A guidare la Regione sarà il leghista Nino Spirlì voluto alla vicepresidenza da Matteo Salvini e dalla Governatrice Jole Santelli. Le norme che regolano le fasi successive sono abbastanza chiare me incombe una situazione eccezionale che è quella dei numeri del Covd-19 che rende il tutto alquanto incerto. In molti sono convinti che alla fine si andrà alle urne nella prossima primavera magari insieme alle amministrative già in programma. Ovviamente è solo una delle tante ipotesi in campo. Nino Spirlì è sicuramente un personaggio al di fuori del comune e al di fuori dagli schemi dell'ordinario. 58 anni di Taurianova, autore teatrale e televisivo, scrittore, giornalista, blogger è sempre stato di destra. Dopo aver militato in Fratelli d'Italia e in Forza Italia e poi approdato nella Lega e aver vissuto tra Parigi e Roma oggi Spirlì è chiamato, quindi, a gestire una situazione delicata che non è dato sapere quando potrà durare. Il primo passo, ora spetta al Presidente del Consiglio regionale, l'On. Domenico Tallini, che dovrà convocare il Consiglio regionale nel quale si prenderà atto della scomparsa della Governatrice Jole Santelli quale ultimo atto della sua stessa esistenza. Poi sarà, ovviamente sciolto. Poi entro 60 giorni dovrebbe essere fissata la data delle elezioni, ma questo è condizionato da tanti fattori. Certamente inizia per la Regione Calabria una fase incerta e difficile che coincide con un momento difficilissimo per effetto della devastante crisi dovuta al Covid-19 sia sul piano economico che sociale.

Redazione

 Jole Santelli non è più con noi. La notizia è circolata come un lampo, come un fulmine da bocca in bocca, fra incredulità, dolore e sincera commozione. Una donna forte, volitiva che amava la vita e che combatteva con coraggio e determinazione come solo una leonessa sa fare la sua malattia che da cinque anni gli aveva imposto la sua sfida più terribile, più difficile. Ha meditato e riflettuto quando Silvio Berlusconi gli ha proposto di candidarsi a Governatrice della Calabria dopo che il veto di Matteo Salvini posto nei confronti della candidatura del sindaco Mario Occhiuto era oramai considerato invalicabile. Ha accettato, consapevole di una grande sfida anche in un momento difficile della sua vita. il 15 febbraio è stata proclamata Governatrice della Calabria, prima donna nella storia dei primi 50 anni dell'istituto regionale ed il 15 ottobre, dopo otto mesi la sua esperienza volge l termine con la fine della sue sofferenze. Tutto il mondo della politica ha pianto. Un minuto di silenzio alla Camera e al Senato, dichiarazioni di stima e di cordoglio da parte di tutti i leader politici, da parte di tutti i suoi amici parlamentari che negli anni ne hanno apprezzato le qualità e la sua propensione all'amicizia e alla solarità. Deputata al Parlamento dal 2001 sino alle sue dimissioni dopo essere stata eletta Governatrice. Deputata e sottosegretaria alla giustizia nella sua prima legislatura con il Governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Era anche coordinatrice regionale di Forza Italia per la Calabria, unica regione dove Berlusconi e i suoi riescono a prendere percentuali a due cifre. L'unica roccaforte rimasta ad un partito che oramai con il suo 6% volge al termine della sua avventura politica. Domani i funerali presso la Chiesa di San Nicola a Cosenza, sabato la camera ardente presso la Cittadella regionale a Germaneto. Per Silvio Berlusconi "Nessuna parola è adeguata ad esprimere il mio dolore e quello di tutti noi di Forza Italia. Jole lascia davvero un vuoto incolmabile nelle nostre anime". Per Matteo Salvini "Andarsene a soli 51 anni, dopo aver lavorato per la tua gente, con il sorriso, fino a poche ore fa. La Calabria e l'Italia ti abbracciano Jole, una preghiera per te e un pensiero alla tua famiglia, ai tuoi amici e a tutta la tua comunità". La Governatrice Jole Santelli lascia un grande vuoto e indelebili rimarranno le sua esternazioni di  voglia di vivere che oggi assumono una valenza più forte e più commovente. Una donna che ha saputo affrontare la malattia con coraggio, che amava la vita e la sua Calabria. Una vera Leonessa.

Gianfranco Bonofiglio

 

Alla recente dichiarazione del Commissario della federazione del Pd di Cosenza, On. Marco Miccoli, risponde condividendone lo spirito, il primo cittadino di Rovito e consigliere provinciale, Felice D'Alessandro. "Mi fa molto piacere leggere le parole del commissario della Federazione del Partito Democratico di Cosenza, On. Marco Miccoli. La strada giusta è un allargamento della partecipazione a tutte le forze del centrosinistra e alle grandi energie civiche di Cosenza. Inoltre, trovo interessante - afferma Felice D'Alessandro - che i bisogni siano così chiari che, senza bisogno di confronti, la linea di tanti esponenti del centrosinistra sia concorde e vada in una direzione molto evidente, votata alla partecipazione e alla discontinuità con il passato. Cosenza ha sempre dimostrato di saper cogliere le innovazioni e guardare avanti; bene programmare i prossimi vent'anni, ma io guarderei ancora oltre, al 2050 come tempo limite per trasformare la nostra città in un’area urbana pienamente sostenibile, innovativa e accogliente. Solo così potremo creare le opportunità di sviluppo, lavoro e inclusione sociale di cui il tessuto della città ha bisogno, soprattutto, dopo questi mesi di ulteriore deterioramento determinati dall’emergenza COVID19. Al Commissario e a tutti gli amici del PD e della società civile cosentina, sempre attiva e partecipativa, dico di iniziare subito a lavorare". "Non bisogna più perdere tempo, c’è bisogno di uno scatto in avanti di un nuovo metodo di lavoro, di scavare al nostro interno per ritrovare i valori e rinnovarli connettendoli con i cambiamenti che il nostro mondo sta subendo. Sono certo che le forze, le idee e lo spazio per creare una nuova proposta di centrosinistra - conclude il primo cittadino di Rovito - non mancano: sta solo a noi, tutti insieme, costruire un’alternativa che sia capace di parlare ai quartieri, alle persone, a chi ha bisogno di una visione in cui credere per il proprio futuro e per quello della propria città".

