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La platea dei lavoratori è composta da coloro i quali hanno dai 15 ai 64 anni, la cosiddetta popolazione attiva.


E su questa base si calcola il numero percentuale di quanti hanno un lavoro. Tale percentuale è detta "Tasso di Occupazione". Un tasso importante che quantifica e rende chiara la capacità di offrire lavoro di un territorio.

E su tale indicatore si certificano le ataviche differenze fra Nord e Sud che invece di diminuire continuano inesorabili a crescere. Alla faccia della tanto decantata questione meridionale.

Basta solo un esempio molto esplificativo.

Il tasso di occupazione della Provincia di Cosenza è del 43% , che vuol dire che meno di un possibile lavoratore su due effettivamente esercita un proprio lavoro.

Su 100 cittadini residenti in provincia di Cosenza in età compresa fra i 15 e i 64 anni ne lavorano solo 43. Una percentuale fra le più basse di tutte le 210 regioni degli Stati dell'Unione Europea.

Una percentuale che ben esprime la perenne, atavica e terribile penuria di lavoro che induce una comunità a vivere nel bisogno e la condanna ad essere schiava del politico di turno che viene votato nelle urne per una promessa di lavoro che poi non si avvererà mai e poi mai.

Mentre il tasso di occupazione della Provincia di Treviso, laboriosa provincia del Veneto, raggiunge la percentuale del 73%.

Che tradotto in soldoni vuol dire che su 100 cittadini della provincia di Treviso dai 15 ai 64 anni, ben 73 lavorano. Una percentuale altissima che si traduce, nei fatti, in piena occupazione.

Infatti il tasso di disoccupazione a Treviso è intorno al 2%, cioè un dato irrisorio, mentre in provincia di Cosenza il tasso di disoccupazione è del 27% ai quali vanno aggiunti coloro i quali il lavoro non lo cercano più e non si iscrivono neanche ai famigerati centri per l'impiego, i vecchi uffici di collocamento, che in Calabria non hanno mai avuto alcuna fortuna.

E' ovvio che in tale contesto, nonostante le chiacchiere dei soliti imbonitori della politica che sono impegnati a raccontare una nuova Calabria che in realtà non esiste, i giovani che non sono figli dei politici, quindi i figli di nessuno, non possono fare altro che andare via dalla Calabria per trovare lavoro.

Pubblicità per i  viaggi della speranza di trovare un lavoro dal sud al Nord

Un triste destino per tanti giovani bravi, preparati, scolarizzati. Quello di essere nati in una terra bellissima che avrebbe potuto per le sue bellezze naturali, turistiche, ambientali, essere il vero Eden del Paese, ma che, gestita da sciacalli e imbroglioni di ogni sorta, non riesce, o, per meglio dire, non vuole decollare in modo da mantenere la popolazione nel bisogno e sul bisogno mantenere il potere.

Magari tramandandolo da padre  in figlio come nelle realtà feudali.

Con la differenza che i nuovi feudatari non sono più i proprietari terrieri ma le famiglie dei politici.

Inamovibili ed eterni.

Redazione


Editoriale del Direttore