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Si ripete spesso da parte di politici e giornalisti che la Calabria è la regione in Italia con il maggior numero di non votanti. Tale valutazione tiene conto dei dati ufficiali ma non tiene conto di alcuni approfondimenti necessari che possono confutare tale tesi e che sono peculiari alla stessa storia della nostra terra.

Il dato che più ha fatto discutere è il 44% di elettori che sono andati a votare nelle passate elezioni regionali del 26 gennaio 2020. Tale dato è inficiato da alcuni fattori. Innanzitutto la platea elettorale sulla quale si basa la percentuale,cioè gli "aventi diritto al voto", alle regionali sono oltre 1.950.000 che sono addirittura di più di tutti i residenti della Calabria che al 1 gennaio 2020 risultano essere 1.894.110 (Dato ufficiale Istat). Questo perché negli elenchi elettorali delle sezioni dove si vota sono compresi gli iscritti all'AIRE ( Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) che, pur vivendo all'estero e la maggior parte di questi da anni ed anni nelle Americhe, non si sa bene su quale criterio, conservano per le regionali il diritto al voto. E in Calabria sono oltre 400.000. Infatti vi sono paesini di 300 - 400 abitanti, spopolati da una fortissima emigrazione, che negli elenchi dei votanti hanno migliaia di iscritti. A questi vanno poi aggiunti almeno 200.000 calabresi che vivono per lavoro e studio altrove e che per svariati motivi hanno conservato la residenza in Calabria. In poche parole i "Veri" residenti maggiorenni in Calabria su 1.700.000 abitanti reali sono circa 1.310.000 / 1.320.000.  Ed su questa base che si calcola la "vera" affluenza al voto dei calabresi. Ovviamente ciò vale solo per la Calabria che è una terra che ogni anno perde circa 20.000 calabresi, tutti giovani e molti laureati, che vanno via. Una terra che diminuisce di abitanti giorno per giorno oramai da anni e che è sempre più anziana. Basti accennare al numero dei pensionati, ben 707.011, il 40% della vera popolazione. Alle regionali del 2020 i voti validi furono 840.553, cioè il 65% e non il 44% "ufficiale". Ottima la proposta lanciata dal Comitato Valarioti di far votare alle regionali i fuori sede, cioè coloro che risiedono in Calabria ma vivono altrove con un metodo che lo consenta. Probabilmente tale proposta non sarà accolta perché la classe politica truffaldina che vive di voto di scambio è perfettamente consapevole che il voto del fuori - sede non può essere di scambio. Se ne avessero usufruito sarebbero rimasti in Calabria. E' molto probabile che sugli 840.000 votanti delle regionali almeno il 60%, circa 500.000 siano il frutto del capillare controllo del territorio esercitato dalla 'ndrangheta e dalla classe politica corrotta, sia un voto controllato dal voto di scambio, dall'appartenenza ai clan di 'ndrangheta, dall'appartenenza dei clan dei big della politica, sia quel capillare e diffusissimo controllo del territorio attraverso quella pletora del sottobosco politico che vive di traffici vari. Quel mezzo milione di calabresi "complici" del sistema che rappresentano la maggioranza dei votanti e che sono la somma delle migliaia e migliaia di preferenze ottenute dai soliti professionisti della politica sempre eletti in qualsiasi partito siano al momento delle elezioni, tanto i pacchetti di voti si portano ovunque. Questa minoranza della popolazione, che nelle urne è la maggioranza, ha distrutto la Calabria con la sua "complicità" asservita spesso anche e purtroppo dal bisogno. Una piaga difficile da dissolvere. Del resto, il grande Aristotele nell'Antica Grecia soleva affermare che "ogni popolo merita il Governo che elegge". 

Redazione

Editoriale del Direttore