Redazione

Passati i ballottaggi di Reggio Calabria, Crotone, Castrovillari e San Giovanni in Fiore il mondo della politica inizia a pensare al prossimo appuntamento elettorale, quello della prossima primavera. E nel nuovo anno a votare per eleggere il nuovo sindaco saranno anche i cosentini. Si chiude l'epoca Occhiuto che avendo svolto per due legislature il ruolo di primo cittadino non potrà più ricandidarsi. E già iniziano a fioccare i nomi dei possibili candidati per il centrodestra. Con una grande novità. Sull'onda dell'elezione a Governatrice dell'On. Jole Santelli e a Sindaco di San Giovanni in Fiore di Rosaria Succurro in molti sono pronti a giurare che anche per Cosenza il candidato del centrodestra sarà una donna, nella scia di un momento favorevole per l'ingresso nel mondo della politica di rappresentanti del gentil sesso. Anche perchè a decidere sarà alla fine la Governatrice Santelli nel suo ruolo di coordinatrice regionale di Forza Italia considerando che in un partito ormai morente ed in declino l'unica roccaforte è la Calabria che come sempre è sempre l'ultima a seguire i cambiamenti. E quali sono i nomi al femminile che circolano fra i corridoi della politica. Fra i tanti nomi circolano quello della senatrice Fulvia Caligiuri, legata ai fratelli Occhiuto ma negli ultimi tempi ancor più alla Governatrice Jole Santelli, quello dell'assessora Loredana Pastore che vorrebbe emulare la sua ex collega assessora, Rosaria Succurro, quello di Eva Catizone, già sindaco della città quando venne scelta da Giacomo Mancini, quello di Simona Loizzo, nota professionista legata al centrodestra berlusconiano e circola anche quello di Stefania Covello, ex parlamentare amica di Matteo Renzi nell'ipotesi di una sperimentazione di un centrodestra allargato verso il centro.Inoltre non poteva mancare il nome di Katia Gentile, già vicesindaco e figlia dell'ex consigliere regionale Pino, ed il nome di Bianca Rende, attuale consigliere comunale. Anche se in tanti sono convinti che alla fine potrebbe uscire dal cilindro di jole Santelli il nome assolutamente nuovo di qualche donna professionista amica dell'ambiente della cosiddetta Cosenza - ene nella quale la Governatrice è sempre vissuta. Allargando gli orizzonti vi sono poi tanti altri nomi, dall'ex assessore Franco Pichierri che potrebbe tentare di essere da collante per una coalizione centrista, all'outsider Francesco De Cicco, attuale assessore ed espressione diretta dei quartieri popolari cittadini. Altro papabile è il nome di Carlo Tansi che forte del successo ottenuto a Crotone e dei tanti voti presi nella città di Cosenza nella ultime elezioni regionali potrebbe giocare in prima persona la partita per attirare su se stesso i voti dell'antipolitica e del crescente disgusto dei cittadini verso i professionisti della politica che tanto danno hanno fatto e continuano a fare alla Calabria e ai calabresi. Nel centrosinistra e nel Pd vige ancora la massima confusione con le guerre continue tra gruppi e gruppetti e non si intravvede ancora alcun nome. Nel campo della sinistra potrebbe tentare la partita il noto penalista da sempre socialista, Franz Caruso. Vi è chi spera nella candidatura a Sindaco di Cosenza di Nicola Adamo, big storico del Pd cosentino e chi vorrebbe in pista niente poco di meno che addirittura Mario Oliverio, l'ex Presidente della Regione. Potrebbe ritentarci anche l'avv. Enzo Paolini. Questi alcuni dei nomi che circolano per una tornata elettorale che sarà caratterizzata dal dopo - Occhiuto con tantissimi candidati a sindaco e decine e decine di liste. Una grande battaglia ed una grande confusione dove conquistare un voto sarà sempre più difficile con una legge elettorale ormai superata che genera confusione e con l'assoluta mancanza di leader veri ed autorevoli che oramai Cosenza non ha più da anni. Con il trionfo assoluto della mediocrità, dell'ignoranza e delle tante nullità che, emuli di Cetto La Qualunque, credono di essere in grado di saper amministrare anche se privi di qualsiasi esperienza e preparazione. Requisiti oramai completamente inutili. Quello che conta è l'amico, il compare e l'amico dell'amico. Nella scia di un degrado sociale e culturale senza fine.

Redazione

 

La scelta imposta dalla Lega nell'aver voluto candidare il buon Minicuci al quale si può rimproverare solo di essere avulso dalla città non gradita dai maggiorenti di Forza Italia e di Fratelli d'Italia si è infine rilevata essere disastrosa ed ha dimostrato ancora una volta come il leader della Lega non abbia ancora compreso nulla dell'elettorato calabrese. Il 58% ottenuto da Giuseppe Falcomatà nel ballottaggio dovrebbe far riflettere il "Capitano" della Lega ed indurlo ad una svolta su come riorganizzare la presenza sul territorio considerando che il vento leghista che spirava in Calabria nelle Europee del 2019 è oramai uno sbiadito ricordo. Innanzitutto un cambio radicale dei quadri dirigenti con l'obiettivo di giungere alla celebrazione dei congressi cittadini, provinciali e di quello regionale per far decidere ai tesserati chi deve rappresentare il partito mandando a casa l'ex commissario ed ora segretario regionale eletto senza alcun congresso, il deputato bergamasco Cristian Invernizzi al quale certamente non dovrebbe bastare la consolazione di aver vinto a Taurianova con l'elezione a sindaco del leghista Roy Biasi. Alquanto deludente la "fuga" dei big del centrodestra che non hanno inteso partecipare alla consueta conferenza stampa del dopo - voto che il candidato sconfitto Minicuci ha affrontato con la sola presenza del rappresentante della Lega, Franco Recupero, e di Fratelli d'Italia, Denis Nesci. Perdere la sfida di Reggio Calabria a nove mesi dal voto regionale che ha eletto a Governatrice l'On. Jole Santelli è una sconfitta di peso che certamente aprirà un confronto ed un dibattito del dopo - voto all'interno delle forze del centrodestra. Probabilmente qualcuno avrà da ridire sulle tante nomine regionali affidate alla Lega quando la stessa non ha certamente più in Calabria il peso elettorale che aveva raggiunto nelle precedenti tornate elettorali. E probabilmente a fare la voce grossa potrebbe essere Fratelli d'Italia che giustamente potrebbe chiedere maggiore visibilità all'interno del potere regionale.
Redazione

