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Quando mai un presidente di una Regione, indagato, si dimette e riconvoca le elezioni?  Non è mai accaduto nella storia d'Italia. Né a livello di Regioni, né di sindaci. Il Governatore Roberto Occhiuto sfida tutti , scioglie il consiglio regionale ma si ricandida. 

(nella foto in apertura il Governatore Roberto Occhiuto nel suo ufficio nella Cittadella Regionale)


Contro chi ? Non lo dice. Il video nel quale ha annunciato la sue dimissioni è quanto mai contorto. 

Prima afferma di non avercela con la magistratura, poi precisa che, "un avviso di garanzia non può fermare la politica". 

Poi ancora se la prende con i "politici mediocri". 

Ma la cosa più grave che ha detto è che "deciderà il popolo". 

Su cosa può e deve decidere il popolo? Sul suo gradimento, certamente. 

Ma il popolo attendeva che Occhiuto terminasse il suo mandato alla scadenza naturale dell'ottobre 2026, non quindici mesi prima.

Senza che nessuno glielo impedisse. 

Grave sarebbe, invece, se pensasse al popolo come un tribunale. 

Un concetto da Gesù e Barabba o da rivoluzione francese. 

Il popolo non può decidere sulle inchieste. 

Non è chiamato ad esprimersi sull'innocenza ( che ovviamente gli spetta di diritto in quanto semplicemente indagato) o sulla colpevolezza. 

Il popolo non può assolverlo o condannarlo. 

Ma poi perché Occhiuto si è dimesso? E' un mistero. 

Misterioso ma non tanto che lo abbia annunciato il 31 luglio.

Cosi ha praticamente reso inutili i tre giorni degli "Stati Generali" di Forza Italia organizzati a Villa San Giovanni dal deputato Francesco Cannizzaro, l'uomo forte degli azzurri in Calabria, con Antonio Tajani

Il vicepremier Antonio Tajani con Roberto Occhiuto

Si parlerà sempre e solo di lui.

Ma il bilancio di questo quadriennio a guida Occhiuto è da ritenersi alquanto fallimentare.

Ha avuto pieni poteri su tutto. Sulla sanità dove è stato anche Commissario ad acta non ha realizzato alcun miglioramento concreto. 

Persino alcuni medici cubani, tanto decantati e voluti dallo stesso Occhiuto, hanno preferito andarsene altrove.

Ha accentrato tutto, salvo poi affermare di non sapere nulla delle nomine effettuate nei vari enti.

Le domanda da porre ai vari esponenti politici del centrodestra, quali sono Francesco Cannizzaro, Katya Gentile, Simona Loizzo, Filippo Mancuso, Giuseppe Mangialavori, Wanda Ferro sono queste: "sopportereste altri cinque anni di monarchia assoluta? Senza contare niente com'è successo finora?"

Il segretario nazionale di "Azione", Carlo Calenda, si è smarcato.

Ed è probabile che darà vita a un polo riformista all'interno del centrosinistra.

Che per vincere deve dimostrare grande maturità con la capacità di non dividersi e di essere unito.

Con un candidato Presidente che non dovrà essere il padrone assoluto.

Deve, inoltre, saper coinvolgere i sindaci che in questi anni sono stati spesso mortificati dal governatore Occhiuto.

La democrazia, quella vera, non ha bisogno di accentratori del potere ma di amministratori realmente democratici.

Redazione


Editoriale del Direttore