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Il compito del vero giornalismo, per come sosteneva il grande Maestro, Indro Montanelli,  è quello di essere "il cane da guardia della democrazia". 

Ruolo non più esercitato dal giornalismo odierno, trasformato solo in un megafono a pagamento dei potenti.

Ma in un panorama di informazione desolante e svilente, vi è chi, da folle e fuori dai tempi, si ostina ancora a denunciare il degrado e il decadimento della società odierna.

E nel decadimento generale vi sono poi delle singole realtà che di tale decadimento sono protagoniste oramai da decenni.

Ed è il caso della città di Cosenza, la città che in tempi molto lontani veniva considerata "L'Atene della Calabria".

Inserto della raccolta "100 città d'Italia" dalla casa Editrice Sonzogno di Milano nel 1928 (quando Cosenza era conosciuta per la sua cultura e il suo prestigio)

Nel 2005, sono trascorsi ben due decenni, venne pubblicata la prima edizione del libro "La Città Oscura - venti anni di impegno per una nuova cultura della legalità" e nel 2010 la seconda edizione con il titolo "La Città Oscura - Cosenza e il suo racconto criminale".

In ambedue i testi si tentava di analizzare una struttura sociale di una piccola realtà del Mezzogiorno dove negli anni '80, in pieno boom economico, una criminalità spietata e assassina determinò guerre di mafia condite anche da omicidi eccellenti come quello del Direttore del Penitenziario, Sergio Cosmai o del noto penalista Silvio Sesti.

In quel contesto, per come poi confermarono decine e decine di collaboratori di giustizia, era in auge una magistratura compiacente e collusa che consentì a gruppi di banditi di origine popolare di assurgere a veri e propri clan di 'ndrangheta.

E, sempre in quel contesto, emergevano i banditi politici che attraverso la corruzione, le assunzioni pilotate e il voto di scambio, conquistavano il consenso e il potere.

Da allora sono trascorsi molti anni e tutto è cambiato. 

In città non si spara più. La criminalità di un tempo è oggi imprenditoria.

Per come sosteneva Don Masino Buscetta, il boss dei due mondi, "la mafia ha vinto. E' oggi parte integrante del capitalismo che governa il mondo.

Ha raggiunto l'obiettivo del potere, quello vero, quello del denaro".

E Buscetta fu il primo collaboratore di giustizia che consentì ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di imbastire il Maxiprocesso di Palermo.

E ciò è accaduto anche a Cosenza, nelle dovute proporzioni. Una massa famelica di nuovi imprenditori ha conquistato la città.

Le famiglie baronali di un tempo, le famiglie dei professionisti, della cultura, sono solo un ricordo sbiadito.

E anche nella gestione della " Res publica" sono subentrati a politici del calibro di Giacomo Mancini, Luigi Gullo, Riccardo Misasi,  Antonio Guarasci e a tanti altri nuovi personaggi disposti a tutto.

In tale contesto nella "Città Oscura" la corruzione è divenuta normalità, pane quotidiano.

I "Cerchi magici" dei soliti politici hanno conquistato la sanità, sia quella pubblica che quella privata accreditata.

Nell'edilizia tanti personaggi semisconosciuti sono giunti alla ribalta.

Tante ricchezze improvvise, senza alcuna storia, senza alcuna spiegazione, hanno inondato la Città Oscura.

In un contesto simile è letteralmente scomparso il senso della legalità, il desiderio di un vivere civile, il merito, la competenza e, parola oramai orripilante, l'onestà.

Tutti concetti oramai superati, in disuso e totalmente perdenti.

In una società basata sui valori della raccomandazione, dell'appartenenza ai "Cerchi magici", delle truffe, delle bancarotte a fiumi, dell'uso privatistico del bene pubblico e degli Enti statali dove si vive di illegalità quotidiane e dove nessuno indaga, "La Città Oscura" ha vinto.

Ha annientato ogni residuo di legalità, ha zittito qualche folle che ancora parla di valori e di vivere civile.

La "Società incivile" ha vinto.

La corruzione regna sovrana, molto di più che nella Prima Repubblica, molto più che in passato.

E' oramai modello di vita.

Vi è spazio sociale solo per i furbi e per chi ha i peli sul cuore, anzi, su chi non ha proprio il cuore e nessun sentimento ma solo l'avidità, la spietatezza e l'amore per il potere.

L'ascensore sociale che un tempo era lo studio, la laurea, le libere professioni, l'impegno, non esiste più.

Oggi è un tempo di decadenza, di inciviltà.

Ed anche Cosenza, un tempo la Città di Tommaso Campanella e Bernardino  Telesio, è il regno incontrastato dei nuovi barbari, dei conquistatori senza scrupoli, dei sovrani della "Città Oscura".

Redazione


Editoriale del Direttore