Dal sito on line dell'europarlamentare leghista, Vincenzo Sofo, eletto al Parlamento Europeo nelle elezioni del 2019 soprattutto per i voti avuti in Calabria, riprendiamo una suo intervento in merito ai risulati elettorali che la Lega ha registrato nei giorni scorsi alle regionali della Campania e della Puglia e nelle amministrative in Calabria.


"I risultati delle ultime elezioni regionali hanno scatenato il dibattito sul futuro della Lega e sulla leadership di Salvini. Un tema, quest'ultimo, che rischia di portare fuori strada rispetto ai veri correttivi da adottare. Ecco perché ritengo sbagliato oggi mettere in discussione Salvini. Ma ovviamente, se si vuol correggere il tiro, qualcosa da mettere in discussione c’è ed è innanzitutto chi lo ha consigliato al Sud.  Perché oggi il vero tema che la Lega deve affrontare se vuole conservare la sua dimensione nazionale – e dunque la leadership del centrodestra – è il suo progetto nel Mezzogiorno, essendo evidente che fallendo il consolidamento in questa terra Salvini perderebbe il ruolo di leader della metà destra (ma intera) dell'Italia. Mi fa piacere dunque che ora molti miei colleghi si stiano rendendo conto che nella parte bassa del Paese – cosa che segnalo da tempo – si sia sbagliato approccio, sentenza resa evidente dai dati delle regioni meridionali passate dal giudizio elettorale di carattere territoriale: Puglia, Campania e Calabria. Nel 2019 il consenso dei pugliesi era stato del 25,3%, un anno dopo siamo sotto il 10%. Stesso discorso vale per la Campania, dove alle europee la Lega si attestava sopra il 19% mentre alle regionali è scesa al 5,6%. Ma ancora più eloquente è il caso Calabria dove lo scorso fine settimana la Lega ha fatto il terzo giro di boa passando dal turno amministrativo di due comuni molto importanti: Crotone e soprattutto Reggio Calabria. Nel 2019 alle europee la Lega è stata votata dal 22,6% dei calabresi: a Crotone dal 21,5% a Reggio dal 22,4%. Un anno dopo alle regionali è scesa al 12%: a Crotone il 14,3%, a Reggio l’8,2%. Lo scorso fine settimana alle amministrative a Crotone ha preso il 3,6% e a Reggio, nonostante esprimessimo il candidato sindaco, il 4,7%. La colpa di questo calo tuttavia non è del leader del Carroccio bensì di chi lo ha danneggiato consigliandolo e gestendogli il Sud. La verità infatti è che la gente del Sud si affiderebbe volentieri a Salvini ma è meno contento di affidarsi a chi rappresenta Salvini su quei territori. Innanzitutto perché è evidente che a nessuno piaccia farsi comandare da qualcuno che non sia espressione del proprio territorio, soprattutto se distante dalla propria cultura, tradizione, mentalità. Perché se già un bergamasco difficilmente apprezza di essere gestito da un bresciano, figuriamoci quanto un calabrese possa apprezzare di essere gestito da un bergamasco. Soprattutto al Sud, terra talmente disperata da aver bisogno di qualcuno che si batta per lei con amore, passione e spirito di appartenenza. E’ il principio di sovranità e di autodeterminazione che – noi che lo difendiamo politicamente in Europa e in Italia – dobbiamo essere capaci ad applicare all'interno del movimento.  Anche perché la non conoscenza di un territorio, soprattutto in un’area complessa come il Sud, spesso porta i “commissari” forestieri a tre peccati mortali: 
