Lode al Procuratore aggiunto della Procura di Reggio Calabria, dott. Stefano Musolino, che all'indomani dell'operazione "Res Tauro" nella quale si conferma il predominio mafioso di una famiglia storica e leggendaria della 'ndrangheta, quella dei Piromalli, sul territorio di Gioia Tauro ha sostenuto che "la comunità non ha opposto alcuna forma di resistenza".
( nella foto in apertura il Procuratore aggiunto della Procura di Reggio Calabria, dott. Stefano Musolino )
Ma ad onor del vero quando mai in Calabria la comunità ha opposto segni di resistenza al potere mafioso, al potere clientelare politico, al voto di scambio e alla corruzione dilagante.
E certamente non solo la comunità di Gioia Tauro ma in tutte le comunità calabresi vi è sempre stata una forte accettazione del fenomeno criminale e della corruzione e lo dimostra anche il voto dei calabresi che il più delle volte ha premiato politici con curriculum da bancarottieri, da traffichini e da indagini sempre finite nel nulla su presunte collusioni.
E deve essere sfatata anche la favoletta del ricatto, del bisogno e della miseria che forse un tempo era anche vera, ma che oggi è solo una grande sciocchezza.

Conferenza Stampa degli inquirenti sull'Operazione "Res Tauro"
Oggi il benessere calabrese è fondato su un "Sistema" di illegalità diffusa ed ambientale di lavoro nero, di evasione fiscale, di truffe alla Comunità Europea, di fallimenti pilotati, di bancarottieri professionisti, di magnati della sanità provenienti da attività usuraie e da patrimoni pieni e densi di ombre, solo per citare una parte consistente e maggioritaria di quella "mafia imprenditrice e collusa" che è oramai la vera economia motrice della Calabria.
Ed in questo contesto la maggioranza di chi si reca a votare premia i rappresentanti di tale "Sistema", attraverso il voto all'amico dell'amico e la maledetta preferenza del candidato che promette il favore di turno.
Non per nulla in Calabria il 99% di chi si reca alle urne esprime una preferenza mentre in Lombardia il solo 7% di chi vota esprime una preferenza.
In un simile contesto mai e poi mai potrà nascere una comunità in grado di frapporre "resistenza" alle famiglie mafiose o alla politica collusa.
E anche in questa campagna elettorale regionale che si concluderà fra pochi giorni dove il voto di scambio che in teoria dovrebbe essere u reato perseguibile penalmente si pratica all'aperto giorno per giorno il tema della corruzione, dell'illegalità e del potere della 'ndrangheta è tabù.
Qualche frase fatta e rifatta senza alcun significato reale.
Nessuno ha il coraggio di fare nomi e cognomi, nessuno parla di uno dei tumori più gravi del nostro territorio.
E in tale quadro socio - economico terribile e spaventoso non potrà mai nascere nessuna forma di resistenza collettiva.
Rimane qualche caso isolato di resistenza odiato dalle masse e isolato dalle comunità.
Qualche studioso folle, qualche giornalista pazzo, qualche magistrato che parla e si espone troppo.
Casi isolati che non incidono e che, scegliendo la legalità in una terra illegale, hanno praticamente scelto l'inevitabile suicidio sociale.
Senza alcuna necessità di eliminarli sono stati uccisi dall'isolamento sociale.
Questa è la Calabria e questa è la maggioranza dei calabresi.
"Serve costruire una resistenza sociale – ha affermato il Procuratore Aggiunto, dott. Stefano Musolino – ed è qui che la responsabilità diventa politica, culturale, collettiva".
Redazione


