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Correva l'anno... 1979, 41 anni dalla notte del “Blitz” del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa all'Università della Calabria

Cultura
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In una famosa intervista che il grande maestro del giornalismo, Enzo Biagi, fece al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sulla lotta al terrorismo, pubblicata dal settimanale “Epoca” nell'edizione del 28 febbraio 1981, fra le tante domande poste, una di queste recitava: “Lei fece accerchiare l'Università della Calabria. Ripeterebbe oggi quella operazione? E quali risultati diede? “Accerchiare per modo di dire - rispose il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che qualche anno più tardi cadde sotto il piombo dei corleonesi a Palermo- perché se si considera che in poche ore si risolsero 25 perquisizioni che si riferivano all'abitato di Cosenza, all'abitato di Rende e all'intero complesso universitario, io credo che non si possa parlare di accerchiamento. Per quanto riguarda i risultati essi sono ancora al vaglio della magistratura che allora soppesò e diede l'autorizzazione preventiva per quelle 25 perquisizioni.

Ripeterei l'operazione se la magistratura confermasse di essere d'accordo”. E da fedele servitore dello Stato il Generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa non poteva che dare questa risposta ad Enzo Biagi. Correva la notte fra il 27 ed il 28 giugno del lontano 1979. Era trascorso appena un solo anno dal 16 marzo 1978, quando le Br sequestrarono Aldo Moro e da quando “cattivi maestri” come Franco Piperno, docente dell'Unical, esaltarono la “geometrica potenza” dei brigatisti, descrivendo l'azione del sequestro nel quale in pochi attimi vennero uccisi cinque uomini della scorta. L'espressione "geometrica potenza", Franco Piperno la scrisse sul giornale "Metropolis" nel tentativo di fare delle Brigate Rosse il braccio armato dell'Autonomia Operaia (la frase originale era: «combinare la geometrica potenza delle Brigate Rosse alla straordinaria bellezza del 12 marzo»). Rivista che uscì in un solo numero e che venne sequestrata dopo appena un giorno, con la teoria secondo la quale nel fumetto contenuto nella rivista si potevano intravedere nella trasposizione fumettistica elementi utili per gli inquirenti che indagavano sul caso Moro. che riguardavano il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro. E l'Università della Calabria, guidata dall'allora Magnifico Rettore, Prof. Pietro Bucci, salì agli onori della cronaca nazionale.

Il giorno dopo del blitz coordinato dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel quale sequestrarono qualche copia della rivista Metropoli e finanche le fotocopie di un libro scritto da Toni Negri “Dall'operaio di massa all'operaio sociale”, l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sollecitato dall'On. Giacomo Mancini, chiese dei chiarimenti su quanto accaduto e se vi fossero le condizioni reale per un simile spiegamento di forze all'allora Ministro degli Interni, Virginio Rognoni. Vennero effettuate 25 perquisizioni che interessarono anche gli alloggi di alcuni docenti. Fra questi, Cesare Pitto, ex compagno di Università a Trento di Renato Curcio, Camillo Daneo, Carlo Amirante, Giordano Sivini, Giovanni Polara ed Osvaldo Piperno, fratello dell'allora latitante Franco Piperno. Particolarmente dura e sdegnata fu la reazione del Rettore Pietro Bucci che organizzò per il 30 giugno una apposita conferenza stampa nella quale criticò il modo nel quale si svolse il blitz senza avere alcun esito di qualche rilevanza. In piena notte con porte sfondate, case mese a soqquadro, con uno spiegamento di forze impressionante. “Sembrava di essere tornati ai tempi in cui la Gestapo - affermò Pietro Bucci - faceva le retate per arrestare gli antifascisti o gli ebrei”. Queste le dure parole del Rettore Bucci che destarono non poche polemiche anche sul piano nazionale.

E la notizia del blitz che rimbalzò su tutti i giornali nazionali con i quotidiani locali che gli preservarono la prima pagina fu oggetto di numerose interrogazioni parlamentari ed anche di uno scontro all'interno della stessa sinistra con una posizione più rigida di alcune aree del Pci ed una posizione a difesa dell'Unical da parte del Psi e dell'area mancinania. Nell'assemblea che venne organizzata dalla sinistra nel salone conferenze della Camera di Commercio a Cosenza su quanto accaduto all'Unical si registrarono degli scontri anche fisici fra alcuni esponenti del Pci più intransigenti e, fra questi spiccava il giovane deputato comunista Franco Ambrogio ed esponenti socialisti. Si registrò anche uno scontro fisico fra l'allora segretario regionale dei giovani comunisti ed il segretario dei giovani socialisti.

Il deputato del Pci, Franco Ambrogio, arrivò a sostenere “che alcune forze politiche - con chiara allusione ai socialisti manciniani - non hanno mai smesso di offrire coperture politiche all'area dell'eversione”. Sul blitz di Arcavacata si tenne anche una tavola rotonda nel carcere romano di Rebibbia con la partecipazione di Negri, Scalzone, Vesce, Ferrari, Bravo e Zagato, personaggi dell'area eversiva che vennero arrestati il 7 aprile 1979 con l'accusa di voler sovvertire lo Stato con il progetto “Metropoli”. La famosa inchiesta sulla quale tanto impegno e tante battaglie portò avanti il deputato socialista Giacomo Mancini. Battaglie che lo stesso Mancini descrisse minuziosamente in un libro edito dalla Lerici Edizioni dal titolo “7 aprile – eclissi del diritto”. Una storia simbolo che interessò un particolare periodo storico dell'Italia e che coinvolse anche la nostra città, allora simbolo anche di fervida discussione politica e di laboratorio. Altri tempi ben lontani rispetto alla decadenza e allo squallore di oggi con una città in declino priva di ogni fermento culturale e politico.

Redazione