La Calabria è stata sempre una terra difficile, litigiosa caratterizzata da una forte indole individualista nella quale imporre delle leadership è difficilissimo se non impossibile. In tale contesto con problematiche mai risolte lungo è l'elenco dei Commissari venuti da altre Regioni. Una storia antica con Commissari di tutte le forme. Nella Prima Repubblica la figura preminente era il "Commissario" di partito. Nelle segreteria regionali e provinciali dei vecchi partiti della Prima Repubblica, la Dc, il psi, il Pci, il Psdi, il Pri e tutti gli altri era solito assistere a lotte intestine e senza quartiere fra le varie componenti del partito stesso, cioè le vecchie "correnti" che non erano certamente "correnti" di pensiero ma gruppi organizzati facenti capo ad un capo- corrente che dispensava favori, assunzioni, posti di potere e tutto ciò che era necessario per gestire il potere. Leggendarie le guerre nel vecchio Psi fra i gruppi facenti capo ai fratelli Gentile, Pino e Tonino, fra Giacomo Mancini, Gaetano Mancini, Salvatore Frasca, Cecchino e Sandro Principe, la componente di sinistra con a capo Pino Iacino e tante altre. Liti furiose che determinavano l'invio da parte della sede romana di partito di Via del Corso di un "Commissario" di partito. Ma chi veniva scelto per fare il "Commissario"? Sempre personaggi che invece di pore ordine fagocitavano altri problemi. Chi può dimenticare fra chi ha militato negli anni '80 nel vecchio Psi i Commissari Giusy La Ganga ed Emanuele Pecheux, ambedue deceduti, che fallirono clamorosamente nel loro obiettivo. E la stesso vale nella Seconda Repubblica per i tanti Commissari giunti dal Nord. Soprattutto nel campo della sanità. Basti pensare al Generale Cotticelli e al neoCommissario Zuccatelli o ai tanti Commissari delle Asp e delle Aziende Ospedaliere che, venute dal Nord, hanno puntualmente brillato per inerzia e immobilismo. La Calabria, luogo privilegiato per i Commissariamenti, ha avuto sempre la sfortuna di conoscere Commissari magari con buoni curriculum costruiti ad arte perchè gli sponsor politici ne hanno consentito la possibilità, ma che poi, messi alla prova, hanno offerto risultati semplicemente disastrosi. Anche perchè difficilmente chi è veramente in grado di smuovere le acque in una realtà difficile sapendo a quali difficoltà deve andare incontro ne accetta le responsabilità ed il rischio. Rischio, in alcuni casi, come quello della sanità, che può giungere anche all'incolumità personale e familiare, considerando che nella sanità gli interessi della 'ndrangheta sono talmente consolidati al punto tale che chiunque voglia porre concretamente rimedio deve mettere in conto anche il rischio della propria esistenza.

Redazione

Il Sindaco Mario Occhiuto ha emanato un’ordinanza contingibile ed urgente con la quale, facendo ricorso ai suoi poteri in materia sanitaria, ha intimato al legale rappresentante pro tempore dell’Azienda Ospedaliera, di provvedere, immediatamente, al reclutamento, a tempo determinato, di personale sanitario (medici, infermieri, Oss, Tecnici di laboratorio e tecnici di radiologia), per far fronte alla situazione di grave emergenza che sta vivendo in queste ore l’Ospedale della città di Cosenza, che, alla luce della sempre maggiore diffusione dei contagi da Covid-19,  non riesce più, con le risorse umane in organico, a soddisfare il bisogno di cure dei pazienti ricoverati, ed alla situazione, di altrettanta gravità, in cui versa il Pronto soccorso dello stesso Ospedale dove stazionano in corsia numerosi pazienti in attesa di ricovero in reparto. L’ordinanza, con la quale Occhiuto ha anche chiesto la più celere conclusione delle procedure di reclutamento nei termini massimi di pubblica evidenza di sette giorni, in considerazione della assoluta eccezionalità della situazione attuale di grave pericolo che coinvolge l’intera collettività locale, è stata firmata dal Sindaco dopo il sopralluogo che questa mattina il primo cittadino ha effettuato presso l’Azienda Ospedaliera incontrando il personale sanitario. Nel corso del confronto con i medici sono emerse criticità di assoluto rilievo che rendono non più rinviabile il reclutamento di:

-          20 medici, anche in possesso della mera abilitazione all’esercizio della professione;

-          30 infermieri;

-          40 Oss;

-          7 tecnici di laboratorio;

-          3 tecnici di radiologia.

