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Il giornalista e mass - mediologo Klaus Davi

"Quando le cosche percepiscono un tuo indebolimento iniziano ad attaccare. E particolarmente vulnerabili sono i tanti cronisti operanti nelle terre difficili.
 
Nel mio caso, muretti e finanche pareti esterne di abitazioni di Reggio Calabria sono stati tappezzati per oltre due anni da messaggi minacciosi e violenti nonché insulti nei miei riguardi.
 
Parlo dei graffiti apparsi sulla rotonda di Gallico 'Uomo di Pace', poi di quelli che campeggiavano nel quartiere Archi 'Klaus Davi cornuto', poi quelli spuntati a Reggio sud sulla villa del boss brutalmente assassinato Vincenzo Barreca 'Questi sono gli uffici di Klaus Davi', per non parlare delle scritte recenti sempre comparse a Gallico 'Klaus Davi è un uomo di merda'.
 
Minacce che hanno 'decorato' diversi quartieri della città - senza che quasi nessuno proferisse parola - ininterrottamente per mesi e mesi. 
 
Devo ringraziare i politici Matteo Salvini e Gerardo Saccomanno che sono intervenuti, mentre per esempio mi ha lasciato di stucco il silenzio delle istituzioni antimafia romane, totalmente assenti, distratte. 
 
Il disinteresse, il voltarsi dall'altra parte di chi dovrebbe invece non sottovalutare questi fatti, non è un bel segnale anzi può fungere da incoraggiamento per l'azione intimidatoria dei clan». 
 
Lo ha dichiarato Klaus Davi intervistato dalla Radio Svizzera.

"La situazione dei giornalisti italiani che operano sul territorio è molto vulnerabile perché la legislazione italiana sul tema delle querele temerarie li criminalizza a prescindere.
 
Inevitabilmente e perniciosamente, per come sono strutturate le norme in Italia, Stato e mafia de facto stanno sullo stesso fronte, un combinato disposto che ha l'unico effetto di  mettere in pericolo i cronisti delegittimandoli per questioni cavillose, oserei dire che più che con la giurisdizione hanno a che vedere con la più crudele e anaffettiva scienza farmaceutica. 
 
La legge - che penalizza il giornalismo di inchiesta sul campo - viene sì formalmente applicata, ma chi ne fa le spese è chi sta ai margini e rischia in prima persona. 
 
L'Antimafia da salotto non corre certo questi rischi. Si fa in salotto e finisce lì. In Italia paghiamo leggi formulate da un legislatore animato da una mentalità ispirata ai criteri della casta, più che dall'afflato  garantista, una Weltanschauung che disconosce irresponsabilmente e colpevolmente i rischi di chi opera nei territori e sono a centinaia. 
 
Tutti si lamentano, ma nessuno interviene, nonostante le battaglie del sindacato dei giornalisti e di alcune associazioni come 'Ossigeno per l'informazione'. 
 
 
Quanto alla calibro 9 depositata presso una scuola elementare a mio nome, il Questore di Reggio Calabria dottor Bruno Megale - ha proseguito  il giornalista - ha detto che la Polizia di Stato sta indagando a 360 gradi. Ho massima fiducia negli inquirenti reggini e pertanto  mi auguro che si possa risalire a questa filiera dell'odio questa volta in tempi rapidi perché con queste cose c'è davvero poco da scherzare".
 
Klaus Davi ha ribadito all'emittente elvetica il suo amore per la Calabria: «È una terra accogliente, generosa, umana e soprattutto non omertosa. È molto più omertosa Milano che è culturalmente negazionista e rimuove il concetto di borghesia mafiosa. Milano è la capitale culturale dei revisionismi".

"Quando ho visto che il messaggio era accompagnato - conclude Klaus Davi - da pallottola calibro 9, da appassionato di simbologia, ho approfondito: il 9 è 'tet' in ebraico, iniziale della medesima parola che significa 'serpente'".
 
Redazione

 

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