Se fino allo scorso anno si sono sfiorati numeri da capogiro come 60mila presenze e 16mila registrazioni delle scuole, quest’anno, con il format completamente digitale, la Notte dei Ricercatori “SuperScienceMe - REsearch is your R-Evolution” ha raggiunto partecipanti di tutte le parti del mondo contando, solo a inizio giornata, 400 classi e 2500 visitatori registrati.

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Nel 2007 ho avuto il piacere di vedere un film che mi appassionò molto. Era scritto e diretto da Sean Penn, attore hollywoodiano della mia gioventù, memorabile la sua interpretazione in "Bad Boys" del 1982, passato poi a sperimentarsi come regista. Il film "Into The Wild", (Nelle Terre Selvagge), era basato sul libro di Jon Krakauer  in cui viene raccontata la storia vera di Christopher McCandless, giovane proveniente dalla Virginia Occidentale che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell'Alaska.
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Alla morte di Cesare, Ottaviano creò una nuova legione: la chiamò Legio X Fretensis, cioè “Legione Decima dello Stretto”, composti da siciliani e Brettii o Bruzii. Contava ben 5.000 uomini e i Bretii erani i più violenti, i più feroci. Venivano mandati nelle periferie dell'Impero Romano per sedare le rivolte nel sangue ed usavano crocifiggere i nemici e tagliare le teste dei ribelli. Nel 33 d.C. i legionari di stanza nella Palestina dell'epoca a Gerusalemme erano agli ordini di Ponzio Pilato, Prefetto della Giudea: furono loro a eseguire la crocifissione di Gesù Cristo, odiato dagli Ebrei per i suoi insegnamenti e accusato d’essersi proclamato Re. Il centurione Longino, che trafisse il costato di Gesù e ne riconobbe per primo l’investitura divina, e Stefanone, che gli diede da bere l’aceto sulla croce, erano forse Bruzi, quindi di origini calabre? In molti hanno cercato di dimostrarlo ma è solo una tesi non suffragata da certe prove storiche. Addirittura vi sono storici che sostengono che la Legione si rifornisse di legno proveniente anche dalla Sila e che la Croce di Cristo fosse stata costruita con pali di legno silano. Anche questo non è stato mai dimostrato. "La Legione romana - si legge in un articolo pubblicato su "La Stampa" nel 2010 - stanziata in Palestina al tempo di Gesù era la Decima Fretensis, voluta da Ottaviano e annomata Decima per ricordare e celebrare l’invincibile Legio X di Giulio Cesare. Il primo comandante ne fu Sesto Pompeo. Fretensis deriva da fretum, che significa frattura, stretto. E «fretum siculum» era chiamato lo Stretto. «Ad fretum» - «ad statuam», la dicitura alternativa - terminava la via Popilia, a Catona, davanti alle acque tormentate da Scilla e Cariddi, dove si ergeva la statua del Nettuno Infero a cui era devoto Sesto Pompeo. Lì la legione aveva la sua base, con il compito di presidiare lo Stretto. Le fu subito dato il «cognomen Fretensis», perché formata da legionari del luogo, reggini e Brettii, o Bruzii, ciò che rimaneva delle popolazioni dell’entroterra decimate due secoli prima dai soldati romani e ancora additati al disprezzo che spettava ai barbari più barbari - quando invece avevano cultura e civiltà significative - perché i primi a scansare la bandiera romana a favore di quella di Annibale e perché è sempre il vincitore che conia la storia. Reggio poté i suoi legionari perché era diventata Municipio, senza suffragio, nell'89 a.C., con il nome di Rhegium Julii. All’epoca di Cristo, la Legio X Fretensis era agli ordini di Ponzio Pilato. E le toccò flagellare e crocifiggere Gesù. Fu un suo soldato che «trafixit costatum Christi» - cronaca in un latino già adulterato - fu un suo soldato che Gli porse, sulla punta della lancia, una spugna imbevuta d’aceto quando Lui chiese acqua, fu un suo centurione a riconoscerLo figlio di Dio appena il sole si eclissò e calarono le tenebre da mezzogiorno alle tre, tremarono le terre e si squarciò il velo del Tempio. La leggenda a sua volta si accanisce e tramanda che il legno della Croce di Cristo proveniva dalla Sila. Questo è difficile da digerire: in Palestina le crocifissioni erano all’ordine del giorno, sarebbe dovuto essere un continuo andare e venire di navi cariche di tronchi, quando cedri e ulivi non difettavano a quella terra. Si trattò probabilmente di un’infamia per mantenere il disprezzo sui Brettii macchiati dall’antico tradimento, mai dimenticato".