Nell’ordinanza del Sindaco viene ribadita la necessità che le procedure per il reclutamento siano snelle e semplificate e senza pregiudizio per eventuali graduatorie a tempo indeterminato in modo da non distogliere dal partecipare i professionisti potenzialmente interessati. Sull’argomento il Sindaco ha consultato il Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cosenza, dott.Eugenio Corcioni, che ha manifestato la massima disponibilità nel supportare l’Azienda Ospedaliera al fine di sensibilizzare i propri iscritti alla partecipazione alle procedure straordinarie di reclutamento. Il provvedimento del Sindaco è stato, inoltre, preventivamente comunicato al Prefetto, come previsto dall’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000. L’ordinanza del Sindaco è un atto unico nel panorama nazionale al quale Occhiuto ha fatto ricorso ai sensi dell’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000, che prevede espressamente che “Il Sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Nella motivazione del provvedimento con il quale ha intimato all’Azienda Ospedaliera l’assunzione immediata di nuovo personale sanitario, Occhiuto fa riferimento alla  necessità di contenere la diffusione del coronavirus “che ha comportato, finora, - scrive il Sindaco - l'emanazione di numerosi provvedimenti, sia a livello nazionale che regionale, che non hanno sortito gli effetti sperati, considerato che siamo in presenza, ormai, della cosiddetta “seconda ondata”, altrettanto, tragicamente, problematica quanto la prima. Addirittura, a differenza della “prima ondata”, durante la quale sembrava che la Calabria fosse meno attinta dal virus, la regione è stata classificata “zona rossa”, con conseguente regime giuridico di massima allerta e di profonde restrizioni alla mobilità ed alla libertà di iniziativa economica. Questa classificazione estrema – sottolinea Occhiuto nel suo provvedimento - promana non tanto da una rilevanza dei numeri in senso assoluto, palesemente più contenuti che in altre zone d’Italia, ma da carenze strutturali del sistema sanitario regionale che non è capace di fronteggiare nemmeno i numeri attuali. Negli ultimi giorni – scrive ancora il Sindaco -si è assistito ad un vergognoso susseguirsi di eventi, che hanno avuto rilevanza mediatica non solo nazionale, che hanno comprovato l’assenza di competenza e di senso di responsabilità delle strutture verticistiche sanitarie titolari della governance in Calabria, rispetto alla quale il giudizio di profondo biasimo non può limitarsi solo a tale livello, ma anche a chi ha operato certe scelte scellerate. Nonostante la formale presenza di un Piano Covid regionale- si legge ancora nelle motivazioni dell’ordinanza del Sindaco Occhiuto - lo stesso, per ciò che è emerso sui media nazionali, è da considerarsi mero adempimento formale/burocratico, ma di fatto palesemente inattuato e lettera morta. La Sanità in Calabria è commissariata da circa 11 anni senza alcuna efficacia, , traducendosi, il commissariamento, sostanzialmente in una occupazione e usurpazione di prerogative costituzionalmente sancite, con il risultato di creare solo rimpalli deresponsabilizzanti e confusione di competenze, nonché una perenne conflittualità tra Stato e Regioni, sì da poter sostenere il paradosso che se così è si abbia il coraggio di modificare la costituzione e abolire il regionalismo. Già a marzo – scrive ancora Occhiuto - per l’ incapacità gestionale degli organi preposti, fui costretto ad emettere un’ordinanza contingibile ed urgente, disponendo “di destinare l’intero immobile di malattie infettive alla sua funzione originaria al fine di sopperire al prevedibile aumento di necessità di cure infettivologiche; (…) , chiedendo, infine, di provvedere a ridurre la carenza di personale saitario nei punti di cura di terapia intensiva e infettivologia”.  L’Azienda Ospedaliera di Cosenza è centro HUB e, come tale, deve soddisfare le richieste di tutto il territorio provinciale. Inoltre, essa è unico Centro di riferimento regionale per alcune attività di altissima specializzazione che necessitano un impegno in termini di personale ed attrezzature assai elevato. Quotidianamente – prosegue l’ordinanza di Occhiuto - arrivano nuovi casi (a fronte di un numero inferiore di dimissioni) che stazionano nel Pronto Soccorso, aumentando l’emergenza di posti letto attrezzati e di personale sanitario dedicato. Ormai i nuovi casi vengono stabilmente e giornalmente rubricati, dai siti dedicati di raccolta dati, come “nuovo record”, con conseguente ovvia previsione di una implosione della struttura ospedaliera sia per i malati di covid che per le altre patologie. Tutto questo ha  comportato lo spostamento del personale sanitario dalle proprie precipue mansioni verso l’utilizzo dello stesso in materia di emergenza covid, distogliendo forza lavoro a tutte le altre attività e prestazioni ospedaliere proprie di altre patologie, che non certo si sospendono per la presenza della pandemia.

