Oramai il triste fenomeno dello spopolamento ha assunto dimensioni drammatiche. La denatalità e la continua fuga dei giovani con le Università che continuano a sfornare laureati il cui destino è solo quello di studiare in Calabria e poi andare a lavorare fuori dalla Calabria hanno prodotto e continuano a determinare numeri sconcertanti.
Basti fare un solo esempio che non riguarda i comuni dell'entroterra che oramai sono destinati alla sparizione ma che coinvolge la Città capoluogo, Cosenza e il Comune di Rende.
Nel continuo calo demografico Cosenza nella rilevazione Istat più recente datata 31 luglio 2025 conteggia 63.358 residenti.
Un tempo, negli anni '80 conteggiava circa 110.000 residenti.
Mentre il Comune di Rende da anni è stabile con 36.913 residenti al 31 luglio 2025.
La somma dei due comuni è 100.271 residenti che non equivalgono ai "veri" abitanti considerando che almeno in 10.000 conservano la residenza a Rende e Cosenza ma in realtà per motivi di studio e lavoro vivono altrove.
Quindi Rende e Cosenza, sommati fra loro, non superano i 90.000 veri abitanti.

Giovani che partono per le città del Nord all'Autostazione di Cosenza
Ma quello che più preoccupa oltre al dato sempre in calo è anche la trasformazione anagrafica in corso.
Circa la metà dei 90.000 "veri" abitanti ha superato i 60 anni.
Del resto come può un giovane rimanere a Cosenza quando il mercato del lavoro è praticamente inesistente.
Basti un solo esempio. Anche i posti di lavoro che si liberano per pensionamenti non vengono occupati.
Il Comune di Cosenza negli anni '80 contava circa 1300 dipendenti. Oggi ne conta non più di 200.
Per non parlare delle migliaia e migliaia di appartamenti vuoti e del centro storico cosentino, che, nonostante la sua bellezza, continua a spopolarsi.
A tale situazione non si è mai applicata una strategia politica seria.
Del resto non si può certamente pretendere che chi ha determinato le cause dello spopolamento possa nello stesso tempo creare le condizioni per arrestare tale fenomeno.
Un fenomeno senza soluzioni.
La storia insegna che il cambiamento delle società in crisi è relegato alle nuove generazioni.
Essendo le nuove generazioni in fuga dalla Calabria non si può sperare che chi ha vissuto di clientele, di favori e di leccaculismo ai potenti, possa cambiare modello sociale o un "Sistema" inchiodato al potere di poche famiglie politiche che determinano il bello e cattivo tempo.
Non vi sono più gli anticorpi per un cambiamento.
Si giungerà un giorno ad una Calabria di 500 - 600.000 abitanti, tutti anziani.
E anche se può sembrare una visione pessimista in 4 o 5 decenni sarà un risultato già scritto.
Redazione


