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Come in ogni atto criminale compiuto,  si assiste nell'immediatezza dello stesso, al diluvio di dichiarazioni di politici, di associazioni e di personaggi vari subito pronti a stigmatizzare gli accadimenti e ad auspicare cambiamenti.
 
Purtroppo è sempre la solita solfa. Tante buone dichiarazioni alle quali, tranne in poche occasioni, non segue alcun fatto concreto con una società cosiddetta "Civile" che continua ad essere omertosa, continua a votare per voto di scambio, continua a vivere con la solita culturra dell'illegalità diffusa che regna sovrana soprattutto in alcune aree della Calabria.
 
E fra queste spicca l'area dell'Alto tirreno cosentino che vanta un particolare record. Lo scarso numero di collaborazioni con la giustizia. Infattiil tanto vituperato e criticato fenomeno del pentitismo non ha lambito in alcun modo l'area dell'Alto tirreno cosentino il che dimostra il fortissimo radicamento anche sociale dei clan dominanti della zona.
 
Ed anche in questo caso molte le dichiarazioni di circostanza. Quelle dei politici li volutamente ignoriamo perchè inutili e offensive nei confronti della popolazione calabrese.
 
E' il caso di menzionale l'intervento il Vescovo mons. Stefano Rega della diocesi di San Marco Argentano - Scalea. "Questo drammatico episodio richiama l’attenzione sulla crescente violenza che affligge i nostri territori, ma rafforza la necessità di promuovere la pace e il dialogo.   La Chiesa è collocata in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata e il degrado sociale e si impegna attivamente nei settori chiave come scuola, sanità e circuito sociale".  
 
Ma fra le tante dichiarazioni che sono giunte in redazione abbiamo inteso pubblicare integralmente quella del Movimento "Cetraro in Azione" che pensiamo sia la più attinente alla realtà e la più sincera fra tutte.

"Con l’omicidio di ieri sera si raggiunge l’apice di una escalation criminale che spegne definitivamente le luci della speranza di una città che aveva con fatica risalito la china liberandosi dello stereotipo di città di ‘ndrangheta.
Abbiamo sostenuto in tutte le sedi che alle emergenze bisogna rispondere con strumenti istituzionali di emergenza.
 
Si è fatto finta di non capire o, come è probabile, non si è avuta la capacità di vedere prima ciò che sarebbe accaduto dopo.
 
Eppure gli elementi di valutazione erano così eclatanti da prefigurare scenari drammatici come quello di ieri sera. Si pensi all’attentato all’auto del maresciallo dei CC avvenuto in pieno giorno e sotto la caserma. O al tentato omicidio di un altro giovane. O al tritolo davanti l’azienda Came.
 
Dev’essere chiaro che non siamo più interessati a manifestazioni di facciata o a sfilate istituzionali.
 
Oggi è il tempo di comprendere che la comunità, per recuperare la serenità necessaria e ricomporre l’immagine di città attrattiva, deve darsi una svolta decisa e senza ambiguità.
 
Confermiamo ancora una volta la disponibilità di “Cetraro in Azione” a fare discorsi seri e drastici evitando iniziative vuote e vaghe che non sono servite a nulla.
 
È un momento drammatico e la città ha perso ogni speranza. I cittadini sono atterriti da tempo e le piazze si sono svuotate nell’assoluta incapacità di capire e comprendere il fenomeno. Il capitale sociale della città è diviso e non vi è più una strategia unitaria capace di contrastare i fenomeni di devianza.
 
L’amministrazione comunale è ripiegata su se stessa profondendo i propri sforzi verso una campagna acquisti davvero disdicevole anziché ripiegare tutte le proprie energie verso casi irrisolti come la Caserma dei Carabinieri su cui è calato un insopportabile silenzio.
 
Insomma, riteniamo difficile a queste condizioni, poter sperare di riaccendere le luci della speranza di una città che sembra ormai perduta. Pur tuttavia, Cetraro in Azione sarà in campo in questa difficile opera di rilancio".

“CETRARO IN AZIONE”

Editoriale del Direttore