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Una lunghissima discussione intorno alla giornata del 25 novembre – giornata della violenza contro le donne - scambi di idee, di confronti verbali hanno condotto il volere di un gruppo di studenti dell’’”IIS Da Vinci – Nitti” verso la stesura del seguente articolo, all’interno delle attività progettuali “Lingue del futuro 2” “Pensiero computazionale e coding” – PON per la scuola -2020/2021 – Rafforzamento delle competenze disciplinari.Va da sé che si avverta la necessità di sottolineare una premessa essenziale affinché si possa essere chiari ed esaustivi del legame intercorso tra il dibattito e le attività summenzionati.Il pensiero computazionale è il processo mentale,logico-creativo che permette di pianificare una procedura tramite la quale è possibile raggiungere un obiettivo ed è un’abilità trasversale che va stimolata, elicitata sin dalla più tenera età. Chi vive il mondo scolastico-educativo, soprattutto i docenti, sa perfettamente che questa abilità è presente in tutti gli studenti normodotati e non. Ognuno, per la propria parte sottende un sistema cognitivo tale che, giustamente e garbatamente stimolato, potrà produrre un risultato più o meno finalizzato, a meno che non insorgano gravissimi casi di patologie con comorbilità palesi o latenti che ne impediscano l’organizzazione neuronale tale da rendere, a mio parere, più forzoso e più difficile il raggiungimento di un obiettivo. Attualmente, gli studenti così come tutti gli operatori della scuola hanno risentito e risentono molto degli accadimenti ultimi, legati a questa virulenta pandemia. Tutta la vita sociale, in generale, subisce della mancanza di rapporti, di relazioni, di contatti con l’altro. Eppure, ciò che non si arresta mai è la malvagità perfida e subdola di “menti malate” che esercitano strategicamente il potere violento in special modo sugli esseri più deboli, nella fattispecie sulle donne. Da qui nasce la necessità di questi studenti, consapevoli degli eventi delittuosi che si compiono sulle donne ed ecco pronti ad esprimerne il proprio pensiero critico.
Ivana Ferraro

Nulla è come sembra…

“La violenza sulle donne viene definita come qualsiasi atto di violenza che può provocare danni fisici, sessuali o psicologici,includendo minacce e privazione della propria vita". La violenza ha diverse sfaccettature, le più diffuse e frequenti sono: -Violenza fisica, violenza sessuale, molestie, stalking, violenza psicologica,violenza sociale e violenza economica.
Tutte queste violenze possono essere esercitate da diverse persone e spesso vengono attuate da soggetti vicini alle vittime con le quali convivono o che frequentano quotidianamente.
Riconoscere la violenza non è facile, specialmente quando proviene da persone esterne, imprevedibile se capita all’interno di un rapporto considerato normale della coppia o quando questo rapporto intercorre tra un’eventuale vittima e un probabile carnefice. La vittima spesso riconosce la violenza, ma per diversi motivi, tra cui la vergogna, il pensiero di essere nel torto o la paura che l'aggressore possa venirne a conoscenza, preferisce non denunciare il responsabile. Per fortuna esiste il Numero Rosa da contattare, un servizio pubblico che ha come obiettivo quello di contrastare la violenza familiare; così come diverse associazioni e comunità possono aiutare donne e ragazze, indipendentemente dalla loro età. In queste strutture vengono messe al sicuro anche le madri insieme ai loro bambini, aiutate a superare il loro trauma. Sconfiggere una violenza non è facile,ma il primo passo è quello di avere la forza di chiedere aiuto e di accettarlo, prendere le distanze da chi ha provocato o provoca dolore e fare un percorso di riabilitazione con esperti. Diversamente, chi subisce sarà per sempre macchiata dal segno del dolore, porterà le cicatrici sulla pelle e la sensazione di essere sola e abbandonata. Il problema principale delle violenze è quello che non se ne parla molto e alcune forme sono addirittura sconosciute o abitudinali,come nel caso delle violenze verbali. Ormai ogni ragazza è abituata quotidianamente a sentire fischi,insulti o parole offensive. Questa prepotenza andrebbe denunciata e per superare questi comportamenti bisognerebbe parlarne,nonostante le difficoltà che si possano incontrare . Perché solo dopo che si è guarite si vedrà la realtà, ovvero una relazione tossica piena di sofferenza,dove la dipendenza dall'altra metà oscurava la verità di essere già complete . Non tutto è perdonabile per amore.L'amore non fa male e non minaccia, ma chi ti ama ti sostiene, non ti mette di fronte alla possibilità di essere abbandonata a rimanere sola. Nessuno di noi si dovrebbe sentirsi inferiore alla persona che ha al proprio fianco, perché tutti hanno un valore nella vita. Meritiamo di avere una persona che ci capisca, l'infelicità e i lividi sulla pelle provocati da un comportamento brutale non dovrebbero esistere. La giustizia dovrebbe essere resa ogni giorno e non solo il 25 novembre di ogni anno. Ogni donna merita di godere della spensieratezza e della bellezza d'essere semplicemente donna con i suoi difetti e pregi. Potrebbe anche sembrare un sogno, ma se tutti noi nella vita avessimo più attenzione e meno indifferenza potremmo sostenerci anche in queste circostanze delicate,dove un piccolo contributo può fare la differenza, portando rispetto e sostegno a tutti coloro che hanno avuto o subiscono maltrattamenti. Tu non vali tutto questo, e non meriti il silenzio alla verità.

Articolo scritto da Rita Rendace, Nevia Morello ,Martina La Rosa, Sabrina Lucia, Martina Prete, Maria Assunta Cannataro con il coordinamento della Prof.ssa Ivana Ferraro e Prof. Marcello Speziale

(Il bellissimo disegno in foto è stato realizzato da Marianna Rocchetti)   

 

Editoriale del Direttore