Chiamami col tuo nome è un romanzo di André Aciman che vede due protagonisti intrecciarsi in una storia d'amore travagliata e complessa. Elio e Oliver, due menti evolute e intelligenti, senza freni, ma con tantissima paura che governa le loro anime. Oliver è un ragazzo adulto che dovrà trascorrere in Italia l'estate seguito dal padre di Elio, noto avvocato e rispettabile docente universitario, nella villa di famiglia. Sin dall’inizio, mediante la scrittura ardita di Aciman, si intravedono i segnali di un nodo inestricabile che diventerà poi amore puro, disinteressato, smisurato. L'incontro di due anime che si perderanno per sempre in un legame simbiotico, ma caduco. Le loro giornate saranno immerse in discorsi infiniti sulla nostalgia e su Proust, sul tempo e su Eraclito, sull'arte e su Van Gogh. E poi, tutto a un tratto, il nodo sarà brutalmente sciolto. Reciso. Oliver andrà via ed Elio resterà solo col suo dolore. Finché un giorno, quando tutto sembrava essere tornato alla mera normalità, squilla il telefono, e sarà proprio Elio a rispondere. Era il suo Oliver, quell’Oliver con cui in intimità scambiava il suo nome, quando Elio diventava Oliver e Oliver diventava Elio. Ecco, il loro gioco. Quello scambio di nomi che era personificazione concreta di scambio di identità, perché tra loro c’era stata una “full-immersion”, un'introspezione condivisa. Tutto sembrava tornato all'estate precedente, ma poi Oliver pronunciò parole aberranti e traumatiche alle orecchie di Elio: “mi sposo, volevo solo dirtelo, e dillo anche ai tuoi.” Ma può un matrimonio infelice, in fondo, porre fine a un qualcosa di così infinito? La risposta è no. È impossibile. Infatti fu esattamente il contrario: dopo anni si incontrarono a Roma, che qualche tempo prima era stata lo scenario del loro idillio. Quando si ritrovarono, le parole non servirono e non servì neppure perdersi in mille frasi fatte, tra un discorso convenzionale e l'altro. Elio, con la freddezza di chi nutre un amore impossibile e destinato a morire per poter restare vivo nell'anima, alla fine, gli donò una cartolina con una dedica: “COR CORDIUM.” E poi lo lascia con una consapevolezza: “avevamo trovato le stelle, io e te, e questo capita una volta sola nella vita.” Aciman avvicina i protagonisti del suo romanzo all'Iperuranio per poi scaraventarli brutalmente alla realtà e, assieme a loro, fa viaggiare anche il lettore, per ricordare che ciò che è astratto, asintotico, basato solo su un'idea, resterà tale per sempre.

 
Greta Palermo

La politica è l’impegno che, per antonomasia, ha coinvolto le menti di molti uomini affinché si impegnassero a fare del bene; come ci suggerisce la sua etimologia greca “πολιτεία”: “anima della città”. Essa è molto articolata, ecco perché col passare del tempo è diventato sempre più difficile essere competenti in materia. È indubbio che vi è incompetenza sia tra gli eletti che tra gli elettori. Uno Stato ignorante è lo specchio di un popolo ignorante. Nel brano “I doveri dell’uomo politico” tratto del “De Officiis” di Cicerone, si può delineare la figura ideale di politico. Un uomo che si occupa di politica ha il dovere morale di non favorire la propria famiglia, di non farsi corrompere e, soprattutto, di essere onesto. Certo è che i politici, nel momento in cui scegliessero di non “favorire” le classi sociali più emergenti e ricche, queste inizierebbero a vendicarsi ostacolando il loro lavoro ed i loro progetti per il futuro. Opporsi non è sempre semplice, specie se a detenere il potere sono i tuoi nemici. Ma la politica è lo strumento della parte più viva e attiva della società: il popolo. La politica è del popolo che elegge, perché mai si dovrebbe privare quest’ultimo di un suo diritto? Non esiste oligarchia populista, ma solo illusoria democrazia, meglio detta demagogia. Se lo Stato lo fa il popolo, è il popolo a dover detenere il potere “servendosi” di buoni rappresentati occupati ad impegnarsi per il proprio dovere senza mezze misure ma solo con coscienza e moralità.