L’attuale dotazione di personale – sottolinea ancora Occhiuto nell’ordinanza - è sottodimensionata rispetto alla pianta organica, con conseguente necessità ed urgenza di dotare l’Azienda ospedaliera di Cosenza del personale necessario a garantire il rispetto dei requisiti minimi previsti dalla normativa Regionale vigente, al fine di consentire l’erogazione delle prestazioni sanitarie come previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La cronica carenza di personale, che si è andata accentuando negli anni, ha determinato:

● problematiche organizzative che hanno inciso in maniera preoccupante sull’aumento della “sinistrosità” ospedaliera.

● aumento dei casi di allerta e/o allarme mediatico.

● incremento delle richieste di risarcimento per presunti casi di “malasanità” che ha indotto in tutto il personale un senso di insicurezza e demotivazione.

A fronte delle risorse impegnate ed assegnate all’Azienda Ospedaliera di Cosenza dalla Regione Calabria (Euro 2,8 mln) sono state utilizzate solo Euro 557.000,00;

-come da comunicato istituzionale del 27 ottobre 2020, la Regione ha impegnato la ulteriore cifra pari a Euro 45 mln per acquisto macchinari ed implementazione delle risorse;

-gli ulteriori 54 mln di euro previsti dal Decreto Rilancio possono essere gestiti direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere, individuate come soggetti attuatori dei singoli interventi.

Considerato che le attività dei reparti ospedalieri non possono essere depauperate senza le immaginabili conseguenze per la salvaguardia della pubblica incolumità della città di Cosenza e del territorio provinciale, è necessario porre rimedio a questa Emergenza Sanitaria, essendo urgente la necessità di anteporre la salute dei cittadini, inclusi gli operatori dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, a qualsiasi altra diversa esigenza.

Già nel luglio del 2014 il Sindaco Occhiuto aveva emanato un’ordinanza contingibile ed urgente, analoga a quella di oggi, con la quale aveva ordinato, all’allora Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera, di provvedere immediatamente, nelle more ed anche in assenza del superamento del temporaneo blocco del turn-over che il primo cittadino di Cosenza ha sempre contestato, al reclutamento di personale medico per il Pronto Soccorso e per l’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione per far fronte ai picchi di criticità che si manifestavano nel periodo estivo dinanzi ad una domanda di accessi enorme ed alla quale l’azienda ospedaliera rispondeva con grande difficoltà. Anche in questo caso un atto senza precedenti in Italia per dire basta a situazioni che mettono in serio pericolo la salute pubblica e l’intera collettività locale. All’epoca l’ordinanza del Sindaco Occhiuto fu rigettata dal TAR, ma oggi siamo di fronte ad una pandemia e i Sindaci hanno visto rafforzarsi il loro potere di ordinanza come massime autorità sanitarie sul territorio.

Redazione

 

