La sanità continua a far discutere e nonostante tutti gli annunci a volte anche entusiasti da parte dei vertici della Regione Calabria, la realtà rimane immutata.
( nella foto in apertura una ambulanza del 118 )
Ed in merito al servizio Suem 118 che ha suscitato e suscita ancora tante perplessità, pubblichiamo integralmente una nota a firma del segretario territoriale della FSI - USAE, Claudio Gentile.
"E’ stato firmato qualche giorno fa un accordo tra le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi per il trasferimento di mezzi, strutture e risorse ad Azienda zero che completerebbe il percorso di riforma sanitaria voluto dalla Regione Calabria.
L’ obiettivo sarebbe quello di migliorare le performance amministrative e organizzative del settore.
In effetti è da tantissimi anni che Azienda zero rincorre questo obiettivo, sin dalla sua nascita con la legge regionale 15/12/2021 n. 32, nel frattempo in tutti questi anni sono stati spesi tanti milioni di euro per mantenere in piedi un’azienda senza contenuti.
Basti pensare ai tempi di attesa di un’ambulanza per rendersi conto che è rimasto in questi anni tutto come prima, anzi in alcuni casi c’ è stato addirittura un peggioramento.
Oggi per quanto riguarda l ‘ extra urbano sostanzialmente i tempi di intervento in media sono rimasti stabili, siamo su 24/26 minuti a fronte di 20 minuti da protocollo, mentre nella città di Cosenza c’ è un peggioramento più evidente che porta 10/15 minuti a fronte di 8 minuti previsti da protocollo.
Poco meno di un anno fa un Dirigente medico incaricato da Azienda zero su un'emittente locale cosentina sosteneva che ci sarebbe stato nei mesi a venire un miglioramento nei tempi di attesa legato evidentemente ad una migliore riorganizzazione.
Ebbene questo non è avvenuto anzi nonostante le ingenti somme spese il servizio e i tempi di attesa hanno fatto un passo indietro.
A questo punto sorge un dubbio spontaneo, le somme spese a cosa servono se non si riesce a migliorare il servizio? È chiaro che il dipendente esecutore di ordini non ha colpe e quindi il tutto è imputabile ad una disorganizzazione persistente di chi dirige.
Si pensi che ancora oggi nel servizio non vengono applicati i protocolli operativi, addirittura mi riferiscono che nonostante le innovazioni tecnologiche e gli investimenti fatti si è ritornati a lavorare alla vecchia maniera quando realmente i risultati erano tangibili.
Il procedimento viene gestito dall’infermiere che acquisisce il soccorso, lo gestisce fino all’ospedalizzazione ed eventualmente in caso di problematiche più complesse passa la gestione al medico competente di centrale, questa tipologia di percorso a parere della scrivente potrebbe portare ad una migliore gestione del paziente abbattendo i tempi di attesa/intervento.
Ci siamo posti il perché si è preferito utilizzare le vecchie maniere , proprio perché la dirigenza si è resa conto che le sala di Cosenza ha funzione medica e non laica come in altre realtà e quindi il referente è il Medico che è la massima figura sanitaria, cosa che fino ad oggi non è stato, infatti ci si appoggiava sui cosiddetti capiturno “ figure abusive” , sconosciuti come figura nei vari contratti collettivi rappresentata da infermieri con comprovata esperienza, spesso in situazione di conflitto con il medico stesso.
La confusione nasce dal fatto che vengono dati incari a pioggia per i soliti noti, basta spogliare l’albo pretorio per rendersi conto, senza rispettare le procedure dei contratti collettivi, spesso senza nessuna manifestazione di interesse e avviso o concorso, con la scusa della temporaneità.
Ci sono infermieri che hanno incarichi amministrativi e viceversa, magari autisti che si occupano di flussi e medici demotivati che aspettano direttive dagli infermieri, per non aggiungere altro. È chiaro che in questa gran confusione e aggiungiamo che dietro questa voluta disorganizzazione i risultati finali non potranno che portare risultati negativi; infatti, i dati statistici e la realtà ne sono la prova.
A dare una mano a questo stato di cose si aggiungono alcuni sindacati più collaboranti che hanno approvato con disinvoltura il decreto del commissario ad acta n. 62/2026 con cui appunto è stato recepito l’accordo siglato con le organizzazioni sindacali Fials, Cisl fp (solo per la parte del comparto) e Nursind.
Alcuni di questi sindacati oggi dopo la firma chiedono molte modifiche al testo presso il Dipartimento sanità, con tanta veemenza che per un non addetto ai lavori danno l’idea che non erano presenti alla trattativa con il Dipartimento ed hanno firmato senza rendersi conto. Forse il personale non coinvolto nelle varie fasi del processo li ha invitati a guardare bene le cose altrimenti non li seguirà per la loro azzardata scelta.
Dulcis in fundo, gli stessi sindacati approvano un accordo recante le linee guida regionali sulle indennità di pronto soccorso di cui all’articolo 69 del Ccnl comparto sanità 2022/2024 in cui escludono il personale emergenza urgenza da tale indennità. Da notare che per gli anni 2022/2023 con un accordo con verbale del 15/02/2024 firmato dagli stessi si riconosceva tale indennità al personale di emergenza urgenza.
Gli stessi sindacati Fials, Cisl fp e Nursind in altre regioni tipo Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Umbria ecc. hanno firmato gli accordi che riconoscono l’indennità di pronto soccorso al personale Suem 118.
Addirittura, è di qualche giorno fa, la notizia che tale indennità è stata riconosciuta al personale di emergenza urgenza anche in Campania con tanto di locandine esibite da tali sindacati.
Quindi 2 pesi e 2 misure utilizzano questi sindacati che sono chiamati alle trattative? Esiste una Regione Calabria di serie B anche per questi sindacati? I lavoratori stanno vivendo sulla propria pelle queste vessazioni che portano inevitabilmente a disorganizzazione e distacco emotivo verso un servizio in cui ancora credono.
Noi metteremo in evidenza tutte le inefficienze del sistema e non ci arrenderemo difronte a soprusi così palesi, nessuno può calpestare i diritti dei lavoratori".
Il Segretario Territoriale FSI-USAE
Dott. Claudio Gentile