Greta Palermo

Primo consiglio di Corso di Studio, nella veste di Coordinatore di Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, per Mario Caligiuri, professore ordinario di Pedagogia della Comunicazione all’Università della Calabria. Alla presenza del Direttore del Dipartimento di Culture Educazione e Società Roberto Guarasci, si è tenuto in via telematica, il consiglio di insediamento del nuovo Corso di Studio che ha eletto il direttore del Master in Intelligence alla guida dell’importante struttura didattica, che ha oltre mille iscritti. Nel corso dei lavori di insediamento, Caligiuri ha provveduto a nominare vicecoordinatore Monica Lanzillotta, docente di Letteratura italiana contemporanea, e suo delegato per la comunicazione Giancarlo Costabile del Laboratorio didattico di Pedagogia dell’Antimafia. Caligiuri ha inoltre insediati i componenti del Comitato di Indirizzo del Corso di Studio nelle figure di Maria Teresa Calvosa, Provveditore agli Studi della Calabria; Sonia Tallarico, Direttore Generale Istruzione della Regione Calabria; Francesco Greco, Presidente Associazione Nazionale Docenti; Antonello Giannelli, Presidente Associazione nazionale Presidi;Liberato Gerardo Guerriero, Provveditore delDAP Calabria; Sara Mele, Responsabile di Settore della Regione Toscana per le Politiche della Prima Infanzia e Teresa Chiodo, Presidente del Tribunale dei Minori di Catanzaro (che potrà accettare la carica solo quando sarà autorizzata al CSM). Il Comitato di Indirizzo nasce dall'esigenza di sviluppare competenze coerenti con i bisogni del mercato del lavoro in costante evoluzione. Infatti, Caligiuri ha richiamato la complessità del mercato del lavoro calabrese, insistendo sulla necessità di costruire percorsi didattici in grado di innovare la formazione degli educatori e dei pedagogisti del Corso di Studio in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche. Tra i numerosi progetti oggetto di una preliminare discussione, oltre all'ampliamento dell'offerta didattica, anche la valutazione sull'opportunità di costituzione di un polo pedagogico unico nell'ateneo di Arcavacata, con l'obiettivo di lavorare in modo organico sulla formazione degli insegnanti e degli educatori professionali, elemento fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico della Calabria. La prossima riunione dell'organo accademico è prevista per la fine di ottobre.

Redazione

 

 

In una famosa intervista che il grande maestro del giornalismo, Enzo Biagi, fece al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sulla lotta al terrorismo, pubblicata dal settimanale “Epoca” nell'edizione del 28 febbraio 1981, fra le tante domande poste, una di queste recitava: “Lei fece accerchiare l'Università della Calabria. Ripeterebbe oggi quella operazione? E quali risultati diede? “Accerchiare per modo di dire - rispose il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che qualche anno più tardi cadde sotto il piombo dei corleonesi a Palermo- perché se si considera che in poche ore si risolsero 25 perquisizioni che si riferivano all'abitato di Cosenza, all'abitato di Rende e all'intero complesso universitario, io credo che non si possa parlare di accerchiamento. Per quanto riguarda i risultati essi sono ancora al vaglio della magistratura che allora soppesò e diede l'autorizzazione preventiva per quelle 25 perquisizioni.

Ripeterei l'operazione se la magistratura confermasse di essere d'accordo”. E da fedele servitore dello Stato il Generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa non poteva che dare questa risposta ad Enzo Biagi. Correva la notte fra il 27 ed il 28 giugno del lontano 1979. Era trascorso appena un solo anno dal 16 marzo 1978, quando le Br sequestrarono Aldo Moro e da quando “cattivi maestri” come Franco Piperno, docente dell'Unical, esaltarono la “geometrica potenza” dei brigatisti, descrivendo l'azione del sequestro nel quale in pochi attimi vennero uccisi cinque uomini della scorta. L'espressione "geometrica potenza", Franco Piperno la scrisse sul giornale "Metropolis" nel tentativo di fare delle Brigate Rosse il braccio armato dell'Autonomia Operaia (la frase originale era: «combinare la geometrica potenza delle Brigate Rosse alla straordinaria bellezza del 12 marzo»). Rivista che uscì in un solo numero e che venne sequestrata dopo appena un giorno, con la teoria secondo la quale nel fumetto contenuto nella rivista si potevano intravedere nella trasposizione fumettistica elementi utili per gli inquirenti che indagavano sul caso Moro. che riguardavano il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro. E l'Università della Calabria, guidata dall'allora Magnifico Rettore, Prof. Pietro Bucci, salì agli onori della cronaca nazionale.