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Giuseppe Zuccatelli, neo commissario della sanità calabrese, e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno dichiarato che la contestata intervista a Zuccatelli nella quale si esprimeva contro l'uso della mascherina risale al primo periodo del contagio da Covid-19. Ma il gruppo FEM.IN. Cosentine in lotta ha rivelato su Facebook che quell'intervista era del 27 maggio, quando era già finito il primo lockdow. Secondo lei Zuccatelli e il ministro Speranza dovrebbero dimettersi?
"Su Zuccatelli e Speranza farei due considerazioni diverse: Zuccatelli ha fatto delle dichiarazioni molto superficiali che compromettono la sua credibilità specialmente per il ruolo così delicato che dovrà ricoprire nel campo della sanità. Speranza ha fatto una scelta sulla base di una fiducia che evidentemente nutre nei confronti del nuovo commissario ad acta. Immagino valuterà a breve se sarà il caso di lasciarlo al suo posto o meno dopo averlo visto al lavoro".  
Nella maggioranza c'è stato uno scontro sulla nomina di Zuccatelli, secondo lei come sono andate le cose? Si tratta di una vittoria della sinistra di LeU e di una sconfitta del M5S?
"Mi auguro che nella scelta del commissario non siano state seguite logiche politiche e di partito ma soltanto istruttorie sulla base dei curricula".
L'ex commissario ad acta per la Sanità in Calabria, generale Saverio Cotticelli, ha affermato: "Davo fastidio alla Massoneria. Volevano eliminarmi, non potendo uccidermi mi hanno screditato". Che idea si è fatto del suo siluramento? Motivi politici?
"Cotticelli ha rilasciato una serie di dichiarazioni confuse e contraddittorie per non dire farneticanti. Sarebbe stato più onesto a chiedere direttamente scusa per il lavoro non fatto senza accusare altri e sospettare teorie complottiste di vario genere".
Che cosa chiede Italia Viva al governo e al ministro Speranza per risolvere il caso Calabria?
"Italia viva chiede un impegno concreto affinché la sanità calabrese venga liberata da gestione di commissariamento perenne che va avanti da quasi 11 anni. In Calabria così come in altre regioni Italiane in cui la sanità è al collasso non servono interventi d’emergenza per risolvere i problemi dell’ultimo minuto ma la predisposizione di un vero e proprio piano sanitario per scongiurare il rischio di assistere davvero alla distinzione tra pazienti di serie A e di serie B. C’è bisogno di una gestione dello Stato centrale in materia di sanità, in questo senso la modifica del titolo V ha creato molti problemi di organizzazione burocratica e controllo".
Articolo di Alberto Maggi

Fonte: www.affaritaliani.it

Ancora una volta, tristemente, la Calabria assurge a notorietà nazionale per vicende poco edificanti e per spettacoli a dir poco raccapriccianti. Ancora una volta un "Sistema" di controllo delle nomine nella sanità che rispondono solo all'appartenenza a partiti e sponsor politici trova in una terra difficile come la Calabria la sua eterna apoteosi. In Calabria è necessario l'intervento di personaggi autorevoli, competenti e, soprattutto, coraggiosi nel tentare di arginare tutti quei tentacoli che decenni di controllo mafioso del territorio hanno radicato ovunque. E' ovvio che tali qualità non possono albergare in chi deve la propria carriera all'appartenenza politica e alla capacità di lecchinaggio che oramai è il vero criterio per arrivare al successo. Lo spettacolo penoso offerto dall'intervista del Generale Cotticelli, dai video del dott. Zuccatelli ed anche dalla difesa malriuscita da parte dello stesso Generale Cotticelli nell'ambito della trasmissione TV su La7 "non è l'Arena" condotta da Massimo Gilletti con la partecipazione della giornalista Myraim Merlino, ex moglie del manager Arcuri, timidamente citato dallo stesso Generale in trasmissione, sono divenuti uno spettacolo televisivo amplificato dai social che, ancora una volta, forniscono della Calabria un'immagine deleteria e negativa che, seppur reale, sovrasta quella parte positiva che, nonostante tutto, esiste e resiste con coraggio, determinazione ed in silenzio. Goffi e privi di valide motivazioni le difese dei due personaggi. Cotticelli che afferma di indagare su se stesso ed afferma di non riconoscersi nell'intervista. Il dott. Zuccatelli che adombra nel video nel quale afferma delle macroscopiche sciocchezze sottovalutando il Covd-19 chissà quale complotto e quale fine strategia per delegittimarlo, anche se confortato dalle parole del Ministro Speranza che gli avrebbe riferito "I video e le polemiche passano, i buoni risultati restano". Sarebbe opportuno chiedere al deludente giovane ministro della Salute a quali buoni risultati si riferisca dato che nella gestione apicale della sanità i calabresi di buoni risultati ne disconoscono l'esistenza. Uno spettacolo penoso figlio di una spartizione ed intromissione della politica nella sanità sia a livello di Governo nazionale con il Governo, sia di politica regionale che per decenni ha massacrato una sanità sempre più inquinata da infiltrazioni di 'ndrangheta e da interessi tangentistiche ed affaristiche di tanti politici professionisti calabresi che in pochi decenni hanno costruito immense fortune economiche gestendo gli affari della sanità e dove non si è mai indagato in quel patto tacito tra 'ndrangheta, politica, imprenditoria e istituzioni corrotte, che nella sanità ritrova i suoi maggiori interessi economici e clientelari.  

