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Oramai è sempre più chiaro il disegno della Premier Giorgia Meloni, il ridimensionamento del potere giudiziario con il referendum del prossimo 22 e 23 marzo, la riforma elettorale con il premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40% e poi, dulcis in fundo, l'istituzione del Premierato.

( nella foto in apertura la Premier Giorgia Meloni )

Con buona pace di chi spera che si possa votare ad ottobre 2026, mentre, invece, ci si avvia tranquillamente alla fine dei cinque anni di legislatura.

Ben cinque anni di Governo Meloni con una posizione oramai granitica e con un centrosinistra sempre più diviso ed incapace di trovare la quadra per unirsi e divenire oggi una vera opposizione e domani un vero contendente per la conquista di Palazzo Chigi.

Per quel che riguarda la riforma della legge elettorale la Premier voleva inserire le preferenze per i candidati al Parlamento, ma tale proposta non è passata soprattutto per lo sbarramento della Lega.

Ma in realtà la stragrande maggioranza dei 600 parlamentari sono perfettamente consapevoli che con le preferenze almeno in 550 ( ad essere ottimisti) tornerebbero a casa non avendo praticamente alcun consenso elettorale se non quello di essere nelle grazie del loro capo che ossequiano quotidianamente facendo a gara fra chi è più servile degli altri.

Servitù assoluta ripagata con la "nomination" in lista che consente l'elezione senza avere nessun voto.

Una barbarie della democrazia e una vera "dittatura" nascosta e in mano ai 4 o 5 segretari che rimarranno per tale motivo a vita al posto di comando che decidono la composizione del Parlamento.

Molto probabilmente oggi o al massimo fra qualche giorno verrà depositato il testo della riforma elettorale.

Quindi,  superamento dei collegi uninominali del Rosatellum in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%, ballottaggio tra il 35% e il 40%, nome del candidato premier sul programma (e non sulla scheda). 

Invariate le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: 3% a livello nazionale per i singoli partiti che non si presentano in coalizione, 10% per le coalizioni.  

Dato per scontato l'impianto di un sistema proporzionale "con premio alla coalizione che raggiunge il 40%" per garantire "stabilità", come sottolinea il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, al tavolo si è discusso di listini e collegi. 

La proposta di FdI - riferiscono fonti qualificate della maggioranza - sarebbe quella di aumentare i collegi plurinominali della Camera da 49 a 60 e quelli del Senato da 26 a 32. 
Il 'listone' di coalizione servirebbe per l'elezione dei 70 deputati e dei 35 senatori, eventuali frutto del premio di maggioranza, e sarebbe diviso per circoscrizioni elettorali.

Sarebbe poi consequenziale ridisegnare i collegi.

E si registra anche una polemica, inascoltata, delle opposizioni che lamentano il mancato coinvolgimento, a dir loro, necessario considerata l'importanza di una riforma della legge elettorale.

Redazione


Editoriale del Direttore