Il giorno dopo del blitz coordinato dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel quale sequestrarono qualche copia della rivista Metropoli e finanche le fotocopie di un libro scritto da Toni Negri “Dall'operaio di massa all'operaio sociale”, l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sollecitato dall'On. Giacomo Mancini, chiese dei chiarimenti su quanto accaduto e se vi fossero le condizioni reale per un simile spiegamento di forze all'allora Ministro degli Interni, Virginio Rognoni. Vennero effettuate 25 perquisizioni che interessarono anche gli alloggi di alcuni docenti. Fra questi, Cesare Pitto, ex compagno di Università a Trento di Renato Curcio, Camillo Daneo, Carlo Amirante, Giordano Sivini, Giovanni Polara ed Osvaldo Piperno, fratello dell'allora latitante Franco Piperno. Particolarmente dura e sdegnata fu la reazione del Rettore Pietro Bucci che organizzò per il 30 giugno una apposita conferenza stampa nella quale criticò il modo nel quale si svolse il blitz senza avere alcun esito di qualche rilevanza. In piena notte con porte sfondate, case mese a soqquadro, con uno spiegamento di forze impressionante. “Sembrava di essere tornati ai tempi in cui la Gestapo - affermò Pietro Bucci - faceva le retate per arrestare gli antifascisti o gli ebrei”. Queste le dure parole del Rettore Bucci che destarono non poche polemiche anche sul piano nazionale.

E la notizia del blitz che rimbalzò su tutti i giornali nazionali con i quotidiani locali che gli preservarono la prima pagina fu oggetto di numerose interrogazioni parlamentari ed anche di uno scontro all'interno della stessa sinistra con una posizione più rigida di alcune aree del Pci ed una posizione a difesa dell'Unical da parte del Psi e dell'area mancinania. Nell'assemblea che venne organizzata dalla sinistra nel salone conferenze della Camera di Commercio a Cosenza su quanto accaduto all'Unical si registrarono degli scontri anche fisici fra alcuni esponenti del Pci più intransigenti e, fra questi spiccava il giovane deputato comunista Franco Ambrogio ed esponenti socialisti. Si registrò anche uno scontro fisico fra l'allora segretario regionale dei giovani comunisti ed il segretario dei giovani socialisti.

Il deputato del Pci, Franco Ambrogio, arrivò a sostenere “che alcune forze politiche - con chiara allusione ai socialisti manciniani - non hanno mai smesso di offrire coperture politiche all'area dell'eversione”. Sul blitz di Arcavacata si tenne anche una tavola rotonda nel carcere romano di Rebibbia con la partecipazione di Negri, Scalzone, Vesce, Ferrari, Bravo e Zagato, personaggi dell'area eversiva che vennero arrestati il 7 aprile 1979 con l'accusa di voler sovvertire lo Stato con il progetto “Metropoli”. La famosa inchiesta sulla quale tanto impegno e tante battaglie portò avanti il deputato socialista Giacomo Mancini. Battaglie che lo stesso Mancini descrisse minuziosamente in un libro edito dalla Lerici Edizioni dal titolo “7 aprile – eclissi del diritto”. Una storia simbolo che interessò un particolare periodo storico dell'Italia e che coinvolse anche la nostra città, allora simbolo anche di fervida discussione politica e di laboratorio. Altri tempi ben lontani rispetto alla decadenza e allo squallore di oggi con una città in declino priva di ogni fermento culturale e politico.

