Correvano i primi anni '70, anni di cambiamento, di contestazioni giovanili e anni dei grandi sogni, delle grandi utopie. Fra queste il sogno di una Università in Calabria, una Università non come le altre, ma un Campus sul modello delle blasonate Università inglesi ed americane.

Sono anche gli anni nei quali la Calabria con i suoi esponenti politici ha un peso nazionale ( non come oggi dove la Calabria non conta più nulla). Sono gli anni in cui Riccardo Misasi è Ministro della Pubblica Istruzione e rappresenta nella Dc una voce autorevole, sono gli anni dove il leader indiscusso del Psi è l'On. Giacomo Mancini, segretario nazionale del partito, più volte Ministro e nel 1976 fautore della svolta del Midas nella quale Mancini determina l'elezione a segretario nazionale di Bettino Craxi. Sono gli anni in cui la Calabria conta, la Calabria pesa, con i suoi politici, con i suoi Ministri, on i tanti burocrati apicali nei MInisteri. Sono gli anni dove anche le Utopie possono divenire realtà. E l'Università della Calabria sarà una delle Utopie che si realizzano. E nel 1971, esattamente mezzo secolo fa, il 28 maggio il Prof. Beniamino Andreatta, viene eletto Primo Rettore della costituenda Unical con la ratifica della nomina a firma del Ministro Riccardo Misasi nel 13 luglio 1971 e con l'avvio del primo anno accademico dell'anno successivo, il 1972/1973. Beniamino Andreatta, un nome autorevole, un grande studioso che tanto si impegnò nella stesura dello Statuto e degli ordinamenti delle quattro facoltà previste. Prestigiosi i nomi dei Presidenti dei comitati Ordinatori delle quattro facoltà che insieme al Rettore Andreatta, formarono il Primo Senato accademico. Paolo Sylos Labini per la facoltà di Scienze Economiche e Sociali,  Paolo Prodi   per quella di Lettere e Filosofia, Gianfranco Ghiara  per la facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e, Elio Giangreco per la facoltà di Ingegneria. Illuminante per poter comprendere l'entusiasmo  e le grandi aspettative che accompagnarono la nascita dell'Unical è l'essenza di una intervista di Beniamino Andreatta che venne pubblicata il 16 giugno 1971 su "Il resto del Carlino". Già il titolo "A Cosenza sorgerà una società di giovani liberi" rende l'idea di quale trasformazione sociale veniva accreditata alla nascita dell'Università in una terra difficile e storicamente provata come la Calabria. Nella stessa Beniamino Andreatta afferma che  "Scienza e Industria possono procedere sulla stessa linea considerato che vari imprenditori sono disposti a far sorgere loro impianti vicino all’Università. L’Università di Cosenza assume una funzione civile oltre che scientifica e mobilita nelle coscienze dei professori e degli studenti  tutte le energie per realizzare un grande ed effettivo movimento fusivo. L’impegno fondamentale è quello di considerare l’Università come un luogo di convergenza non soltanto dei giovani ma degli adulti, un luogo dove, al di là della sola formazione didattica, si sviluppi un rapporto tipo pubblico. È un traguardo molto ambito. Vorrei che l’intera società calabrese e non soltanto una minima parte di essa, trovasse nell’Università un ben più profondo significato  di quanto non ne abbiano avuto, finora, tutte le altre Università. L’Università di Cosenza deve diventare  una città dei giovani, con tutti i servizi e le infrastrutture necessarie. Bisogna adottare una nuova mentalità di studio, come  quella che hanno gli studenti inglesi di Oxford o di Cambridge, e attuare un nuovo ambiente, con campi sportivi, luoghi di ritrovo, di divertimento, di studio. A Cosenza deve sorgere una società veramente nuova di giovani, in una dimensione di grande libertà. Una cosa simile in Italia non esiste. Questa società di giovani avrà veramente la possibilità di studiare in modo nuovo, entro un ambiente nuovo. Un mondo studentesco inedito». L'obiettivo era quello di creare le condizioni per fermare la forte emigrazione che caratterizzava quegli anni e tutti i primati negativi. La visione era quella di creare un modello per i giovani affinchè gli stessi possano poi essere il motore dello sviluppo. Una visione fantastica di un uomo del profondo Nord (Andreatta era nato a Trento) che si cimentava in un'impresa titanica nel profondo Sud. Allora la Calabria era la terra con il maggior tasso di emigrazione e il minor reddito pro - capite e si pensava che con la nascita dell'Unical si potesse abbattere tali primati negativi. Beniamino Andreatta ci credeva. In realtà, trascorsi ben 50 anni, la Calabria è ancora oggi la regione con il più alto tasso di emigrazione e ed è ancora oggi la regione con il reddito pro - capite più basso. Basti solo accennare che nel 2020, l'anno della pandemia, ben 4.363 laureati calabresi sono andati via dalla Calabria e che l'ultimo dato del censimento Istat al 31.12.2020 certifica una popolazione di 1.890.000 residenti, ben lontana dai 2.200.000 abitanti degli anni '80. Una migrazione continua, con la differenza che oggi emigra il giovane laureato, figlio del ceto medio - alto, un tempo emigrava l'operaio per andare a lavorare alla Fiat. L'unical è oggi un grande "emigrificio" che laurea grandi eccellenze ma che per esprimersi devono andare via. Un Campus arroccato sulle colline di Arcavacata lontano mille miglia dalla vita sociale ed economica della nostra terra.

Gianfranco Bonofiglio

 




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