A due anni e mezzo dall’approvazione alla Camera della legge delega al Governo sul voto ai cosiddetti "fuorisede", votata il 4 luglio 2023, il testo, approvato alla Camera, è fermo in Senato ignorato da una politica che continua a rimandare una riforma tanto evidente quanto urgente.
Eppure l’Italia resta l’unico Paese dell’Unione Europea privo di una legge che consenta il voto a distanza per chi si trova fuori dal proprio Comune.
Una condizione che penalizza circa 5 milioni di cittadine e cittadini, ostacolando di fatto l’esercizio di un diritto costituzionale.
Ma la risposta è molto semplice, essendo i voti dei "fuorisede" non controllabili e non identificabili con il voto di scambio tanto caro alla Casta dei politici è ovvio che una tale legge non verrà mai approvata.
Basti citare il caso Calabria.
Nel libro bianco intitolato “Per la partecipazione dei cittadini: come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”, pubblicato dal Dipartimento per le Riforme istituzionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Italia ci sono 4,3 milioni di lavoratori fuorisede: sommandoli con i 591 mila studenti si ottengono quasi 4,9 milioni di fuorisede.

Di questi quasi 5 milioni di fuorisede in Italia dai dati di una ricerca condotta dall'Università "La Sapienza" si calcola che almeno 450.000 sono calabresi.
Ma in una regione dove il voto è controllato dai poteri criminali e dalla politica corrotta e collusa quando mai si potrà accettare il voto libero di 450.000 calabresi che sono fuori dalla Calabria proprio perchè fuori dai giri di potere clientelare ed amicale.
Sarebbero voti liberi e pericolosissimi per chi ha fondato il proprio potere sul controllo del voto attraverso il voto di scambio.
Un voto così granitico e capillare che non solo è confermato dal fatto che il 93% di chi vota in Calabria esprime una preferenza ma anche dal fatto che i pacchetti di voti si ereditano da padre in figlio.
Infatti le solite famiglie che comandano la politica in Calabria sono sempre le stesse da decenni e decenni e le poltrone si passano fra padre e figli, fratelli e fratelli, marito e moglie e così via.
Una politica fondata sulle famiglie con l'identico modello della 'ndrangheta fondata anch'essa sul modello delle famiglie dominanti.
La famiglia intesa quale espressione di potere e di dispensatrice di favori, prebende, finanziamenti, assunzioni, consulenze, nomine, affidamenti di appalti truccati e tutto ciò che determina quell'economia criminale, corrotta e diffusa che caratterizza la vita socio - economica di una realtà consegnata alla corruzione dilagante.
In Calabria il "tengo famiglia" e le famiglie di potere non sono mai tramontate.
Come ai tempi del Feudalesimo.
Redazione