Correva l'anno 1989, su "L'Espresso" veniva pubblicato un articolo sulla condizione giovanile in Calabria. Sono trascorsi ben 31 anni da allora ma non è praticamente cambiato nulla. Anzi, la condizione giovanile è peggiorata. Lo riportiamo integralmente:
 
Giovani in Calabria


Il caso Calabria ha raggiunto dimensioni intollerabili ed inaudite. il tasso di disoccupazione ha superato la quota del 25 per cento con 210 mila disoccupati di cui oltre 100 mila ultratrentenni alla ricerca disperata della loro prima occupazione, destinati certamente a non inserirsi più nel mondo del lavoro ed a divenire una generazione perduta. A tale stato di fatto si aggiunge quel fenomeno che il sociologo Nando Dalla Chiesa definisce “connivenza innocente”, cioè quel fenomeno di accettazione passiva del popolo onesto dell'esistenza del fenomeno mafioso. Era necessaria l'iniziativa di una madre-coraggio di Pavia per frantumare il muro della “connivenza innocente” ed accendere di speranza tutti quei giovani calabresi che ancora oggi, nonostante tutto, sperano in un futuro migliore. La classe politica calabrese è il frutto di sistemi clientelari radicati, il frutto di centinaia di assunzioni negli enti pubblici, di segreterie politiche che assolvono il compito di mediazione fra il cittadino ed i servizi dello Stato sovvertendo qualsiasi elementare diritto di giustizia e di equità. Come si può esprimere solidarietà alla signora Casella da parte di alcuni quando gli stessi sono artefici di un sistema sociale basato sull’illegalità diffusa, che costringe il cittadino a valicare le “segreterie” anche per ottenere il più semplice dei certificati? Essere giovane in Calabria, volersi impegnare politicamente con l'obiettivo di cambiare è difficile se non impossibile. Un sistema sociale così radicato può essere modificato solo nel lungo periodo soprattutto con la volontà da parte degli organismi centrali delle istituzioni e dei partiti di rinnovare gli uomini.
Gianfranco Bonofiglio

(fonte: “L’Espresso” del 6 agosto 1989)


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