Tante le inchieste, le informative, le segnalazioni anonime e le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia che comproverebbero gli antichi e solidi rapporti di Matteo Messina Denaro, l'ex primula rossa con la 'ndrangheta.

Tante le inchieste che coinvolgono l'ultimo boss della stagione stragista con accadimenti avvenuti in Calabria.

In primis l'omicidio del giudice Antonino Scopelliti che fu ucciso il 9 agosto 1991, mentre era in vacanza in Calabria, sua terra d'origine, in località Piale (frazione di Villa San Giovanni, sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro).

Il giudice Antonino Scopelliti

Omicidio eseguito da sicari della 'ndrangheta per ordine dei siciliani, fra i quali si presume, secondo l'accusa, anche Matteo Messina Denaro.

Numerose le indagini condotte dalla Dda di Catanzaro e di quella di Reggio Calabria in merito ai rapporti fra Matteo Messina Denaro e noti esponenti di 'ndrangheta.

Si presume che alcuni emissari di Totò Riina acquistarono a Mendicino, alle porte di Cosenza, alcuni appartamenti proprio da destinare ad un periodo di latitanza del boss di Castelvetrano.

Lo affermarono alcuni pentiti ed effettivamente due appartamenti vennero sequestrate nell'ambito di un maxisequestro di beni intestati e gestiti ad alcuni fiancheggiatori del boss in una maxi inchiesta condotta dalla Dda di Palermo. Inoltre si presume che vi siano stati dei periodi di latitanza oltre che in provincia di Cosenza anche in provincia di Crotone.

Inoltre uomini fidati di Matteo Messina Denaro hanno anche tentato di investire proventi illegali di Cosa Nostra, soprattutto nel campo dell'energia alternativa, dell'eolico e del fotovoltaico.
 
Negli anni passati furono i temibili fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio a Palermo, a creare anche per conto di Matteo Messina Denaro e non solo per Totò Riina, una serie di forti relazioni con le 'ndrine calabresi.
 
I fratelli Filippo e Giuseppe Graviano
 
Sia nel reggino che nel cosentino. A confermare tale tesi nel 2016 fu in una intervista il procuratore aggiunto di palermo dell'epoca, Teresa Principato, che dichiarò che "la 'ndrangheta ha sostenuto la latitanza di Messina Denaro” i cui rapporti con la mafia calabrese “sono basati su punti incontrovertibili: contatti con la ’ndrangheta ci sono dai tempi di Riina”. 
 
Il processo  'ndrangheta stragista in corso a Reggio Calabria che in primo grado si è concluso con la condanna all'ergastolo per Giuseppe Graviano è imbastito di decine e decine di dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia che confermano il rapporto fra 'ndrangheta e Cosa Nostra.
 
Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia, e protagonista del periodo stragista dei corleonesi al Procuratore Giuseppe Lombardo ha dichiarato “È da una vita che ci sono contatti con calabresi e siciliani”. 
 
Giovanni Brusca, oggi collaboratore di giustizia, al momento del suo arresto
 
 
Sarà interessante ora che Matteo Messina Denaro è in mano alla giustizia se sarà possibile ricostruire la rete di connivenza e coperture che hanno consentito al boss un periodi di latitanza lungo tre decenni.
 
E se nell'ambito di questa auspicata indagine si potrà definire anche le collusioni e le copertura di cui ha goduto nei periodi di latitanza trascorsi in Calabria.
 
Gianfranco Bonofiglio

Editoriale del Direttore