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Le battaglie di Civiltà e Giustizia Giusta e Umana del Movimento Diritti Civili. Tra pochi giorni sarà il settimo anniversario della barbara uccisione del piccolo Cocò Campolongo, il bambino di 3 anni di Cassano, barbaramente ucciso e bruciato 7 anni fa, a metà gennaio 2014, insieme al nonno e ad una giovane donna marocchina.

La mamma di Cocò, Antonia Iannicelli, chiama Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili,  e, angosciata, chiede “Aiutami a riavere le mie due bambine”. Il leader di Diritti Civili, in un video, sulla sua pagina Fb, rivolge un appello al Tribunale dei Minori di Catanzaro: ”Ridate le sue bambine alla mamma di Cocò! Basta con questa ingiustizia! La donna, da un anno, è libera e la famiglia ha già sofferto un dolore atroce”! Il leader di Diritti Civili, tramite la stampa, rivolge oggi un appello pubblico alla giudice del Tribunale dei Minori che si occupa di questo caso, “perché, afferma in una nota, si ponga subito fine ad una grande ingiustizia e si facciano ritornare le sorelline del piccolo Cocò dalla mamma, che ha finito di scontare la sua pena e dopo un anno trascorso a Torino, nella comunità del Gruppo Abele di don Ciotti dell’Associazione Libera è, da pochi mesi, rientrata nella sua città, a Cassano, in Calabria, afferma Corbelli. Le due bambine, oggi di 12 e 13 anni, sono da 5 anni in affidamento presso una famiglia in una città del Nord e vogliono e chiedono di ritornare a casa, nella loro famiglia, dalla loro mamma che non vedono dal mese di agosto e che nell'ultimo anno hanno potuto incontrare a Torino due sole volte. E’ stata la signora Iannicelli, che angosciata, ha, insieme al suo legale, l'avv. Bellusci, telefonato ieri sera a Corbelli per raccontargli la nuova odissea, la sua disperazione e sofferenza e per chiedergli di aiutarla ancora una volta, come ha sempre fatto in passato, riuscendo un anno prima che il bambino venisse ucciso a farlo uscire, insieme alla mamma, pochi giorni prima del Natale 2012, dal carcere dove, all'età di soli due anni, si trovava insieme alla sua giovane madre detenuta e a far ottenere gli arresti domiciliari. Sei mesi dopo la mamma venne riarrestata perché aveva lasciato i domiciliari per un atto d’amore, per portare le sue bambine a vedere il papà detenuto a Catanzaro e fare quindi lo stesso giorno ritorno nella propria abitazione a Sibari. Per questo venne riportata in carcere, a Castrovillari, dove rimase nonostante la nuova battaglia e i miei ripetuti appelli”, continua Corbelli. Ed è proprio questo il grande rammarico che il leader di Diritti Civili non riesce a dimenticare “perché ,afferma, se avessero ascoltato i miei appelli e quella giovane mamma fosse stata di nuovo mandata ai domiciliari, come chiedevo, quel giorno del barbaro assassinio il piccolo Cocò non sarebbe stato con il nonno ma sarebbe rimasto certamente a  casa con la madre e si sarebbe salvato! Oggi chiedo: perché si impedisce alle due bambine di ritornare dalla loro mamma? La signora Iannicelli ha pagato il suo prezzo alla Giustizia per l'errore fatto da ragazza. E’ oggi una donna libera. La vicenda giudiziaria per il barbaro assassino del piccolo Cocò si è conclusa con la condanna dei responsabili dell’efferato crimine. Perché allora non consentire il ritorno a casa delle due bambine che, ricordo, mancano dalla Calabria da 5 anni e mezzo, da quando la mattina del 30 luglio 2015 dovettero lasciare la struttura religiosa che li ospitava in un comune della provincia di Cosenza e partire per raggiungere un'altra regione. Io quella mattina ero lì a salutarle, con commozione e personale sofferenza per quella partenza. Oggi sono di nuovo qui a combattere per loro, a ricordare quel momento della loro partenza e quel giorno, il 23 agosto 2014, quando allo stadio comunale di Cassano, in occasione del “1° Memorial Cocò Campolongo”, proprio loro due, le sorelline del piccolo Cocò, mi consegnarono, a nome dei loro genitori, Nicola Campolongo e Antonia Iannicelli, una Targa in ricordo del loro fratellino, per quello che avevo fatto per aiutarlo. Loro sanno, la loro famiglia sa che li aiuterò sempre. Per questo oggi chiedo al Tribunale dei Minori di Catanzaro di porre subito fine a questa grande ingiustizia e di far ritornare a casa, dalla mamma le due bambine, com è giusto, umano, come deve essere in un Paese civile e in uno Stato di diritto”!
Redazione


Editoriale del Direttore