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Alla luce di quanto accaduto in questi anni all’Università della Calabria, rispetto anche allo stato sociale ed economico del territorio di appartenenza e della relativa società che in esso vi risiede, con le prospettive politiche che sono all’ordine del giorno relativamente al suo sviluppo o meno, va riconosciuto che l’UniCal non è più il punto di appoggio e riferimento centrale per l’intero sviluppo della Calabria.

( nella foto il Ponte Pietro Bucci - Unical )

I padri fondatori per essere tale le avevano cucito un vestito realmente innovativo rispetto al sistema universitario nazionale, dal punto di vista didattico e scientifico con l’istituzione dei dipartimenti e relativi laboratori; dal punto di vista gestionale ed amministrativo con degli organi di competenza come il consiglio di amministrazione, al cui interno confluivano i rappresentanti delle figure professionali interne e soprattutto delle istituzioni pubbliche e private, come associative, operanti sull’intero territorio regionale; dal punto di vista di gestione democratica degli organi importanti come il Comitato di Coordinamento e Programmazione (Co.Co.P.), composto dai direttori di dipartimento e dai delegati di settore, sotto la presidenza del rettore, con il compito di coordinare e programmare le attività didattiche e scientifiche e lo sviluppo dell’Università da sottoporre agli organi competenti dell’Università (Senato Accademico e Consiglio di amministrazione); per un rapporto permanente con il territorio e la società fu ideata la commissione di collegamento con gli enti esterni, la quale era costituita da rappresentanti dell’Università, del Consiglio della Regione, degli enti pubblici e di associazioni sindacali e di categoria, sempre presieduta dal Rettore. Tutto questo ed altro ancora grazie alla Carta Costituzionale, o meglio Statuto, che per l’Università della Calabria ha trovato efficacia di legge nel Decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1971, n°1329, firmato d’ordine del Presidente, dal Ministro della Pubblica Istruzione, Riccardo Misasi.

Con quella carta costituzionale, noto come Statuto, nell’Università della Calabria esisteva grande entusiasmo e partecipazione democratica alla vita sociale, culturale e governativa dell’ateneo, anche per effetto del Centro Residenziale (Campus universitario). Andreatta credeva in questo progetto innovativo e moderno per il bene della società calabrese, anche se era cosciente che nel tempo, per interventi politici e debolezza intellettuale delle stesse componenti universitarie, quel gioiello, quella carta costituzionale, o meglio quello Statuto, basato su concetti innovativi e di modernità, avrebbe potuto subire dei cambiamenti.

Poi arrivò la legge 9 maggio 1989, n° 168, istitutiva del Ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica, che introduceva per le università l’autonomia amministrativa e gestionale, inserendo il Senato Accademico allargato, il consiglio degli studenti e obbligando le Università a scrivere i propri Statuti che per l’Università della Calabria si concretizzò con il decreto rettorale 28 febbraio 1997, abrogando inopportunamente l’esistenza della Commissione di collegamento con gli Enti esterni, chiudendosi così su se stessa; mentre oggi sarebbe stata utilissima nel concretizzare quell’idea auspicata dal rettore Andreatta della nascita della “Grande Cosenza”, in cui la stessa Università doveva essere composta strutturalmente su un’unica area urbana tra Rende, Montalto (vedi progetti Gregotti e Martensson) e Cosenza (vedi disegno di legge regionale della città unica respinto a fine dello scorso anno dal referendum popolare).

A sconvolgere il sistema universitario italiano subentra poi a seguire la legge 30 dicembre 2010 n.240 (nota come legge Gelmini), che prevede la chiusura delle facoltà con la valorizzazione dei dipartimenti in senso accorpato; un unico mandato di sei anni per i rettori; un mandato di quattro anni rinnovabile una sola volta per il senato accademico integrato, come per lo stesso Consiglio di amministrazione, che contrasta con il mandato unico di sei anni del rettore; la riscrittura degli Statuti adeguandoli alle disposizioni della legge.

Con la riscrittura degli Statuti, comunque, le Università italiane, compresa l’Università della Calabria, correggono la legge adeguando la durata dei mandati del Senato Accademico, del Consiglio di amministrazione e dei direttori di dipartimento a tre anni rinnovabile una sola volta, in modo da non superare la durata del mandato del rettore fissata in sei anni non rinnovabile.

Per l’Università della Calabria tutto questo viene confermato con la riscrittura del suo terzo Statuto di cui al Decreto Rettorale 23 marzo 2012, n° 562, con il quale vengono però abrogate: la gestione autonoma del centro residenziale, il Comitato di Coordinamento e Programmazione, la commissione didattica di Ateneo, la commissione per l’orientamento e il sostegno degli studenti, il collegio dei probiviri, le facoltà e i relativi consigli, il comitato di Garanzia.

Soprattutto con l’abrogazione del Comitato di Coordinamento e Programmazione l’Università della Calabria perde il cuore pulsante della democrazia interna e della governabilità partecipata, per effetto anche di avere ancora la sua caratteristica particolare ed unica a livello nazionale nella residenzialità, quindi di considerarsi una “comunità” nei suoi vari aspetti sociali e culturali. A seguito dell’abrogazione degli organi sopra riportati, ad acquisire maggiore spazio nella gestione dell’Università diventano il Senato Accademico integrato, il Consiglio di amministrazione, entrambi con durata triennale rinnovabile una sola volta del mandato, nonché il Consiglio degli Studenti, con durata biennale rinnovabile anch’esso una sola volta.

Tutto fila liscio per undici anni fino all’entrata in vigore del nuovo Statuto aggiornato, emanato con Decreto Rettorale 3 agosto 2023, n° 1119, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.189 del 14 agosto 2023.

Con tale nuovo Statuto si porta la durata del mandato del Senato Accademico da tre anni a quattro anni rinnovabile una sola volta; mentre per il consiglio di amministrazione il mandato resta fermo a tre anni rinnovabile una sola volta, come pure il consiglio degli studenti per un mandato biennale rinnovabile una sola volta. Accade per la prima volta che per i direttori di dipartimento in scadenza con il 31 ottobre 2024 viene prevista una proroga di un anno con scadenza al 31 ottobre 2025 portando, quindi, la durata del mandato da tre anni a quattro anni rinnovabile una sola volta, per una durata massima del mandato pari a otto anni, due anni in più del mandato del rettore fermo a sei anni.

Con tale operazione si fa coincidere tra l’altro la nuova elezione dei direttori di dipartimento nello stesso periodo di elezione del nono rettore dell’UniCal, che dovrà insediarsi il prossimo 1° novembre per un sessennio accademico 2025/2031, riconfermando per l’elezione dei direttori il semestre bianco prima della scadenza del mandato; mentre viene ridotto da sei mesi a quattro mesi il periodo di “vacatio” per l’elezione del rettore, per cui l’Università della Calabria si trova oggi (unica in Italia) nel caos più totale e condizionante per una competizione elettorale realmente democratica e paritaria nei diritti e nei doveri, sia per i candidati rettori concorrenti, i quali non hanno avuto l’opportunità ancora di presentarsi pubblicamente al corpo elettorale per la presentazione dei loro programmi ed un confronto serrato coinvolgendo la comunità universitaria, come per il corpo elettorale collocato in una posizione di attesa. Mentre il rettore, nel suo periodo di “vacatio” di quattro mesi ha appena convocato per venerdì 12 settembre, come noto, la cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2025/2026, il cui nuovo rettore, non conoscendo ancora il nome, come sopra detto si insedierà il 1° novembre per iniziare il suo mandato di sei anni 2025/2031.

Franco Bartucci


Editoriale del Direttore