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Aforismi, versi e pensieri del Prof. Franco Vetere sull'attuale calamità pandemica tra Storia, Poesia e Realtà

Cultura
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Franco Vetere, docente emerito dei Licei, è un appassionato studioso di cultura classica, poeta, acuto scrittore, critico letterario. Apprezzati in tante manifestazioni culturali i suoi commenti in prosa e versi, sempre carichi e densi di grande significato e sentimento. Abbiamo avuto modo di pubblicare sulla nostra Testata on line i suoi lavori poetici, confidando in una sua costante e gradita collaborazione culturale. Le note critiche saranno curate dal Prof. Eugenio Maria Gallo, anch'Egli docente emerito e famoso critico letterario. Inoltre, Franco Vetere, ha voluto inviare alla nostra redazione i suoi scritti e suoi pensieri sull'attualità della Pandemia e sulle pandemia tra Storia, Poesia e Realtà.
 
ACCORATI PENSIERI sull'attuale calamità pandemica tra STORIA, POESIA e REALTÀ.
 Analogia tra l'odierna morbilità e quella di Atene del 430 a.C., descritta da Tucidide. L'imponderabile mano del destino si abbatte su un' Atene devastata con inverosimile forza drammatica in cui sofferenza e animo sono piegati dal morbo.Le pagine tucididee,narranti l'epidemia, sono le più terrificanti della Storia poiché, con precisa scientificità, descrivono i sintomi fisici del male ma anche gli effetti psicologici sulla vita della Società del tempo, annegata nel terrore del contagio.Si convive con la morte e si è prigionieri di un ansia parossistica dove la paura dell'altro imperversa sovrana.
F.Vetere
 
Motivata e profonda RIFLESSIONE:  
Pandemie storiche, da Atene antecristiana, Firenze del Boccaccio e Milano manzoniana, o altre malefiche morbilità, dovrebbero far meditare l' Umanità sulla caducità dell'Esistenza, non solo falcidiata da cruenti conflitti fratricidi e da esecrabili genocidi..... confermando, così ,la Teoria vichiana dei" corsi e ricorsi storici."                
F. Vetere

ANNI  HORRIBILES:  
430 a.C. , 1348, 1630, 1917, con una fatale falcidie di Umanità si apre un apocalittico scenario nel mondo, ancora inerme contro il letale attacco dei morbi,ma, leggendo le  crude e realistiche pagine  di Camus sull' epidemia di Orano, l'angoscia straziante viene lenita dall'eroico atto dei protagonisti che sperimentano su se stessi la cura per abbattere l'esiziale  calamita'.  Lode anche ai nostri Sanitari, che nell' aspra lotta quotidiana contro la virale malattia, coglieranno alla fine giusta gratificazione per la loro encomiabile missione.
 F. Vetere

Dante, Dies memoriae del Divin Poeta, Epilogo di Inferno Canto 34 come auspicio che si possa uscire da questo orrido scenario di esiziale pandemia,
ricordando le sue ultime parole: "e di lì uscimmo a riveder le Stelle ".
 
I Versi danteschi di Inferno 34 e la struggente nostalgia di Francesca da Rimini nel Canto V, alludono, per similitudine, alla terribile morbilità che ha reso surreale la Nostra non Vita, nella speranza di riavere la perduta umanità, con il rimpianto dei momenti felici, fuori dalle tenebre infernali e verso la Luce.
 
Iliade, Libro I, Mortale epidemia nel campo dei Greci: " A fosca notte libero' Febo dalla corda uno strale ed un terribile ronzio mandò l'arco d'argento, vibrando le mortifere punte, intrise di velenoso unguento, nel campo degli ignari Achei"

SOFFERTA RIFLESSIONE.     
Surreale atmosfera impatta con un fantascientifico scenario che prefigura gravi calamità, riversatesi sulla nostra Penisola come immeritata pena e che solo l'orgoglio e la dignità di un grande Popolo, generatore di Storia umana,potrà mitigare. 
F. Vetere

Antropocentrismo: Concezione antropomorfica che pone l'Uomo come epicentro di tutta la realtà, proprio quella realtà che si sta vivendo oggi, nello spettro epidemico, essendo Egli al centro di indesiderata crisi vitale.
 
Pensieri in piena emergenza epidemica:/Pacato pomeriggio domenicale, immerso nella lettura di critici e appassionanti studi filosofici, lenisce l'ansia del necessario isolamento affettivo, non rassegnato ma foriero di nuova vitale atmosfera.
 
Accorato pensiero :   Momento difficile in piena pandemia impone  amaro e rattristato sfogo per l'invasiva morbilità che attanaglia in stretta morsa l'umanità indifesa per evanescente sicumera intrisa di incosciente spocchia.Ciò che sta accadendo riveste surreale dimensione, come se si vivesse in un sogno a cui si forza il risveglio. Ineluttabile è il fato ma soccombere senza combattere o rassegnarsi è un' onta al proprio IO.            F.Vetere
 
Inferno, Canto V, Nostalgico rimpianto di Francesca: " Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ".......D'obbligo è la similitudine nel momento in cui aleggia un feral clima rimembrare le cose non scalfite da oblio che richiamano alla mente ciò che si è felicemente vissuto ma che il presente fa vivere in amara realtà. 
F. Vetere