La Cosenza industriale di un tempo, con le cartiere Bilotti che sorgevano in una vasta area nella valle del Busento ai margini della città era una realtà.
( nella foto in apertura l'industriale Enzo Bilotti con Gianni Agnelli )
Le cartiere, insieme alle altre industrie della famiglia Bilotti, liquirizia, pomodori in scatola, legnami, seta, saponifici, laterizi, hanno a lungo plasmato l'economia, il tessuto sociale e l'immagine della città e del territorio.
L'importante complesso industriale venne sostenuto dal'On. Giacomo Mancini soprattutto nel periodo nel quale, dal 1964 al 1968, il deputato socialista ricopriva l'importante ruolo di Ministro dei Lavori Pubblici, con l'obiettivo di superare i gap strutturali e attrarre investimenti.
Giacomo Mancini si incaricò personalmente di recare le istanze sulle cartiere Bilotti di Cosenza e Mongrassano a livello nazionale .
Le cartiere Bilotti portarono occupazione e benessere in città fino al 1972, quando chiusero i battenti.
Centinaia di lavoratori rimasero senza lavoro e il caso finì a Montecitorio su iniziativa del deputato Antonino Tripodi.
Intervenne il ministro dell'industria Mauro Ferri per evitare la recessione produttivistica con drammatiche conseguenze sull'occupazione.
L'imprenditore Enzo Bilotti, dovette confrontarsi con le croniche difficoltà strutturali dell'economia regionale e adeguarsi.
Lo zio Vincenzo Bilotti senior, aveva tenacemente investito di continuo, aveva sposato Vincenza Quintieri che aveva finanziato la riedificazione della bombardata chiesa di San Nicola.
Era figlia di Florestano Quintieri che oltre alla finanza era appassionato urbanista ed aveva edificato il quartiere Rivocati.

L'On. Giacomo Mancini, allora Ministro in visita nelle cartiere Bilotti
Non mancavano le azioni di filantropia come la donazione alle suore basiliane di un palazzo in via Padolisi 12.
Stabile dove opera l'Istituto Sacra Famiglia e Minestra di S.Lorenzo, organizzazione caritativa che opera principalmente come banco alimentare fornendo assistenza e supporto alle persone in difficoltà.
E nell'anno 2000 i nipoti Enzo e Carlo Bilotti donarono alla Fondazione "Oasi Francescana" il terreno edificatorio in via Romualdo Montagna per realizzare una casa d'accoglienza.
Su piazza Riforma i coniugi Bilotti-Quintieri avviarono l' "Industria cosentina" per la produzione della seta, sulla scia dell'antica tradizione familiare della conduzione di filande.
Nel Rinascimento la seta calabrese era rinomata e richiesta da città mercantili come Venezia, Firenze e Lucca, rendendo la regione un attore fondamentale nel commercio internazionale.
A fine '800 una grave epidemia colpì i bachi da seta e i gelseti convertiti in uliveti.
L'industriale Enzo Bilotti con il suo caro amico Gianni Agnelli che lo volle nell'esecutivo nazionale dell'Associazione Industriali
L'Industria cosentina era gestita anche dal fratello minore Mario e dalla moglie, Edvige Miceli dei baroni di Serradileo, figlia di Erminia Quintieri e pronipote del garibaldino, deputato, senatore e ministro Luigi Miceli, che si era impegnato per lo sviluppo della sua terra.
I caseggiati "bassi" lungo la via Montagna ospitavano gli operai specializzati, e numerosi erano i capannoni adibiti a sviluppare l'intera filiera produttiva, dalla bachicoltura, la filatura, la tintura naturale e la tessitura, esportando seta grezza e lavorata verso i mercati europei contribuendo significativamente all'economia locale.
A Cosenza, tra Via Popilia e Via Bari venivano rilanciati i saponifici "Cardamone" e i processi industriali dalla prima miscela di cenere di legno e grasso animale alle combinazioni di glicerina e acidi grassi.
A corso Mazzini sull'ampia area della necropoli romana, dove sorge il palazzo Bilotti con i terranei OVS e Bnl vi erano impiantate sin dalla fine dell'ottocento le segherie Bilotti che si estendevano fino a Via XXIV maggio.
Qui pervenivano incessantemente i legnami dai boschi di proprietà silana, Caprara, Fago del Soldato, Poverella, Gisbarro, Caporose, Serra Candele, Camporotondo, Verberano e Villa Bilotta.
Vasti territori si aggiungevano nel circondario sul Lago Ampollino, anche nelle località di Lorica, Bocca di Piazza, Colosimi e Taverna.
Il nobile Evangelista Bilotti, latifondista di migliaia di ettari, seppe intuire i cambiamenti dei tempi e riuscì a diversificare i suoi interessi economici in tanti settori precedendo l'epoca dei grandi espropri dovuti alla riforma agraria.
Vinse gli appalti e fornì le due città dello Stretto distrutte dal sisma del 1908 del legno necessario proveniente dai suoi boschi della Sila per costruire i primi alloggi di emergenza e poi per la ricostruzione vera e propria delle due città terremotate di Reggio e Messina.
A Rossano, operavano le fabbriche di liquirizia ricavata dalla spontanea leguminose, dalle sue radici si estraeva un succo cotto e concentrato fino alla solidificazione del prodotto.

