Credo che il Governo con la legge di riforma sulla giustizia e relativo referendum abrogativo stia prendendo una grossa cantonata e tra l’altro con un messaggio di comunicazione non corretto che costituisce un “grande inganno” per la società chiamata ad esprimere il suo voto di disapprovazione o di approvazione.
Dicono che lo hanno fatto perché la magistratura attraverso le proprie associazioni fa politica e che bisogna creare le condizioni di assoluta indipendenza, per cui si è provveduto a creare una nuova legge di riforma sull’organo giudiziario, inserendo nella nuova legge la modifica di sette articoli della Costituzione, scritta dai padri costituenti, dividendo il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), presieduto dal Presidente della Repubblica, in tre parti di altrettanti Consigli (uno dei quali definito Corte disciplinare) ed inserendo il sorteggio nella scelta dei giudici componenti di tali organismi sulla base di un elenco nominativo costituito dallo stesso governo.
Se non è politica tutto ciò dov’è finita l’indipendenza della magistratura tanto decantata? E’ una ripartizione che grida allo scandalo ed è pericolosa a danno dei cittadini che il governo e la maggioranza parlamentare ad esso affine ne fa oggetto di rivendicazione.
In tanti hanno fatto le loro valutazioni esprimendosi a favore del No nel referendum, proprio in funzione del fatto che la nuova legge subordina la magistratura al potere politico e poi giustificare il tutto chiedendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblico ministero nascondendo che tale separazione esiste già, adottata con la legge della ministra di Grazie e Giustizia, Marta Cartabia.
Come si può credere alla buona fede degli estensori di questa nuova legge, approvata da una maggioranza eletta da una minoranza di elettori aventi diritto al voto, di fronte a degli scempi che hanno fatto durante questa loro legislatura e che guarda caso costituiscono non certamente un freno rispetto alla illegalità?
Iniziamo con la cancellazione dell’abuso di ufficio e le modifiche apportate alle norme che impedivano negli apparati pubblici e privati la corruzione, le modifiche apportate al sistema delle intercettazioni, come al sistema della gestione delle gare di appalto, la limitazione della libertà di stampa ed il condizionamento del diritto d’informazione, per finire al decreto sicurezza che limita la libertà di manifestazioni.
Ci manca solo che tolgano dal vocabolario e dalle norme legislative vigenti il diritto alla trasparenza anche se di fatto in molti casi non viene rispettata.
Mentre è in corso la campagna elettorale per il referendum, le cui votazioni avranno luogo il 22 e il 23 marzo, ecco che il governo pensa bene in questo contesto di lanciare una proposta di legge per un nuovo sistema elettorale, che guarda caso stravolge la legge elettorale in vigore con delle formule finalizzate a premiare l’attuale componente politica che governa il nostro Paese.
Più che il bene del Paese appare evidente che il governo Meloni, con la pubblicazione di questa nuova legge lanci una campagna di “distrazione di massa” per impedire all’elettorato di riflettere pacatamente ed assumere responsabilmente le proprie responsabilità di esprimere il proprio voto in condizioni di perfetta libertà circa il voto referendario sulla giustizia.
La Giustizia che merita rispetto come entità di valore insito nel carattere e nella personalità degli uomini e donne di questo Paese, per cui Procure, avvocati, giudici, magistrati, pubblici ministeri, Gip (Giudice per le indagini preliminari) hanno l’obbligo di vivere e praticare con comportamento decoroso e autorevole la loro missione e funzione rappresentata dalla ricerca della “verità”.
Un valore e un comportamento ch’è parte integrante anche per la figura del giornalista, chiamato anch’esso nel giornalismo d’inchiesta a cercare e raccontare la verità. Si potrebbe dire che anche il giornalismo avrebbe una funzione, se riconosciuta, di supporto al mondo della giustizia garantendo la cosiddetta trasparenza processuale.
Il decoro e l’autorevolezza nell’amministrazione della giustizia è l’asse portante nei percorsi di valutazione delle cause non trascurando il fattore umano che serve a tutelare la dignità del giudicante e del giudicato alla ricerca dell’affermazione della verità nelle questioni conflittuali su cui poggiano le vertenze processuali.
Non si cambiano sette articoli della costituzione per arrivare a frantumare e dividere gli organi costituendi della magistratura e dei giudici per essere sottomessi alle decisioni dell’organo governativo, accentuando così delle situazioni belliche che non fanno parte delle condizioni migliori della democrazia e libertà in cui il nostro Paese si considera tale
Il mondo è già sotto pressione per le questioni belliche che giornalmente tutti abbiamo sotto gli occhi per merito dei media e immaginiamo di fronte a quale situazione ci troveremmo nei tribunali, dove già oggi abbiamo scene e immagini a dir poco fuori da quel decoro e autorevolezza di cui abbiamo accennato pocanzi, se si dovesse sottostare ai contenuti di questa nuova legge sottoposta al referendum.
Ciò che la società chiede oggi sono processi rapidi con sentenze equilibrate e giuste, mentre questo la nova legge non lo garantisce, rimanendo lontani dai bisogni reali e desiderati della cittadinanza.
Basta, quindi, con gli spot e messaggi di giudizi contro la magistratura espressi con quella sicurezza e violenza perché a questo punto dovremmo dire e chiedere: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Franco Bartucci


