere un curriculum di 30 anni. Una difesa d'ufficio che non ha convinto nessuno. Inoltre va precisato che il video risale al 27 maggio, quindi dopo la prima fase della pandemia dove nessuno sosteneva più l'inutilità della mascherina o l'assurda tesi di stare 15 minuti a baciarsi per contrarre il virus. Ma non basta, continuano a spuntare come funghi altri video. In uno di questi il negazionista Zuccatelli giunge a dire che la sanificazione degli ambienti non è necessario e che basta una pulita con qualsiasi disinfettante. Quindi ad un personaggio che sottovaluta il virus ed oggi in quarantena perché positivo viene affidato il Piano Covid solo perché in quota Leu e amico del Ministro Speranza e di Pierluigi Bersani in una logica di spartizione politica che poi è quella logica che sul piano nazionale come su quello regionale ha distrutto la sanità. Povera Calabria, ancora una volta all'attenzione nazionale. Ancora una volta per storie e vicende talmente assurde che sembrano inventate ma, purtroppo, invece, sono tragicamente reali. Sulla pelle dei calabresi.

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Con la velocità della luce in seguito alla scandalosa intervista rilasciata dall'ex Commissario per la sanità Saverio Cotticelli il Consiglio dei Ministri riunito d'urgenza alle 21.30 ha nominato Giuseppe Zuccatelli. Da Saverio Cotticelli a Giuseppe Zuccatelli, in quota Leu e da anni vicinissimo a Pierluigi Bersani ( foto ), che non è una vera e propria novità nel variegato mondo sanitario calabrese. Il nuovo Commissario sarà affiancato dal subcommissario Maria Crocco, la oramai famosa "Maria" dell'intervista che divenuta virale ha fatto il giro del mondo dei social e potrà usufruire di un nutritissimo staff di ben 25 componenti oltre ad avere poteri ancora più ampi, eventualità molto difficile da realizzare considerati quelli di cui già l'ufficio disponeva. Il nuovo commissario ad acta per il piano di rientro della sanità calabrese, Giuseppe Zuccatelli, è originario di Ferrara, 76 anni, vanta una lunghissima esperienza nel campo della sanità. Nel dicembre scorso venne nominato Commissario Straordinario dell'Azienda Ospedaliera Pugliese - Ciaccio e dell'Azienda universitaria Mater Domini di Catanzaro. Per un breve periodo ha ricoperto anche l'incarico di Commissario Straordinario della disastrata Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, dove, francamente, non sembra che abbia lasciato, seppur nella brevità dell'esperienza fatta, grandi ricordi di cambiamento o miglioramento di una situazione generale a dir poco complicata. Rimane nel suo ruolo di sub commissario la dottoressa Maria Crocco alla quale sarà affiancata prossimamente la figura di un secondo subcommissario, per come previsto dal Decreto Calabria recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. Decreto che ampliando i poteri del Commissario prevede le attività di gestione tecnico-amministrativa di rilevanza regionale, le funzioni di programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale finalizzate alla tempestiva attuazione del programma operativo 2019-2021 e del piano di rientro dai disavanzi sanitari. Ovviamente rimane al Commissario l'onore e l'onere di organizzare tempestivamente il piano Covid. Certamente i calabresi attendono grandi cambiamenti ed azioni concrete. Ora è il momento dell'azione ed i calabresi, in questo clima di tensione e di protesta, certamente saranno più vigili che in passato. 

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I consiglieri regionali d'opposizione Giuseppe Aieta, Marcello Anastasi, Graziano Di Natale, Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo, Flora Sculco e Luigi Tassone hanno firmato una mozione sulla scelta del Governo di dichiarare la Calabria "zona rossa" e sul drammatico momento vissuto dai calabresi dinanzi ad una pandemia che avanza e con una sanità ridotta ad un colabrodo. Nella mozione si legge:Premesso che:  la scelta di dichiarare “zona rossa” la Calabria è frutto di criteri ben precisi, condivisi anche dalla stessa Regione Calabria, che ha inviato i dati al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità. Quindi, non è stata una decisione politica bensì una scelta tecnica.

-         si ribadisce, i dati e i criteri sono stati condivisi e inviati dal Dipartimento della Salute della Regione Calabria e dall’Ufficio del Commissario.
Anche l’ammissione del Presidente facente funzioni che, nel corso di una trasmissione sul La7, alla domanda sulle terapie intensive, ha dovuto confessare di essere “ignorante sulla situazione”, la dice lunga sul lavoro che la Regione ha fatto in questi mesi per prepararsi in tempo a questa nuova seconda ondata.

-         se qualcuno pensa oggi di utilizzare questa situazione per iniziare una campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, si sbaglia di grosso e rischia di far pagare un caro prezzo ai calabresi.

-         il Presidente f.f. Spirlì deve oggi rispondere dell’operato dei rappresentanti della Lega alla guida di importanti strutture sanitarie calabresi e dei danni che hanno provocato non mettendo in atto tutto quello che era necessario per contrastare la pandemia e la sua diffusione.

-         nell’ultimo verbale di verifica del Tavolo Adduce, formalmente approvato il 20 maggio 2020, della riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e del Comitato permanente per la verifica dei Lea, sono emerse notevoli criticità con riferimento alla rete ospedaliera, alla rete oncologica, all’assistenza territoriale. In questa situazione, la Regione non appare in grado di garantire un regime di normalità per l’organizzazione e l’erogazione dei servizi sanitari regionali ai cittadini calabresi.

-         ci si chiede come mai non si è proceduto a rendere operativo il Piano di riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, previsto con decreto n. 91 delgiugno 2020. Nel piano venivano specificati quanti posti letto aggiuntivi erano stati previsti per le terapie intensive, sub intensive, per i reparti di Malattie intensive e Pneumologia, e venivano indicati i requisiti da rispettare per la riorganizzazione dei Pronto soccorso della Rete Covid. E ancora, perché non sono stati assunti i 320 infermieri di comunità, previsti per la Calabria dal Decreto Rilancio? Queste figure professionali dovevano servire a implementare e aiutare l’assistenza sanitaria territoriale. Che fine hanno fatto i 332milioni e 640 mila euro stanziati dal governo per l’assunzione di queste figure professionali? Inoltre, come mai ancora non sono operative le 37 Unità speciali di continuità assistenziali (Usca) regionali? Ogni Usca necessita di 4 medici e 4 infermieri e deve essere operativa sette giorni su sette, dalle 8 alle 20. Ma anche qui poco o nulla è stato fatto. Così come per gli hotel Covid, perché nessuno li ha previsti? Perché non sono strati rafforzati e potenziati i laboratori regionali in grado di processare i tamponi molecolari? È inconcepibile, infatti, che ancora oggi non sia entrato in funzione ad esempio il laboratorio dell’ospedale Spoke di Corigliano Rossano visto che quello di Cosenza non è più in grado di gestire e processare da solo centinaia di tamponi al giorno. Bisognerà autorizzare altri laboratori per evitare che il sistema in tilt e che vengano trasferiti fuori Regione. Questa lunga sequela di inadempienze della Regione e dell’Ufficio del Commissario ha provocato la nostra entrata nella “zona rossa”.

-         autorevoli esperti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, in questi giorni, hanno spiegato il perché la Calabria si trova oggi in questa situazione. Tra l’altro, il Tar del Lazio ha respinto proprio oggi il ricorso della Regione Calabria contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute per l’annullamento dell’ultimo Dpcm del 3 novembre 2020, che inserisce la Calabria nella zona rossa.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali fanno appello affinché si mettano da parte le polemiche e l’inizio della campagna elettorale, se si vuole effettivamente uscire da questa “zona rossa”.

Impegnano la Giunta regionale e la maggioranza a dare risposte immediate nei prossimi giorni assumendo, ad esempio, gli infermieri di comunità, rendendo le Usca operative così come prevede la legge, attivando i posti letto aggiuntivi di terapia intensiva, sub intensiva, di pneumologia e malattie infettive dei nostri ospedali.

Solo così, insieme, saremo in grado di poter uscire dalla zona rossa e di ridurre il numero dei contagi. Ma ognuno deve fare la propria parte, quello che non è stato fatto in questi mesi né dall’ufficio del Commissario, né dalla Regione.

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Editoriale del Direttore