1) Per ansia di mostrare al proprio leader, nominare senza adeguata contezza del contesto affidando il movimento a gente senza alcun radicamento, a riciclati, a volponi in cerca di taxi;
2) Per evitare errori che scatenino le ire del proprio leader, non compiere quella fondamentale opera di ricerca, inclusione e selezione di nuova classe militante e dirigente necessaria per far crescere il movimento;
3) Per assicurarsi di restare necessari al proprio leader, impedire la crescita di vera classe dirigente locale capace di gestirsi autonomamente preferendo la creazione di piccole coorti di adulatori da esibire giusto per mostrare il minimo sindacale.
Tre errori che portano inevitabilmente a una conseguenza: la mancanza di una valida azione politica su quei territori, la mancanza di un'offerta di proposte che sappia andare oltre le classiche battaglie generaliste e sollevare le necessità locali. La non capacità di agire efficacemente da sindacato territoriale. Il tutto cullandosi del fatto che tanto ci pensa la popolarità di Salvini a far funzionare automaticamente le cose senza bisogno di altri sforzi. Rischiando così di trasformare con questo atteggiamento l'iniziale positiva sensazione di arrivo in aiuto che la Lega aveva suscitato nei meridionali in sensazione negativa di colonizzazione. Creando così un danno a chi? Proprio a Salvini. Il mea culpa dunque dovrebbe farlo chi da Salvini era stato chiamato a far crescere politicamente questi territori. Non lui, a cui invece ora – per risollevarsi – tocca lo sforzo di dover, lì, ricominciare daccapo. Affidandosi stavolta a chi è sul posto e a chi davvero quel posto lo sa interpretare e rappresentare.  Anche perché spingendolo verso una nuova Lega Nord (anche se salvandone la forma nazionale perchè, come ha detto qualcuno, fa arrivare più voti al Nord) si arriverà a due eventi: far perdere a Salvini lo scettro di leader nazionale e abbandonare un popolo, quello del Sud, che ha estremo bisogno di una vera rappresentanza politica.

Fonte:vincenzosofo.it

 

La Lega continua ad essere il primo partito d'Italia nei sondaggi anche se con il 24% perde oltre 10 punti dal risultato del 34,3% che prese alle elezioni Europee del 2019. Secondo Ipsos, l'istituto diretto da Nando Pagnoncelli, il Pd è al 19,3% ed il Movimento 5 Stelle al 18,6%, mentre il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia al 16,7% e Forza Italia al 6,8%. Con tali risultati del sondaggio se si andasse teoricamente oggi al voto con il Rosatellum e con i 600 parlamentari da eleggere alla Camera il centrodestra potrebbe contare su ben 227 seggi contro i 114 ottenuti dal centrosinistra e i 55 per il Movimento 5 Stelle. Con il Germanicum e lo sbarramento al 3% il centrodestra otterrebbe 206 seggi a Montecitorio, quindi una maggioranza risicata. Per i partiti minori Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, si ferma al 3,1% e Azione, il partito di Carlo Calenda al 3%.
Indubbiamente una nuova legge elettorale potrebbe cambiare le carte in tavola e sperimentare nuove alleanze che potrebbero modificare di molto gli scenari politici disegnati e pronosticati dall'Ipsos diretto da Pagnoncelli.
Redazione

Editoriale del Direttore (2)