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Nella nefasta esperienza del regionalismo calabrese dal 1970 ad oggi vi è un fattore comune che attraversa tutti i 55 anni di vita dell'Istituzione Regione.
 
( nella foto in apertura la cittadella regionale della Calabria e la Reggia di Versailles, l'espressione moderna e antica di un sistema di potere monarchico )
 
Oltre alla gestione sempre più personalistica della figura del Presidente che nel tempo  ha annullato la funzione dei consiglieri regionali e degli assessori quello che più risalta è il numero sempre più elevato di incarichi, consulenze e premi vari destinati agli amici degli amici.
 
E ciò che rende ancor più triste il tutto è che l'unico requisito che realmente pesa per ottenere prebende e tanto altro è solo quello della cieca fedeltà e dell'assoluto asservimento al Sovrano di turno.
 
Una riproposizione in chiave moderna delle antiche Monarchie francesi dove tutto orbitava intorno ai desideri del Re Sole.
 
Tutti attenti ad entrare nelle grazie del Re facendo a gara per riuscire ad essere il servo preferito.
 
Aveva ragione Giorgio Almirante, storico segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano, quando nel lontano 1970 votò contro l'istituzione delle Regioni prevedendo che sarebbero divenute "luogo di crescita ideale di una nuova classe politica rapace, famelica e corrotta".
 
E' così è stato.
 
Una avvilente dimostrazione di come la dignità, la capacità, l'indipendenza del proprio pensiero e la schiena dritta siano oramai in una società malata ostacoli insormontabili e requisiti che conducono all'esilio e al fallimento.
 
Mentre il servilismo è la formula della ricchezza e del potere.
 
Tanti i carrozzoni di società in house e enti regionali dove infilare gli amici, dove far collezionare a quelli più fidati decine e decine di incarichi.
 
Tanti i carrozzoni dei quali non si conoscono i nomi e i relativi importi delle consulenze e degli incarichi affidati ad esterni.
 
Basterebbe qualche piccola indagine giudiziaria per aprire il vaso di Pandora di un "Sistema" dove la corruzione è l'unica legge reale se la magistratura volesse realmente ridimensionare il potere politico.
 
E tutto ciò alla fine premia, tutto ciò alimenta quel voto di scambio che porta inevitabilmente alla vittoria.
 
Redazione

Editoriale del Direttore