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La Pandemia e la crisi, in Calabria la disoccupazione dal 20,1% al 40%, dati drammatici

Economia
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La forte recessione economica quale inevitabile conseguenza della drastica riduzione dei consumi imposti dalla pandemia da Coronavirus avrà inevitabilmente ripercussioni maggiori nei tessuti economici più deboli e strutturalmente più fragili. Fra questi vi è il già fragilissimo tessuto economico calabrese, provato da una crisi avviata nel 2008 e dalla quale non riesce ad uscire. Un tessuto economico ed imprenditoriale da sempre in grande difficoltà. Inutile sottolineare i tanti record negativi detenuti da anni, dal più alto tasso di disoccupazione fra tutte le Regioni d'Europa, al più basso reddito pro - capite fra tutte le regioni d'Italia ad una forza - lavoro che si riduce sempre più. Basta citare solo alcuni numeri per cercare d fotografare  l'esistente. I residenti in Calabria sono 1.956.687 dei quali almeno 200.000 sono sulla carta residenti in Calabria ma, nei fatti, vivono per studio o lavoro in altre regioni anche se molti di questi sono in fase di ritorno. In 728.631 (quasi il 40% dell'intera popolazione, la percentuale più alta di tutte le 251 regioni d'Europa) percepiscono una pensione ed il 68% delle pensioni è al di sotto delle 1000 euro mensili. In 105.539 sono i dipendenti pubblici ed altri 350.000 sono dipendenti privati, commercianti, precari e partire Iva. Circa 200.000 i minorenni e studenti. I rimanenti 350.000 alla permanente ricerca di un lavoro. Una percentuale di forza lavoro occupata fra le più basse d'Europa di circa 500.000 calabresi, uno su quattro. In una situazione del genere e con la dimensione allarmante della crisi attuale con la disoccupazione che a fine 2019 registrava un tasso del 21,1% si rischia che la disoccupazione possa passare dall'attuale 20,1% al 38 - 40%. In pratica si rischia il raddoppio dei dati relativi alla disoccupazione con una percentuale da bancarotta sociale che potrebbe provocare anche l'avvio di situazioni a rischio sul piano della stessa tenuta democratica. In quanti in Calabria vivevano alla giornata, fra lavoro nero e lavori precari, in quanti riuscivano a sbarcare il lunario senza, ovviamente, potersi permettere di incamerare dei risparmi per i tempi più magri. E' difficile poter quantificare le inevitabili nuove povertà che scaturiranno dai tanti piccoli esercizi commerciali che rischiano di chiudere e dai tanti posti di lavoro che si perderanno. Basti accennare alla crisi fortissima del comparto turistico e della ristorazione che in Calabria ha avuto sempre un peso notevole. E' quanto mai necessario un vero e proprio Piano Marshall per la Calabria, un vero e concreto intervento a sostegno delle famiglie con un reddito di solidarietà a fondo perduto in attesa di una auspicata ripresa dei consumi e di un ritorno alla normalità. Non basta il reddito di cittadinanza che, comunque, oggi si rivela essere alquanto utile per le famiglie che lo percepiscono. E' necessario fare molto di più. Aiutare i tanti piccoli artigiani, i tanti piccoli imprenditori di se stessi, le tante partite Iva ed i tanti precari che vedono sfumare i loro già esigui redditi. Urge una serie di interventi concreti e non le solite parole prive di fatti. Oggi più che mai. Anche per evitare la crescita del consenso sociale verso le mafie ed evitare la inevitabile crescita dell'usura e dell'illegalità che in momenti gravi come questi rappresentano un reale pericolo da non sottovalutare, per come ha più volte affermato il procuratore capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri.