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Come sempre e con la solita schiettezza e sincerità il Procuratore capo della Procura della Repubblica di Catanzaro non le manda a dire ma si assume la responsabilità delle proprie affermazioni.

E in una delle sue tante interviste Nicola Gratteri non ha alcun tentennamento nell'affermare che sulla lotta alle mafie  "il Governo Draghi non sta facendo nulla sul piano normativo, anzi, sta smontando le norme che c’erano; il messaggio che sta arrivando alla gente comune e non solo agli addetti ai lavori è che c’è aria di smobilitazione. Tutte queste modifiche normative introdotte nella riforma della giustizia  non servono né a velocizzare i processi né a migliorare la qualità del lavoro di magistrati e degli inquirenti. Anzi suonano come “norme liberi tutti”, quasi punitive nei confronti della magistratura".

Il Procuratore Nicola Gratteri ad un convegno

Dopo aver precisato che per un anno il Premier Draghi non ha mai pronunciato la parola mafie e che nelle recenti dichiarazioni in occasione del trentennale della Dia "Draghi ha letto cose che noi abbiamo letto anche 8-10 anni fa nelle relazioni della Dia, dello Sco, del Ros, dello Scico. Dunque non ha detto nulla di nuovo rispetto a quello che già conoscevamo.

 

Ma non volevamo che Draghi ci leggesse lo stato dell’arte. Noi volevamo sapere cosa questo governo volesse fare per contrastare le mafie, cosa intende fare questo governo per velocizzare i processi, per renderli meno farraginosi. Se intende mettere mano alla geografia giudiziaria cioè chiudere i tribunali dove ci sono un procuratore con due sostituti. Se ha intenzione di ridurre i magistrati fuori ruolo, che sono circa 200".

 

Una serie di dichiarazioni, quelle di Nicola Gratteri, che essendo sincere e veritiere, indubbiamente sono anche scomode e poco ascoltate. Del resto la lotta alle mafie non è mai stata nella priorità dell'Agenda di Governo dei tanti Governi che si sono succeduti dal 1992, anno della Strage di Capaci, fino ad oggi.

Giovanni Falcone con Paolo Borsellino

Belle parole, dichiarazioni roboanti, cerimonie, convegni e buoni propositi annunciati non mancano mai ma i fatti continuano a latitare come sempre. E come avvenne per Falcone e Borsellino chi combatte realmente le mafie è sempre solo. Non vi è da meravigliarsi, è stato sempre così e probabilmente sempre lo sarà.
Redazione


Editoriale del Direttore