Ormai il divario fra la cittadinanza e la politica è incolmabile. La vicenda dei cinque parlamentari che nonostante uno stipendio netto mensile di 12.400 euro hanno avuto il barbaro coraggio di richiediere anche le 600 euro di contributo Inps per la crisi Covid- 19 non è altro che l'ennesima conferma di una classe politica di imbelli e di personaggi che indegnamente ricoprono gli incarichi che quattro o cinque "big" destinano non a chi detiene qualità e capacità governative ma chi dimostra maggiore servilismo e apparente fedeltà. Qualità che contraddistinguono sempre i peggiori. E' il metodo di scelta che è semplicemente terribile. Urge il ritorno al metodo elettorale proporzionale. Urge il ritorno alla militanza politica quale formazione e preparazione per poi ricoprire incarichi di rappresentanza. Non è possibile candidare all rinfusa personaggi sqaullidi e senza alcuna storia personale, senza alcuna esperienza, senza alcuna capacità politica. Questa legislatura rimarrà alla storia per l'enorme numero di deputati alle prime armi, pivellini ed impreparati, che non lasceranno segno alcuno del loro passaggio in Parlamento. Ma tutto ciò è funzionale ai "Big" che così non corrono rischio alcuno di essere defenestrati o combattuti all'interno dei loro partiti. La filosofia di Caligola che nominò senatore il proprio cavallo, impera da sempre. Ma oggi il Paese è alle corde, vive il suo momento più drammatico dal dopoguerra ad oggi e non può più permettersi una classe politica di tal fatta. Oggi è rischiosissimo avere degli incapaci nei palazzi romani e vivere un momento economico e sociale così difficile. Una combinazione fra crisi economica e nullità della politica che potrebbe essere fatale per il nostro Paese. Non si può più stare a guardare, non si può più osservare in silenzio. E' necessario che il popolo si risvegli. E' necessario un moto di protesta civile ed ordinato ma che con forza possa rimettere tutto in discussione. E' necessaria una nuova legge elettorale ed una nuova classe politica. Prima che sia troppo tardi per tutti.
Redazione

Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica con la presenza di tutti i Presidenti delle Regioni ha commemorata la nascita delle stesse, 50 anni orsono. Il Presidente Mattarella li ha definite baluardi di democrazia e partecipazione. ma non tutti gli italiani concordano su tale definizione. Anzi sono sempre di più coloro i quali invece concordano con quando aveva giustamente profetizzato nel lontano 1970, quando nacquero le Regione, il leader della destra di allora, l'On. Giorgio Almirante, segretario nazionale dell'allora MSI. Giorgio Almirante per primo in assoluto intuì e predisse la deriva negativa che avrebbero nel tempo intrapreso, divenendo luoghi di potere locale con sprechi e interessi localistici tremendi fautori di una classe politica famelica e cialtrona, per come poi è stato. Giorgio Almirante si oppose con forza e determinazione alla loro istituzione parlando per ore e ore in Parlamento con la sua abilità oratoria che gli era riconosciuta persino dai suoi più acerrimi nemici politici. Il sistema regionale di oggi venne approvato nel 1970 con i voti di democristiani, socialisti, repubblicani, socialdemocratici ed anche con i voti del vecchio Pci. Votarono contro MSI, liberali e monarchici. Da allora per 50 anni le Regioni hanno rappresentato centri di potere enormi spesso caratterizzate da gestioni allegre e da numerosissimi scandali e conseguenti inchieste giudiziarie. Le Regioni sono state la palestra della classe politica di oggi, una classe politica deleteria, incolta e di bassissimo livello, nata e cresciuta nelle clientele regionali. Hanno contribuito al degrado del nostro Paese, esattamente come aveva previsto Giorgio Almirante.

Redazione

Nel mese di luglio del 2019 la Lega dopo la grande vittoria delle Europee veleggiava secondo la media dei sondaggi sul 35,7%. A distanza di un solo anno il recente sondaggio dell'Istituto IXE per Cartabianca affida alla Lega di Matteo Salvini il 22,7%, con un calo di ben 13 punti percentuali, all'incirca quattro milioni di voti. Se tali sondaggi dovessero avvicinarsi alla realtà ed essere attendibili vi è da chiedersi quali possano essere le motivazioni di tale crollo elettorale. Indubbiamente la discesa ha preso il via dalla ormai famosa e tanto discussa decisione presa al Papeete da Matteo Salvini di uscire dal Governo convinto com'era che l'unica strada possibile era quella di andare presto alle urne, per come ha ripetuto centinaia di volte nell'immediatezza della decisione presa. Oggi a distanza di un anno non solo non si è giunti ad elezioni anticipate ma solo i fans sfegatati di Salvini per i quali ogni scelta è sacrosanta possono difendere quella scelta che si è rivelata essere un grandissimo errore politico. Probabilmente il primo compiuto da Matteo Salvini protagonista assoluto di una fortissima ascesa della Lega che in pochi anni da percentuali irrisorie è divenuto il primo partito d'Italia. Ma anche altre scelte compiute da Matteo Salvini sono discutibili, come quelle di affidare la gestione del partito in alcune regioni del Sud a commissari che nulla hanno a che spartire con le realtà che sono chiamate a governare. Illuminante il caso della Calabria con l'investitura, prima di commissario regionale e poi, senza alcun congresso in perfetto stile stalinista, a segretario regionale per tre anni del deputato bergamasco, Cristian Invernizzi, cresciuto alla scuola di Bossi fra voti leghisti e odio viscerale contro i meridionali. Una vera punizione essere spediti in Calabria per chi ha predicato per anni contro il Sud auspicando improbabili divisioni e scissioni. Con queste scelte anche il grande entusiasmo che la discesa al Sud della Lega di Salvini aveva suscitato inevitabilmente non potrà che scemare. Il primo partito d'Italia dove a comandare è solo il "Capitano" e dove non è possibile alcuna discussione e alcuna critica e ne alcuna proposta necessita di una maggiore apertura democratica con la crescita di una classe politica sul territorio che possa discutere e confrontarsi. Se continuerà ad essere solo la proiezione di Matteo Salvini per quanto abile nella sua trasposizione mediatica e sulla eterna presenza sui social sarà molto difficile mantenere la posizione invidiabile di primo partito d'Italia.
Redazione

