Nella storia della criminalità tante sono state le vittime innocenti uccise solo per caso e morte solo perché un triste destino li ha fatti essere nel posto sbagliato in un momento sbagliato. E così accadde anche per un giovane di 33 anni a Cosenza il lontano 23 luglio del 1981. Passava per caso su Corso Plebiscito alle ore 9.00 circa di una giornata qualunque con la sua autovettura il povero Salvatore Altomare ed un proiettile vagante di quelli sparati da sicari professionisti per uccidere Carletto Rotundo che era appena sceso dalla sua autovettura Bmw 323 blindata, personaggio di spicco della criminalità cosentina, nell'anno della guerra criminale al suo culmine, lo freddò all'istante. Era il 1981, l'anno nel quale si registrarono nella città di Cosenza ben 136 rapine e 19 omicidi. Non vi era giorno in cui non si compivano reati praticamente dappertutto. Erano gli anni in cui oltre 50 auto blindate sfrecciavano per le strade. Erano gli anni in cui gli azionisti del gruppo Pino - Sena andavano alla ricerca degli uomini del gruppo Perna - Pranno per ucciderli e viceversa. Erano gli anni in cui per la Procura cosentina il reato di associazione mafiosa era ancora da definire e vi erano politici che sostenevano che la 'ndrangheta a Cosenza non esisteva nonostante i tanti delitti. Si sosteneva che fossero solo delle bande di quartiere. Invece era 'ndrangheta a tutti gli effetti, per come dichiarerà nel 1995 il boss dagli occhi di ghiaccio, Franco Pino, da collaboratore di giustizia che in quegli anni era protagonista assoluto nonostante il 1981 avesse solo 29 anni. Il giovane Salvatore Altomare si trovava a Cosenza in vacanza ed era in auto con al suo fianco la giovane moglie e la piccola figlioletta di soli tre anni. Aveva intenzione di comprare un vestitino per la sua figlioletta. Lavorava da custode in un museo di Venezia ed era emigrato al nord per vivere onestamente la sua vita. In un recente libro scritto dal giornalista Pino Nicotri "Il boss dagli occhi di ghiaccio - Le confessioni di un grande capo della 'ndrangheta" Franco Pino  nelle 250 pagine di racconto dettagliato di tutto il romanzo criminale bruzio dal 1977 al 1995 parla anche dell'agguato a Carletto Rotundo menzionando, senza fare il nome, il triste evento di un innocente morto solo per una terribile casualità. Ma nessuno in una città infame e senza memoria come la città dei bruzi ha mai ricordato la morte di un povero innocente. Mentre altrove le vittime innocenti di mafia hanno avuto almeno l'onore di essere ricordati a Cosenza nessuno ha mai speso una parola per il giovane Salvatore Altomare. Una città senza memoria pervasa da una fortissima cultura mafiosa, allora come oggi, con la differenza che allora si sparava e i gruppi erano in guerra per il predominio del territorio ed oggi, invece, non sparano più. Oggi controllano il territorio nella pace assoluta e sono divenuti tutti imprenditori, tutti personaggi rispettabili, riveriti, osannati e protetti da una politica corrotta e da istituzioni silenti. Del povero Salvatore Altomare nessuno si ricorda più. Oggi avrebbe avuto 74 anni se quel maledetto giorno non si fosse trovato per pura sfortuna nella traiettoria di uno fra i tantissimi colpi di pistola che si abbatterono su Carletto Rotundo per ucciderlo. E Salvatore Altomare non fu l'unico che venne ucciso per puro caso in quegli anni terribili della prima guerra di mafia che scrisse il periodo più cruento del romanzo criminale bruzio. Anni dei quali in pochissimi ne conservano memoria.
Redazione

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