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Una delle tante discariche di rifiuti pericolosi disseminati per la Calabria

Gli ultimi dati a disposizione sull'andamento delle neoplasie tumorali in Calabria non lasciano più alcun dubbio. Il tasso tumorale è altissimo e sono ripresi, dopo la stagione della pandemia, i viaggi della speranza.

Nel solo 2021 nella sola provincia di Cosenza si sono registrati ben 885 decessi per tumori. E nell'intera Calabria il dato che nel 2021 indica le nuove diagnosi tumorali si aggira dai 15.000 ai 16.000 casi.

Nel 2019 furono circa 13.500. Numeri comunque incerti considerato che i registri tumorali che in altre Regioni funzionano alla grande sin dagli anni '80 in Calabria non risultano aggiornati e il coordinamento regionale degli stessi che dovrebbe essere gestito dalla Regione Calabria e dal dipartimento della salute, nonostante le legge istitutiva del 2016 ( Registro Tumori di popolazione istituito con L.R. N.2 del 12.02.2016 - ultima regione in Italia a dotarsi di una apposita legge) non prevedendo alcun relativo finanziamento per lo stesso, non ha, nei fatti, mai funzionato.

https://www.lavocecosentina.it/site/index.php/sanita/1746-il-registro-tumori-di-popolazione-istituito-con-l-r-12-02-2016-n-2-rimane-solo-sulla-carta-una-vera-vergogna

In perfetta linea con una sanità da incubo e da inferno che è da anni ed anni quella calabra, nonostante gli annunci di commissari ad acta, di governatori e di governatori come nel caso dell'attuale Governatore, On. Roberto Occhiuto, che è anche commissario ad acta oramai da un anno.

Tali dati fanno pensare, considerata l'assenza di un tessuto industriale ad una cattiva gestione del mondo della depurazione e del mondo dei rifiuti, oltre alle tante inchieste giudiziarie che negli ultimi 40 anni hanno dimostrato l'esistenza di un traffico di rifiuti gestito dalla 'ndrangheta e quasi sempre impunito.

Ma, oltre ai traffici di rifiuti tossici che hanno riempito pagine e pagine di relazioni negli anni '80 e '90 del servizio segreto civile ( ex Sisde) coperte da segreto di stato per ben 20 anni e poi desecretate dall'allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, vi sono anche le storie di siti adibiti a discariche nelle quali negli anni è finito di tutto e di più e che non sono mai stati bonificati.

https://www.lavocecosentina.it/site/index.php/primo-piano/1760-quando-i-servizi-segreti-stilavano-rapporti-sul-traffico-di-rifiuti-tossici-in-calabria

E' il caso della discarica di Sant'Ippolito, storica frazione del Comune di Cosenza.

Nonostante l'argomento non sia più discusso vi è chi giura di aver notato dal terreno interessato all'area della discarica e in alcuni terreni vicini limitrofi alle sponde del fiume Crati l'emissione di alcuni fumi che emanano odori nauseabondi.
 
Sarebbe il caso che un'apposita indagine dell'ArpaCal possa valutare se esistono delle contaminazioni pericolose e nocive. Tanti i rifiuti abbandonati in un sito che venne dichiarato negli anni passati ad alto rischio e che venne inserito nei 600 siti più pericolosi della Calabria.
 
Del resto i casi di tumore registrati nella frazione di S.Ippolito non sono stati certamente dei casi isolati.
 
Tanti gli pneumatici bruciati negli anni e tanti gli abbandoni di materiale altamente nocivo come le lastre d'amianto tanto diffuse nella nostra città e che ancora oggi si trovano dappertutto.
 
Vi furono anche delle inchieste giudiziarie sulla discarica di Sant'Ippolito che, come spesso accade, sfociarono nel nulla. Come nel nulla sono finiti i propositi e gli annunci di bonifiche dell'area interessata.
 
Oggi vi si trovano animali da pascolo e il percolato raggiunge le falde acquifere per come accade in tutti i 600 siti dichiarati pericoli esistenti in Calabria .
 
Naturalmente quelli censiti ma in realtà ce ne sono tanti altri di cui si disconosce l'esistenza.
 
Non per nulla il pentito di Camorra, Carmine Schiavone, deceduto nel 2015 e protagonista della Terra dei Fuochi di Casal di Principe in Campania ha sempre sostenuto che la vera terra dei Fuochi è la Calabria che, a differenza della Campania, copre tutto con l'omertà dilagante e con la cultura dell'illegalità che regna sovrana da decenni.
 
Carmine Schiavone, pentito del clan dei casalesi, deceduto nel 2015
 
Infatti Carmine Schiavone ad un giornalista che gli chiese perché la terra preferita dai trafficanti di rifiuti fosse la Calabria il pentito rispose sostenendo che "in Calabria, regnando l'omertà e la corruzione, tutti non vedono, non sentono e non parlano si può fare quello che si vuole".
 
Come dargli torto.

Redazione





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