Redazione

Franco Vetere, docente emerito dei Licei, è un appassionato studioso di cultura classica, poeta, acuto scrittore, critico letterario. Apprezzati in tante manifestazioni culturali i suoi commenti in prosa e versi, sempre carichi e densi di grande significato e sentimento. Abbiamo avuto modo di pubblicare sulla nostra Testata on line i suoi lavori poetici, confidando in una sua costante e gradita collaborazione culturale. Le note critiche saranno curate dal Prof. Eugenio Maria Gallo, anch'Egli docente emerito e famoso critico letterario. Inoltre, Franco Vetere, ha voluto inviare alla nostra redazione i suoi scritti e suoi pensieri sull'attualità della Pandemia e sulle pandemia tra Storia, Poesia e Realtà.
 
ACCORATI PENSIERI sull'attuale calamità pandemica tra STORIA, POESIA e REALTÀ.
 Analogia tra l'odierna morbilità e quella di Atene del 430 a.C., descritta da Tucidide. L'imponderabile mano del destino si abbatte su un' Atene devastata con inverosimile forza drammatica in cui sofferenza e animo sono piegati dal morbo.Le pagine tucididee,narranti l'epidemia, sono le più terrificanti della Storia poiché, con precisa scientificità, descrivono i sintomi fisici del male ma anche gli effetti psicologici sulla vita della Società del tempo, annegata nel terrore del contagio.Si convive con la morte e si è prigionieri di un ansia parossistica dove la paura dell'altro imperversa sovrana.
F.Vetere
 
Motivata e profonda RIFLESSIONE:  
Pandemie storiche, da Atene antecristiana, Firenze del Boccaccio e Milano manzoniana, o altre malefiche morbilità, dovrebbero far meditare l' Umanità sulla caducità dell'Esistenza, non solo falcidiata da cruenti conflitti fratricidi e da esecrabili genocidi..... confermando, così ,la Teoria vichiana dei" corsi e ricorsi storici."                
F. Vetere

ANNI  HORRIBILES:  
430 a.C. , 1348, 1630, 1917, con una fatale falcidie di Umanità si apre un apocalittico scenario nel mondo, ancora inerme contro il letale attacco dei morbi,ma, leggendo le  crude e realistiche pagine  di Camus sull' epidemia di Orano, l'angoscia straziante viene lenita dall'eroico atto dei protagonisti che sperimentano su se stessi la cura per abbattere l'esiziale  calamita'.  Lode anche ai nostri Sanitari, che nell' aspra lotta quotidiana contro la virale malattia, coglieranno alla fine giusta gratificazione per la loro encomiabile missione.
 F. Vetere

Dante, Dies memoriae del Divin Poeta, Epilogo di Inferno Canto 34 come auspicio che si possa uscire da questo orrido scenario di esiziale pandemia,
ricordando le sue ultime parole: "e di lì uscimmo a riveder le Stelle ".
 
I Versi danteschi di Inferno 34 e la struggente nostalgia di Francesca da Rimini nel Canto V, alludono, per similitudine, alla terribile morbilità che ha reso surreale la Nostra non Vita, nella speranza di riavere la perduta umanità, con il rimpianto dei momenti felici, fuori dalle tenebre infernali e verso la Luce.
 
Iliade, Libro I, Mortale epidemia nel campo dei Greci: " A fosca notte libero' Febo dalla corda uno strale ed un terribile ronzio mandò l'arco d'argento, vibrando le mortifere punte, intrise di velenoso unguento, nel campo degli ignari Achei"

SOFFERTA RIFLESSIONE.     
Surreale atmosfera impatta con un fantascientifico scenario che prefigura gravi calamità, riversatesi sulla nostra Penisola come immeritata pena e che solo l'orgoglio e la dignità di un grande Popolo, generatore di Storia umana,potrà mitigare. 
F. Vetere

Antropocentrismo: Concezione antropomorfica che pone l'Uomo come epicentro di tutta la realtà, proprio quella realtà che si sta vivendo oggi, nello spettro epidemico, essendo Egli al centro di indesiderata crisi vitale.
 
Pensieri in piena emergenza epidemica:/Pacato pomeriggio domenicale, immerso nella lettura di critici e appassionanti studi filosofici, lenisce l'ansia del necessario isolamento affettivo, non rassegnato ma foriero di nuova vitale atmosfera.
 
