La Basilica del Santuario di San Francesco di Paola è stata meta, domenica 25 gennaio, dei giornalisti calabresi per celebrare la tradizionale festa di San Francesco di Sales, protettore di tutte quelle figure che professionalmente si occupano di comunicazione, informazione e giornalismo.
( nella foto in apertura Monsignor Francesco Savino, Vescovo di Cassano e VicePresidente Cei )
L’evento, come negli anni precedenti, è stato organizzato dall’Ordine regionale dei Giornalisti calabresi in collaborazione con i Circoli della Stampa “Maria Rosaria Sessa” di Cosenza, del Tirreno e del Pollino.
Partecipare a questo evento è anche un’occasione per ricordare le figure che negli anni passati e ne sono trascorsi oltre quaranta si sono impegnate nel promuovere per la prima volta tale incontro celebrativo, che ha trovato location nel convento di San Francesco di Paola.
Si è partiti con l’Ordine dei giornalisti, guidato da Raffaele Nicolò; mentre alla guida del circolo della stampa del Tirreno c’era il prof. Gaetano Vena, che hanno trovato di volta in volta la disponibilità e l’attenzione dei vari padri Correttori provinciali dell’Ordine dei Minimi succedutesi nel tempo, avendo come punto di riferimento costante e di rappresentanza, padre Rocco Benvenuto, giornalista, che di anno in anno ci ha fatto sempre trovare stampate su cartoncino le lettere di San Francesco di Paola, che costituivano, una volta lette e meditate, punto di riferimento nell’esercizio professionale.
Ma era anche una manifestazione di accoglienza ed intrattenimento a cura dell’amministrazione comunale di Paola, rappresentata di volta in volta dal sindaco in carica; mentre a presiedere la celebrazione della Santa Messa si sono alternati i vari presuli delle diocesi della Calabria, che ci hanno lasciato riconoscimenti di valori cristiani applicabili alla professionalità dei giornalisti a tutela dell’autonomia e della libertà.

La Messa di quest’anno, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, è stata presieduta da Sua Eccellenza, monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei per l’Italia meridionale.
Regolarmente con la presenza del Presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti, Giuseppe Soluri, con i presidenti dei Circoli della Stampa di Cosenza “Maria Rosaria Sessa” e del Tirreno, Franco Rosito e Luciano Conte.
Hanno presenziato Roberto Perrotta, sindaco di Paola, il procuratore della Repubblica di Paola Domenico Fiordalisi, le autorità militari.
La cerimonia religiosa si è aperta con un breve saluto d’ingresso da parte del nuovo correttore provinciale dei Minimi, padre Antonio Bottino; mentre il vicario provinciale, padre Domenico Crupi ha concelebrato la messa con Monsignor Francesco Savino, che nella sua omelia ha messo in rilievo la necessità, per i giornalisti, di essere “organici alla verità” e a nessuna forma di potere, di diventare voce per coloro che non ne hanno e che vivono ai margini , ricordando l’importanza della aderenza ai fatti.
Un passaggio della riflessione il vescovo di Cassano lo ha destinato al racconto di chi è vittima delle ingiustizie.
Rivolgendosi alle Istituzioni e a tutti i fedeli che hanno gremito la basilica, ha evidenziato l’importanza della corresponsabilità e, commentando il Vangelo, ha riflettuto sul termine conversione, inteso anche come cambiare mentalità.

Proseguendo la sua meditazione ha posto l’accento sul problema delle nuove tecnologie dicendo: “Come sapete, Papa Leone XIV ha scelto per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il tema: “Custodire voci e volti umani”.
Negli ecosistemi comunicativi odierni, la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima – dagli algoritmi che selezionano i contenuti delle notizie fino all’intelligenza artificiale che redige interi testi e conversazioni.
Il genere umano ha oggi possibilità impensabili solo pochi anni fa. Ma sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale.
La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida. Il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”.
“Il futuro della comunicazione – ha proseguito Monsignor Savino - dovrebbe garantire che le tecnologie restino dispositivi di mediazione e di legame al servizio dell’umano e non apparati capaci di marginalizzare la parola, impoverire la relazione e attenuare la presenza delle persone nello spazio pubblico.
Abbiamo grandi opportunità ma allo stesso tempo, i rischi sono reali. L’intelligenza artificiale può generare contenuti accattivanti ma fuorvianti, persuasivi in modo scorretto e potenzialmente nocivi; può replicare pregiudizi e stereotipi presenti nei dati di addestramento e amplificare la disinformazione, anche attraverso la simulazione di voci e volti umani.
Può inoltre invadere la riservatezza e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Un’eccessiva dipendenza dall’IA indebolisce il pensiero critico e le capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi sistemi solleva preoccupazioni sulla centralizzazione del potere e sull’aumento delle disuguaglianze”.
Rimarcando il pensiero del Papa ha poi detto: “Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Leone XIV ha evidenziato con particolare lucidità la portata culturale e sociale di questi processi, invitando la Chiesa a confrontarsi senza esitazioni con l’impatto dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti sulle forme della relazione e della vita”.
Accorate sono state le parole rivolte ai giornalisti nel concludere la sua omelia: “Non fatevi vincere dalla tentazione di trasformare il vostro “mestiere”, che deve sempre odorare di umano, in una professione in camice bianco e tutta computerizzata.
Dare notizie e commentarle significa sapere capire quali sono le vicende degli uomini che giorno per giorno fanno la storia. Ma non la storia giudiziaria, o cronachistica, o politica, o la storia di una coalizione o di una giunta o di un’autorità qualsiasi.
La storia dell’uomo: il suo pianto e la sua gioia, la sua disperazione e la sua ostinata voglia di vivere.
E, per favore, non lasciamo che l’informazione diventi olio di ricino: un contenuto imposto, umiliante, confezionato per piegare e non per illuminare; per punire e non per comprendere. Quando la parola diventa strumento di coercizione, perde la sua anima e ferisce la convivenza civile.
Ma soprattutto non lasciamo che l’informazione sia confezionata per piegare e umiliare”.
Franco Bartucci