Redazione

Si è tenuto nel pomeriggio di ieri, nella sede dell’IIS Valentini-Maiorana di Castrolibero, l’incontro voluto dall’ispettore dott. Maurizio Piscitelli tra il gruppo di lavoro istituito dal Dirigente generale dell’USR Calabria presso l’Ufficio V dell’ATP di Cosenza, coordinato dallo stesso ispettore Piscitelli, e i Segretari provinciali delle OO.SS. del Comparto Scuola, per riferire sullo stato delle operazioni fin lì effettuate.  Si ricorda che a seguito di revoca, con effetto immediato e fino a nuova determinazione, della delega conferita al Dirigente dell’ATP di Cosenza, dott. Luciano Greco, limitatamente alle operazioni inerenti all’avvio dell’anno scolastico, all’ispettore Piscitelli, con mandato del 28 settembre, era stato affidato l’incarico di ripristinare la correttezza delle operazioni relative alla determinazione dei posti di sostegno, alla mobilità annuale e al reclutamento del personale a tempo determinato, ponendo in essere ogni utile adempimento così da consentire il raggiungimento degli obiettivi. Il gruppo costituito è formato dal dott. Vito Primerano, dal dott. Vito De Masi e dalla sig.ra Maria Rosa Piccione, provenienti dall’Ufficio scolastico regionale.  Nell’occasione, l’ispettore Piscitelli, affiancato dal dott. Vito Primerano, ha informato i presenti del lavoro svolto in merito alla rideterminazione degli organici di sostegno, per cui erano state sollecitate le scuole di ogni ordine e grado a comunicare entro la data del 6 settembre il reale fabbisogno dei posti in deroga, rideterminati in numero di 308 posti, da aggiungersi ai precedenti 1128 già concessi, fino al concorrimento di 1435 corrispondenti al numero effettivo di posti di cui necessita la provincia di Cosenza per l’anno scolastico in corso. Un numero importante quello dei 308 posti di sostegno, ha ribadito l’ispettore Piscitelli, autorizzati a fronte di un impegno notevole di spesa che grava sull’erario dello stato, che per settimane durante le operazioni di mobilità e reclutamento erano rimasti in giacenza tra le migliaia di email, non lette, di reclami avverso gli innumerevoli errori perpetrati dall’Ufficio V durante tutte le procedure di competenza, benché puntualmente segnalati dai dirigenti delle scuole della provincia.  D’altronde solo ripartendo dalla concreta rivalutazione del numero dei posti di sostegno e dei posti comuni, che a tutt’oggi non sono stati acquisiti o sono stati acquisiti in parte al SIDI, ha aggiunto il dott. Primerano, sarà possibile effettuare una revisione corretta e puntuale delle operazioni di mobilità annuale, ovvero utilizzazioni e assegnazioni provvisorie provinciali e interprovinciali, rispettando la priorità delle fasi, per poi passare all’affidamento degli incarichi annuali e fino al termine delle attività didattiche.  Tuttavia resta il limite, al momento inderogabile, del 13 ottobre, che imporrebbe a rigor di norma inserita nel d.lgs. 297/94 articolo 455, comma 12, e chiarita in successive circolari, l’inamovibilità dei docenti dopo 20 giorni dall’inizio delle lezioni (in Calabria avviate a partire dal 24 settembre scorso). Una lotta contro il tempo, in definitiva, che il gruppo di lavoro è intenzionato a portare avanti e a vincere, anche facendo recuperare nei giorni di sabato e di domenica prossimi il lavoro non svolto dai funzionari dell’Ufficio cosentino, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati e permettere finalmente la stabilizzazione dei docenti e il regolare proseguimento dell’anno scolastico, a vantaggio degli studenti, delle famiglie e della comunità scolastica tutta. n ogni caso, ha aggiunto l’ispettore Piscitelli, a prescindere se ci sarà o meno un differimento dei termini, comunque richiesto, il ponderoso lavoro svolto dal gruppo in questa fase costituirà un punto di ripartenza per le operazioni del prossimo anno scolastico, che l’Ufficio V dovrà affrontare a cominciare dalla mobilità di marzo e fino alle immissioni in ruolo e alle operazioni di avvio dell’anno scolastico 2021/22. Tra gli intervenuti all’incontro, il Segretario provinciale della CONFAL Federazione Scuola di Cosenza, prof. Francesco Chiappetta, che durante le ultime convocazione per l’affidamento degli incarichi aveva chiesto il differimento delle operazioni per alcune classi di concorso della scuola secondaria di secondo grado, in attesa della ricognizione puntuale della disponibilità dei posti da parte dell’Ufficio scolastico, ha mostrato viva soddisfazione per il lavoro del gruppo di esperti e ha ribadito la piena fiducia nel loro operato.  In particolar modo, ha dichiarato il segretario Chiappetta, ci sentiamo sicuri che tutte le operazioni verranno condotte con oculatezza e precisione, dal momento che abbiamo dalla nostra la consumata esperienza dell’ispettore Piscitelli, il quale già in una recente occasione aveva dato dimostrazione delle sue grandi doti di gestione e organizzazione di un Ufficio scolastico, quale quello cosentino, complesso ma oramai allo sbando. Le criticità sono tante così come tanti sono gli errori da correggere in una situazione di illegalità diffusa e di totale confusione generata, si augura, inconsapevolmente, ha aggiunto il rappresentante sindacale Chiappetta, sia per quanto riguarda i trasferimenti provinciali e interprovinciali, questi ultimi effettuati anche su classi di concorso in esubero; sia per quanto concerne le immissioni in ruolo per cui ancora assistiamo a spostamenti per rettifica; sia in merito alla mobilità annuale per cui non sono stati resi disponibili gli effettivi posti da ricoprire, mentre tanti di quegli stessi posti sono stati affidati da incarico annuale, nonché per la poca trasparenza e rispetto delle fasi previste; sia, infine, per gli innumerevoli errori lasciati tali nelle GPS, che hanno prodotto ricadute in fase di attribuzione degli stessi incarichi.  Altri fronti rimangono aperti, conclude il segretario Chiappetta, come quelli relativi al personale ATA, mentre questione scottante a cui bisogna urgentemente porre rimedio resta la mancata stipula da parte delle scuole, in moltissimi casi, dei contratti ai docenti incaricati.  A questo punto, per l’Ufficio V dell’ATP di Cosenza, si auspica un definitivo cambio di rotta.
Redazione