Accorato pensiero :   Momento difficile in piena pandemia impone  amaro e rattristato sfogo per l'invasiva morbilità che attanaglia in stretta morsa l'umanità indifesa per evanescente sicumera intrisa di incosciente spocchia.Ciò che sta accadendo riveste surreale dimensione, come se si vivesse in un sogno a cui si forza il risveglio. Ineluttabile è il fato ma soccombere senza combattere o rassegnarsi è un' onta al proprio IO.            F.Vetere
 
Inferno, Canto V, Nostalgico rimpianto di Francesca: " Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ".......D'obbligo è la similitudine nel momento in cui aleggia un feral clima rimembrare le cose non scalfite da oblio che richiamano alla mente ciò che si è felicemente vissuto ma che il presente fa vivere in amara realtà. 
F. Vetere
 
 
 

 
L'Università della Sapienza di Roma è la più grande Università Europea e, per la prima volta, è stata chiamata a guidarla una donna, Antonella Polimeni, di origini calabresi. Antonella Polimeni succede a Eugenio Gaudio, che ha guidato l'Università dal 2014 al 2020 (originario di Mendicino) ed è stata eletta alla prima tornata con il 60,7% dei voti e sarà in carica sino al 2026. Ad esprimere grande compiacimento per la prestigiosissima nomina la già deputata Stefania Covello.  "È una grande notizia l'elezione della bravissima professoressa Antonella Polimeni quale prima Rettrice dell'Università La Sapienza - scrive su Facebook Stefania Covello, dirigente di Italia Viva - alla guida di un'Università dalla storia lunga e prestigiosa, va una calabrese speciale. Ed è per tutti noi motivo di grande orgoglio".

Redazione

Franco Vetere, docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore e letterato. Apprezzati in tante manifestazioni e gare di poesia i suoi versi sempre carichi e densi di grande significato e di "sentimento". Abbiamo già avuto il piacere di pubblicare sulla nostra testata on line delle sue opere, ne pubblichiamo ora i versi di una poesia "Natura e Anima" accompagnandola anche della nota critica di Eugenio Maria Gallo, anch'esso docente emerito, e noto critico letterario.

NATURA E ANIMA

Il sacro
Tempio della Natura cattura
l'occhio umano che ne trapassa
i limiti nella sua multiforme
pulcredo profusa in un onirico
scenario dove i contorni si
perdono nel tempo. Creature
della sua grandezza sono i
simboli che si vestono di colori
ora sfumati da nebbiosa coltre
ora vividi di intenso ammanto
viriscente. Anche l'Anima
s'innerva di sua vivifica essenza
irrorandosi dei suoi ciclici passaggi
temporali per poi plasmarli nei
molteplici rivoli della sua arcana
interiorità. La Madre di
ciò che esiste intride per sua
duplice veste amara linfa nelle
già lacerate ferite dell'umano
spirito ma per accorato moto
può aspergerle di benefico
lenimento per rimaginarne i
solchi scavati nella psiche.

(Franco Vetere)



Nota critica a cura di Eugenio Maria Gallo

Natura ed anima, in questi versi di Franco Vetere, pur nella propria misura poetica, denotano anche una valenza filosofica che avvince il cuore e lo porta a dettare dei versi profondi e belli, che si determinano in una poesia filosofica. Sono poesia filosofica questi versi di Franco Vetere, non perché implichino moti raziocinanti dell'intelletto, argomentate esposizioni dialettiche, ovvero costruzioni concettuali frutto di astrazioni intellettive, bensì sono poesia filosofica per la dimensione meditante, che hanno in sé e per l'impulso meditativo che fanno sorgere nel lettore. Poesia del cuore e di sentimento, pertanto la poesia di Franco Vetere, ma dal profondo senso filosofico, come del resto si può notare anche in altri suoi lavori poetici. Natura e anima, in questi versi, si dipanano infatti in una dimensione di senso che il cuore, evocando le voci profonde, dagli antri più oscuri del proprio intimo labirinto, le porta alla luce attraverso la parola poetica e le traduce in delicate immagini.

