Per me questo premio possiede un valore particolare, perché porta il nome di Monsignor Giuseppe De Capua, una delle figure più illustri che Longobucco abbia donato alla Calabria.
Sacerdote, studioso, educatore, storico e custode della memoria della nostra comunità, egli dedicò la propria esistenza alla conoscenza della storia locale, alla formazione dei giovani e alla valorizzazione del patrimonio umano e culturale del territorio.
Ricevere oggi un riconoscimento che porta il suo nome significa sentire il peso e, insieme, l'onore di una grande eredità morale. Monsignor De Capua ci ha insegnato, con il suo esempio, che amare la propria terra non significa soltanto viverla, ma studiarla, raccontarla, difenderla dall'oblio e trasmetterne la memoria alle nuove generazioni.
La sua vita fu infatti caratterizzata da una costante attenzione alla storia di Longobucco, alla cultura popolare e alla formazione delle giovani generazioni.
Se ho dedicato tanti anni all'impegno pubblico, all'insegnamento, al giornalismo e alla ricerca storica, l'ho fatto proprio perché ho sempre avvertito questo dovere: conservare la memoria della nostra comunità e raccontarne l'anima più autentica.
Longobucco non è soltanto il luogo dove sono nato.
Longobucco è la mia identità.
È il paese delle mie radici, degli affetti, delle speranze, delle battaglie civili e culturali che hanno accompagnato tutta la mia esistenza.
È il paese che ho portato nel cuore quando la vita mi ha condotto lontano e che ho ritrovato ogni volta con lo stesso sentimento di appartenenza e di amore.
Ho amato e continuo ad amare visceralmente questa terra. Amo le sue montagne, i suoi boschi, le sue tradizioni, la sua storia millenaria.
Ma soprattutto amo la sua gente.
Una gente forte, laboriosa, dignitosa, capace di affrontare sacrifici e difficoltà senza mai rinunciare ai valori della solidarietà e della comunità.
In oltre quarant'anni di attività giornalistica ho cercato di raccontare i fatti, le persone, le vicende sociali, culturali e politiche del nostro territorio. In ogni articolo, in ogni ricerca, in ogni libro, c'è stato sempre un unico obiettivo: restituire a Longobucco una parte della memoria che essa stessa mi aveva donato.
Per questo considero il Premio De Capua non come un punto di arrivo personale, ma come un riconoscimento che appartiene idealmente a tutta la comunità longobucchese.
Appartiene a coloro che hanno condiviso con me percorsi di impegno civile, agli amici, ai collaboratori, ai lettori, agli insegnanti, ai giovani e agli anziani che, con le loro testimonianze, hanno contribuito a preservare la nostra storia.
Consentitemi di dire che il tributo più bello a Monsignor De Capua non consiste soltanto nel ricordarne il nome, ma nel continuare la sua opera: amare Longobucco, studiarne la storia, custodirne le tradizioni e credere nel suo futuro.
Egli fu un instancabile studioso della nostra comunità e un educatore che invitava a conoscere il territorio per comprenderne il valore umano e spirituale.
Con questo sentimento accolgo il premio che oggi mi viene conferito.
Lo accolgo con gratitudine, con emozione e con umiltà.
E lo dedico alla mia famiglia, ai miei concittadini e alla nostra amata Longobucco, che continua a essere la sorgente della mia ispirazione, il luogo dei miei ricordi più cari e la ragione profonda del mio impegno.
Grazie di cuore a tutti.
Viva Longobucco, viva la sua storia e viva la sua straordinaria gente".


