Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984 affermava che "in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società.
( nella foto in apertura Giuseppe Fava, giornalista, direttore de "I Siciliani" ucciso a Catania dalla mafia a 58 anni )
Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili.
Pretende il funzionamento dei servizi sociali.
Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo".
Una visione valida nel 1984 quando ancora esisteva una parte considerevole della società italiana che conteneva dei valori. Quando esisteva l'opinione pubblica.
Quando alla denuncia del giornalista segue l'indignazione popolare e magari anche, essendo spesso notizie di reato, una Magistratura degna di questo nome apriva apposite inchieste.
Tutto questo oggi non esiste più. Il popolo oggi è abituato al malaffare.
Non si indigna più nessuno. La Giustizia non segue alle notizie di reato alcuna inchiesta.
Il malaffare è divenuto in Italia la normalità. I politici più chiacchierati sono sempre più potenti e sempre più votati.
Se si candida una persona per bene oramai non è più eletta. Il voto di scambio, mafioso e mercenario, è oramai molto più presente del voto d'opinione.
Siamo certi che il giornalismo d'inchiesta sia veramente oggi "il cane da guardia della democrazia" per come sosteneva Indro Montanelli.
Siamo certi che i tanti politici che sono stati oggetto delle inchieste di Report siano oggi più deboli e meno potenti.
Quando l'opinione pubblica svanisce anche il giornalismo d'inchiesta non ha più alcun senso.
Se non si ritorna all'etica della società, al riportare i valori della correttezza e dell'onestà ( parola oggi che rasenta il ridicolo) non vi sarà mai alcun giornalismo d'inchiesta in grado di risollevare il nostro Paese.
Tutti si sono indignati giustamente per le vicende accorse a Sigfrido Ranucci ma in quanti di coloro i quali si sono indignati hanno votato nelle urne i politici e i partiti che sono stati spesso e sovente argomento delle inchieste di Report?
Quali effetti hanno avuto sull'opinione pubblica le tante inchieste su alcuni personaggi per esempio di Fratelli d'Italia, partito che ha querelato Sigfrido Ranucci, caso unico nella storia del giornalismo di un partito intero che querela un giornalista?
Nessun effetto, anzi, probabilmente ha determinato qualche incremento.
Il giornalismo d'inchiesta ha fatto la fine della stagione antimafia, del movimento Antimafia e dell'antimafia sociale.
Ha fatto la fine dei cosiddetti giudici Antimafia. La stagione del 1992 con la morte di Falcone e Borsellino, tanto celebrato da Giorgia Meloni e da tutta la classe politica molto adusa alle celebrazioni ma oramai immemore della lotta alla mafie e alla corruzione politica, è completamente svanita.
Le mafie hanno vinto. La maggioranza del popolo ha acquisito e fatto propria la cultura dell'illegalità, del furbo che vince sempre, dell'evasione fiscale, dello Stato e delle sue leggi intese come suo nemico.
Il concetto dell'antistato, del particolare, dell'individualismo sfrenato con la contemporanea morte della cultura con un popolo dove il 42% è affatto da analfabetismo funzionale, cioè l'incapacità di comprendere un testo scritto e avere un proprio pensiero critico, unito allo svilimento dei titoli di studio che oramai si vendono a qualsiasi cifra nello sterminato mondo del web, hanno contaminato una società dove i valori democratici non hanno più alcun senso.
In tale contesto anche il giornalismo d'inchiesta ha perso la sua funzione principale.
Ci avviamo verso una triste epoca di decadenza e di disvalori.
Chissà dove si giungerà?.