 

La Governatrice Jole Santelli ha presentato in pompa magna la nuova programmazione 2021/2027 per i fondi comunitari. Ben due miliardi e mezzo di euro. Una cifra monstre, enorme. Una responsabilità enorme quella di gestire bene in modo oculato una cifra così importante. Una responsabilità quella di dimostrare per la prima volta una oculata gestione dei fondi comunitari. Una responsabilità enorme quella di saper gestire l'unica speranza rimasta per non vedere morire definitivamente la nostra terra. Ad onor del vero sinora le programmazioni dei fondi comunitari degli ultimi venti anni, anch'essi corposi e sostanziosi sono stati un grande fallimento. Non hanno cambiato nulla di nulla. Hanno contribuito con il solito metodo dei contributi a pioggia favorendo gli amici e gli amici degli amici nel radicare quel fenomeno clientelare che caratterizza da sempre la politica e la società calabrese. Quella cultura del favore fine a se stesso e mai produttivo di un vero e duraturo sviluppo. La stessa Governatrice Jole Santelli ha affermato che "La tragedia della Calabria è sempre stata il non scegliere, oggi dobbiamo puntare sulle scelte. Abbiamo sempre avuto problemi di spesa  e non è facile ma è necessario snellire le procedure già a partire dalla Commissione europea. Lo abbiamo già chiesto al dipartimento competente e al ministro Provenzano in maniera che il Governo non gravi con procedure ulteriormente complesse. È necessario invece andare verso una sburocratizzazione". Ci si augura che alle parole potranno seguire i fatti concreti e che, per la prima volta, ingenti somme possano davvero essere da volano per lo sviluppo reale della Calabria. Inoltre la Governatrice Santelli ha specificato che si punterà sul green e quindi sugli investimenti per ridurre l'impatto ambientale e sull'attrazione degli investimenti e si lavorerà alacremente per migliorare la reputazione della Calabria, oltre che sullo sviluppo delle aree rurali per evitare il preoccupante fenomeno dello spopolamento. Grandi attese per questi annunci con la speranza che non si ripeta quello che è sempre avvenuto finora. Tanti annunci e fatti zero. Ma in questo caso per la situazione difficilissima nella quale versa l'economia calabrese l'oculata gestione dei fondi comunitari rappresenta l'ultima spiaggia. E per questo anche l'intero mondo dell'informazione dovrà vigilare con attenzione informando l'opinione pubblica su come saranno gestiti tali fondi.
Redazione
 

“L’emergenza migranti è ormai fuori controllo e il Governo italiano non sta facendo nulla per evitare che il nostro Paese diventi il campo profughi d'Europa: è urgente che l’Ue inviti in audizione i governatori di Sicilia e Calabria, regioni in questi giorni più colpite dai fenomeni migratori, per ascoltare la loro voce. Stando ai dati più recenti, quasi 10 mila immigrati sono sbarcati in Italia nel 2020, con numerosi focolai di Coronavirus confermati in diversi centri di accoglienza: la situazione è preoccupante e le autorità incontrano difficoltà a far rispettare la quarantena agli immigrati, molti dei quali sfuggono ai controlli. Per non parlare dei gravi episodi di violenza contro esponenti delle forze dell’ordine. Questo è inaccettabile: abbiamo scritto a Juan Fernando Lopez Aguilar, a capo della Commissione Libe, e Pascal Canfin, presidente Commissione Envi del Parlamento Europeo, affinché invitino con urgenza i governatori Musumeci e Santelli, per discutere quali misure urgenti adottare per affrontare questa minaccia alla salute e alla sicurezza dei cittadini”. Così in una nota gli europarlamentari della Lega Vincenzo Sofo, Annalisa Tardino e Silvia Sardone che oggi hanno scritto ai presidenti delle commissioni immigrazione e sanità pubblica del Parlamento Europeo per chiedere di convocare un’audizione urgente con le regioni Calabria e Sicilia.  Si tratta della seconda iniziativa messa in campo in questi giorni da Sofo che già aveva presentato un’interrogazione per chiedere alla Commissione e al Centro Europeo di Prevenzione e Controllo delle Malattie di intervenire sulla gestione degli sbarchi a Roccella Jonica di migranti positivi al Covid per garantire la tutela della popolazione calabrese.

