Che le Regioni siano uno dei mali atavici del nostro Paese è un dato di fatto. Centrali di spese clientelari, di affari, di consulenze fasulle, di cuccagne e di smisurato potere.
( nella foto in apertura la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen )
Nel 1970, anno in cui le Regioni avviarono in Italia il loro percorso, l'allora segretario nazionale del Msi, Giorgio Almirante, in Parlamento votò contro e sostenne che dalle Regioni sarebbe nata "una classe politica famelica e barbara, un centro di potere e di corruzione".
Giorgio Almirante, un vero uomo di destra e non le marionette, i voltagabbana gli amanti del potere della falsa destra di oggi, aveva maledettamente ragione.

Giorgio Almirante, Segretario nazionale del MSI
E nel disastro delle Regioni, serbatoi clientelari, amicali e compagnia cantando, quello che più risalta è l'utilizzo sconsiderato dei Fondi Europei, una parte spesa in modo clientelare e truffaldino ed una gran parte restituita al mittente perchè non utilizzata.
E sul disastro dei Fondi regionali spicca la Regione Calabria che li gestisce oramai da decenni ( sin dal lontanissimo 1987 ) e che rimane sempre la regione economicamente più arretrata d'Italia.
Ma in questi ultimi tempi a Bruxelles si discute di spostare la gestione dei Fondi di coesione dalle Regioni agli Stati centrali.
Su proposta della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, si prevede una riforma profonda del sistema di finanziamento delle politiche di coesione, ispirandosi al modello del Pnrr con un ruolo primario degli Stati al posto delle Regioni.
A tale proposta si sono prontamente ribellate le Regioni.
“No a qualsiasi ipotesi di centralizzazione a livello statale. Le Regioni - afferma il Presidente della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale - mantengano un ruolo primario nella programmazione e nell’attuazione. La nostra è una firma per dire no a qualsiasi ipotesi di centralizzazione a livello statale del finanziamento delle politiche di coesione”.
Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, commenta la decisione di 149 Regioni europee di 20 Stati membri riuniti nell'esprimere la loro contrarietà alla paventata riforma.
I Fondi di coesione valgono un terzo del bilancio europeo, il budget totale europeo per il 2025 è intorno ai duecento miliardi di euro.
In Italia i due terzi dei Fondi europei di coesione stanziati vanno al Sud: nel settennio 2021-27, secondo i dati del Dipartimento per le politiche di coesione e il Sud, che fa capo a Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, l’Italia ha attinto risorse per 141,4 miliardi.
Di questi, 101,6 sono andati al Sud, 38,1 miliardi alle regioni del Centro-Nord e 1,6 miliardi non sono stati ripartiti territorialmente.
Ma a parte qualche Regione non meridionale che li utilizza nel modo corretto è giusto soffermarsi sulla Regione Calabria, ovviamente la maglia nera fra tutte le Regioni dei 27 Stati membri che costituiscono la Comunità Europea per la non efficienza nello sfruttare le ingenti somme a disposizione.
Del resto scrivere la storia della gestione dei Fondi Comunitari in Calabria è scrivere la storia di una terra senza speranza affidata ad una Casta politica che ha sempre avuto l'interesse a mantenere la Calabria in uno stato di bisogno perenne per sfruttarne il consenso attraverso il voto di scambio.
E più i politici della Casta distruggono la Calabria, più i calabresi li votano.
Un "Sistema" distruttivo senza pari.
Sin dal 1987, il primo anno della gestione dei Fondi della Comunità Europea destinati alle regioni sottosviluppate sul piano economico, e sono passati ben 38 anni, la gestione dei Fondi è stata, a dir poco allucinante.
Tanti i miliardi di vecchie lire ritornate al mittente perchè non spese come le centinaia di milioni di euro dal 2002 in poi.
Tanti quelli non spesi e quelli spesi in realtà non hanno mai prodotto alcun cambiamento.
Al massimo hanno rimpinguato i portafogli di tanti faccendieri legati alla politica che hanno preso i soldi e poi hanno chiuso.
I tanti bancarottieri che sono transitati in Calabria come se non bastassero i bancarottieri professionisti calabresi dei quali in tanti si sono pure cimentati con successo in politica.
Ed anche per il Por 2021 - 2027 i risultati sono in linea con il passato.

La cittadella regionale - Regione Calabria
E come sempre la Calabria si conferma la Regione con il più basso rendimento nell'utilizzare i fondi anche nella comparazione con le altre regioni meno sviluppate.
Infatti in più occasioni la Corte dei Conti ha criticato la gestione dei Fondi ma delle osservazioni della Corte dei Conti, nessuno ne ha mai tenuto conto ( ci si scusa per il gioco di parole).
Fra le stesse regioni del Mezzogiorno d'Italia le performances peggiori, seppur con un livello di attuazione/pagamenti di poco inferiore alla Sicilia spettano alla Regione Calabria.
Magari l'Unione Europea riuscisse nel miracolo di dirottare i fondi di Coesione dalle Regioni ad un ente Centrale nazionale magari controllato rigidamente dalla stessa Comunità Europea e in grado di interrompere il flusso di denaro clientelare, amicale e a pioggia che ha vanificato ogni possibilità di sviluppo.
Infatti la Calabria era arretrata nel 1987, quando iniziò il flusso di denaro dall'Europa ed è ancora più arretrata oggi dopo ben 38 anni.
Sicuramente non è sofferente il conto corrente di tanti personaggi politici, burocrati e faccendieri - bancarottieri che con i Fondi europei si sono arricchiti a dismisura.
Magari si ponesse fine a tale scempio.
Anche se il sogno più grande rimane quello di abolire le Regioni, per come sosteneva Giorgio Almirante.
Ma non potrà che rimanere un sogno in un Paese sempre più corrotto e cialtrone.
Certamente, fondi o non fondi, in Calabria non cambia mai nulla e mai cambierà nulla se i calabresi continueranno con tenacia e testardaggine a votare la Casta che ha impoverito questa sfortunata terra.
Questa è la realtà che dura da decenni.
Anzi, nei Secoli dei Secoli.
Amen.
Redazione


