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La Droga è sempre viva, la comunità tace ( di Mario Campanella)

Cultura
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Mauretto è morto a 53 anni, dopo una vita vissuta all'ombra dell'eroina. Fu uno dei primi nel mio quartiere, negli anni ottanta, a cadere sotto i colpi della polvere iniettata che ti dava tre secondi di Paradiso.  Si celebra oggi in tutto il mondo la giornata mondiale contro la droga. Gli anni sono passati ma il consumo non è diminuito. Cocaina, eroina, pasticche imperversano su tutto il territorio nazionale, oggi silenziati da un consumo atipico e più ordinato. Si muore per overdose, spesso per infarto dovuto al consumo di coca, ma non più per strada, come accadeva quarant'anni fa.  Solo a Cosenza gli assuntori abituali sono 3.500 come ha dimostrato l'Osservatorio sulle tossicodipendenze nell'area urbana cosentina presieduto da Gianfranco Bonofiglio. Cosa è cambiato dunque rispetto agli anni ottanta? L'indifferenza collettiva. Mentre giovani e adulti riempiono narici e vene del vecchio veleno l'ambiente circostante reagisce nel silenzio. Eppure sono i nostri figli a cadere quotidianamente sotto il peso di un'angoscia che non trova soluzione. Le comunità di recupero sono organizzate secondo un modello arcaico, che istituzionalizza e non va a cercare nelle strade gli assuntori. Il vuoto e la solitudine del libero arbitrio è nutrito dal libero arbitrio di chi sceglie (forse) di vivere in un cono d'ombra. Non bastano le operazioni di repressione, né le invocazioni all'antiproibizionismo. In questa anfora piena di insidie bevono vecchi e giovani. E al resto, a tutti, sembra non fregare più niente.

Mario Campanella, giornalista