Il Dipartimento Antimafia, Studio e Ricerca delle Strategie, Educazione alla Legalita’ vuole essere un ulteriore tassello che rafforza la stretta sinergia tra la Federiciana Università Popolare ed il futuro della comunità civile. L’attivazione di questo nuovo dipartimento, che mira a ridelineare i confini esteriori ed interiori dell’etica e del vivere sociale, ci consente di presentare una Federiciana Università Popolare che negli ultimi sette anni ha accresciuto la sua reputazione, ha consolidato il suo posizionamento nazionale ed internazionale, si è sicuramente accreditata tra le migliori Università Popolari Italiane ed è pronta ad affrontare nuove sfide di ordine scientifico, tecnologico e culturale. Il progetto scientifico e didattico-formativo del nuovo Dipartimento consiste nel : - promuovere la cultura della legalità e della responsabilità civile attraverso lo studio delle strategie criminali, fornendo tutti gli strumenti per riconoscere e contrastare i fenomeni mafiosi sempre più insidiosi; - produrre, raccogliere, diffondere e conservare la produzione scientifica in materia; - qualificare la paternità intellettuale delle pubblicazioni scientifiche, fornire un apporto scientifico attraverso la pubblicazione dei prodotti della ricerca dei docenti e dei ricercatori del Dipartimento; - attivare nuovi corsi con strutture didattiche speciali in collaborazione con istituti di cultura ed università internazionali. L’attivazione di questo nuovo dipartimento vuole essere un processo virtuoso che nasce con l’attenta selezione delle figure professionali che svolgeranno un’ampia ed articolata attività di ricerca e di formazione al fine di : - affermare l’importanza del sapere e della cultura della legalità per il cambiamento della società, al fine di riconoscere ogni forma di criminalità organizzata e di corruzione; - ricercare ogni fenomeno scatenante nelle aree a rischio; - osservare, analizzare e studiare il ruolo della donna nella mafia; - approfondire lo studio e la ricerca sulla psicologia del fenomeno mafioso; - svolgere studi ed indagini psicologiche-cliniche sullo psichismo mafioso. A guidare il Dipartimento, il Direttore Scientifico Dott. Marcello Vitale, Presidente Emerito della Suprema Corte di Cassazione, già Magistrato Capo della Procura della Repubblica di Lamezia Terme e già Presidente della Prima Sezione Penale di Catanzaro e di Roma, il Direttore Operativo Prof. Gaetano Porcasi, Pittore Antimafia le cui opere sono caratterizzate da un forte impegno sociale e culturale volto al risveglio della coscienza dello Stato, Il Direttore di Scienze Forensi, Prof. Dott. Cosimo Lorè, già Prorettore dell’Università di Siena, il Direttore di Scienze Investigative, Dott. Graziano Perria, già Vice Questore della Polizia di Stato insignito a New York, presso il Palazzo delle Nazioni Unite, del prestigiosissimo “Premio Internazionale Joe Petrosino” per aver collaborato con l’FBI e per le sue straordinarie capacita’ professionali ed il singolare intuito investigativo dimostrati in numerose indagini che hanno permesso di assicurare alla giustizia pericolosi criminali anche di livello internazionale. Docente Onorario del Dipartimento l’Ing. Salvatore Borsellino.
Redazione