Redazione

Il video del neoCommissario per la Sanità, Giuseppe Zuccatelli, nel quale afferma che la mascherina non serve e che per contagiarsi è necessario baciarsi per almeno 15 minuti è divenuto virale ed è stato trasmesso da tutti i canali nazionali della Rai, oltre che da tutte le altre Tv. Anche nella seguita trasmissione su Rai3 "Mezz'ora in più" condotta da Lucia Annunziata è stato trasmesso il video con ospite della trasmissione il Ministro della Salute, Roberto Speranza, dello stesso partito, Liberi e Uguali, nelle quali liste nel 2018 si è candidato alla Camera Giuseppe Zuccatelli anche per la sua quarantennale amicizia con Pierluigi Bersani al quale deve la sua carriera di burocrate della sanità. Il Ministro Speranza con un candore disarmante ha dichiarato che il video è "inopportuno" ma che non si può disconoscere un curriculum di 30 anni. Una difesa d'ufficio che non ha convinto nessuno. Inoltre va precisato che il video risale al 27 maggio, quindi dopo la prima fase della pandemia dove nessuno sosteneva più l'inutilità della mascherina o l'assurda tesi di stare 15 minuti a baciarsi per contrarre il virus. Ma non basta, continuano a spuntare come funghi altri video. In uno di questi il negazionista Zuccatelli giunge a dire che la sanificazione degli ambienti non è necessario e che basta una pulita con qualsiasi disinfettante. Quindi ad un personaggio che sottovaluta il virus ed oggi in quarantena perché positivo viene affidato il Piano Covid solo perché in quota Leu e amico del Ministro Speranza e di Pierluigi Bersani in una logica di spartizione politica che poi è quella logica che sul piano nazionale come su quello regionale ha distrutto la sanità. Povera Calabria, ancora una volta all'attenzione nazionale. Ancora una volta per storie e vicende talmente assurde che sembrano inventate ma, purtroppo, invece, sono tragicamente reali. Sulla pelle dei calabresi.

Redazione

Con la velocità della luce in seguito alla scandalosa intervista rilasciata dall'ex Commissario per la sanità Saverio Cotticelli il Consiglio dei Ministri riunito d'urgenza alle 21.30 ha nominato Giuseppe Zuccatelli. Da Saverio Cotticelli a Giuseppe Zuccatelli, in quota Leu e da anni vicinissimo a Pierluigi Bersani ( foto ), che non è una vera e propria novità nel variegato mondo sanitario calabrese. Il nuovo Commissario sarà affiancato dal subcommissario Maria Crocco, la oramai famosa "Maria" dell'intervista che divenuta virale ha fatto il giro del mondo dei social e potrà usufruire di un nutritissimo staff di ben 25 componenti oltre ad avere poteri ancora più ampi, eventualità molto difficile da realizzare considerati quelli di cui già l'ufficio disponeva. Il nuovo commissario ad acta per il piano di rientro della sanità calabrese, Giuseppe Zuccatelli, è originario di Ferrara, 76 anni, vanta una lunghissima esperienza nel campo della sanità. Nel dicembre scorso venne nominato Commissario Straordinario dell'Azienda Ospedaliera Pugliese - Ciaccio e dell'Azienda universitaria Mater Domini di Catanzaro. Per un breve periodo ha ricoperto anche l'incarico di Commissario Straordinario della disastrata Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, dove, francamente, non sembra che abbia lasciato, seppur nella brevità dell'esperienza fatta, grandi ricordi di cambiamento o miglioramento di una situazione generale a dir poco complicata. Rimane nel suo ruolo di sub commissario la dottoressa Maria Crocco alla quale sarà affiancata prossimamente la figura di un secondo subcommissario, per come previsto dal Decreto Calabria recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. Decreto che ampliando i poteri del Commissario prevede le attività di gestione tecnico-amministrativa di rilevanza regionale, le funzioni di programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale finalizzate alla tempestiva attuazione del programma operativo 2019-2021 e del piano di rientro dai disavanzi sanitari. Ovviamente rimane al Commissario l'onore e l'onere di organizzare tempestivamente il piano Covid. Certamente i calabresi attendono grandi cambiamenti ed azioni concrete. Ora è il momento dell'azione ed i calabresi, in questo clima di tensione e di protesta, certamente saranno più vigili che in passato. 

Redazione 

I consiglieri regionali d'opposizione Giuseppe Aieta, Marcello Anastasi, Graziano Di Natale, Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo, Flora Sculco e Luigi Tassone hanno firmato una mozione sulla scelta del Governo di dichiarare la Calabria "zona rossa" e sul drammatico momento vissuto dai calabresi dinanzi ad una pandemia che avanza e con una sanità ridotta ad un colabrodo. Nella mozione si legge:Premesso che:  la scelta di dichiarare “zona rossa” la Calabria è frutto di criteri ben precisi, condivisi anche dalla stessa Regione Calabria, che ha inviato i dati al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità. Quindi, non è stata una decisione politica bensì una scelta tecnica.