Enzo Bilotti a Sangineto ( CS ) con Daniele Pesenti Pigna negli anni '60 e '70 amministratore delle Cartiere Pigna, la più grande e storica carteria in Italia oggi di proprietà Buffetti
Connubio di artigianalità e tecnologia, che si cercava sempre di sviluppare, trasformano il bastoncino di radice grezzo in bacchette di liquirizia che portavano stampigliato il nome "BILOTTI".
Nell'area di Corigliano le fabbriche di pomodori in scatola pelati, scottati, spellati, chiusi ermeticamente e pastorizzati.
Le confezioni inserite in scatole verdi con l'immagine del pomodoro in una grafica creativa elaborata da artisti locali.
La comunicazione commerciale dei prodotti Bilotti è stata da sempre affidata all'arte, ai linguaggi visivi e narrativi creando l'identità della marca.
Nella tenuta di Serragiumenta, ai piedi del castello un tempo dei Sanseverino principi di Bisignano, passato nell'800 attraverso i Pacca ai Bilotti, enormi celle frigorifero ancora visibili raccoglievano le pesche nei vagoni per essere esportati mentre nella zona argillosa fioriva fino a pochi anni fa la fabbrica di laterizi.
Le industrie Bilotti hanno rappresentato il motore industriale territoriale per oltre un secolo, impiegando diverse centinaia di lavoratori. Hanno contribuito a definire l'identità del popolo cosentino catalizzando manodopera e cercando di sviluppare e diversificare l'economia del territorio.

L'imprenditore e industrale Enzo Bilotti con Giacomo Mancini negli anni '70 impegnato nella campagna elettorale
Una significativa tradizione industriale che riflette la storia, le competenze, le infrastrutture e l'identità economica e culturale derivanti dai tentativi industriali che segnarono il passaggio di una economia prevalentemente agricola ad una società che ambiva ad essere una società industriale.
Ma, nonostante il grande impegno profuso, le industrie Bilotti chiusero l'una dopo l'altra non riuscendo a superare le difficoltà strutturali.
Carlo Bilotti, da imprenditore cosmopolita quale era, ha continuato all'estero l'attività produttiva nella cosmetica.
Un'attività ricca di successi e significative affermazioni, inizialmente acquistò a Zurigo un'importante partecipazione della Maison La Prairie, in seguito a Parigi diveniva presidente di Nina Ricci e a New York presidente di Pierre Cardin.
Sviluppò la peculiarità nata in Calabria di coniugare arte e comunicazione commerciale, trattando il prodotto come un'espressione creativa nell'ottica di sviluppare un'identità visiva oltre le caratteristiche del prodotto, quasi trasformandolo in opera d'arte.
Negli anni americani da presidente della Maison di Pierre Cardin nacque il connubio Bilotti-Warhol con celebri serie dedicate ai profumi come "Mimosa e Ylang Ylang" fiori dalle cui essenze si ricavano i profumi femminili Cardin mentre a Parigi dalla collaborazione con Niki de Saint Phalle nascevano le bottiglie antropomorfe per profumi.
Le industrie Bilotti hanno rappresentato tra l''800 e il '900 una reale testimonianza di come l'imprenditoria possa generare un forte impatto di responsabilità sociale.
Questa rete industriale ha provato a superare i limiti del tempo ma, alla fine, non è riuscita a sopravvivere per la fragile struttura produttiva del territorio, la scarsa innovazione tecnologica e la mancata integrazione nelle reti globali.
Forti carenze infrastrutturali e mancate politiche industriali sono state fatali.
L'imprenditore più famoso e più importante del Paese, Gianni Agnelli, era molto vicino ad Enzo Bilotti allora primo presidente del Consorzio Industriale di Bonifica che operava per creare le infrastrutture per l'insediamento delle industrie nell'alta Valle Crati - Sibari.
Aveva realizzato il porto di Sibari con la ditta Provera e Carrassi.
La comune visione era tentare di rilanciare il tessuto industriale storicamente debole e frammentato, ottimizzando le risorse locali.
Con questi comuni obiettivi nasceva il piano di impiantare un nuovo stabilimento Fiat in contrada Cammarata di Castrovillari.
Un laboratorio per innovare l'organizzazione del lavoro e la cultura aziendale.
L'allora potentissimo Riccardo Misasi si oppose al progetto per come raccontato da Di Benedetti e Cesare Romiti nelle loro pubblicazioni e lo stabilimento venne dirottato a Melfi operativo dai primi anni '90.
E non era la prima volta che Gianni Agnelli pensava alla Calabria.
Vi pensò anche quando negli anni 70 acquistò l'Isola Dino dinanzi la spiaggia di Praia a Mare con l'obiettivo di trasformarla in un gioiello di turismo d'alto bordo.
Ma anche allora problemi burocratici indussero il Magnate della Fiat ad abbandonare il progetto.
La Calabria sembra avvolta da un infausto destino, infatti tutti i tentativi di industrializzazione e finanche audaci progetti di sviluppo territoriale e innovazione produttiva sono falliti sotto la scure della burocrazia e della politica.
Solo con una rinnovata consapevolezza di un radicale cambiamento etico e sociale si potrà sperare in un ritorno di interesse da parte dei gruppi industriali di livello nazionale.
Con la speranza di rinascita e di una nuova stagione che possa ridare slancio ed entusiasmo alla Calabria, alle sue bellezze e ai suoi tanti tesori che attendono solo di essere valorizzati.
Redazione