Redazione

Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, continua a svuotare la Lega di Matteo Salvini. Ciò è quello che si desume dal sondaggio MonitorItalia, nato dalla collaborazione tra Agenzia Dire e Istituto Tecne’. I numeri diffusi oggi sono quelli rilevati il 16 ed il 17 luglio 2020 con metodo cati – cawi. Fratelli d'Italia ha guadagnato in un anno poco meno di nove punti e mezzo. La differenza luglio 2019 – luglio 2020 è +9,4%. Nello stesso periodo la Lega di Matteo Salvini è precipitata di 12,1 punti, pur rimanendo il primo Partito.
Questo l'esito del sondaggio:

Lega al 24,9% ;

Pd al 20,2% ;
Fratelli d’italia al 16,0% ;
M5s al 15,0% ;
Forza Italia al 8,3 ;
La Sinistra al 2,9% ;
Azione al 2,9% ;
Italia viva al 2,7% ;
+EU al 1,9% ;
Verdi al 1,6% 
altri Partiti stabili al 3,6%.

Redazione

Nei saloni di un noto albergo di Rende e con una partecipata conferenza stampa si è celebrato il rito del ritorno sulla scena politica dell'ex Governatore Mario Oliverio che, in realtà, ha ribadito che non si tratta di un ritorno, ma che l'impegno politico non è venuto mai meno. E lo stesso Mario Oliverio ha sgomberato subito il campo di eventuali candidature sia per cariche istituzionali che per cariche di partito. Conferenza stampa moderata dalla giornalista Donata Marrazzo del "Sole 24 Ore". "La vicenda del Covid-19 apre scenari inediti, completamente nuovi - ha affermato con la solita determinazione il politico di lungo corso, Mario Oliverio - e certifica che la densità della popolazione e la presenza di un forte inquinamento ambientale ne favoriscono il contagio. Caratteristiche del tutto assenti per la Calabria. E il dover ripensare il rapporto fra uomo e ambiente può significare per la Calabria una grande opportunità di sviluppo e di cambiamento, con un ruolo importante nell'ambito di una politica che possa ricollocare il Mezzogiorno al centro del Paese". Ed è la Fondazione "Europa - Mezzogiorno - Mediterraneo" lo strumento di dibattito politico, di proposte e di rinnovata progettualità prescelto da Mario Oliverio che ha annunciato per settembre anche l'organizzazione di tavoli tematici sui temi più importanti e fondamentali per riportare il dibattito ed il confronto al centro dell'azione politica impegnandosi nel dare una risposta alla rassegnazione atavica che cresce sempre più. "Non è necessario ed indispensabile avere ruoli istituzionali per fare politica - ha sostenuto Mario Oliverio - la si può fare anche senza ruoli istituzionali, forti delle idee e delle proposte". Inoltre Mario Oliverio, sollecitato dalle domande dei giornalisti non ha voluto commentare in alcun modo le annunciate dimissioni del consigliere regionale, Pippo Callipo e non è voluto entrare in alcun giudizio di merito sulla nuova giunta regionale. Ha inteso solo annunciare un progetto di azione politica e di proposte con l'intenzione di coinvolgere nuove forze che possano esprimere un vero rinnovamento. Non poteva mancare un riferimento alla sua area politica, quella della sinistra."La sinistra deve rivedere il tutto e deve porre il Sud al centro della sua azione politica, con una nuova visione complessiva". Tanti i temi affrontati come quello dell'identità del territorio, della dimensione e qualità urbana, della rivalutazione dei borghi che saranno temi affrontati nei tavoli tematici. Un ritorno in campo sulla scena politica non dettato d alcuna "strategia di rivalsa" e senza alcuna "ambizione personale". Solo un contributo al dibattito politico che langue e che risulta assente. Inoltre Mario Oliverio ha anche ribadito di aver osservato in questi ultimi mesi un certosino silenzio nel rispetto delle scelte fatte sul piano nazionale. "Questi mesi mi sono serviti per riflettere. Le guerre, le diatribe non mi sono mai interessate. Le lascio agli altri. Io voglio allargare, unire, fare politica". E alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se in questi mesi dopo la rinuncia alla candidatura avesse sentito qualche big del Pd, Mario Oliverio con sincerità ha risposto affermando di non aver sentito nessuno. Ma forse anche per questo Mario Oliverio riscende in campo più motivato che mai per discutere, confrontarsi e ritornare ai tempi in cui la politica poteva attuarsi anche senza avere alcuna poltrona di potere.

Gianfranco Bonofiglio

Editoriale del Direttore (2)