Nel 2021 nella nostra regione i decessi per neoplasia tumorali sono stati 1.648 ma più della metà del numero totale si è registrato in provincia di Cosenza, con 885 malati che hanno perso la loro battaglia contro il cancro.
 
Le nuove diagnosi in Calabria sono state 10.350 nel 2018 (Dati Airtum - Associazione Italiana Registri Tumorali), 13.200 nel 2020, circa 14.000 nel 2021 e si presume intorno ai 15/16.000 per il 2022, l'anno appena concluso.
 
E dei nuovi 15/16.000 casi in Calabria circa 7 - 8.000 nella sola provincia di Cosenza.
 
E' doveroso comunque precisare che i dati del 2021 e 2022 non sono certi per il fatto che i Registri Tumorali di Popolazione, che dovrebbero essere gestiti dalle Asp e coordinati dal Dipartimento Salute della Regione Calabria, sono in ritardo, incompleti e poco attenzionati.
 
In alcune province come quella di Vibo non sono stati nemmeno istituiti, mentre in alcune sono aggiornate al 2015.
 
Una vergogna assoluta considerato che in alcune province del nord funzionano perfettamente e sono aggiornati all'anno in corso sin dai lontani anni '80.
 
Ma la salute ed una possibile azione di prevenzione contro la diffusione dei tumori non ha mai destato alcun interesse nella classe politica calabra affaccendata in ben altro. 
 
Permane irrisolto da anni il deficit di personale impiegato nel redigere i registri tumorali di popolazione i cui dati sono, invece, determinanti per una corretta azione di prevenzione che in Calabria può considerarsi all'anno zero, tranne qualche piccola iniziativa voluta dalle encomiabili associazioni di volontariato.
 
 
E sullla mancata redazione dei registri tumorali di popolazione seppur previsti per legge e funzinanti da decenni in igni provincia italiana ergna il silenzio più cupo anche su un traffico a dir poco terrificante. Quello dei furti continui e ripetuti negli anni presso le farmacia ospedaliere e presso le farmacie territoriali delle Asp dei farmaci antitumorali. Turpe traffico che consente lauti guadagni considerando che i farmaci trafugati vengono venduti all'estero nel fiorente mercato illegale a cifre altissime.
 
Anche su questo LaVoceCosentina.it più volte ha pubblicato documentati articoli che, come tutti gli altri, non hanno mai destato alcuna attenzione o alcun interesse.
 
 
 
Inoltre il fatto chi il 55% dei decessi sono stati registrati nella sola Provincia di Cosenza che conteggia il 40% della popolazione calabrese la dice lunga su come si possa presupporre una diretta correlazione, almeno per alcune forme tumorali, con le centinaia e centinaia di siti contaminati con rifiuti tossici e pericolosi che sono disseminati nella vastissima provincia bruzia.
 
Ma anche su tale fronte si è all'anno zero. Basti accennare alla mancata bonifica dell'amianto e al mancato utilizzo di ben 43 milioni di euro che la Regione non ha utilizzato e che erano destinati ad azioni di bonifica.
 
E basti anche accennare alla mancata bonifica di vasti territori come quelli ricadenti nel Comune di Cassano allo Ionio per la ferrite di zinco che negli anni '80 venne interrata abusivamente.
 
In questo caso vennero bonificate solo alcune aree e non altre. Negli anni '80 i servizi segreti, il Sisde, compilò alcune dettagliate informative su un presunto traffico di rifiuti che interessava la Calabria.
 
 
Su tali informative venne applicato il "Segreto di Stato" e non si riuscì mai a comprendere il perchè sia stato apposto il "Segreto di Stato" sui traffici dei rifiuti.
 
Solo dopo oltre 20 anni, con le informative desecretate, è stato possibile reperirle.
 
Territori del Comune di Cassano Allo Ionio bonificati dagli interramenti dii Ferrite di Zinco
 
Nelle citate informative dei servizi segreti si legge della presenza di numerosi siti interrati di rifiuti tossici facenti parte di un disegno criminoso gestito dalle famiglie di 'ndrangheta che trasportavano, a fior di quattrini, rifiuti pericolosi dal Nord Italia per interrarli in Calabria.
 
E l'elenco potrebbe continuare.
 
Ma a tali problematiche che non dovrebbero essere taciute e sottovalutate corrisponde il silenzio più assordante tipico di una realtà dove domina la cultura dell'illegalità e l'omertà, per come sosteneva il pentito di Camorra, Carmine Schiavone, che fu il protagonista assoluto della "terra dei Fuochi" di Casal di Principe nel casertano.
 
Carmine Schiavone, bos pentito della Camorra, deceduto il 2015
 
Carmine Schiavone ripeteva spesso che la vera "terra dei Fuochi" è la Calabria, dove, a differenza di Casal di Principe dove la mamme - coraggio hanno lottato per il bene dei loro figli, nessuno vede e nessuno parla.
 
Carmine Schiavone chiese di essere ascoltato in merito alla Procura di Reggio Calabria ma, pochi giorni prima, cessò di vivere con un improvviso infarto.
 
Qualcuno adombrò dei sospetti ma nell'inchiesta che ne scaturì si affermò che si trattava di una morte naturale. Anche se in molti rimangono convinti del contrario. Soprattutto quando si parla di rifiuti tossici dove le morti "sospette" non si contano.
 
Chissà cosa avrebbe potuto rilevare Carmine Schiavone. Segreti inconfessabili che oramai rimarranno tali per sempre in una terra dove la cosiddetta "Società Civile" non mai avuto alcune fortuna e mai ne avrà.
 
Redazione

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