-         si ribadisce, i dati e i criteri sono stati condivisi e inviati dal Dipartimento della Salute della Regione Calabria e dall’Ufficio del Commissario.
Anche l’ammissione del Presidente facente funzioni che, nel corso di una trasmissione sul La7, alla domanda sulle terapie intensive, ha dovuto confessare di essere “ignorante sulla situazione”, la dice lunga sul lavoro che la Regione ha fatto in questi mesi per prepararsi in tempo a questa nuova seconda ondata.

-         se qualcuno pensa oggi di utilizzare questa situazione per iniziare una campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, si sbaglia di grosso e rischia di far pagare un caro prezzo ai calabresi.

-         il Presidente f.f. Spirlì deve oggi rispondere dell’operato dei rappresentanti della Lega alla guida di importanti strutture sanitarie calabresi e dei danni che hanno provocato non mettendo in atto tutto quello che era necessario per contrastare la pandemia e la sua diffusione.

-         nell’ultimo verbale di verifica del Tavolo Adduce, formalmente approvato il 20 maggio 2020, della riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e del Comitato permanente per la verifica dei Lea, sono emerse notevoli criticità con riferimento alla rete ospedaliera, alla rete oncologica, all’assistenza territoriale. In questa situazione, la Regione non appare in grado di garantire un regime di normalità per l’organizzazione e l’erogazione dei servizi sanitari regionali ai cittadini calabresi.

-         ci si chiede come mai non si è proceduto a rendere operativo il Piano di riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, previsto con decreto n. 91 delgiugno 2020. Nel piano venivano specificati quanti posti letto aggiuntivi erano stati previsti per le terapie intensive, sub intensive, per i reparti di Malattie intensive e Pneumologia, e venivano indicati i requisiti da rispettare per la riorganizzazione dei Pronto soccorso della Rete Covid. E ancora, perché non sono stati assunti i 320 infermieri di comunità, previsti per la Calabria dal Decreto Rilancio? Queste figure professionali dovevano servire a implementare e aiutare l’assistenza sanitaria territoriale. Che fine hanno fatto i 332milioni e 640 mila euro stanziati dal governo per l’assunzione di queste figure professionali? Inoltre, come mai ancora non sono operative le 37 Unità speciali di continuità assistenziali (Usca) regionali? Ogni Usca necessita di 4 medici e 4 infermieri e deve essere operativa sette giorni su sette, dalle 8 alle 20. Ma anche qui poco o nulla è stato fatto. Così come per gli hotel Covid, perché nessuno li ha previsti? Perché non sono strati rafforzati e potenziati i laboratori regionali in grado di processare i tamponi molecolari? È inconcepibile, infatti, che ancora oggi non sia entrato in funzione ad esempio il laboratorio dell’ospedale Spoke di Corigliano Rossano visto che quello di Cosenza non è più in grado di gestire e processare da solo centinaia di tamponi al giorno. Bisognerà autorizzare altri laboratori per evitare che il sistema in tilt e che vengano trasferiti fuori Regione. Questa lunga sequela di inadempienze della Regione e dell’Ufficio del Commissario ha provocato la nostra entrata nella “zona rossa”.

-         autorevoli esperti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, in questi giorni, hanno spiegato il perché la Calabria si trova oggi in questa situazione. Tra l’altro, il Tar del Lazio ha respinto proprio oggi il ricorso della Regione Calabria contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute per l’annullamento dell’ultimo Dpcm del 3 novembre 2020, che inserisce la Calabria nella zona rossa.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali fanno appello affinché si mettano da parte le polemiche e l’inizio della campagna elettorale, se si vuole effettivamente uscire da questa “zona rossa”.

Impegnano la Giunta regionale e la maggioranza a dare risposte immediate nei prossimi giorni assumendo, ad esempio, gli infermieri di comunità, rendendo le Usca operative così come prevede la legge, attivando i posti letto aggiuntivi di terapia intensiva, sub intensiva, di pneumologia e malattie infettive dei nostri ospedali.

Solo così, insieme, saremo in grado di poter uscire dalla zona rossa e di ridurre il numero dei contagi. Ma ognuno deve fare la propria parte, quello che non è stato fatto in questi mesi né dall’ufficio del Commissario, né dalla Regione.

Redazione

Editoriale del Direttore (2)