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Il Governatore Roberto Occhiuto ha firmato il documento con le sue dimissioni.

 

 ( nella foto in apertura Roberto Occhiuto con la lettera  delle dimissioni - dal suo post Facebook )
 
Lo ha ufficializzato lo stesso Governatore con un post sul suo profilo Facebook.
 
Accompagnando la foto che lo ritrae con la lettera con un post che pubblichiamo integralmente.
 
"Ho firmato la lettera di dimissioni.
 
Oppositori, sciacalli e odiatori hanno tifato continuamente per il fallimento della Calabria, e non solo per bloccare me.
 
Adesso sceglieranno i calabresi se il nostro lavoro dovrà proseguire o meno.
 
Continuerò personalmente e insieme alla mia Giunta - così come prevede l’articolo 33 dello Statuto - a prendermi cura della Regione fino al giorno delle elezioni.
 
Voglio bene ai calabresi che hanno creduto in me.
 
Ho lavorato e continuerò a farlo anche per quelli che non ci hanno creduto.
 
Viva chi ama la Calabria".
 
Con un livore inaudito si rivolge ad "oppositori, sciacalli e odiatori", cioè per il Governatore Occhiuto tutti coloro che non lo idolatrano nella logica di tutti i potenti "o con me o contro di me".
 
Una concezione particolarmente autoritaria e monarchica con la quale concepire i rapporti politici.
 
In realtà gli oppositori fanno il loro dovere di esercitare l'opposizione e chi non la pensa come il Governatore non può essere catalogato fra gli sciacalli e gli odiatori.
 
Ma questo è.
 
Ovviamente adesso entro dieci giorni, quindi entro ferragosto, il Presidente del Consiglio Regionale, il leghista Filippo Mancuso, dovrà convocare l'ultimo consiglio regionale con il quale si chiude la legislatura interrotta ben 15 mesi prima della scadenza naturale.
 
Interrotta per una categoria imprecisata di dirigenti burocrati regionali che, a parere del Governatore Occhiuto, "non firmavano più nulla" e, probabilmente, anche contro gli "oppositori, sciacalli e odiatori".
 
Inizia quindi, concretamente, nel caldo mese estivo una campagna elettorale che si annuncia infuocata e della quale i calabresi non avevano e non sentivano certamente la necessità.
 
Altro che per il bene dei calabresi.
 
Redazione

Editoriale del Direttore