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Il calo demografico per la forte denatalità e l'emigrazione giovanile sono un combinato esplosivo per il futuro della Scuola in Calabria. I numeri sono semplicemente da rabbrividire. Basti  accennarne qualcuno.

Secondo i dati del MIUR relativi all'anno scolastico 2016/2017 il calo complessivo del numero degli studenti iscritti nelle scuole primarie e secondarie è stato di ben 7.804 unità rispetto all'anno precedente e per quel che riguarda l'anno scolastico 2017/2018 è stato di ben 5,717 studenti in meno. Per gli anni 2018/2019 e 2019/2020 , anche se non vi sono ancora dati ufficiali, il numero provvisorio si aggira intorno ai 4.000 / 5.000 per anno  . Una media semplicemente spaventosa che, unita al forte tasso di abbandono rende "l'alunno", merce preziosa e vitale per la sussistenza stessa della scuola. E per ogni scuola che chiude si moltiplicano i docenti perdenti sede che, magari nei loro ultimi anni di insegnamento, già fortemente demotivati, tristi, stanchi e coscienti del degrado del mestiere di "docente" sottopagato, senza alcun ruolo sociale, spesso costretto a sottostare alle angherie e alle prepotenze di una classe di "dirigenti", con le dovute eccezioni, che, assumendo il ruolo di un potere smisurato che le norme scolastiche gli concedono, si accaniscono sui poveri docenti divenuti oramai i veri "Ugo Fantozzi" della società odierna, sono anche costretti a viaggiare e a raggiungere sedi disagiate ritornando agli anni del loro giovanile precariato.  E pensare che i "docenti" dovrebbero essere, teoricamente, i formatori e gli educatori dei giovani e, quindi, della nuova società del cambiamento. In teoria dovrebbero avere un ruolo importante, un ruolo gratificante. Ma questa è solo poesia, solo retorica, solo parole che inondano tutte le scartoffie che pervadono il mondo scolastico. Parole lontane anni - luce dalla realtà. Dalla prepotenza degli alunni oramai coscienti di essere preziosi ed intoccabili, lontani anni - luce dai genitori per i quali i figli sono sempre novelli Leonardo Da Vinci e ad essere impreparato ed incapace è solo ed unicamente il docente. Figura che nella gerarchia di potere scolastica è oramai all'ultimo posto dopo i dirigenti, gli alunni, i genitori e chiunque altro orbiti nel mondo scolastico. Una vera tragedia. Aver distrutto il ruolo del docente significa aver destrutturato e sminuito per i nostri giovani quell'autorevolezza e quella credibilità che i docenti dovrebbero avere per poter essere in grado di preparare, educare e istruire i giovani alla vita. Ma nel degrado incessante di questo Paese oramai alla deriva, la crisi del mondo della Scuola continua ad essere taciuta e colpevolmente sottovalutata. In tale contesto la diminuzione drastica degli alunni, che interessa in particolar modo la nostra terra, rende fosco il futuro per la classe docente calabrese, oramai con l'età media intorno ai 55 anni ma costretta a rimanere nelle classi sino all'incredibile età di 67 anni, quando il lavoro di docente oggi è un lavoro fortemente usurante. Il 74% degli alunni sono al Nord e il 77% della classe docente è del Sud. Anche questa discrasia sarà sempre più dirompente negli anni a venire. E non è detto che un giorno i tanti docenti perdenti posto al Sud non saranno inviati d'ufficio e con trasferimento obbligatorio ad insegnare al Nord, magari a 55- 60 anni con tutto ciò che tale situazione comporta. Un futuro difficile tutt'altro che roseo.
Redazione


Editoriale del Direttore