A parte alcune lodevoli esperienze di vera Resistenza e di impegno per la legalità, la Calabria rimane ancora, a differenza della Sicilia e di  territori come Casal di Principe o Scampi in Campania, lontanissima dal creare le condizioni per una cultura per la legalità che sia diffusa e che possa divenire sentimento di massa.

Al contrario persiste ancora una forte propensione ad una illegalità diffusa ed ambientale che è la vera forza del consenso che ancora il fenomeno criminale riesce a scaturire. Certamente non è più il tempo in cui si negava addirittura l'esistenza stessa della 'ndrangheta e non è più il tempo nel quale non se poteva neanche parlare come accadeva sino agli anni '80. E sicuramente il fenomeno del "pentitismo" avviato dopo il 1992, l'anno delle morti di Falcone e Borsellino, ha posto in evidenza come il fenomeno criminale in Calabria sia radicato e sia un potere decisorio non indifferente. Circa 280 famiglie di 'ndrangheta con oltre 60.000 adepti e non un numero imprecisato di collaboratori esterni hanno rappresentato e rappresentano l'ossatura di una organizzazione criminale che trasformatasi in una vera holding da multinazionale globale ha pervaso gran parte del pianeta con interessi in Africa, in Asia, con alleanze con la mafia russa, la triade cinese e, soprattutto, con il regime di monopolio costruito negli anni con i produttori e gestori del narcotraffico mondiale della cocaina, prima in Bolivia ed oggi, in particolare, con le famiglie messicane che controllano la stragrande maggioranza del flusso mondiale della cocaina, la vera ed immensa cassaforte stracolma di liquidità che ha consentito alla 'ndrangheta di divenire quella "mafia imprenditrice" che investe ovunque sia possibile farlo. Dai bitcoin al controllo delle miniere della Repubblica del Congo con la produzione di Cobalto, Nichel e Coltan e tanto, tanto altro. Dagli investimenti nelle capitali mondiali delle Borse dell'alta finanza alla gestione di fondi e bond gestiti attraverso società collocate nei tanti paradisi fiscali dove gli emissari della 'ndrangheta hanno facile e privilegiato accesso. E dinanzi ad una simile potenza che mantiene la Calabria ancora allo stato brado impedendone ogni sviluppo in modo tale da facilitare il controllo del territorio così come agisce anche la classe politica non è sbocciato quel sentimento di rivalsa e di rinascita popolare che in tanti, sbagliando, auspicavano. Ma è bene sottolineare che, nonostante, tutto le storie di Resistenza e di lotta rappresentano comunque una speranza che non deve essere dispersa. E a queste esperienze dedicheremo una apposita narrazione con la certezza che le stesse potranno essere interessanti e possano suscitare interesse e curiosità soprattutto per le nuove generazioni alle quali è demandata ogni possibilità di cambiamento.

Redazione


Editoriale del Direttore (2)