Indubbiamente il centrodestra con un solo candidato unitario di Forza italia, il deputato berlusconiano Roberto Occhiuto, parte avvantaggiato e favorito e se la Calabria fosse ancora come lo era nel periodo post - covid non vi sarebbe stata alcuna partita per come è stato con l'elezione  a Governatrice della compianta Jole Santelli.

Allora vi fu la candidatura dell'imprenditore Pippo Callipo che si rilevò essere un totale fallimento certificato addirittura dalle sue successive dimissioni da consigliere e si constatò anche come l'assurdo, anticostituzionale e terrificante sbarramento all'8%, unico in tutte le Regioni d'Italia, abbia vanificato il voto del 15% dei calabresi che assegnò il 7,2 % a Carlo Tansi e il 7% al candidato dei 5 Stelle con nessun consigliere eletto. Tale quadro politico è oggi completamente differente. Innanzitutto per la prima volta nella storia del regionalismo calabrese nato nel 1970 si registra una novità assoluta. Una compagine fuori dai partiti e fuori dalla classica ripartizione del centrodestra e del centrosinistra che, a fase alterne e con gli stessi metodi clientelari, hanno gestito la Calabria oggi riuscirà ad entrare nel Consiglio Regionale con propri rappresentanti. E questo rappresenta di per sè una vera e propria rivoluzione all'interno della Cittadella Regionale riservata sinora sin dal 1970 a soli professionisti della politica ben identificati ed inseriti nel sistema partitocratico ed affaristico della Calabria. Sistema finora granitico e solidissimo. La collaborazione fra Carlo Tansi, Pino Aprile e Luigi De Magistris con candidato lo stesso De Magistris è e sarà comunque un fatto nuovo e di non poco conto che differenzia le passate elezioni del 26 gennaio 2020 a quelle prossime fissate per l'11 aprile se non vi saranno ulteriori rinvii. Il fronte civico partendo da quel 15% ottenuto dal Movimento 5 Stelle e da Tansi unito ad una platea del 5 - 10% di voti di sinistra che si sono dispersi in vari rivoli e che naturalmente si convoglieranno in tale contesto consente un base di partenza del 20 - 25% che non è assolutamente poco e che rappresenta quella novità neutralizzata nelle scorse elezioni con lo sbarramento. Irrisoria la partita giocata dal Pd che a gennaio 2020 prese il 15,2% ed oggi quotato intorno al 12 - 13% che potrà giungere ad un 20% con il contributo di piccoli partitini ridotti a pochi punti percentuali oramai poco credibili. Questa la base di partenza. Ma vi è una forte incognita che potrebbe sovvertire ogni pronostico. Quanto peserà nell'urna la rabbia, la disperazione dei calabresi per le conseguenze della crisi per il Covid? Cosa faranno nelle urne i 300.000 cassaintegrati? Cosa faranno nelle urne i 166.000 percettori del reddito di cittadinanza? Cosa faranno coloro i quali oggi conoscono il letamaio della sanità calabrese, il vero cuore degli affari e del voto di scambio dei soliti professionisti della politica? Cosa faranno gli elettori che finora hanno sempre votato i carnefici della Calabria? Saranno ancora complici del Sistema e voteranno l'apparato mafioso, clientelare ed affaristico che depredato la nostra terra o, presi da un momento di rabbia e di rinnovata coscienza, avranno il coraggio di cambiare nel segreto delle urne? Vincerà ancora il "Sistema" che ancora comanda tutto e tutti o vi sarà un sussulto di orgoglio? Nessuno può rispondere a tali domande. Solo le urne del periodo del Covid e della sua crisi. Se vinceranno ancora sempre i soliti vorrà dire che la "complicità" della massa è la vera forza della corruzione e del sistema affaristico che governa la Calabria. In tal modo la piccola minoranza che sogna il cambiamento si zittirà e si rassegnerà all'immutabile destino di una terra destinata allo sfacelo e alla subalternità servile di sempre, in eterno.

Redazione

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