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Da un giovane cosentino, Pierfrancesco Perugini, riceviamo e volentieri pubblichiamo una accorata lettera che affronta la questione giovanile, troppo spesso dimenticata e sottovalutata dalla classe politica al potere.

( nella foto in apertura un panorama della Città dei Bruzi, un tempo denominata l'Atene della Calabria )

"C'è una domanda che chiunque voglia seriamente amministrare Cosenza dovrebbe porsi prima ancora di fare liste o programmi: «Quando i giovani di questa città pensano al proprio futuro, lo immaginano qui?». La risposta, se si ha il coraggio di cercarla nei dati e non nelle narrazioni di comodo, è quasi sempre no.

Il fenomeno della fuga di cervelli dal Mezzogiorno non è una novità, ma la sua persistenza, e il suo aggravarsi, è una sentenza che la politica locale non può continuare a ignorare.

Ogni anno sempre più giovani cosentini lasciano la propria terra per studiare e lavorare fuori, costruendo altrove le proprie famiglie, contribuendo alla crescita di altre comunità.

Non se ne vanno perché non amano Cosenza: se ne vanno perché Cosenza, fino ad oggi, non ha saputo offrire loro un'alternativa credibile.

E questo, prima di essere un problema politico, è un fallimento collettivo.

La risposta che troppo spesso la politica ha dato a questa sfida è stata superficiale: inserire qualche giovane in lista come elemento decorativo, utile a ringiovanire, o nei casi peggiori a riempire esteticamente, una classe dirigente che nei fatti rimane identica a sé stessa.

Non è questo ciò di cui Cosenza ha bisogno.

Gli amministratori che questa città merita devono essere capaci di integrare i giovani nelle istituzioni come attori protagonisti, non come vetrina.

Devono affidar loro compiti importanti, coinvolgerli nella progettazione delle politiche pubbliche, costruire percorsi concreti di accesso alla governance locale.

Devono trattarli da adulti responsabili, che è esattamente quello che sono.

In un mondo ridisegnato dalla digitalizzazione e dall'intelligenza artificiale, chi più delle generazioni cresciute in questo preciso momento storico può apportare un contributo significativo? Ignorare questo patrimonio umano non è prudenza: è miopia.

Ma la competenza, da sola, non basta.

Cosenza ha bisogno di amministratori guidati da una bussola interiore solida, da un'etica pubblica che non si pieghi alle convenienze del momento.

La politica locale ha sofferto, negli anni, non solo di mancanza di visione ma spesso anche di mancanza di carattere morale: la capacità di dire no quando bisogna dire no, di anteporre il bene comune all'interesse di parte, di rendere conto ai cittadini con trasparenza e umiltà.

E a proposito di trasparenza: un primo segnale concreto di questa inversione di rotta potrebbe essere già la trasmissione in diretta, sui canali social, delle sedute del Consiglio comunale.

I cittadini hanno il diritto di sapere come vengono rappresentati da chi hanno eletto, cosa si propone, se vengono mantenute le promesse fatte in campagna elettorale.

La trasparenza non è un optional: è il fondamento minimo di qualsiasi rapporto fiduciario tra istituzioni e comunità.

In questo senso, bisogna intensificare il dialogo con il mondo della Chiesa essendo questa una risorsa autentica.

La comunità ecclesiale cosentina è da sempre un presidio di coesione sociale, capace di leggere i bisogni reali della città, quelli che non finiscono nei comunicati stampa, e di indicare, con una voce che non dipende dai cicli elettorali, dove si trova la vera povertà, dove si trovano le vere solitudini.

Un'amministrazione capace non può ignorare questa voce: deve imparare ad ascoltarla e a farne una sponda costruttiva per le proprie politiche.

C'è, poi, un luogo che più di ogni altro oggi vive un periodo di degrado e isolamento sempre maggiore: il centro storico.

Quello che un tempo era il cuore pulsante della città, con le sue chiese, i suoi palazzi nobiliari e i suoi vicoli che custodiscono secoli di storia bruzia.

Le abitazioni si svuotano, i negozi chiudono, i giovani non ci vivono, i turisti raramente ci si fermano.

Non è una fatalità. È il risultato di un'amministrazione disattenta, di interventi sporadici e mai sistemici, di una politica che ha preferito occuparsi della città nuova dimenticando quella vecchia.

Restituire il centro storico alla vita civile non è un'operazione nostalgica: è una delle sfide più concrete e urgenti che la prossima amministrazione dovrà affrontare.

Significa investire nel recupero edilizio, ripensare la mobilità e l'accessibilità, attrarre residenti e attività culturali, creare le condizioni perché qualcuno scelga di viverci.

Significa riconoscere che la bellezza di una città è anche un fattore di sviluppo economico, e che una comunità che perde la cura della propria storia perde anche una parte di sé stessa.

De Gasperi amava ricordare che il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni.

È questa seconda figura, lo statista, o almeno il tentativo onesto di esserlo, ciò di cui Cosenza ha bisogno per essere ben amministrata.

Le prossime urne rappresentano un'occasione per scegliere amministratori all'altezza di questo momento: persone capaci di guardare lontano, di mettere i giovani al primo posto nell’agenda non per una questione anagrafica, ma perché sanno che una città diventa davvero attrattiva quando i suoi giovani scelgono di costruirci la propria vita, di formare qui le proprie famiglie, di investire qui le proprie energie migliori.

Una città che cura il proprio centro storico, che dialoga con le proprie radici spirituali e civili, che mette i giovani al timone del proprio futuro, questa è la Cosenza di cui abbiamo bisogno per costruire una comunità competitiva e attrattiva.

Non un sogno, ma una scelta. Perché un buon presente costruisce un prospero futuro".

Pierfrancesco Perugini

Giovane cosentino, impegnato nel sociale e nel mondo dell’associazionismo, Dottore in Giurisprudenza presso l’Università della Calabria


Editoriale del Direttore