Il Professore Bozzo ci ha lasciati! Se ne è andato qualche giorno fa, all'età di 101 anni, proprio in prossimità dell'equinozio d'Autunno, che indica il momento della passaggio e del "forte volere". Ed il professore Bozzo è stato un uomo dal "forte volere". Io l'ho incontrato, sulla mia strada di "scolaro", in quinta elementare, nel lontano primo ottobre del 1957.  Lo conoscevo di fama, per il suo rigore, per la sua serietà e per il suo prestigio d'insegnante, ma non avevo ancora avuto l'opportunità di averlo come maestro.  Mi avviai, allora, ad affrontare quell'ultimo anno con un certo senso di soggezione, ma appena ci trovammo l'uno di fronte all'altro fu subito simpatia ed affetto reciproco. Mi nominò capoclasse e mi volle al primo banco a fianco del più bravo della classe. Fu un anno bellissimo, un anno di conquiste e di successi. Ricordo di aver fatto anche un bell'esame di ammissione alla scuola media. Di questo e d'altro non finirò mai di essergli grato perché, in fondo, gran parte del merito fu suo. E non solo per i successi scolastici, ma anche per i valori cui mi educò e mi indirizzò. Per me e per i miei compagni, infatti, è stato non solo un bravissimo insegnante, ma anche e soprattutto un ottimo maestro di vita. In quel tempo difficile di fine anni cinquanta, se non ci siamo persi, in buona parte, lo dobbiamo a lui, ai suoi insegnamenti e ai sani principi che seppe testimoniarci e comunicarci. La scuola ed i suoi allievi, per lui, erano importanti quanto la sua famiglia. Tante generazioni di ragazzi hanno avuto il privilegio di averlo come proprio maestro. Quando mi sono laureato, in un tardo pomeriggio di novembre di tanti anni fa, la mia prima telefonata è stata per i miei, la seconda per lui, che l'ha accolta con tanta gioia quasi fosse la laurea d'un figlio. Sento tanta gratitudine e tanto affetto per lui e, ancor più, me ne rendo conto oggi che non c'è più! Gli devo veramente tanto! Mi ha sempre voluto tanto bene, come del resto a tutti i propri alunni. Anche io ho avuto ed ho per lui tanto affetto, ma non più di quanto ne ha avuto e ne ha lui per me, forse perché l'affetto degli allievi per il proprio maestro non è mai pari a quello che il maestro ha avuto ed ha per loro.  Il professore Bozzo, professore lo chiamavamo noi tutti, persona onesta e retta, a mio giudizio è stato il perfetto esempio del "buon cittadino" di pariniana memoria. "Buon cittadino, - scriveva il Parini nell'Ode "La Caduta" – al segno / Dove natura e i primi / Casi ordinar, lo ingegno / Guida così, che lui la patria estimi". E come il "buon cittadino" del Parini egli ha indirizzato il proprio ingegno verso il bene del proprio prossimo  meritando la stima della propria terra e della propria comunità. Fu Consigliere ed Assessore al Comune di Dipignano e lavorò con grande impegno, con tanta buona volontà e con intelligenza per il bene del paese. Fu anche uomo di partito, ma mai di parte. Per lui, infatti, l'esponente d'un altro partito politico non era mai un avversario, bensì l'interlocutore privilegiato con cui confrontarsi e dialogare serenamente. Nel corso della propria esistenza ha dovuto affrontare anche la prova più dura ed atroce che ad un uomo possa toccare, la morte d'un figlio. E lui l'ha vissuta con tanta sofferenza, ma altresì con tanta forza e con cristiana speranza, sapendo che un giorno l'avrebbe riabbracciato. Ed oggi padre e figlio sono di nuovo insieme, per sempre, l'uno a fianco dell'altro. Il prof. Bozzo non c'è più, ha concluso la propria missione terrena e si è avviato, con la serenità dei giusti, sui sentieri d'una nuova vita, quella vera, la vita eterna. Oggi  non è più fra noi, ma di certo è e resterà sempre presente e vivo nei  cuori di noi tutti perché è stato un'anima bella e le anime belle non muiono mai!

Eugenio Maria Gallo

  • I piu Letti

  • Ultime News

Editoriale del Direttore (2)