Ricorre oggi il ventennale dalla scomparsa di Giacomo Mancini, indubbiamente il più grande statista e politico che Cosenza abbia mai avuto nella sua storia. A ricordarne la figura Claudio Martelli, vice segretario nazionale del Psi ai tempi di Bettino Craxi e ex Ministro di Giustizia negli anni bui di tangentopoli, da sempre grande amico ed estimatore di Giacomo Mancini, invitato dalla Fondazione Mancini, organizzatrice dell'evento presso il Teatro Rendano. Tante le storie che si potrebbero raccontare su un grande meridionalista che trascorse ben dieci legislature in Parlamento da deputato socialista dal 1948 al 1992 e che ricoperto più volte il ruolo di ministro della Repubblica oltre a quello di segretario nazionale del Psi ed essere stato, fra l'altro, anche colui il quale portò nel 1976 Bettino Craxi alla segreteria nazionale del Psi nella famosa notte del Midas Hotel a Roma. Ma Bettino Craxi e Giacomo mancini erano due leader nati, due grandi caratteri foti e carismatici ed il loro rapporto non poteva che alternarsi fra momenti di scontro e momenti di alleanza, per come sempre accade fra due giganti della vera politica. E nel ricordare Giacomo Mancini nel suo rapporto con Bettino Craxi è il caso di riproporre un post pubblicato dal bravo e compianto giornalista Francesco Di Napoli che rievoca uno dei momenti "alti" della politica socialista e manciniani che si celebrò a Cosenza ed ebbe, ovviamente, un risvolto nazionale, considerando che in quell'epoca nessuno aveva il coraggio nel Psi di semplicemente sussurrare una sola parola di contrarietà nei confronti della politica craxiana. Nessuno tranne un gigante autonomo e prestigioso come era Giacomo Mancini.
 
Pubblichiamo per intero il post scritto dal giornalista Francesco Dinapoli venuto a mancare ad ottobre 2021 all'età di 61 anni.
 
"Era il 23 febbraio 1987. Giacomo Mancini organizzò un convegno al Cinema "Italia" di Cosenza dal titolo emblematico: "Compagno Craxi non sono d'accordo". Lo fece per esprimere il suo dissenso verso l'azione politica ed il metodo di gestione del Psi da parte di Bettino Craxi che, in quegli anni, godeva della totale unanimità all'interno del Psi. Pantaleone Sergi su "Repubblica, il giorno dopo così raccontò l'iniziativa: "Il dissenso era tutto rappresentato nell'affollata assemblea che Giacomo Mancini ha voluto a Cosenza per gettare le basi di una corrente di opposizione al segretario nazionale del suo partito. C'erano gli anti-craxiani, non molti e quasi tutti calabresi (ad eccezione del senatore Antonio Landolfi e di un componente del Comitato regionale siciliano del Psi), ma c'era in sala anche il dissenso meridionalista di comunisti che hanno rotto con il partito, quello di ex democristiani in rotta di collisione con De Mita, quello sindacale presente con una folta delegazione del Sindacato meridionale metalmeccanici, recentemente costituito a Reggio Calabria."

"Tutti hanno reso omaggio all'iniziativa di Mancini. Mancini è apparso in forma e ha distribuito sorrisi e frecciate: Abbiamo proclamato il nostro dissenso con il compagno Craxi, ha spiegato ieri sera al cinema Italia, a causa dell'incapacità di comprendere le cause vere e reali della questione meridionale calabrese che si concentrano in questi anni nel distorto funzionamento delle istituzioni e dei partiti politici. E poi: Il Psi è passivo e inerte e responsabile di questa situazione è la direzione monocratica e non controllabile del partito che produce nelle province la proliferazione dei gruppi e dei clan avidi di potere e di vantaggi personali. Quali sbocchi potrà avere l'iniziativa dell'anziano leader socialista?"

"E' ancora presto per dirlo. Quello che è certo è che i tempi del Midas, quando l'accordo tra Mancini e Craxi per avviare il nuovo corso socialista fu determinante, sembrano ormai seppelliti definitivamente. Ma Mancini non ha più il seguito di allora, appare come un isolato che vuole secondo i suoi avversari recitare la parte del santone, senza però averne i titoli, accusato spesso a Cosenza e a Roma di atteggiamenti antisocialisti, pronto a passare nonostante il suo passato nelle file dei radicali. A questo proposito però l'ex segretario nazionale del Psi ha voluto essere estremamente chiaro: E' inutile consultare l'oroscopo, ha spiegato, nel nostro futuro non c'è l'Aventino, né Pannella, né la diserzione, né il protagonismo politico spettacolare."

"L'impegno attuale dipende solo dal momento difficile e preoccupante che attraversano le istituzioni e il Psi. Craxi è dunque avvertito. Al congresso socialista di Rimini Giacomo Mancini conta di diventare il punto di riferimento degli anti-craxiani. Il manifesto contro il bonapartismo di Craxi (Prima si è fatto acclamare segretario, ora vuole farsi incoronare, dicono i manciniani), un libro bianco che parte dagli avvenimenti calabresi che hanno costretto Mancini a disertare per la prima volta il congresso provinciale della federazione di Cosenza, spera ora per maggiore peso di trovare altre adesioni. Per ora, infatti, oltre che dal senatore Landolfi, dall'ex assessore regionale calabrese, Ermanna Carci Greco, da uno dei segretari della Uilte Roberto Castagna, che è cosentino, è firmato solo da sbiaditi o sconosciuti personaggi del mondo politico calabrese."

"Ci saranno le adesioni importanti che erano state annunciate alla vigilia? In ogni caso, spiega Mancini, lo strappo pubblico, aperto e documentato, è un dovere, perché in passato il silenzio non ha giovato al partito, ma a chi ne ha approfittato utilizzando astutamente la nostra copertura, il nostro appoggio, e i consensi che l'opinione pubblica ci ha tributato. Ma perché l'assemblea anti-craxiana e la volontà di costruire una opposizione al segretario nazionale? Perché è la prima volta, dicono Mancini e i suoi ultimi seguaci, nella storia del Psi dalla sua fondazione che con brutalità premeditata, organizzata e protetta, sono state calpestate e annullate le norme statutarie, sono stati offesi uomini, coscienze e tradizioni, si è fatto ricorso a metodi violenti di sopraffazione estranei alla civiltà democratica. La guerra nel Psi ha così inizio: Nella nostra ambizione dicono i manciniani non c'è desiderio di percentuali o di posti lottizzati ma volontà di lotta e impegno di non disertare scegliendo il terreno giusto per dare alimento a un'azione energica di difesa della democrazia da più parti sollecitata".


Fonte: post su Facebook del giornalista Francesco Dinapoli

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