Tanto scalpore ha suscitato l'inchiesta nella quale si è svelato l'utilizzo di materiale scadente per la ristrutturazione del Ponte Morandi, da sempre simbolo della città capoluogo di Regione. Ma, in realtà, l'utilizzo di materiale scadente ha da sempre caratterizzato un mondo del tutto particolare, quello degli appalti e dei subappalti per lavori pubblici in Calabria. Sin dai primissimi anni '70 tante famiglie di 'ndrangheta della potentissima area jonica reggina investirono i lauti proventi dei sequestri di persona in attività che riguardavano la prduzione di inerti e di cemento e tante la famiglie di 'ndrangheta che si lanciarono nel mondo degli appalti. In tal modo ebbe inizio la "mafia imprenditrice"", cioè la trasformazione di una mafia agricola e rurale in una potente mafia imprenditrice che con i proventi delle attività illecite, con la forza dell'intimidazione e con il sistema della corruzione di rappresentanti istituzionali ha conquistato il potere e l'egemonia economica. Tantissime le inchieste spesso finite nel nulla che hanno interessato la commistione fra politica - impresa e 'ndrangheta nei lavori pubblici. Dai lavori autostradali a tant, tanti altri. Il cemento depotenziato o "disarmato" più volte denunciato da tante associazioni impegnate nel fronte della legalità a tanti altri episodi che per mezzo secolo hanno fatto la storia dei lavori pubblici in Calabria. Meraviglia lo stupore relativo ai lavori effettuati sul Ponte Morandi. Tanti i rifiuti sotterrati sotto arterie stradali, tante le gallerie costruite con cemento mescolati con rifiuti spesso anche tossici. Tanti i funzionari pubblici coinvolti che poi sono ritornati al loro posto e molti anche promossi in nome del ricatto reciproco in un sistema dove la corruzione regna sovrana. Che fine hanno fatto i tanti scandali e le tante inchieste che hanno coinvolto l'Anas sia a livello regionale che a livello nazionale?. Questo è il modello economico e sociale della Calabria. Questa è oramai la normalità. Grande plauso a quella parte della magistratura che ancora vuole indagare, vuole imporre la legalità ma in Calabria fin quando non ci sarà un risveglio popolare e non ci sarà un forte cambiamento culturale tutto sarà inutile e tutto sarà come è da oramai decenni e decenni.
Redazione

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