E, allora, meditando su questo viaggio di senso, che i versi di Franco Vetere propongono ed esprimono, Natura e Anima si manifestano quasi come un'endiadi in cui la Natura si fa anche natura dell'Anima e l'Anima, a sua volta, si fa anima della Natura. Franco Vetere, infatti, racchiude l'essenza stessa della Natura, in un "Sacro Tempio" e coglie ed esprime l'essenza dell'Anima nella sua "arcana interiorità". E in questi aggettivi, "sacro" e "arcano", in cui Natura e Anima finiscono per consistere nella loro essenza più profonda, non sono forse senso d'una ricerca che, nell'universale e nell'eterno, sembrano avere il proprio essere? Certo! In fondo, la Natura dei versi di F. Vetere "cattura l'occhio umano", che è comunque espansione ed espressione della stessa Natura e, in quanto tale, può andare oltre, può innalzarsi oltre il limite della "pulcredo", quasi ad impossessarsi delle meraviglie, che essa nella propria bellezza possiede, e a goderne in un "onirico scenario", i cui "contorni si perdono nel tempo". E, in quel perdersi, c'è tutta la forza dionisiaca, di quel Dioniso che si perde (muore) e si ritrova (rinasce).

Proprio da quella Natura, che ha in sé la forza dirompente di Dioniso, ma che ha altresì un'Anima che la modula e l'armonizza (Apollo), nascono le varie manifestazioni del nostro mondo ("simboli che si vestono di colori / ora sfumati da nebbiosa coltre / ora vividi di intenso ammanto / viriscente"), nascono le meraviglie del nostro universo, che nella loro armonia hanno la misura dell'apollineo. A sua volta, l'Anima (Apollo) per la propria Natura prima ("s'innerva di sua vivifica essenza") si appropria di queste meraviglie e ne gode nel tempo presente ("irrorandosi dei suoi ciclici passaggi / temporali") nella propria intima Natura, plasmandole nella misura profonda della propria "arcana interiorità" ("plasmarli nei / molteplici rivoli della sua arcana / interiorità"), in cui esse incontrano la propria stessa essenza e trovano il senso stesso della propria vita e del proprio splendore, la propria "Anima" segreta, che è anche "Anima" della "Natura".

E, se la vita è turbamento, se è lacerazione dello spirito e del corpo di ciascuno, se è tormento, incubo, inquietudine, se è sofferenza e lento tracimare dell'esistenza verso un altro lido in cui sfociare, prima che ciò avvenga si ricompone, grazie al "divino" e sublime sospiro d'una "Madre" che ne lenisce il dolore e ne placa l'affanno. C'è sempre una "Madre" nella vita dell'uomo, del mondo e della natura, una "Madre" buona che è capace di placare, con una semplice carezza, l'ansia e la sofferenza del figlio ("La Madre di / ciò che esiste intride per sua / duplice veste amara linfa nelle / già lacerate ferite dell'umano / spirito").

Ed è una "Madre" che è, insieme, "Natura" ed "Anima", è "Natura" per la propria immediata premura ed è "Anima" per la propria infinita bontà, bontà che fa della "Natura" una misura benefica ("per accorato moto / può aspergerle di benefico / lenimento per rimaginarne i / solchi scavati nella psiche"). Quest'Anima (Apollo) è la dolce "voce" che riporta all'armonia il fuoco della "Natura" (Dioniso) e che si pone come misura abitante nello stesso "Sacro Tempio della Natura". E', in fondo, questa "Anima" che rende santa e benefica la "Natura" e a questa "Anima" deve rivolgersi, ritornare e riferirsi, nel tempo effimero e passeggero di questa umana vita, la "Natura" umana. E' questo il messaggio dei versi  Franco Vetere ed è, altresì, questo il senso della ricerca della sua poesia filosofica.

Eugenio Maria Gallo

Domani sera dalla pagina facebook di Calabria News 24 alle ore 21.00 si dicuterà di un tema particolarmente sentito in questo grave momento di Pandemia e di forte crisi economica. "S.O.S. Impresa" sarà il tema trattato con la partecipazione del Presidente della Confederazione Nazionale Artigiani C.N.A., dott. Francesco Rosa. A moderare il confronto Giancarlo Costabile, docente Unical. Parteciperà anche Gianfranco Bonofiglio, direttore di Calabria News 24.  Si discuterà con un esperto del settore, quindi, del grave momento di fortissima crisi vissuto dal mondo delle imprese e dell'artigianato, settore fondamentale della debole struttura economica della nostra Regione. Si discuterà di come affrontare con le proposte della CNA la crisi in atto e il post - covid che ci auguriamo sia il più vicino possibile e dell'attenzione che dovrebbe avere sia il Governo nazionale che quello regionale per un settore dell'economia che attraversa il periodo più cupo dal dopoguerra ad oggi.

Redazione

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