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Oggi 9 dicembre si celebra la "Giornata Internazionale per la lotta alla corruzione". Giornata significativa ma per la Calabria fortemente ridicola e praticamente inutile.

 

Tutti sono coscienti che il dramma irreversibile e oramai cronico della Calabria è la corruzione  e che in questa sventurata terra si vive di corruzione al punto tale che la stessa è considerata oramai normalità.

Anzi se non si è corrotti si è considerati nell'immaginario collettivo come un prendente, uno della vita non ha capito nulla.

E lo dimostra il fatto che politici notoriamente corrotti che hanno costruito immense fortune economiche che oramai ostentano con sicumera e arroganza, sono sempre eletti e sempre più amati dal popolo calabrese.

Il grande Corrado Alvaro sosteneva che "sciagurata quella società dove vi è il dubbio che vivere con rettitudine sia inutile".

Nella Calabria di oggi non vi è più il dubbio ma la certezza assoluta.

Nel dossier di "Libera" reso noto in occasione della "Giornata Internazionale contro la corruzione" dal titolo più che eloquente "Italia sotto mazzetta" si censiscono le inchieste sulla corruzione.

Solo 96 dall'inizio dell'anno, che rappresentano una milionesima parte del fenomeno molto più diffuso che oggi se confrontato con la Prima Repubblica e tangentopoli e come confrontare un elefante con un moscerino.

Prendiamo il caso di Cosenza città dove le mazzette nella sanità, nella politica e ovunque sono all'ordine del giorno.

Mai una vera inchiesta su un fenomeno dilagante al punto tale che tanti faccendieri professionisti di altre zone d'Italia hanno inteso trasferire la residenza di tante società basate su traffici vari a Cosenza e provincia.

Fra bancarotte fraudolente, assegni  a vuoto, fallimenti pilotati, contributi statali svaniti nel nulla, società fantasma adibite a cartiere di fatture false, arricchimenti illeciti, disoccupati che vivono fra lussi, agi e auto da oltre 100.000 euro e con tanti imprenditori oggi ricchisssimi e pochi anni addietro praticamente in mutande si cela un mondo affaristico di tangenti, corruzione, truffe e riciclaggio di denaro proveniente soprattutto dal sempre più fiorente traffico di sostanze stupefacenti che oramai è la vera economia che traina la nostra terra.

La "mafia imprenditrice" ha sostituito l'imprenditoria sana e pulita che è praticamente scomparsa.

Per come aveva predetto nel lontanissimo 1983 il Prof. Pino Arlacchi, fra i più eminenti studiosi del fenomeno criminale, nel suo libro edito da Il Mulino "La mafia Imprenditrice".

Altro che "Giornata Internazionale della lotta alla corruzione".

Fra non molto in Calabria spiccheranno mandati di cattura per i pochi onesti, illusi e testardi, per il reato di turbamento dell'ordine pubblico basato sulle mazzette.

Ma oramai si vive si ipocrisia e falsità.

E fra commissioni antimafia e antindgrangheta farlocche, fra falsi moralisti e con la cultura dell'illegalità che regna sovrana il degrado è oramai inarrestabile.

Il "capitalismo criminale" ha sostituito il capitalismo pulito e il capitalismo criminale porterà alla distruzione della civiltà Europea e alla fine di Stati come l'Italia sempre più corrotta. 

Ha probabilmente ragione il Presidente degli USA, Donald Trump, quando afferma che l'Europa, continuando su questa strada, verrà distrutta da se stessa.

Il grande Impero Romano cadde per mani dei barbari quando era già in preda alla dissoluzione morale ed etica.

Quella stessa dissoluzione morale, etica e civile che impera oggi.

Un degrado oramai così radicato ed irreversibile che traccia una strada senza ritorno.

Redazione


Editoriale del Direttore