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Grazie all’anomalia della legge di riforma universitaria Gelmini, 30 dicembre 2010 n° 240, che ha fissato per i rettori un mandato unico di sei anni non rinnovabile e la durata del senato accademico per un massimo di quattro anni rinnovabile per una sola volta fino a un massimo di otto anni, l’Università della Calabria dopo quindici anni dall’entrata in vigore della legge, molto contestata all’epoca dall’intera comunità universitaria del campus di Arcavacata, attraverso delle manifestazioni molto partecipate e seguite, promosse dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e dalle associazioni studentesche, che rimarranno nella sua storia, si è venuta a trovare nelle condizioni che nel prossimo mese di ottobre dovrà scegliere il suo nono rettore in una condizione anomala che stravolgerà la sua storia dei suoi primi cinquant’anni di vita.

Mentre in alcune Università italiane, dove i mandati dei rettori sono in scadenza il prossimo 31 ottobre 2025, si sono svolte e stanno svolgendosi delle competizioni elettorali per scegliere i nuovi rettori, secondo consuetudine, norme di leggi e regolamenti, nell’ambito del semestre bianco o periodo di “vacatio”, che parte dal 1° maggio; mentre all’Università della Calabria, per effetto di una modifica apportata allo Statuto nell’estate del 2023, ha portato il periodo di “vacatio” per l’elezione del rettore da sei mesi a quattro mesi, con inizio a partire dal 1° luglio, tutto è fermo e bisogna aspettare secondo il decreto di indizioni delle elezioni fino al 16 ottobre al massimo per conoscere il nome del nono rettore dell’Ateneo di Arcavacata.

Editoriale del Direttore